LORD THOMAS BABINGTON MACAULAY.
...
.
...
STORIA D'INGHILTERRA.
...
.
...
Parte 5.
...
.
...
Traduzione di: Paolo Emiliani-Giudici.
1859-1860. Felice Le Monnier Editore, FIRENZE.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Testo fornito dall'Associazione Culturale "Liber Liber". http://www.liberliber.it/
...
.
...
Indice di questa parte.
...
.
...
Capitolo 6.
Capitolo 7.
Capitolo 8.
NOTE al testo.
...
.
...
FINE Indice.
...
.
...
CAPITOLO SESTO.
...
.
...
1. La potenza di Giacomo giunge alla sua maggiore altezza nell'autunno del 1685.
...
.
...
Giacomo trovavasi oramai giunto al pi alto grado di potenza e prosperit. S in Inghilterra che in Iscozia aveva vinti i suoi nemici, e puniti con una severit che aveva ne' cuori loro suscitato acerbissimo odio, ma ad un tempo gli aveva efficacemente disanimati. Il partito Whig pareva spento. Il nome di Whig non usavasi mai, tranne come vocabolo di rimprovero. Il Parlamento piegava sommessa la fronte ai voleri del re, il quale aveva potest di tenerselo sino alla fine del proprio regno. La Chiesa faceva pi che mai clamorose proteste di affetto verso lui, proteste ch'ella aveva confermate col fatto a tempo della trascorsa insurrezione. I giudici erano suoi strumenti; e qualora non si fossero mostrati tali, stava in lui di cacciarli d'ufficio. I corpi municipali erano pieni di sue creature. Le sue entrate eccedevano d'assai quelle de' suoi predecessori. Ei si gonfi d'orgoglio. Non era pi l'uomo il quale, pochi mesi innanzi, tormentato dal dubbio che il trono potesse essergli abbattuto in un'ora sola, aveva implorato con supplicazioni indegne di un re il soccorso dello straniero, ed accettatolo con lacrime di gratitudine. Vagheggiava con la fantasia visioni di dominio e di gloria. Vedevasi gi il sovrano predominante d'Europa, il campione di molti Stati oppressi da una sola monarchia troppo potente. Fino dal mese di giugno, aveva assicurate le Provincie Unite, che, appena rassettate le faccende dell'Inghilterra, avrebbe mostrato al mondo quanto poco ei temesse la Francia. Giusta siffatte assicuranze, in meno d'un mese dopo la battaglia di Sedgemoor, concluse con gli Stati Generali un trattato, secondo i principii della triplice alleanza. Fu considerata e all'Aja e a Versailles come circostanza significantissima, che Halifax, perpetuo ed acerrimo nemico della influenza francese, il quale quasi mai, dall'inizio del regno, era stato consultato sopra alcuno importante negozio, fosse precipuo operatore della lega, in modo da parere che le sue sole parole trovassero ascolto all'orecchio del principe. E fu circostanza non meno significativa, che innanzi non ne fosse stato fatto pur motto a Barillon. Egli e il suo signore furono presi alla sprovvista. Luigi ne rimase sconcertato, e mostr grave e non irragionevole ansiet rispetto ai futuri disegni di un principe, il quale, poco avanti, era stato suo pensionato e vassallo. Correva molto la voce che Guglielmo d'Orange si affaccendasse a formare una grande confederazione, che doveva comprendere i due rami della Casa d'Austria, le Provincie Unite, il regno di Svezia e lo Elettorato di Brandenburgo. Adesso pareva che tale confederazione dovesse avere a capo il re e il Parlamento d'Inghilterra(570). 
...
.
...
2. Sua politica estera.
...
.
...
Difatti, furono iniziate pratiche tendenti a simile scopo. La Spagna propose di formare una stretta lega con Giacomo; il quale accolse favorevolmente la proposta, comecch chiaro apparisse che tale alleanza sarebbe stata poco meno che una dichiarazione contro la Francia. Ma ei differ la sua ultima risoluzione fino alla nuova ragunanza del Parlamento. Le sorti della Cristianit pendevano dalla disposizione in cui egli avrebbe trovata la Camera de' Comuni. Se essa era inchinevole ad approvare i suoi divisamenti di politica interna, non vi sarebbe stata cosa alcuna che gli avesse impedito d'intervenire con vigore ed autorit nella gran contesa che tosto doveva travagliarsi nel continente. Se la Camera era disubbidiente, egli sarebbe stato costretto a deporre ogni pensiero d'arbitrato tra le nazioni contendenti, ad implorare nuovamente lo aiuto della Francia, a sottoporsi di nuovo alla dittatura francese, a diventare potentato di terza o quarta classe, e a rifarsi del dispregio, in che lo avrebbero tenuto gli stranieri, trionfando della legge e della pubblica opinione nel proprio regno.
...
.
...
3. Suoi disegni di politica interna; l'Atto dell'Habeas Corpus.
...
.
E veramente, non sembrava facile ch'egli chiedesse ai Comuni pi di quello che essi inchinavano a concedere. Avevano gi date abbondevoli prove d'essere desiderosi di serbare intatte le regie prerogative, e di non patire eccessivi scrupoli a notare le usurpazioni ch'egli faceva contro i diritti del popolo. Certo, undici dodicesimi de' rappresentanti o dipendevano dalla Corte, o erano zelanti Cavalieri di provincia. Poche erano le cose che una tale Assemblea avrebbe pertinacemente ricusate al Sovrano; e fu fortuna per la nazione, che tali poche cose fossero quelle appunto che a Giacomo stavano pi a cuore.
Uno de' suoi fini era quello d'ottenere la revoca dell'Habeas Corpus, che egli odiava, come era naturale che un tiranno odiasse il freno pi vigoroso che la legislazione impose mai alla tirannide. Cotesto odio gli rimase impresso in mente fino all'ultimo d di sua vita, e si manifesta negli avvertimenti ch'egli scrisse in esilio per erudimento del figlio(571). Ma l'Habeas Corpus, quantunque fosse una legge fatta mentre i Whig dominavano, non era meno cara ai Tory che ai Whig. Non  da maravigliare che questa gran legge fosse tenuta in tanto pregio da tutti gl'Inglesi, senza distinzione di partito; perocch, non per indiretta, ma per diretta operazione contribuisce alla sicurezza e felicit di ogni abitante del Regno(572).
...
...
.
...
4. L'esercito stanziale.
...
.
...
Giacomo vagheggiava un altro disegno, odioso al partito che lo aveva posto sul trono, e ve lo manteneva. Desiderava formare un grande esercito stanziale. Erasi giovato dell'ultima insurrezione per accrescere considerevolmente le forze militari lasciate dal fratello. I corpi che oggid si chiamano i primi sei reggimenti delle guardie a cavallo, il terzo e quarto reggimento dei dragoni, e i nove reggimenti di fanteria, dal settimo al decimoquinto inclusivamente, erano stati pur allora formati(573). Lo effetto di tale aumento, e del richiamo del presidio di Tangeri, fu che il numero delle truppe regolari in Inghilterra, erasi in pochi mesi accresciuto da sei mila a circa ventimila uomini. Nessuno de' Re nostri in tempo di pace aveva avuto mai tante forze sotto il suo comando. E Giacomo non ne era n anche soddisfatto. Ripeteva spesso, come non fosse da riposare sulla fedelt delle milizie civiche, le quali partecipavano di tutte le passioni della classe a cui appartenevano; che in Sedgemoor s'erano trovati nell'armata ribelle pi militi cittadini che non fossero nel campo regio; e che se il trono fosse stato difeso soltanto dalle milizie delle Contee, Monmouth avrebbe marciato trionfante da Lyme a Londra.
.
La rendita, per quanto potesse sembrare grande, in agguaglio di quella de' Re precedenti, serviva appena a questa nuova spesa. Gran parte de' proventi delle nuove tasse spendevasi nel mantenimento della flotta. Sul finire del regno antecedente, l'intera spesa dell'armata, incluso il presidio di Tangeri, era stata minore di trecento mila lire sterline annue. Adesso non sarebbero bastate seicento mila sterline(574). Se nuovi aumenti dovevano farsi, era necessario chiedere altra pecunia al Parlamento; e non era probabile che esso si sarebbe mostrato proclive a concedere. Il semplice nome d'esercito stanziale era in odio a tutta la nazione, e a nessuna parte di quella pi in odio, che ai gentiluomini Cavalieri, i quali riempivano la Camera Bassa. Nella loro mente, la idea d'un esercito stanziale richiamava l'immagine della Coda del Parlamento, del Protettore, delle spoliazioni della Chiesa, della purgazione delle Universit, dell'abolizione della Para, dell'assassinio del Re, del tristo regno de' Santocchi, del piagnisteo e dell'ascetismo, delle multe e de' sequestri, degl'insulti che i Generali, usciti dalla feccia del popolo, avevano recato alle pi antiche ed onorevoli famiglie del reame. Inoltre, non v'era quasi baronetto o scudiere nel Parlamento, che non andasse non poco debitore della propria importanza nella propria Contea al grado ch'egli aveva nella milizia civica. Se essa veniva abolita, era mestieri che i gentiluomini inglesi perdessero gran parte della loro dignit ed influenza. Era, dunque, probabile che il Re incontrasse maggiori difficolt ad ottenere i mezzi per il mantenimento dello esercito, che ad ottenere la revoca dell'Habeas Corpus.
...
.
...
5. Disegni in favore della Religione Cattolica Romana.
...
.
...
Ma ambidue i predetti disegni erano subordinati al grande divisamento al quale il Re con tutta l'anima intendeva, ma che era aborrito da quei gentiluomini Tory, i quali erano pronti a spargere il proprio sangue per difendere i diritti di lui; aborrito da quella Chiesa che non aveva mai, per lo spazio di tre generazioni di discordie civili, vacillato nella fedelt verso la sua casa; aborrito perfino da quell'armata alla quale, negli estremi, era d'uopo ch'ei s'affidasse.
La sua religione era tuttavia proscritta. Molte leggi rigorose contro i Cattolici Romani contenevansi nel Libro degli Statuti, e non molto tempo innanzi erano state rigorosamente eseguite. L'Atto di Prova escludeva dagli ufficii civili e militari tutti coloro che dissentivano dalla Chiesa d'Inghilterra; e un Atto posteriore, proposto ed approvato allorch le fandonie di Oates avevano resa frenetica la nazione, ordinava che niuno potesse sedere in nessuna delle Camere del Parlamento se prima non avesse solennemente abiurato la dottrina della transustanziazione. Che il Re desiderasse ottenere piena tolleranza per la Chiesa alla quale egli apparteneva, era cosa naturale e giusta; n v' ragione alcuna a dubitare che, con un po' di pazienza, di prudenza e di giustizia, avrebbe ottenuta tale tolleranza.
La immensa avversione e paura che il popolo inglese provava per la religione di Giacomo, non era da attribuirsi solamente o principalmente ad animosit teologica. Tutti i dottori della Chiesa Anglicana, non che i pi illustri non-conformisti, unanimemente ammettevano che la eterna salute potesse trovarsi anche nella Chiesa Romana: che anzi alcuni credenti di quella Chiesa annoveravansi fra i pi illustri eroi della virt cristiana. E' noto che le leggi penali contro il papismo erano ostinatamente difese da molti, che reputavano l'Arianismo, il Quacquerismo, il Giudaismo, considerati spiritualmente, pi pericolosi del papismo, e non erano disposti a fare simiglianti leggi contro gli Ariani, i Quacqueri o i Giudei.
E' facile comprendere perch il Cattolico Romano venisse trattato con meno indulgenza di quella che usavasi ad uomini i quali non credevano nella dottrina de' Padri di Nicea, e anche a coloro che non erano stati ammessi nel grembo della Fede Cristiana. Era fra gl'Inglesi fortissima la convinzione che il Cattolico Romano, sempre che si trattava dell'interesse della propria religione, si credesse sciolto da tutti gli ordinarii dettami della morale; che anzi reputasse meritorio violarli, se, cos facendo, poteva liberare dal danno o dal biasimo la Chiesa di cui egli era membro.
N questa opinione era priva d'una certa apparenza di ragione. Era impossibile negare, che varii celebri casuisti cattolici romani avessero scritto a difesa del parlare equivoco, della restrizione mentale, dello spergiuro, e perfino dell'assassinio. N, come dicevasi, le speculazioni di cotesta odiosa scuola di sofisti erano state sterili di frutti. La strage della festivit di San Bartolommeo, lo assassinio del primo Guglielmo d'Orange, quello d'Enrico Terzo di Francia, le molte congiure macchinate a' danni d'Elisabetta, e sopra tutte quella delle polveri, venivano di continuo citate come esempii della stretta connessione tra la viziosa teoria e la pratica viziosa. Allegavasi, come ciascuno di cotali delitti fosse stato suggerito e lodato da' teologi cattolici romani. Le lettere che Eduardo Digby scrisse dalla Torre col succo di limone alla propria moglie, erano state di fresco pubblicate, e citavansi spesso. Egli era uomo dotto e gentiluomo onesto in ogni cosa, e forte animato del sentimento del dovere verso Dio. E nondimeno, era stato profondamente implicato nella congiura ordita a fare saltare in aria il Re, i Lordi e i Comuni; e sul punto di andare alla eternit, aveva dichiarato di non sapere intendere in che guisa un Cattolico Romano potesse stimare peccaminoso un tale disegno. La conseguenza che il popolo deduceva da siffatte cose, era che, per quanto onesto si volesse immaginare il carattere d'un papista, non vi era eccesso di fraude e di crudelt, di cui egli non fosse capace ogni qualvolta ne andasse della securt e dell'onore della propria religione.
La straordinaria credenza che ebbero le favole di Oates,  massimamente da attribuirsi al prevalere di tale opinione. Era inutile che lo accusato Cattolico Romano allegasse la integrit, umanit e lealt da lui mostrate in tutto il corso della propria vita. Era inutile ch'egli adducesse a schiere testimoni rispettabili appartenenti alla sua religione, per contraddire i mostruosi romanzi inventati dall'uomo pi infame del genere umano. Era inutile che, col capestro al collo, invocasse sopra il suo capo la vendetta di quel Dio, al cospetto del quale, tra pochi momenti, egli doveva presentarsi, se ei fosse stato reo di avere meditato alcun male contro il suo principe, o i suoi concittadini protestanti. Le testimonianze addotte in proprio favore servivano solo a provare quanto poco valessero i giuramenti de' papisti. Le sue stesse virt facevano presumere la sua propria reit. Il vedersi dinanzi agli occhi la morte e il giudicio, rendeva pi verisimile ch'egli negasse ci che, senza danno d'una causa santissima, non avrebbe potuto confessare. Tra gl'infelici convinti rei dell'assassinio di Godfrey, era stato Enrico Berry, protestante di fama non buona. E' cosa notevole e bene provata, che le estreme parole di Berry contribuirono pi a togliere credenza alla congiura, di quel che facessero le dichiarazioni di tutti i pii ed onorevoli Cattolici Romani che patirono la medesima sorte(575).  E non erano solo lo stolto volgo, i soli zelanti, nello intelletto de' quali il fanatismo aveva spento ogni ragione e carit, coloro che consideravano il Cattolico Romano come uomo che, per la facilit della propria coscienza, di leggieri diventava falso testimonio, incendiario, o assassino; come uomo che trattandosi della propria religione non abborriva da qual si fosse atrocit, e non si teneva vincolato da nessuna specie di giuramento. Se in quell'et v'erano due che per intendimento o per indole inclinassero alla tolleranza, que' due erano Tillotson e Locke. Nonostante, Tillotson, che per essersi sempre mostrato indulgente a varie classi di scismatici ed eretici, ebbe rimprovero d'eterodosso, disse dal pulpito alla Camera de' Comuni, essere loro debito di provvedere con somma efficacia contro la propaganda d'una religione pi malefica della irreligione stessa; d'una religione che richiedeva da' suoi proseliti servigii direttamente opposti ai principii della morale. Confess come per indole ei fosse prono alla dolcezza; ma il proprio dovere verso la societ lo forzava, in quella sola circostanza, ad essere severo. Dichiar che, secondo egli pensava, i Pagani che non avevano mai udito il nome di Cristo ed erano solo diretti dal lume della ragione naturale, erano membri della civile comunanza pi degni di fiducia, che gli uomini educati nelle scuole de' casisti papali(576). Locke, nel celebre trattato, nel quale si affatic a dimostrare che anche le pi grossolane forme dell'idolatria non erano da inibirsi con leggi penali, sostenne che quella Chiesa la quale insegnava agli uomini di non serbare fede agli eretici, non aveva diritto alla tolleranza(577).
Egli  evidente che, in tali circostanze, il grandissimo dei servigi che un Inglese cattolico romano avrebbe potuto rendere ai propri confratelli, era quello di provare al pubblico, che qualunque cosa alcuni temerari, in tempi di forti commovimenti, avessero potuto scrivere o fare, la sua Chiesa non ammetteva che il fine giustifichi i mezzi incompatibili con la morale. E Giacomo poteva mirabilmente rendere alla fede un tanto servigio. Era Re, e il pi potente di quanti principi fossero stati sul trono d'Inghilterra a memoria degli uomini pi vecchi. Stava in lui far cessare o rendere perpetuo il rimprovero che si faceva alla sua religione.
S'egli si fosse uniformato alle leggi, se avesse mantenute le fatte promissioni, se si fosse astenuto dall'adoperare alcun mezzo iniquo a propagare le sue proprie opinioni teologiche, se avesse sospesa l'azione degli statuti penali, usando largamente della sua incontrastabile prerogativa di far grazia, a un tempo astenendosi di violare la costituzione civile ed ecclesiastica del Regno; il sentire del suo popolo si sarebbe rapidamente cangiato. Un tanto esempio di buona fede scrupolosamente osservato da un principe papista verso una nazione protestante, avrebbe spenti i comuni sospetti. Quegli uomini che vedevano come a un Cattolico Romano si concedesse dirigere il potere esecutivo, comandare le forze di terra e di mare, convocare o sciogliere il Parlamento, nominare i Vescovi e Decani della Chiesa d'Inghilterra, avrebbero tosto cessato di temere che vi fosse gran male, permettendo ad un Cattolico Romano d'essere capitano d'una compagnia, o aldermanno d'un borgo. E forse, in pochi anni, la setta per tanto tempo detestata dalla nazione, sarebbe stata, con plauso universale, ammessa agli uffici e al Parlamento.
Se, dall'altro canto, Giacomo avesse tentato di promuovere gl'interessi della Chiesa, violando le leggi fondamentali del suo regno e le solenni promesse da lui ripetutamente fatte al cospetto di tutto il mondo, mal potrebbe dubitarsi che gli addebiti che, secondo l'andazzo, facevansi contro la Religione Cattolica, si considerassero da tutti i Protestanti come pienamente stabiliti. Imperocch, se mai si fosse potuto sperare che un Cattolico Romano fosse capace di mantenere fede agli eretici, si sarebbe potuto supporre che Giacomo mantenesse fede al clero Anglicano. Ad esso egli andava debitore della sua corona; e se esso non avesse potentemente avversata la legge d'Esclusione, egli sarebbe stato un esule. Aveva pi volte ed enfaticamente riconosciuto i propri obblighi verso quello, e giurato di non attentare minimamente ai diritti spettanti alla Chiesa. S'egli non poteva sentirsi obbligato da cosiffatti vincoli, risultava manifestamente che, in ogni cosa concernente la sua superstizione, non v'era vincolo di gratitudine o di onore che potesse obbligarlo. Era quindi impossibile aver fiducia in lui; e se i suoi popoli non potevano fidarsi di lui, qual altro membro della sua Chiesa era egli meritevole di fiducia? Non era reputato costituzionalmente e per usanza traditore. Per il brusco contegno e la mancanza di riguardo verso gli altrui sentimenti, s'era scroccato una fama di sincero ch'egli affatto non meritava. I suoi panegiristi affettano di chiamarlo Giacomo il Giusto. Se dunque diventando papista, volesse supporsi ch'egli fosse parimente divenuto dissimulatore e spergiuro, quale conclusione doveva ricavarne un popolo ormai disposto a credere che il papismo avesse perniciosa influenza sul carattere morale dell'uomo?
...
.
...
6. Violazione dell'Atto di Prova; disgrazia di Halifax.
...
.
...
Per tali ragioni, molti de' pi illustri cattolici, e fra gli altri il sommo Pontefice, opinavano che gl'interessi della loro Chiesa nell'isola nostra verrebbero pi efficacemente promossi da una politica costituzionale e moderata. Ma cosiffatte ragioni non facevano punto effetto nel tardo intelletto e nella imperiosa indole di Giacomo. Nel suo ardore a rimuovere gl'impedimenti che gravavano i suoi correligionari, egli appigliossi ad un partito tale, da persuadere ai pi culti e moderati protestanti di quel tempo, che per la salute dello Stato era necessario mantenere in vigore i suddetti impedimenti. Alla politica di lui gl'Inglesi Cattolici erano debitori di tre anni di sfrenato e insolente trionfo, e cento quaranta anni di servit ed abiezione.
Molti Cattolici Romani occupavano uffici ne' reggimenti novellamente formati. Questa violazione della legge per qualche tempo non fu censurata; perocch le genti non erano disposte a notare ogni irregolarit che commettesse un Re chiamato appena sul trono a difendere la corona e la vita contro i ribelli. Ma il pericolo non era pi. Gl'insorti erano stati vinti e puniti. Il loro malaugurato attentato aveva accresciuta forza al Governo che speravano abbattere. Nondimeno, Giacomo seguit a concedere comandi militari ad individui privi delle qualit richieste dalla legge; e dopo poco si seppe ch'egli era risoluto di non considerarsi vincolato dall'Atto di Prova, che sperava d'indurre il Parlamento a revocarlo, e che ove il Parlamento si fosse mostrato disubbidiente, egli avrebbe fatto da s.
Appena sparsa cotesta voce, un profondo mormorare, foriero di procella, gli dette avviso che lo spirito, innanzi al quale l'avo, il padre e il fratello di lui erano stati costretti a indietreggiare, come che tacesse, non era spento. L'opposizione mostrossi primamente nel Gabinetto. Halifax non ard nascondere il disgusto e la trepidazione che gli stavano in cuore. In Consiglio animosamente espresse que' sentimenti, che, come tosto si vide, concitavano tutta la nazione. Da nessuno de' suoi colleghi fu secondato; e non si parl altrimenti della cosa. Fu chiamato alle stanze reali. Giacomo si studi di sedurlo co' complimenti e con le blandizie, ma non ottenne nulla. Halifax ricus positivamente di promettere che avrebbe nella Camera de' Lordi votato a favore della revoca sia dell'Atto di Prova, sia dell'Habeas Corpus.
Taluni di coloro che stavano dintorno al Re, lo consigliarono a non cacciare all'opposizione, in sulla vigilia del ragunarsi del Parlamento, il pi eloquente ed esperto uomo di Stato che fosse nel Regno. Gli dissero che Halifax amava la dignit e gli emolumenti dell'ufficio; che mentre seguitava a rimanere Lord Presidente, non gli sarebbe stato possibile adoperare tutta la propria forza contro il Governo, e che destituirlo era il medesimo che emanciparlo da ogni ritegno. Il Re si tenne ostinato. Ad Halifax fu fatto sapere che non v'era pi mestieri de' suoi servigi, e il suo nome fu casso dal Libro del Consiglio(578). 
...
.
...
7. Malcontento generale.
...
.
...
La sua destituzione produsse gran senso non solo in Inghilterra, ma anche in Parigi, in Vienna e nell'Aja; imperciocch bene sapevasi, come egli si fosse sempre studiato di frustrare la influenza che la Francia esercitava nelle cose politiche della Gran Brettagna. Luigi si mostr grandemente lieto della nuova. I ministri delle Provincie Unite e quelli di Casa d'Austria, dall'altro canto, esaltavano la saviezza e la virt del deposto uomo di Stato, in modo da offendere la Corte di Whitehall. Giacomo, in ispecie, era incollerito contro il segretario della legazione imperiale, il quale non si astenne dal dire che gli eminenti servigi resi da Halifax nel dibattimento intorno alla Legge d'Esclusione, erano stati rimunerati con somma ingratitudine(579).
Dopo poco tempo si conobbe che molti sarebbero stati i seguaci di Halifax. Una parte de' Tory, guidati da Danby loro antico capo, cominciarono a parlare un linguaggio che olezzava di spirito Whig. Persino i prelati accennavano esservi un punto in cui la lealt verso il principe doveva cedere a pi alte ragioni. Il malcontento de' capi dell'armata era anche pi straordinario e pi formidabile. Principiavano gi ad apparire i primi segni di que' sentimenti che, tre anni dipoi, spinsero molti ufficiali d'alto grado a disertare la bandiera regia. Uomini che per lo avanti non avevano mai avuto scrupolo alcuno, subitamente divennero scrupolosi. Churchill sussurrava(580) sottovoce, che il Re andava troppo oltre. Kirke, pur allora ritornato dalle stragi d'occidente, giurava di difendere la religione protestante. E quand'anche, ei diceva, avesse ad abiurare la fede alla quale era stato educato, non sarebbe mai diventato papista. Egli era gi vincolato da una solenne promessa allo imperatore di Marocco, al quale aveva giurato che se mai si fosse indotto ad apostatare, si sarebbe fatto Musulmano(581).
...
.
...
8. Persecuzione degli Ugonotti francesi.
...
.
...
Mentre la nazione, agitata da molte veementi emozioni, aspettava ansiosa il ragunarsi delle Camere, giunsero di Francia nuove, che accrebbero lo universale eccitamento.
La diuturna ed eroica lotta degli Ugonotti col Governo francese era stata condotta a fine dalla destrezza e dal vigore di Richelieu. Il grande uomo di Stato gli vinse; ma conferm loro la libert di coscienza ad essi conceduta dallo editto di Nantes. Fu loro promesso, sotto alcune non incomode restrizioni, d'adorare Dio secondo il loro rituale, e di scrivere in difesa della loro dottrina. Erano ammissibili agli uffici politici e militari; n la eresia loro, per uno spazio considerevole di tempo, imped ad essi praticamente d'innalzarsi nel mondo. Alcuni di loro comandavano lo armate dello Stato, ed altri presiedevano a' dipartimenti d'importanza nell'amministrazione civile. Finalmente, vari la fortuna. Luigi XIV, fino dagli anni suoi primi, aveva sentita contro i Calvinisti un'avversione religiosa e insieme politica. Come zelante Cattolico Romano, detestava i loro domini teologici. Come principe amante del potere assoluto, detestava quelle teorie repubblicane, che erano frammiste alla teologia ginevrina. A poco a poco priv gli scismatici di tutti i loro privilegi. S'intromise nella educazione de' fanciulli protestanti, confisc gli averi lasciati in legato ai Concistori protestanti, e con frivoli pretesti chiuse tutte le chiese protestanti. I ministri protestanti furono spogliati da' riscuotitori delle tasse. I magistrati protestanti furono privati dell'onore della nobilt. Agli ufficiali protestanti della Casa Reale fu annunziato che Sua Maest pi non aveva mestieri de' loro servigi. Furono dati ordini perch nessun protestante fosse ammesso alla professione di legale. La oppressa setta mostr qualche lieve segno di quello spirito che, nel secolo precedente, aveva sfidata la potenza della Casa di Valois. Ne seguirono stragi e pene capitali. Furono acquartierate compagnie di dragoni nelle citt dove gli eretici erano numerosi, e nelle abitazioni rurali di gentiluomini eretici; e la crudelt e la licenza di cotesti feroci missionari, era approvata o debolmente biasimata dal Governo. Nondimeno, lo editto di Nantes, quantunque fosse stato violato di fatto in tutte le sue pi essenziali provvisioni, non era stato per anche formalmente revocato; e il Re pi volte dichiar in solenni atti pubblici, d'essere deliberato a mantenerlo. Ma i bacchettoni e gli adulatori, che governavano l'orecchio del Re, gli porsero un consiglio ch'ei volentieri accolse. Gli dimostrarono la sua politica di rigore avere gi prodotti stupendi effetti, poca o nessuna resistenza essersi fatta al suo volere, migliaia d'Ugonotti essersi gi convertiti; e conclusero che, ove egli facesse l'unico passo che rimaneva a compire l'opera, coloro che seguitavano a ricalcitrare, si sarebbero sollecitamente sottomessi; la Francia sarebbe purgata della macchia d'eresia; e il suo principe si sarebbe acquistata una corona celeste non meno gloriosa di quella di San Luigi. Tali argomenti vinsero l'animo del Re. Il colpo finale fu dato. Lo editto di Nantes venne revocato; e comparvero, rapidamente succedendosi, numerosi decreti contro i settarii. I fanciulli e le fanciulle furono strappati dalle braccia de' genitori, e mandati ad educarsi nei conventi. A tutti i Ministri Calvinisti fu ingiunto o di abiurare la loro religione, o dentro quindici giorni uscire dal territorio della Francia. Agli altri credenti della Chiesa Riformata fu inibito di partirsi dal Regno; e a fine d'impedire loro la fuga, i porti e i confini vennero rigorosamente guardati. In tal modo, il traviato gregge - sperava il principe - diviso dai malvagi pastori, sarebbe tosto ritornato in grembo alla vera fede. Ma, a dispetto di tutta la vigilanza della polizia militare, numerosissimi furono gli emigrati. Fu calcolato che in pochi mesi cinquantamila famiglie dissero per sempre addio alla Francia. N i fuggenti erano tali da importar poco alla patria che li perdeva. Erano per lo pi persone intelligenti, industriose e di austera morale. Trovavansi fra loro nomi illustri nella milizia, nelle scienze, nelle lettere, nelle arti. Parecchi degli esuli offersero le spade loro a Guglielmo d'Orange, e si resero notevoli pel furore onde combatterono contro il loro persecutore. Altri vendicaronsi con armi anco pi formidabili, e per mezzo delle stamperie d'Olanda, d'Inghilterra, di Germania, infiammarono per trenta anni gli animi di tutta l'Europa contro il Governo Francese. Una classe pi pacifica di gente istitu manifattorie di seta nel suburbio orientale di Londra. Una compagnia d'esuli insegn ai Sassoni a fare le stoffe e i cappelli, di che fino allora la sola Francia aveva tenuto il monopolio. Un'altra piant le prime viti nelle vicinanze del Capo di Buona Speranza(582).
In circostanze ordinarie, le Corti di Spagna e di Roma avrebbero fatto plauso ad un principe che aveva vigorosamente guerreggiato contro la eresia. Ma tanto era l'odio ispirato dalla ingiustizia ed alterigia di Luigi, che, fattosi egli persecutore, le Corti di Roma e di Spagna presero le parti della libert religiosa, e forte riprovarono le crudelt di scagliare senza freno sopra genti inoffensive una feroce e licenziosa soldatesca(583). Un grido unanime di dolore e di rabbia levossi da' petti di tutti i protestanti d'Europa. La nuova della revoca dello editto di Nantes giunse in Inghilterra circa una settimana innanzi che si aggiornasse il Parlamento. Apparve allora manifesto, che lo spirito di Gardiner e del Duca d'Alba(584) seguitava sempre ad animare la Chiesa Cattolica Romana. Luigi non era da meno di Giacomo per generosit ed umanit, e certo eragli superiore in tutte le doti e i requisiti d'uomo di Stato. Luigi, al pari di di Giacomo, aveva ripetutamente promesso di rispettare i privilegi de' suoi sudditi protestanti. Nulladimeno, Luigi adesso era diventato scopertamente persecutore della religione riformata. Quale ragione, dunque, eravi a dubitare che Giacomo aspettasse solo la occasione di seguire lo esempio del Re francese? Egli andava gi formando, a dispetto della legge, una forza militare composta in gran parte di Cattolici Romani. Vi era nulla d'irragionevole nel timore che tale forza potesse venire adoperata a fare ci che i dragoni francesi(585) avevano fatto?
...
.
...
9. Effetti da tale persecuzione prodotti in Inghilterra.
...
.
...
Giacomo rimase conturbato quasi al pari de' suoi sudditi per la condotta della Corte di Versailles. A dir vero, essa aveva agito in modo che parea volesse essergli d'impaccio e di molestia. Egli stava sul punto di chiedere al corpo legislativo protestante piena tolleranza pei Cattolici Romani. Nulla, quindi, gli poteva giungere tanto importuno, quanto la nuova che in uno Stato vicino, un Governo cattolico romano avesse pur allora privati della tolleranza i protestanti. La sua vessazione fu accresciuta da un discorso che il Vescovo di Valenza, a nome del clero gallicano, diresse a Luigi 14esimo. L'oratore diceva, come il pio sovrano dell'Inghilterra sperasse dal Re Cristianissimo soccorso contro una nazione eretica. Fu notato che i membri della Camera de' Comuni mostravansi singolarmente ansiosi di procurarsi esemplari di cotesta arringa, la quale venne letta da tutti gl'Inglesi con isdegno e timore(586). Giacomo voleva frustrare la impressione da siffatte cose prodotta, ed in quel momento mostrare all'Europa di non essere schiavo della Francia. Dichiar quindi pubblicamente, com'egli disapprovasse il modo onde gli Ugonotti erano stati trattati; larg agli esuli qualche soccorso dal suo tesoro privato; e con lettere munite del gran sigillo, invit i suoi sudditi ad imitare la liberalit sua. In pochi mesi chiaro si conobbe, come la mostrata commiserazione fosse finta a blandire il Parlamento; come egli sentisse verso i fuorusciti odio mortale; e come di nulla tanto si dolesse, quanto della propria impotenza a fare ci che Luigi aveva compito.
...
.
...
10. Ragunanza del Parlamento; discorso del Re; opposizione nella Camera de' Comuni.
...
.
...
Il d 9 di novembre, le Camere si ragunarono. I Comuni furono chiamati alla barra de' Lordi a udire il discorso della Corona, profferito dal Re stesso sul trono. Lo avea composto da s. Congratulossi coi suoi amatissimi sudditi di vedere spenta la ribellione nelle Contrade Occidentali; ma soggiunse che la celerit onde quella ribellione era nata e formidabilmente cresciuta, e la lunghezza del tempo in che essa aveva infuriato, dovevano convincere ciascuno quanto poco conto si potesse fare delle milizie cittadine. Aveva per ci aumentata l'armata regolare. Le spese a mantenerla quinci innanzi sarebbero pi che raddoppiate; ed aveva fiducia che i Comuni gli concederebbero i mezzi a provvedervi. Annunzi poi agli uditori d'avere impiegati parecchi ufficiali i quali non s'erano sottoposti all'Atto di Prova; ma egli li conosceva ben degni della pubblica fiducia. Temeva che gli uomini astuti si sarebbero giovati di cotesta irregolarit per turbare la concordia che esisteva tra lui e il Parlamento. Ma gli era forza di parlare schietto, dichiarando di essere fermissimo a non dividersi, da servi sulla cui fedelt ei poteva riposare, e del cui soccorso forse tra poco tempo avrebbe egli avuto mestieri(587).  La esplicita dichiarazione, ch'egli aveva rotte le leggi dalla nazione reputate principalissime tutrici della religione stabilita, e ch'egli era determinato a persistere nel violarle, non era atta a mansuefare gli esasperati animi de' suoi sudditi. I Lordi, rade volte inchinevoli ad iniziare l'opposizione al Governo, consentirono a votare formali rendimenti di grazie per le cose espresse dal Re nel proprio discorso. Ma i Comuni furono meno proclivi. Ritornati alla sala delle loro adunanze, vi fu un profondo silenzio; e sui visi di molti spettabilissimi rappresentanti era dipinta la profonda inquietudine degli animi. Infine, Middleton alzossi, e propose che la Camera subitamente si formasse in Comitato intorno al discorso del Re; ma Sir Edmondo Jennings, Tory zelante della Contea di York, che supponevasi esprimesse il pensiero di Danby, protest contro, e chiese tempo a considerare maturamente la cosa. Sir Tommaso Clarges, zio materno del Duca di Albemarle, e da lungo tempo rinomato in Parlamento come uomo atto agli affari ed economo della pubblica pecunia, fece eco alle parole di Jennings. Il sentire della Camera de' Comuni non poteva non esser chiaro a tutti. Sir Giovanni Ernley, Cancelliere dello Scacchiere, insist onde lo indugio non fosse pi di quarantotto ore; ma gli fu forza cedere, e deliberossi di differire la discussione a tre giorni(588).
Questo intervallo di tempo fu bene adoperato da coloro che erano capi della opposizione alla Corte. E davvero, non era lieve la impresa che si studiavano di compiere. In tre giorni dovevano riordinare un partito patriottico. Non  agevole ne' giorni nostri intendere la difficolt di ci fare; perocch oggid pu dirsi che la intera nazione assista alle deliberazioni de' Lordi e dei Comuni. Ci che vien detto dai capi del ministero o della opposizione dopo la mezza notte, si legge all'alba da tutta la metropoli, nel pomeriggio dagli abitanti di Northumberland e di Cornwall, e nella mattina seguente in Irlanda e nelle montagne della Scozia. Nell'et nostra, quindi, tutti gli stadii della legislazione, le regole della discussione, la strategia delle fazioni, le opinioni, gli umori, lo stile d'ogni membro di ambedue le Camere, sono cose familiari a centinaia di migliaia d'uomini. Chiunque adesso entri in Parlamento, possiede ci che nel secolo decimosettimo si sarebbe reputato gran tesoro di scienza parlamentare. La quale allora nessuno avrebbe potuto acquistare senza aver fatto il tirocinio nel Parlamento. La diversit fra un membro antico ed uno nuovo, era quanta la diversit che corre tra un vecchio soldato ed una recluta di recente tolta all'aratro; e il Parlamento di Giacomo comprendeva un affatto insolito numero di nuovi membri, i quali dalle loro rurali residenze s'erano recati a Westminster, privi di sapere politico, e pieni di violenti pregiudizi. Questi gentiluomini odiavano i papisti, ma non portavano odio meno forte ai Whig, e sentivano pel Re superstiziosa venerazione. Di cotesti materiali formare una opposizione, era un fatto che richiedeva arte e delicatezza infinite. Molti uomini di grande importanza, nondimeno, assunsero la impresa e la compirono con esito felice. Vari esperti politici Whig che non sedevano in quel Parlamento, davano utili consigli ed erudimenti. Nel d che precesse al fissato per la discussione, si tennero molti convegni, dove gli esperti capi ammaestrarono i novizi; e tosto si vide come tali sforzi non fossero stati invano(589).
...
.
...
11. Sentimenti de' Governi stranieri.
...
.
...
Le legazioni straniere furono tutte in commovimento. Intendevasi bene che fra pochi giorni si sarebbe risoluta la gran questione, se il Re d'Inghilterra sarebbe o no il vassallo di quello di Francia. I ministri di casa d'Austria desideravano ardentemente che Giacomo satisfacesse al Parlamento. Papa Innocenzo aveva inviati a Londra due uomini, ai quali aveva commesso di inculcare moderazione e con gli ammonimenti e con lo esempio. Uno era Giovanni Leyburn, Domenicano inglese, gi stato segretario del Cardinale Howard; ed uomo che, fornito di qualche dottrina e d'una ricca vena di naturale arguzia, era il pi cauto, destro e taciturno de' viventi. Era stato di recente consacrato vescovo d'Adrumeto, e fatto Vicario Apostolico della Gran Brettagna. Ferdinando, conte d'Adda, italiano, di non grande abilit, ma d'indole mite e di modi cortesi, era stato nominato Nunzio. Questi due personaggi furono lietamente accolti da Giacomo. Nessun vescovo cattolico romano, per pi di un secolo e mezzo, aveva esercitata autorit spirituale nell'isola. Nessun Nunzio ivi era stato ricevuto per lo spazio de' centoventisette anni ch'erano scorsi dopo la morte di Maria. Leyburn fu alloggiato in Whitehall, ed ebbe una pensione di mille lire sterline l'anno. Adda non aveva per anche assunto carattere pubblico. Egli passava per un forestiere d'alto lignaggio, che per curiosit era venuto a Londra; andava giornalmente a Corte, ed era trattato con segni d'alta stima. Ambedue gli emissari del pontefice, fecero ogni sforzo per iscemare, quanto fosse possibile, l'odiosit inseparabile dagli uffici che occupavano, e frenare il temerario zelo di Giacomo. Il Nunzio segnatamente dichiar, che niuna cosa poteva recare maggior detrimento agli interessi della Chiesa di Roma, che una rottura tra il Re e il Parlamento(590).
Barillon agiva per un altro verso. Gli ordini che aveva ricevuti in questa occasione da Versailles, sono degnissimi di studio; imperocch porgono la chiave a conoscere la politica seguita sistematicamente dal suo signore verso l'Inghilterra nei venti anni che precessero la nostra Rivoluzione. Luigi scriveva, come le notizie giunte da Madrid fossero sinistre. Ivi fermamente speravasi che Giacomo avrebbe fatta stretta colleganza con la Casa d'Austria, appena si fosse assicurato che il Parlamento non gli darebbe molestia. In tali circostanze, importava molto alla Francia fare in modo che il Parlamento si mostrasse disubbidiente. A Barillon, quindi, fu dato comandamento di fare, con tutte le possibili cautele, la parte d'arruffamatassa. In Corte, non doveva lasciare fuggire il destro di stimolare lo zelo religioso e l'orgoglio regio di Giacomo; ma nel tempo stesso, doveva ingegnarsi di tenere secrete pratiche coi malcontenti. Siffatte relazioni erano rischiose e richiedevano somma destrezza; nondimeno, avrebbe forse trovato mezzo d'incitare, - senza mettere a repentaglio s stesso o il proprio Governo, - lo zelo dell'opposizione per le leggi e le libert dell'Inghilterra, e lasciare intendere che quelle leggi o libert non erano dal Re di Francia guardate di mal occhio(591).
...
.
...
12. Comitato della Camera de' Comuni intorno al discorso del Re.
...
.
...
Luigi, quando dettava coteste istruzioni, non prevedeva come presto e pienamente la ostinatezza e stupidit di Giacomo gli dovessero togliere dall'animo ogni inquietudine. Il d 11 di novembre, la Camera de' Comuni si form in Comitato per discutere il discorso della Corona. Heneage Finch, Procuratore Generale, teneva il seggio. La discussione fu condotta con peregrino ingegno e destrezza da' capi del nuovo partito patriottico. Non usc loro dalle labbra espressione alcuna d'irreverenza pel sovrano, o di simpatia pei ribelli. Della insurrezione delle Contrade Occidentali parlarono sempre con abborrimento. Non fecero pur motto delle barbarie di Kirke o di Jeffreys. Ammisero che le gravi spese cagionate da' trascorsi disturbi, giustificavano il Re a domandare un aumento di pecuniari sussidi; ma si opposero fortemente ad accrescere l'armata, e alla infrazione dell'Atto di Prova.
Pare che i cortigiani avessero studiosamente schivato ogni discorso intorno all'Atto di Prova. Favellarono, nondimeno, con vigore a dimostrare quanto l'armata regolare fosse superiore alla civica milizia. Uno di loro, con modo insultante, chiese se la difesa del reame era da affidarsi alle sole guardie del Re. Un altro disse che gli si mostrasse in che guisa i militi civici della Contea del Devonshire, i quali, sgominati, fuggirono dinanzi ai contadini armati di falci che seguivano Monmouth, avrebbero potuto affrontare le guardie reali di Luigi. Ma cosiffatte ragioni facevano poco effetto nell'animo de' Cavalieri, che serbavano amara rimembranza del Governo del Protettore. Il sentimento comune a tutti loro fu espresso da Eduardo Seymour, primo de' gentiluomini Tory dell'Inghilterra. Egli ammise che la milizia civica non era in condizioni soddisfacenti, ma sostenne che poteva riordinarsi. Tale riordinamento avrebbe richiesto danari; ma, per parte sua, avrebbe pi volentieri dato un milione a mantenere una forza dalla quale ei non aveva nulla a temere, che mezzo milione a mantenere una forza della quale gli era d'uopo vivere in continua trepidazione. Disciplinate le legioni della Civica, rafforzata la flotta, la patria rimarrebbe sicura. Un esercito stanziale avrebbe, se non altro, emunto il pubblico tesoro. Il soldato era uomo rapito alle arti utili. Non produceva nulla; consumava il frutto della industria altrui; e tiranneggiava coloro da' quali era mantenuto. Ma la nazione adesso era minacciata non solo di un esercito stanziale, ma d'un esercito stanziale papista; di un esercito stanziale comandato da ufficiali che potevano essere gentili ed onorevoli, ma erano per principio nemici alla Costituzione del Regno. Sir Guglielmo Twisden, rappresentante della Contea di Kent, parl nel medesimo senso con detti pungenti, e ne ebbe plauso. Sir Riccardo Temple, uno de' pochi Whig che sedevano in quel Parlamento, accomodando la favella agli umori del suo uditorio, ramment alla Camera, come un esercito stanziale si fosse sperimentato pericoloso s alla giusta autorit de' principi, che alla libert delle nazioni. Sir Giovanni Maynard, il pi dotto giureconsulto de' suoi tempi, prese parte alla discussione. Aveva pi di ottanta anni, e poteva bene rammentarsi delle contese politiche del regno di Giacomo Primo. Aveva seduto nel Lungo Parlamento, e parteggiando per le Teste-Rotonde, aveva sempre porti consigli di mitezza, ed erasi affaticato a compire una riconciliazione generale. Per le doti della mente, non iscemate punto dalla vecchiezza, e per la scienza nella propria professione, onde egli aveva s lungamente imposto rispetto in Westminster Hall, governava l'uditorio nella Camera de' Comuni. Anch'egli si dichiar avverso allo aumento delle milizie regolari.
Dopo molto disputare, fu deliberato di concedere un sussidio alla Corona; ma fu parimente deliberato di presentare una legge per riordinare la milizia civica. Questa ultima deliberazione equivaleva ad una dichiarazione contro l'idea di formare un esercito stanziale. Il Re ne ebbe assai dispiacere; e si lasci correre la voce, che se le cose seguitavano ad andare a questo modo, la sessione del Parlamento non avrebbe avuto lunga durata(592).  La dimane riprincipi la contesa. Il linguaggio del partito patriottico fu visibilmente pi audace e pungente, che non era stato il d innanzi. Il paragrafo del discorso del Re, che si riferiva al sussidio da concedersi, precedette quello che si riferiva all'Atto di Prova. Fondandosi sopra ci, Middleton propose che il paragrafo riferentesi al sussidio, venisse discusso il primo nel comitato. Quei della opposizione proposero la questione pregiudiciale. Allegavano come l'usanza ragionevole e costituzionale fosse di non concedere pecunia innanzi che fosse provveduto agli abusi; la quale usanza sarebbe finita, se la Camera si fosse reputata servilmente vincolata a seguire l'ordine in cui le cose venivano rammentate dal Re sul trono.
Fecesi uno squittinio di divisione intorno alla questione se la proposta di Middleton fosse da adottarsi. Il Presidente ordin che coloro i quali opinavano pel no, andassero nell'antisala. Se ne offesero molto, e querelaronsi altamente di siffatta servilit e parzialit; imperocch pensavano, secondo la intricata e sottile regola che allora vigeva, e che ai d nostri venne messa da parte, sostituendovene un'altra pi ragionevole e conveniente, avere il diritto di rimanere ai loro seggi; e tutti gli uomini pi esperti degli usi parlamentari di quella et sostenevano, che coloro i quali rimanevano nella sala, avevano un vantaggio sopra coloro che uscivano fuori: imperciocch i seggi erano cos difettosi, che niuno il quale avesse avuta la fortuna di trovare un buon posto, amava di perderlo. Ci non ostante, con isbalordimento de' Ministri, molti di coloro da' cui voti la Corte onninamente dipendeva, furono veduti muoversi verso la porta. Fra loro era Carlo Fox, pagatore delle truppe, e figlio di Stefano Fox, scrivano della Corte Regia di Palazzo. Il pagatore era stato indotto da' suoi amici ad assentarsi durante la discussione. Ma fu tanta la sua ansiet, che entr nella stanza del Presidente, ud parte del dibattimento, ritirossi; e dopo d'avere per una o due ore ondeggiato fra la propria coscienza e cinque mila lire sterline di paga annua, prese un'animosa risoluzione e si rificc nella sala, appunto mentre facevasi la votazione. Due ufficiali dell'armata, il Colonnello Giovanni Darcy, figlio di Lord Conyers, e il Capitano Giacomo Kendall, andarono nell'antisala. Middleton scese alla barra e li rimprover aspramente. In ispecie, diresse la parola a Kendall, servitore bisognoso della Corona, che da un collegio elettorale di Cornwall, ligio agli ordini del Re, era stato mandato al Parlamento, e che di recente aveva ottenuto un dono di cento ribelli condannati alla deportazione. "Signore," disse Middleton "non comandate voi un reggimento di cavalleria a' servigi di Sua Maest?" - "S, o Milord," rispose Kendall "ma mio fratello  morto ora che  poco, e mi ha lasciato settecento lire sterline l'anno."
...
.
...
13. Sconfitta del Governo.
...
.
...
Come i questori compirono l'ufficio loro, i voti affermativi furono cento ottantadue, i negativi cento ottantatre. In quella Camera di Comuni, che era stata messa insieme per mezzo di raggiri, di corruzione e di violenza; in quella Camera di Comuni, della quale Giacomo aveva detto che pi di undici dodicesimi de' membri erano quali dovevano essere se gli avesse nominati da s, la Corte aveva avuta una sconfitta sopra una questione vitale(593).  A cagione di questo voto, le espressioni adoperate dal Re parlando dell'Atto di Prova furono, il d 13 novembre, poste in discussione. E' fu risoluto, dopo molto discutere, di fargli un indirizzo, a rammentargli come ei non potesse legalmente seguitare a tenere in ufficio uomini che ricusassero di uniformarsi alla legge, e a sollecitarlo perch prendesse gli opportuni provvedimenti a quietare i sospetti e le gelosie del popolo(594).
Fu poi proposto che i Lordi venissero richiesti di aderire allo indirizzo. Adesso  impossibile chiarirsi se mai tale proposta fosse stata onestamente fatta dalla opposizione, sperante che il concorso dei Pari avrebbe aggiunto peso alla rimostranza, o fatta artificiosamente dai cortigiani con la speranza che ne seguisse un dissenso fra le due Camere. La proposta venne rigettata(595).
La Camera si era formata in Comitato onde deliberare intorno la pecunia da concedersi. Il Re chiedeva un milione(596) e quattrocento mila lire sterline; ma i Ministri s'accorsero che sarebbe stato vano domandare una s grossa somma. Il Cancelliere dello Scacchiere propose un milione e dugento mila lire sterline. I capi della opposizione risposero, che concedere tanta pecunia sarebbe stato il medesimo che approvare la permanenza delle forze militari allora esistenti: mentre essi erano disposti solo a dar tanto da bastare pel mantenimento delle truppe regolari finch le milizie civiche venissero riformate; e per proposero quattro cento mila lire sterline. I cortigiani si misero ad urlare contro siffatta proposta, come indegna della Camera e irriverente al Re. Ma trovarono vigorosa resistenza. Uno de' rappresentanti le Contee Occidentali, voglio dire Giovanni Windham, che era deputato di Salisbury, si oppose vivamente, dicendo come egli avesse sempre avuto terrore ed abborrimento per gli eserciti stanziali; massime da che la recente esperienza l'aveva riconfermato in tale pensiero. Si prov poi di toccare d'una cosa che fino allora era stata con sommo studio schivata. Dipinse la desolazione delle Contee Occidentali. Disse che i popoli erano stanchi della oppressura delle truppe, stanchi degli alloggi, delle depredazioni, e di scelleratezze anche peggiori che la legge chiamava fellonie, ma che essendo commesse da tale classe di felloni, non era possibile ottenerne giustizia. I ministri del Re avevano detto alla Camera, che erano stati fatti buoni provvedimenti pel governo dell'armata; ma nessuno avrebbe osato dire che fossero stati mandati ad esecuzione. Quale ne era la necessaria conseguenza? Il contrasto tra i paterni ammonimenti profferiti dal trono e la intollerabile tirannia de' soldati, non provava egli che l'armata era anche allora troppa e pel principe e pel popolo? I Comuni potevano, perfettamente coerenti a s stessi, senza menomare la fiducia che avevano posta nelle intenzioni di Sua Maest, ricusare che venisse aumentata una forza che, manifestamente, la Maest Sua non avrebbe potuto tenere in freno.
...
.
...
14. Seconda sconfitta del Governo; invettive fatte dal Re ai Comuni.
...
.
...
La proposta delle quattrocento mila lire sterline, non pass per dodici voti di minoranza. Questa vittoria, riportata dai Ministri, era una quasi sconfitta. I capi del partito patriottico, non punto scoraggiati, indietreggiarono un poco, per ritornare alla prova, e proposero la somma di settecentomila lire sterline. Il Comitato vot nuovamente, e i cortigiani furono sconfitti con dugentododici voti contro centosessanta(597).  Il d dopo, i Comuni andarono solennemente a Whitehall recando l'indirizzo, dove si parlava dell'Atto di Prova. Il Re li accolse seduto sul trono. L'indirizzo era scritto con parole spiranti riverenza ed affetto; imperocch la maggior parte di coloro che avevano votato a favore di quello, erano fervidamente anzi superstiziosamente realisti, e avevano di leggieri assentito ad inserirvi alcune frasi di complimento, omettendo ogni parola che i cortigiani avevano reputata offensiva. La risposta di Giacomo fu una fredda e austera riprensione. Manifest dispiacere e maraviglia nel vedere che i Comuni avevano cos poco profittato degli ammonimenti dati loro. "Ma," soggiunse "quantunque possiate seguitare a fare a modo vostro, io sar fermissimo in tutte le promesse che vi ho fatte(598)."
I Comuni si radunarono nella loro sala mal satisfatti, e alquanto intimoriti. La pi parte di loro portavano al Re alta riverenza. Tre anni d'oltraggi, e d'insulti pi duri degli oltraggi stessi, bastavano appena a sciogliere i vincoli onde i gentiluomini Cavalieri erano legati al trono.
Il Presidente ridisse la sostanza della risposta del Sovrano. Successe per alcun tempo un solenne silenzio; poi si lesse regolarmente l'ordine del giorno; e la Camera si form in Comitato per discutere la legge di riforma della milizia civica.
...
.
...
15. Coke messo in prigione, per aver mancato di rispetto al Re.
...
.
...
Nondimeno, servirono poche ore perch la opposizione si rifacesse d'animo. Come, sul cadere del giorno, il Presidente riprese il seggio, Wharton, il pi ardito ed operoso de' Whig, propose di stabilire il giorno in cui la risposta del Re si dovesse prendere in considerazione. Giovanni Coke, rappresentante di Derby, quantunque fosse Tory conosciuto, second le parole di Wharton, dicendo: "Spero che noi tutti saremo Inglesi, e che poche parole altere non varranno a intimorirci e distoglierci dal proprio dovere."
E furono parole coraggiose, ma non savie. "Notate le sue parole! - Alla barra! - Alla Torre!" gridavano da ogni canto della sala. I pi moderati proposero, che l'offensore venisse severamente ripreso: ma i Ministri insisterono con veemenza perch fosse mandato in prigione. Dissero che la Camera poteva perdonare le offese fatte ad essa, ma non aveva ragione di rimettere un insulto fatto alla Corona. Coke fu condotto alla Torre. La indiscretezza di un solo uomo aveva interamente disordinato il sistema di strategia con tanta arte congegnato dai capi della opposizione. Invano, in quel momento, Eduardo Seymour tent di riordinare i suoi aderenti, esortandoli a stabilire il giorno per discutere la risposta del Re, ed esprimendo la fiducia che la discussione sarebbe stata condotta col rispetto debito de' sudditi verso il sovrano. I rappresentanti erano tanto intimiditi dal dispiacere del Re, e tanto esasperati dalla rozzezza di Coke, che non sarebbe stato savio partito fare squittinio di divisione(599).
La Camera si aggiorn; e i Ministri s'illusero credendo che lo spirito della opposizione fosse domo. Ma la mattina del d 19 novembre, nuovi e sinistri segni comparvero. Era giunto il tempo di prendere in considerazione le petizioni arrivate da ogni parte dell'Inghilterra contro le ultime elezioni. Allorquando, nella prima adunanza del Parlamento, Seymour s'era altamente querelato del Governo, il quale usando la forza e la fraude aveva impedito che la opinione de' collegi elettorali liberamente si manifestasse, non aveva trovato niuno che lo secondasse. Ma molti che allora s'erano da lui scostati, avevano poi ripreso animo, e con a capo Sir Giovanni Lowther, rappresentante di Cumberland, innanzi lo aggiornamento avevano manifestata la necessit d'inquisire intorno agli abusi che avevano tanto commossa l'opinione pubblica. La Camera adesso trovavasi pi stizzita; e molti alzavano la voce in tono di minaccia e d'accusa. Ai Ministri fu detto, che la nazione aspettava e doveva avere solenne giustizia de' torti patiti. Intanto accennavasi destramente, che la migliore espiazione che ogni gentiluomo eletto con illeciti mezzi potesse fare agli occhi del pubblico, era di usare il mal conseguito potere in difesa della religione e delle libert della patria. Niun rappresentante, che in tanta ora di pericolo facesse il debito proprio, aveva nulla a temere. Forse potevano trovarsi argomenti per escluderlo dal Parlamento; ma la opposizione prometteva di adoperare tutta la propria influenza a farlo rieleggere(600).
...
.
...
16. Opposizione al Governo nella Camera de' Lordi; il Conte di Devonshire.
...
.
...
Il giorno stesso chiaramente si conobbe, che lo spirito d'opposizione(601) erasi propagato dalla Camera de' Comuni a quella de' Lordi, e perfino al banco de' vescovi. Guglielmo Cavendish, Conte di Devonshire, aperse lo arringo nella Camera Alta, e a ci fare aveva i necessari requisiti. Per ricchezze ed influenza a nessuno de' Nobili inglesi era secondo; e la voce pubblica lo diceva il pi compito gentiluomo de' tempi suoi. La magnificenza, il gusto, lo ingegno, la classica dottrina, l'altezza dello spirito, la grazia e la urbanit de' modi, erano qualit che i suoi stessi nemici gli consentivano. Sventuratamente, i panegiristi suoi non potrebbero sostenere che la sua morale rimanesse incontaminata dal contagio a que' tempi sparso dappertutto. Quantunque ei procedesse avverso al papismo e al potere arbitrario, aveva sempre abborrito dagli esagerati provvedimenti; era, come vide perduta la Legge d'Esclusione, inchinato ad un compromesso, e non s'era mai immischiato negli illegali ed imprudenti disegni che avevano screditato il partito Whig. Ma bench gli spiacesse in parte la condotta de' propri amici, ei non aveva mai mancato di compire con zelo gli ardui e perigliosi doveri d'amicizia. S'era mostrato al fianco di Russell alla sbarra; nel tristo giorno della sua decapitazione, gli aveva detto addio, fra amplessi affettuosi e copiose ed amarissime lacrime; anzi, s'era offerto di mettere a repentaglio la propria vita per procurargli la fuga(602). Questo grand'uomo, adunque, propose in Parlamento di fissare un giorno per esaminare il discorso del Re. Dal lato opposto sostenevasi, che i Lordi col deliberare rendimenti di grazie al Sovrano per il discorso, s'erano privati del diritto di muovere querela. Ma Halifax tratt con ispregio simile risposta. "Cosiffatti ringraziamenti" disse egli con quella piacevolezza di sarcasmo di cui era maestro "non includono approvazione. Siamo gratissimi sempre che il nostro Sovrano si degna di rivolgerci la parola. E in ispecie siamo grati quando, come ha fatto nella presente occasione, ci parla chiaro ed accenna ci che ci tocchi a patire(603)."
...
.
...
17. Il Vescovo di Londra.
...
.
...
Il dottore Enrico Compton, vescovo di Londra. parl fortemente a favore della proposta. Quantunque ei non avesse ricco corredo di insigni doti, n fosse profondamente versato negli studi della propria professione, la Camera sempre lo ascoltava con riverenza; imperocch egli era uno de' pochi ecclesiastici che in quell'et potesse vantare nobilt di sangue. Ed egli e la sua famiglia avevano dato prove di lealt. Suo padre, secondo Conte di Northampton, aveva strenuamente combattuto per Carlo Primo, e circuito dai soldati dell'armata parlamentare, era caduto con la spada in pugno, ricusando di concedere o d'accettare quartiere. Lo stesso vescovo, innanzi di ricevere gli ordini sacri, era stato nelle Guardie; e ancorch generalmente facesse ogni sforzo per mostrare la gravit e la sobriet convenevoli ad un prelato, di quando in quando si vedeva in lui sfavillare qualche scintilla dell'antico spirito militare. Gli era stata affidata la educazione religiosa delle due Principesse, e aveva adempito a quel solenne dovere in modo da soddisfare tutti i buoni Protestanti, e da assicurargli considerevole influenza sopra le menti delle sue discepole, e massime della Principessa Anna(604). Adesso dichiar d'avere potest di manifestare l'opinione de' suoi confratelli, i quali insieme con lui pensavano che la intera Costituzione civile ed ecclesiastica del reame fosse in pericolo(605).
...
.
...
18. Il Visconte Mordaunt.
...
.
...
Uno de' pi segnalati discorsi di quel giorno usc dalle labbra d'un giovane, che con la bizzarria de' suoi casi era destinato a rendere attonita la Europa. Aveva nome Carlo Mordaunt, Visconte Mordaunt, grandemente rinomato anni dopo come Conte di Peterborough. Aveva gi date numerose prove di coraggio, di capacit, e di quella stranezza di cervello che rese quel coraggio e quella capacit inutili alla propria patria. S'era perfino messo in mente di rivaleggiare con Bourdaloue e Bossuet. Quantunque ei fosse conosciuto come libero pensatore, aveva vegliato tutta notte in un viaggio di mare per comporre sermoni, e con difficolt gli era stato impedito di edificare con un pio discorso la ciurma di un vascello da guerra. Adesso favell per la prima volta nella Camera de' Pari con singolare eloquenza, con ardore, con audacia. Biasim i Comuni di non essersi messi in una via pi ardimentosa, dicendo: "Essi hanno avuto timore di parlare schietto. Hanno ragionato di sospetti e di gelosie. Che c'entrano qui le gelosie ed i sospetti? Essi sono sentimenti che provansi per danni incerti e futuri; e il male che stiamo esaminando non  futuro n incerto. Esiste un esercito stanziale. E' comandato da ufficiali papisti. Non abbiamo nemico straniero. Non v' ribellione nel paese nostro. A che fine, dunque, si mantengono tanto numerose forze se non per abbattere le nostre leggi, e stabilire il potere arbitrario, cotanto giustamente abborrito dagli Inglesi(606)?"
Jeffreys parl contro la proposta con quel rozzo e feroce stile di cui egli era maestro; ma si accrse subito non essere cos agevole atterrire gli alteri e potenti baroni d'Inghilterra nella loro sala, come lo era intimidire gli avvocati, il cui pane dipendeva dal favore, o gli accusati le cui teste erano nelle mani di lui. Un uomo che abbia passata la vita ad aggredire ed imporre ad altrui, sia quale si voglia supporre il suo coraggio ed ingegno, generalmente, qualvolta  rigorosamente aggredito, fa meschina figura: imperciocch, non essendo avvezzo a starsi sulla difensiva, si confonde; e il sapere che tutti gl'insultati da lui godono della sua confusione, lo confonde vie maggiormente. Jeffreys, per la prima volta da che era divenuto grand'uomo, veniva incontrato a condizioni uguali da avversari che non lo temevano. A soddisfazione universale, era quella la prima volta ch'egli passava dallo estremo dell'insolenza allo estremo dell'abbiettezza, e non pot frenarsi di spargere lacrime di rabbia e di dispetto(607). Nulla, a dir vero, manc ad umiliarlo; poich la sala era piena di circa cento Pari, numero maggiore anche di quello che vi s'era trovato nel gran d del voto intorno alla Legge d'Esclusione. Arrogi che v'era presente anche il Re. Carlo aveva avuto costume di assistere alle tornate della Camera de' Lordi per sollazzo, e spesso era solito dire che una discussione gli era di piacevole intertenimento al pari d'una commedia. Giacomo ci and non per divertirsi, ma con la speranza che la propria presenza fosse di qualche freno alla discussione. E s'ingann. Gli umori della Camera si manifestarono con tanto vigore, che dopo una pungentissima orazione fatta da Halifax a concludere, i cortigiani non vollero avventurarsi allo squittinio di divisione. Fu stabilito un giorno prossimo a prendere in considerazione il discorso del Re; e fu ordinato che tutti i Pari i quali non fossero in luoghi molto distanti da Westminster, si trovassero al proprio posto(608).
...
.
...
19. Proroga. 
...
.
...
Il d seguente, il Re in tutta pompa and alla Camera de' Lordi. L'Usciere della Verga Nera intim ai Comuni di recarsi alla sbarra; e il Cancelliere annunzi che il Parlamento era prorogato fino al giorno decimo di febbraio(609). I membri che avevano votato contro la Corte, furono destituiti dai pubblici uffici. Carlo Fox fu cacciato dalla Pagatoria. Il vescovo di Londra cess d'essere Decano della Cappella Reale, e il suo nome fu casso dalla lista de' Consiglieri Privati.
Lo effetto della proroga fu di porre fine ad un processo della pi alta importanza. Tommaso Grey, Conte di Stamford, discendente da una delle pi illustri famiglie dell'Inghilterra, incolpato di crimenlese, era stato di recente preso e posto in istretta prigionia dentro la Torre. Lo accusavano d'essere stato implicato nella congiura di Rye House. La esistenza del fatto era stata dichiarata dai Grandi Giurati della Citt di Londra, e la causa era stata portata alla Camera de' Lordi, che erano il solo tribunale dinanzi a cui un Pari secolare, durante la sessione del Parlamento, potesse essere processato per grave delitto. Il d stabilito allo esame del caso era il primo di decembre; erano stati dati ordini perch nella sala di Westminster si facessero gli apparecchi bisognevoli. A cagione della proroga, la causa venne differita ad un tempo indefinito; e Stamford fu tosto messo in libert(610).
Tre altri Whig di grande importanza stavano gi incarcerati allorquando si chiuse la sessione: cio Carlo Gerard, Lord Gerard di Brandon, primogenito del conte di Maclesfield; Giovanni Hampden, nipote del rinomato capo del Lungo Parlamento; ed Enrico Booth, Lord Delamere. Gerard e Hampden erano accusati come complici della Congiura di Rye House, Delamere, di avere favorita la insurrezione delle Contrade Occidentali.
...
.
...
20. Processi di Lord Gerard e di Hampden.
...
.
...
Non era intendimento del Governo far morire Gerard o Hampden. Grey, prima che acconsentisse a testificare contro di loro, aveva patteggiato per la vita loro(611). Ma v'era anche una ragione pi forte a lasciarli vivi. Erano eredi di grosso patrimonio; ma i genitori loro vivevano ancora. La Corte, quindi, poteva ottenere poco in via di confisca, ma molto in via di riscatto. Gerard fu processato, e dalle assai scarse notizie che ci rimangono, e' sembra che si difendesse con grande animo e con vigorose parole. Vant gli sforzi e i sacrifici fatti dalla sua famiglia per la causa di Carlo Primo, e prov che Rumsey, quel desso che inventando una storiella aveva assassinato Russell, e poi Cornish dicendone un'altra, era testimone affatto indegno di fede. I Giurati, dopo qualche esitazione, lo dissero colpevole. Dopo una lunga prigionia, a Gerard fu concesso di redimersi(612). Hampden aveva ereditate le opinioni politiche e gran parte delle esimie doti dell'avo, ma era degenerato dalla probit e dal coraggio onde l'avo erasi tanto predistinto. E' pare che lo accusato, per crudele astuzia del Governo, fosse lungamente tenuto in una agonia di dubbio, affinch la sua famiglia s'inducesse a pagare assai caro il perdono. Il suo spirito prostrossi sotto il terrore della morte. Condotto al banco degli accusati, non solo si confess reo, ma disonor il nome illustre ch'egli portava, con sommissioni e suppliche abiette. Protest di non essere stato partecipe del secreto disegno di assassinare Carlo e Giacomo, ma confess di avere meditata la ribellione; dichiarossi profondamente pentito del fallo, implor la intercessione de' Giudici, giurando che ove la reale clemenza si stendesse sopra lui, dedicherebbe intera la vita a mostrare la propria gratitudine. I Whig a tanta pusillanimit divennero furiosi, ed altamente dichiararono lui meritare pi biasimo di Grey, il quale, diventando testimonio del Governo, aveva serbato un certo decoro. Ad Hampden fu perdonata la vita; ma la sua famiglia pag alcune migliaia di lire sterline al Cancelliere. Altri cortigiani di minore momento estorsero da lui altre somme pi tenui. Lo sciagurato aveva spirito bastevole a sentire la vergogna in cui s'era gettato. Sopravvisse di parecchi anni al giorno della propria ignominia. Ei visse per vedere il proprio partito trionfante, avere in esso importantissima parte, innalzarsi nello Stato, e far tremare i propri persecutori. Ma una rimembranza insopportabile gli attoscava tanta prosperit. Non riacquist mai la gaiezza dello spirito, e finalmente di propria mano si tolse la vita(613).
...
.
...
21. Processo di Delamere.
...
.
...
Che Delamere, ove avesse avuto mestieri della regia clemenza, l'avrebbe potuta ottenere, non  molto probabile. Egli  certo che tutto il vantaggio che la lettera della legge dava al Governo, fu adoperato contro lui senza scrupolo o vergogna. Era in condizioni diverse da quelle in cui trovavasi Stamford. L'accusa contro costui era stata portata dinanzi alla Camera de' Lordi mentre il Parlamento era in sessione, e per non poteva essere processato se non alla riapertura del Parlamento. Tutti i Pari avrebbero allora avuto un voto da dare, e sarebbero stati giudici di diritto e di fatto. Ma l'atto d'accusa contro Delamere non fu prodotto fuori se non dopo la proroga(614). Egli era, quindi, soggetto alla giurisdizione della corte del Lord Gran Maggiordomo. Questa corte, alla quale appartiene mentre  chiuso il Parlamento la cognizione de' delitti di tradimento e di fellonia commessi dai Pari secolari, era allora siffattamente costituita, che nessuno accusato di delitto politico poteva sperare un processo imparziale. Il Re nominava il Lord Gran Maggiordomo. Questi, a proprio arbitrio, nominava vari Pari a giudicare il loro accusato confratello. Al numero loro non era limite. Una semplice maggioranza di voti, purch fosse di dodici, serviva a dichiarare colpevole. Il Gran Maggiordomo era solo giudice di diritto; e i Lordi erano Giurati per pronunciare sul fatto. Jeffreys fu nominato Gran Maggiordomo. Scelse trenta Pari, e la scelta fu qual poteva aspettarsi da siffatto uomo in simiglianti tempi. Tutti que' trenta per opinioni politiche procedevano avversi allo accusato. Quindici erano colonnelli di reggimenti, e potevano essere destituiti a volont del Re. Tra gli altri quindici erano il Lord Tesoriere, principale segretario di Stato, il Maggiordomo e il Sindaco di Palazzo, il Capitano della Banda de' Gentiluomini Pensionisti, il Ciamberlano della Regina, ed altri individui fortemente vincolati alla Corte. Nondimeno, Delamere aveva alcuni grandi vantaggi sopra i colpevoli di minor grado processati in Old Bailay. Quivi i Giurati, violenti uomini di partito, presi per un solo giorno dagli Sceriffi cortigiani fra la massa della societ, e rimandati poi nella massa, non avevano freno di rossore; e poco avvezzi a giudicare della evidenza del caso, seguivano senza scrupolo le voglie del seggio. Ma nella corte del Gran Maggiordomo, ogni Giurato era uomo esperto ne' gravi negozi, e considerevolmente noto al pubblico; e doveva profferire separatamente, e sull'onor suo, la propria opinione dinanzi a un numeroso concorso. Quella opinione, insieme col suo nome, sarebbe andata in tutte le parti del mondo e rimasta nella storia. Inoltre, quantunque i nobili scelti fossero tutti Tory e quasi tutti impiegati, molti di loro avevano cominciato a sentire inquietudine della condotta del Re, e dubitavano un giorno non s'avessero a trovare nel caso di Delamere.
Jeffreys si condusse, secondo l'usato, con iniquit ed insolenza. Serbava in petto un vecchio rancore che lo irritava. Era stato capo Giudice di Chester allorquando Delamere, che allora chiamavasi il Signor Booth, rappresentava quella Contea in Parlamento. Booth aveva mosso amarissima querela nella Camera de' Comuni perch i pi cari interessi de' suoi elettori erano affidati ad un buffone briaco(615). Il giudice vendicativo, ora non arross di adoperare artifici tali, che sarebbero stati criminosi anche in un avvocato. Ricord ai Lordi Giurati con significantissime parole, che Delamere in Parlamento erasi opposto alla condanna infamante di Monmouth; fatto che non era n poteva essere provato. Ma non era in potest di Jeffreys intimorire un sinodo di Pari, come era avvezzo a fare verso i Giurati ordinari. La testimonianza addotta dalla Corona si sarebbe forse reputata ampiamente bastevole nel giorno giuridico nelle Contrade Occidentali o nelle sessioni di Citt, ma non poteva per un momento imporre ad uomini come Rochester, Godolphin e Churchill; n essi, con tutti i falli loro, erano s depravati, da condannare a morte un uomo contro le pi semplici norme della giustizia. Grey, Wade e Goodenough furono dal Governo addotti come testimoni, ma poterono solo ripetere ci che avevano udito dire da Monmouth e dagli emissari di Wildman. Fu dimostrato con incontrastabile evidenza che un ribaldo, di nome Saxton, principale testimonio dell'accusa, gi stato implicato nella ribellione, ed ora affaccendato a procacciarsi il perdono testificando contro tutti gl'invisi al Governo, aveva detto gran numero di menzogne. Tutti i Lordi Giurati, da Churchill, il quale come il pi giovane de' baroni parl primo, fino al Tesoriere, dichiararono sull'onor loro, che Delamere non era colpevole. La gravit e la pompa del processo fece profonda impressione nell'animo del Nuncio, ancorch fosse assuefatto alle cerimonie della Corte di Roma, le quali per solennit e magnificenza vincono tutte le cerimonie del mondo(616). Il Re, che v'era presente, e non poteva muovere lamento della sentenza evidentemente giusta, mont in furore contro Saxton, giurando che lo sciagurato sarebbe stato prima posto alla berlina, come reo di spergiuro, innanzi a Westminster Hall; e poi mandato nelle contrade occidentali, per essere appeso alle forche e squartato come reo di tradimento(617).
...
.
...
22. Effetti dell'essere stato dichiarato non colpevole.
...
.
...
La pubblica esultanza, come si seppe che Delamere era stato assoluto, fu grande. Il regno del terrore era finito. L'innocente incominciava a respirare liberamente, e il falso accusatore a tremare. Non pu leggersi senza lacrime una lettera scritta in questa occasione. Giunse alla vedova di Russell nella sua solitudine la nuova, e le suscit nell'anima un misto di sentimenti diversi. "Rendo grazie a Dio" scriveva ella, "che ha posto alcun freno allo spargimento del sangue in questo misero paese. Ma mentre me ne rallegro con altrui, mi tiro da parte a piangere. Pi non mi sento capace di godere; ma ogni nuova circostanza, il paragonare la mia notte di dolore, dopo un tanto giorno, con le loro notti di gioia, o per un pensiero o per un altro, mi tortura l'anima. Comecch io sia lungi dal desiderare che le loro ore trascorrano come le mie, non posso frenarmi talvolta di lamentare che le mie non siano simili alle loro(618)."
Adesso il vento era cangiato. La morte di Stafford, accolta con segni di tenerezza e di rimorso dalla plebaglia, alla cui rabbia egli era stato sacrificato, stabilisce il finire di una proscrizione. Il proscioglimento di Delamere stabilisce il chiudersi d'un'altra. I delitti che avevano disonorato il procelloso tribunato di Shaftesbury, erano stati terribilmente espiati. Il sangue degl'innocenti papisti era stato pi che dieci volte vendicato dal sangue de' fervidi protestanti. Un'altra grande reazione era incominciata. Le fazioni andavano speditamente prendendo nuove forme. I vecchi collegati scindevansi. Si congiungevano i vecchi nemici. I mali umori spandevansi in tutto il partito fino allora predominante. Una speranza, comunque per allora debole e indistinta, di vittoria e vendetta, rianimava il partito che pareva estinto. In siffatte condizioni si chiuse il 1685, anno torbido e pieno d'eventi, e incominci il 1686.
...
.
...
23. Partiti in Corte; Sentimenti de' Tory protestanti.
...
.
...
La proroga aveva disimpacciato il Re dalle moderate rimostranze delle Camere; ma gli toccava udirne altre, simili per lo effetto, ma formulate con parole anche pi caute e sommesse. Taluni, che fino allora lo avevano servito con cecit tale da nuocere alla loro fama e al pubblico bene, cominciarono a provare dolorosi presentimenti, e di quando in quando risicavansi a significare alcun che di ci che sentivano.
Per molti anni lo zelo del Tory inglese per la monarchia ereditaria e per la religione stabilita, erano insieme venuti crescendo e scambievolmente afforzandosi. Ei non aveva mai pensato che questi due sentimenti, i quali parevano inseparabili e pressoch identici, si sarebbero un giorno potuti trovare non solo distinti, ma incompatibili. Dal principio della lotta tra gli Stuardi e i Comuni, la causa della Corona e quella della gerarchia erano state apparentemente una causa sola. Carlo Primo veniva dalla Chiesa considerato come martire. Se Carlo Secondo aveva contro quella congiurato, aveva congiurato secretamente. In pubblico s'era sempre confessato grato e devoto figliuolo, erasi inginocchiato dinanzi agli altari di essa; e malgrado i suoi corrotti costumi, gli era riuscito di persuadere il maggior numero degli aderenti alla Chiesa, che egli sinceramente la preferisse. Per tutti i conflitti che l'onesto Cavaliere avesse fino allora potuto sostenere contro i Whig e le Teste-Rotonde, non aveva almeno dovuto patire nessun conflitto nella mente propria. Egli s'era veduto piano ed aperto dinanzi agli occhi il sentiero del dovere. Traverso al bene e al male, ei doveva mantenersi fedele alla Chiesa e al Re. Ma se que' due augusti e venerandi poteri, i quali fino allora sembravano cos strettamente congiunti, che i fedeli all'uno non potevano essere perfidi all'altro, venissero divisi da mortale nimist, a quale partito doveva il realista ortodosso appigliarsi? Quale condizione sarebbe stata pi critica che quella di trovarsi ondeggiante tra due doveri egualmente sacri, tra due affetti egualmente fervidi? Come poteva egli rendere a Cesare ci ch'era di Cesare, e non negare a Dio parte di ci ch'era di Dio? Nessuno che avesse siffattamente sentito, poteva mirare, senza profondo timore e neri presentimenti, il contrasto tra il Re e il Parlamento intorno all'Atto di Prova. Se Giacomo anche ora si fosse indotto a ripensare sul proprio disegno, a lasciare riaprire le Camere, e cedere ai desiderii loro, tutto poteva rivolgersi a bene.
Cos opinavano i due cognati del Re, i Conti cio, di Clarendon e di Rochester. La potenza e il favore che godevano questi gentiluomini, sembrava veramente grande. Il pi giovane de' fratelli era Lord Tesoriere e primo ministro; il maggiore, dopo di avere per alquanti mesi tenuto il Sigillo Privato, era stato nominato Luogotenente d'Irlanda. Il venerando Ormond pensava medesimamente. Middleton e Preston, che, come dirigenti la Camera de' Comuni, avevano di recente sperimentato quanto cara fosse a' gentiluomini realisti d'Inghilterra la religione stabilita, davano consigli di moderazione.
In sul principio del nuovo anno, i sopraddetti uomini di Stato, e il numeroso partito da essi rappresentato, ebbero a patire una crudele mortificazione. Che il Re defunto fosse Cattolico Romano, era stato per molti mesi sospettato e bisbigliato, ma non annunziato formalmente. Tale manifestazione non si sarebbe potuta fare senza grave scandalo. Carlo erasi innumerevoli volte dichiarato protestante, ed aveva avuto costumanza di ricevere dai vescovi della Chiesa stabilita il sacramento della eucaristia. Que' Protestanti che lo avevano sostenuto ne' pericoli, e che di lui serbavano tuttavia affettuosa rimembranza, dovevano provare sdegno e rossore al sentire che la intera sua vita era stata una menzogna; che mentre confessava d'appartenere alla loro religione, gli aveva veramente tenuti per eretici; e che i demagoghi, i quali lo avevano chiamato papista nascosto, erano stati i soli che avessero formato un esatto giudicio del suo carattere. Anche Luigi intendeva tanto lo stato dell'opinione pubblica in Inghilterra, da accorgersi come il divulgare il vero potesse recar nocumento, ed aveva, d'accordo, fatta promissione di tenere strettamente segreta la conversione di Carlo(619). Giacomo, nel principio del suo regno, aveva pensato doversi in tanto negozio procedere cauto, e non erasi rischiato a seppellire il fratello, secondo il rito della Chiesa di Roma. Per qualche tempo, quindi, ciascuno pot liberamente credere ci che volesse. I papisti dicevano che il defunto principe era loro proselite. I Whig lo esecravano come ipocrita e rinnegato. I Tory consideravano la voce della sua apostasia come una calunnia che i papisti e i Whig, per ragioni differentissime, avevano interesse a spargere.
...
.
...
24. Pubblicazione di scritti trovati nella cassa forte di Carlo Secondo.
...
.
...
Giacomo ora fece un passo che pose in gran perturbazione tutto il partito anglicano. Due scritture, in cui erano concisamente esposti gli argomenti d'ordinario usati dai Cattolici Romani nella controversia coi Protestanti, s'erano trovate nella cassa forte di Carlo, e sembravano di mano sua. Le quali scritture Giacomo mostr, menandone trionfo, a parecchi Protestanti, e dichiar sapere che il suo fratello era vissuto e morto Cattolico Romano(620). Uno di coloro ai quali i manoscritti furono mostrati, fu lo arcivescovo Sancroft. Li lesse grandemente commosso, e rimase tacito. Tale silenzio era solo lo effetto naturale di una lotta tra la riverenza e la repugnanza. Ma Giacomo suppose che il Primate tacesse per la forza irresistibile della ragione, e seriamente lo sfid a produrre, col soccorso di tutto il seggio episcopale, una soddisfacente risposta. "Datemi una risposta solida e in istile da gentiluomini; e forse potr far s, secondo che molto vi sta a cuore, di convertirmi alla vostra Chiesa." Lo arcivescovo dolcemente rispose, che, secondo lui, cotale risposta poteva farsi senza molta difficolt; ma non accett la controversia, adducendo per iscusa la riverenza alla memoria del suo defunto signore. Il Re consider la scusa come un sutterfugio d'un vinto avversario(621). Se egli avesse conosciuta la letteratura polemica de' centocinquanta anni precedenti, avrebbe saputo che i documenti ai quali ei dava tanto peso, gli avrebbe potuti comporre ogni giovinetto di quindici anni della scuola di Doaggio, e che non contenevano cosa alcuna, la quale, secondo l'opinione di(622) tutti i teologi protestanti, non fosse stata dieci mila volte confutata. Nella sua stolta esultanza, ordin che quegli scritti si stampassero col pi squisito lusso tipografico, e vi appiccic dietro una dichiarazione munita della sua firma, ad attestare che gli originali erano scritti di pugno del fratello. Giacomo ne distribu con le proprie mani tutti gli esemplari ai cortigiani, e alle persone del popolo che si affollavano attorno il suo cocchio. Ne dette un esemplare ad una giovine di vile condizione, ch'egli supponeva appartenere alla religione da lui professata, e le assicur che leggendolo se ne troverebbe edificata grandemente e confortata. In ricambio di questa cortesia, pochi giorni dopo, ella gli mand una lettera, scongiurandolo di uscire dalla mistica Babilonia, e rimuovere dalle sue labbra la coppa delle fornicazioni(623).
...
.
...
25. Sentimenti degli uomini pi rispettabili fra' Cattolici Romani.
...
.
...
Tali cose davano somma inquietudine ai Tory aderenti alla Chiesa Anglicana. N i pi spettabili Cattolici Romani ne rimanevano meglio satisfatti. Si sarebbero, in verit, potuti scusare, se in cosiffatte circostanze la passione gli avesse resi sordi alla voce della prudenza e della giustizia, come quelli che avevano molto sofferto. La gelosia de' Protestanti gli aveva gittati gi dal grado in cui erano nati, aveva chiuse le porte del Parlamento agli eredi de' Baroni che avevano firmata la Magna Carta, e deciso che il comando d'una compagnia di pedoni non fosse da fidarsi ai discendenti dei capitani che avevano vinto a Flodden e a San Quintino. Non v'era un solo Pari eminente, fido alla vecchia religione, del quale l'onore, gli averi, la vita non fossero stati in pericolo; che non avesse passati molti mesi rinchiuso dentro la Torre, che pi volte non si fosse aspettata la miseranda sorte di Stafford. Uomini che erano stati cos lungamente e con tale crudelt oppressati, si sarebbero potuti perdonare, se avessero avidamente clta la prima occasione a conseguire a un tempo grandezza e vendetta. Ma n fanatismo, n ambizione, n rancore di torti patiti, n ebriet prodotta dalla sbita buona fortuna, poterono far s che i pi cospicui Cattolici Romani non si accorgessero come la prosperit che finalmente erano pervenuti a godere, fosse solo temporanea, e non usata saggiamente, potrebbe tornar loro fatale. Avevano con dura esperienza imparato, che l'avversione del popolo alla religione loro non era fantasia che sarebbe svanita al comando d'un principe, ma profondo sentimento, tramandato crescendo per cinque generazioni, spanto(624) in tutte le classi e in tutti i partiti, e avvincolato non meno strettamente coi principii de' Tory che con quelli de' Whig. Certo, il Re poteva, nello esercizio della sua prerogativa di far grazia, sospendere le leggi penali. Avrebbe in appresso potuto, operando con discrezione, ottenere dal Parlamento la revoca de' decreti che privavano de' diritti civili gli aderenti alla religione di lui. Ma tentando di domare il sentimento protestante della Inghilterra con mezzi bruschi, era facile vedere che la violenta compressione d'una molla cos potente ed elastica, sarebbe seguita da uno scatto egualmente violento. I Pari Cattolici Romani, tentando prematuramente di entrare a forza nel Consiglio Privato e nella Camera de' Lordi, avrebbero potuto perdere le case e le vaste possessioni loro, e finire la vita o da traditori in Tower Hill, o da mendicanti alle porte de' conventi d'Italia.
Cos pensava Guglielmo Herbert, conte di Powis, generalmente considerato come capo della aristocrazia cattolica romana, il quale, secondo le fandonie di Oates, doveva essere primo ministro se la congiura papale sortiva prospero successo. Medesimamente opinava Giovanni Bellasyse. In giovent, aveva valorosamente pugnato per Carlo Primo; dopo la Restaurazione era stato rimunerato con onori e con gradi militari, e gli aveva deposti dopo che fu promulgato l'Atto di Prova. A questi insigni capi del partito cattolico facevano eco tutti i pi nobili ed opulenti membri della loro Chiesa, tranne Lord Arundell di Wardour, uomo decrepito e pressoch rimbambito.
...
.
...
26. Cabala dei Cattolici Romani irruenti.
...
.
...
Ma in Corte era un piccolo nucleo di Cattolici Romani, che avevano il cuore esulcerato da vecchie ingiurie, il cervello inebriato dal recente innalzamento; che erano impazienti di rampicarsi alle dignit dello Stato, ed avendo poco da perdere, non si davano punto pensiero del giorno del rendimento de' conti.
...
.
...
27. Castelmaine; Jermin; White; Tyrconnel.
...
.
...
Uno di costoro era Ruggiero Palmer, conte di Castelmaine in Irlanda, e marito della Duchessa di Cleveland. Sapevasi da tutti ch'egli aveva comperato il suo titolo col disonore della moglie e col proprio. Il suo patrimonio era scarso. L'indole sua, scortese per natura, era stata esasperata dalle domestiche vessazioni, dai pubblici rimproveri, e da ci ch'egli aveva patito a tempo della congiura papale. Era stato lungamente in carcere, e in fine era stato processato per delitto capitale. Fortunatamente per lui, non fu tratto al banco degli accusati se non dopo che erasi spento il primo scoppio del furore popolare, e i falsi testimoni avevano perduto ogni credito. Gli era, quindi, riuscito di campare a gran pena dal pericolo(625). Con Castelmaine era collegato uno de' pi prediletti de' cento amanti di sua moglie; cio Enrico Jermyn, che da Giacomo di recente era stato fatto Pari col titolo di Lord Dover. Jermyn, venti e pi anni innanzi, erasi reso notevole con isconci amori e disperati duelli. Adesso trovavasi rovinato dal giuoco, ed era ansioso di rifare il patrimonio col mezzo degli uffici lucrosi, dai quali lo escludevano le leggi(626). Al medesimo branco apparteneva un intrigante ed importuno Irlandese, chiamato White, che aveva molto viaggiato, aveva servito la Casa d'Austria con un impiego mezzo tra l'inviato e la spia, e che in rimunerazione de' servigi resi era stato fatto marchese d'Albeville(627).
Tosto dopo la proroga, questa trista fazione s'afforz di un nuovo aiuto. Riccardo Talbot, conte di Tyrconnel, il pi feroce ed implacabile di quanti avevano in odio le libert e la religione dell'Inghilterra, da Dublino era giunto alla Corte.
Talbot discendeva da una antica famiglia normanna, la quale, da lungo tempo stabilita in Leicester, era degenerata, aveva adottati i costumi de' Celti, e come essi aderito alla vecchia religione, e partecipato alla ribellione del 1641. In giovent egli era stato uno de' pi rinomati scrocconi e bravazzoni di Londra; era stato presentato a Carlo ed a Giacomo mentre erano esuli in Fiandra, come un uomo adatto e pronto ad assassinare infamemente il Protettore. Subito dopo la Restaurazione, Talbot si prov d'ottenere il favore della famiglia reale con un servigio anche pi infame. Bisognava un pretesto per mezzo del quale giustificare il Duca di York a rompere la promessa di matrimonio onde egli aveva ottenuto da Anna Hyde l'estrema prova d'affetto che possa dare una donna. Talbot, d'accordo con alcuni de' suoi dissoluti compagni, imprese di apprestare siffatto pretesto. Concertarono di dipingere la povera giovinetta come donna priva di virt, di pudore, di delicatezza, e inventare lunghe storielle di teneri ritrovi e di rapiti favori. Talbot, segnatamente, rifer come in una delle secrete visite a lei fatte, avesse per caso versato il calamaio del Cancelliere sopra un fascio di scritture, e con quanta destrezza, perch il vero non si scoprisse, ella ne avesse data la colpa alla sua scimmia. Tali storielle, che se fossero state vere, non sarebbero uscite dalle labbra di nessuno che non fosse il pi vile degli uomini, erano prette invenzioni. Talbot tosto fu costretto a confessare che erano tali, e lo fece senza ombra di rossore. L'oltraggiata donna divenne duchessa di York. Ove il suo sposo fosse stato uomo diritto ed onorevole, avrebbe con indignazione e disprezzo cacciato via dal proprio cospetto gli sciagurati che gli avevano calunniata la consorte. Ma una delle particolarit del carattere di Giacomo era che nessuna azione, comunque si fosse malvagia e vergognosa, fatta col desiderio di ottenere il suo favore, gli sembrava mai degna d'essere riprovata. Talbot seguit a frequentare la Corte, mostravasi quotidianamente con fronte di bronzo dinanzi alla principessa di cui aveva tentata la rovina, ed ottenne il posto lucroso di principale lenone del Re. Dopo non molto tempo, Whitehall si mise sossopra alla nuova che Riccardo (Dick) Talbot, come veniva comunemente chiamato, aveva concepito il disegno di assassinare il Duca d'Ormond. Il bravo fu mandato alla Torre; ma dopo pochi giorni fu visto chiassando per le sale di palazzo, e recando letterine d'amore su e gi tra il suo signore e le pi brutte dame di Corte. Invano i vecchi e discreti consiglieri supplicavano i due principi a non proteggere quel ribaldo, che altro merito non aveva, tranne la prestanza della persona e il gusto nel vestirsi. Talbot non solo era bene accolto nella reggia quando la bottiglia e i dadi giravano attorno, ma veniva attentamente udito in negozi di grave momento. Affettava il carattere di un patriotto irlandese, e patrocinava con grande audacia, e talvolta con esito prospero, la causa de' suoi concittadini, i beni de' quali erano stati confiscati. Studiavasi, nulladimeno, di farsi ben pagare de' servigi che rendeva, e gli venne fatto di acquistare, parte vendendo protezione, parte scroccando, e parte facendo il lenone, una rendita di tremila lire sterline l'anno; imperocch, sotto la maschera di leggiero, di prodigo, d'improvvido e di impudente bisbetico, egli era pur troppo uno de' pi venali e cupidi uomini del mondo. Oramai non era pi giovane, e scontava con acerbi dolori le stemperatezze della giovent; ma gli anni e le infermit non gli avevano essenzialmente mutato il carattere e i modi. Sempre che apriva la bocca, schiamazzava, imprecava e bestemmiava con s terribile violenza, che i pi superficiali osservatori lo giudicavano il pi feroce de' libertini. Il popolo non sapeva intendere come un uomo il quale anche da sobrio, era pi furioso e vanitoso d'altri ubbriaco, e che sembrava affatto incapace di mascherare il pi lieve moto dell'animo o di serbare il minimo secreto, potesse veramente essere un adulatore di cuore freddo, d'occhio acuto e d'ingegno macchinatore. Non pertanto, tale era Talbot. E davvero la sua ipocrisia era d'una specie pi squisita e pi rara che non fosse quella che regnava nel Parlamento di Barebone. Perocch lo ipocrita perfetto non  colui che asconde il vizio sotto i sembianti della virt, ma colui il quale si serve del vizio che egli non si vergogna di mostrare, come di maschera per celare un altro vizio pi nero e proficuo, che gli giova di tenere nascosto.
Talbot, fatto da Giacomo conte di Tyrconnel, aveva comandate le truppe in Irlanda ne' nove mesi che corsero dalla morte di Carlo al principio del viceregno di Clarendon. Quando il nuovo Luogotenente stava per partire da Londra alla volta di Dublino, il Generale fu chiamato da Dublino a Londra. Dick Talbot(628) era da lungo tempo conosciuto nel cammino che doveva fare. Fra Chester e la Metropoli non v'era quasi locanda nella quale non avesse attaccato lite. Dovunque giungeva, affaticava i cavalli a dispetto della legge, imprecava ai cuochi ed ai postiglioni, e quasi destava tumulti con le sue insolenti rodomonterie. Andava dicendo che la Riforma aveva rovinato ogni cosa. Ma il bel tempo era presso. Tra breve i Cattolici si sarebbero rialzati, e si sarebbero rifatti sugli eretici. Infuriando e bestemmiando sempre come un indemoniato, ei giunse alla Corte(629); dove tosto si colleg strettamente con Castelmaine, Dover ed Albeville. Costoro ad una voce gridavano guerra alla costituzione della Chiesa e dello Stato. Dicevano al loro signore, ch'egli per la sua religione e per la dignit della sua Corona, era in debito di affrontare intrepidamente il grido degli eretici demagoghi, e mostrare fin da principio al Parlamento ch'egli sarebbe il signore a dispetto della opposizione, e che il solo effetto della opposizione sarebbe stato di renderlo signore severo.
...
.
...
28. Sentimenti de' ministri dei Governi stranieri.
...
.
...
Ciascuno de' due partiti in che la Corte era divisa, aveva zelanti alleati stranieri. I ministri di Spagna, dello Impero e degli Stati Generali erano adesso desiderosi di sostenere Rochester, come per lo innanzi lo erano stati verso Halifax. Barillon adoperava tutta la propria influenza dalla parte opposta, ed era aiutato da un altro agente francese, inferiore a lui per grado, ma assai superiore per ingegno; voglio dire da Bonrepaux. Barillon non era privo di buone qualit, ed aveva grande corredo di quelle doti onde allora andavano predistinti i gentiluomini francesi. Ma la sua capacit non era quale il suo alto ufficio richiedeva. Era divenuto pigro e a s troppo indulgente; amava i piaceri della societ e della tavola, meglio delle faccende; e nelle grandi occasioni era d'uopo che da Versailles venissero ammonimenti, ed anche riprensioni, per ispingerlo ad operare(630). Bonrepaux si era alzato dalla oscurit a cagione della intelligenza ed industria che aveva mostrata come impiegato nel dipartimento della marina, ed aveva riputazione d'iniziato ai misteri della politica mercantile. Alla fine del 1685, fu mandato a Londra con varie commissioni d'alta importanza. Doveva stabilire le basi per un trattato di Commercio, indagare e riferire in che condizioni trovavansi la flotta e gli arsenali inglesi, e fare qualche proposta ai fuorusciti Ugonotti, i quali supponevasi che fossero tanto prostrati dalla penuria e dall'esilio, che avrebbero di gran cuore accettato quasi qualunque patto di riconciliazione. Il nuovo inviato nasceva da parenti plebei; era di statura quasi nano, d'aspetto s brutto da muovere a scherno, e parlava con l'accento di Guascogna dove era nato: ma vigoroso buon senso, acutezza di mente, e vivacit di spirito lo rendevano eminentemente adatto al suo ufficio. In onta ad ogni svantaggio di nascita e di persona, fu tosto stimato come assai piacevole compagno, ed espertissimo diplomatico. Mentre folleggiava con la duchessa di Mazzarino, studiavasi di discutere di cose letterarie con Waller e Saint Evremond, e carteggiare con la Fontaine, onde bene erudirsi nella politica inglese. Per la perizia ch'egli aveva nelle cose marittime, venne in grazia di Giacomo; il quale, per molti anni, prest non poca attenzione alle faccende dello Ammiragliato, e le intendeva quanto egli era capace d'intendere cosa alcuna al mondo. Conversavano entrambi ogni giorno lungamente e liberamente intorno alle condizioni delle navi e degli arsenali. Lo effetto di tale dimestichezza fu quale era da aspettarsi: val quanto dire, che lo acuto e vigilante francese concep sommo pregio per le doti e il carattere del re, dicendo il mondo avere male giudicato Sua Maest Britannica, che aveva meno capacit, e non maggiori virt di Carlo(631).
I due inviati di Luigi, comecch mirassero ad un medesimo fine, con molto accorgimento presero vie diverse. Si partirono fra loro la Corte. Bonrepaux usava principalmente con Rochester e gli aderenti di lui. Le relazioni di Barillon erano principalmente con la opposta fazione. Conseguenza ne fu, ch'essi soventi volte guardassero un medesimo fatto da diversi punti di veduta. Il migliore racconto che esista intorno alla contesa che a quel tempo ferveva in Whitehall,  da trovarsi ne' loro dispacci.
...
.
...
29. Il Papa e la Compagnia di Ges in vicendevole opposizione.
...
.
...
Come ciascuno de' due partiti nella Corte di Giacomo era sostenuto da principi stranieri, cos ciascuno aveva il sostegno d'una autorit ecclesiastica, alla quale il Re mostrava gran deferenza. Il sommo pontefice inchinava alla moderazione; e i suoi sentimenti erano espressi dal Nunzio e dal Vicario Apostolico(632). Dall'altra parte, stava una corporazione che col suo peso controbilanciava anche quello del Papato; stava, cio, la potente Compagnia di Ges.
E' circostanza importantissima e degna di considerazione, che queste due grandi potenze spirituali, un tempo, a quanto pareva, inseparabilmente collegate, fossero fra loro opposte. Per un periodo di tempo poco minore di mille anni, il clero regolare era stato il sostegno precipuo della Santa Sede. Essa lo aveva protetto da' vescovi che volevano immischiarsi nelle sue faccende, e ne era stata ampiamente ricompensata. Senza gli sforzi dei regolari,  probabile che il Vescovo di Roma si sarebbe ridotto ad essere il presidente onorario d'una aristocrazia di prelati. E' fu col soccorso de' Benedettini, che Gregorio Settimo pot lottare ad un tempo contro gl'Imperatori della Casa di Franconia, e contro il clero secolare. E' fu col soccorso de' Domenicani e de' Francescani, che Innocenzo Terzo spense la setta degli Albigesi.
...
.
...
30. La Compagnia di Ges.
...
.
...
Nel secolo decimosesto, il Papato, esposto a nuovi pericoli e pi formidabili di quanti lo avessero per innanzi minacciato, fu salvato da un nuovo ordine religioso, animato da vigoroso entusiasmo e costituito con insigne magistero. Allorquando i Gesuiti accorsero alla liberazione del Papato, lo trovarono in estremo pericolo; ma da quel momento le sue sorti mutarono aspetto. Al protestantismo, che per una intera generazione aveva abbattuto tutto ci che aveva incontrato per via, fu mozzo lo andare avanti, e fu rapidamente fatto indietreggiare dalle Alpi fino alle sponde del Baltico. Non era scorso un secolo da che la Compagnia di Ges esisteva, e il mondo era pieno de' ricordi di quanto essa aveva fatto e sofferto per la fede. Non v' comunit religiosa che possa gloriarsi d'una schiera di uomini cos variamente cospicui; nessuna aveva esteso le proprie operazioni sopra uno spazio s vasto; e nondimeno, in nessuna v'era stata cotanto perfetta unit di sentimento e d'azione. Non era contrada nel mondo, non sentiero nella vita attiva o speculativa, in cui non si trovassero i Gesuiti. Dirigevano i Consigli dei re: decifravano iscrizioni latine: osservavano il moto de' Satelliti di Giove: pubblicavano intere biblioteche, controversia, casistica, storia, trattati d'ottica, odi alcaiche, edizioni dei Santi Padri, madrigali, catechismi e satire. La educazione letteraria della giovent era quasi interamente nelle loro mani, e condotta con esquisita maestria. Sembra che avessero scoperto il punto preciso al quale possa condursi la cultura intellettuale senza il rischio della intellettuale emancipazione. Gli stessi nemici loro erano costretti a confessare, che nell'arte di governare e formare le menti de' giovani, i Gesuiti non avevano rivali. Infrattanto, con assiduit e prospero successo coltivavano la eloquenza del pulpito. Con assiduit e successo anche maggiore si dettero al ministero del confessionale. Per tutta la Europa Cattolica, i secreti d'ogni Governo, e quasi d'ogni notevole famiglia, erano in poter loro. Girovagavano da un paese protestante ad un altro, travestendosi in infinite fogge, da galanti cavalieri, da semplici contadini, da predicatori puritani. Viaggiavano fin dove n l'avidit mercantile n la curiosit della scienza aveva persuaso altri ad andare. Trovavansi in abito di mandarini a dirigere l'osservatorio astronomico di Pechino. Si vedevano con la marra in mano ammaestrare nell'agricoltura i selvaggi del Paraguay. Ci non ostante, in qualunque parte risedessero, qualunque mestiere esercitassero, il loro spirito era sempre lo stesso; cio piena devozione alla causa comune, implicita obbedienza all'autorit centrale. Nessuno s'era scelto da s il luogo dove abitare e la vocazione da seguire. Se il Gesuita dovesse vivere sotto il cerchio artico o sotto l'equatore, se dovesse passare tutti i suoi giorni a classificare gemme e a collazionare manoscritti nel Vaticano, o a persuadere i barbari dell'emisfero meridionale perch non si divorassero l'un l'altro, erano cose che egli con profonda sommissione lasciava all'altrui pensiero. Se lo volevano a Lima, trovavasi con la prima flotta a veleggiare sull'Atlantico. Se di lui vi era bisogno in Bagdad, si vedeva traverso al deserto fra la prima caravana. Se v'era bisogno del suo ministero in qualche regione dove la sua vita fosse meno sicura di quella d'un lupo, dove fosse delitto l'ospitarlo, dove i teschi e i corpi squartati de' suoi confratelli gl'indicavano quale sorte egli dovesse aspettarsi, andava senza lamento o esitazione al proprio destino. N questo spirito eroico  oggimai estinto. Allorch, ai tempi nostri, una nuova e terribile pestilenza gir infuriando attorno al globo, mentre in alcune grandi citt lo spavento aveva rotti tutti i vincoli che congiungono la societ, mentre il clero secolare aveva abbandonato il proprio gregge, mentre non v'era oro che bastasse a comperare il soccorso del medico, mentre i pi potenti affetti di natura cedevano allo amore della vita, il Gesuita vedevasi presso a quel lettuccio che il vescovo e il curato, il medico e la balia, il padre e la madre avevano abbandonato; vedevasi, dico, piegare la persona sulle labbra infette, per raccogliere il fioco accento del moribondo che si confessava, e tenergli dinanzi agli occhi fino all'ultimo istante della vita la immagine del Redentore spirante sulla croce.
Ma, con l'ammirevole energia, il disinteresse, e l'abnegazione che facevano il carattere della Societ, erano mescolati grandi vizi. Dicevasi, e non senza fondamento, che l'ardente spirito pubblico che rendeva il Gesuita spregiatore degli agi, della libert e della vita propria, lo induceva parimente a spregiare il vero e a non sentire piet; che nessun mezzo il quale potesse promuovere l'utile della sua religione, sembravagli illecito, e che col vocabolo d'utilit della propria religione ei troppo spesso intendeva l'utile della Societ sua. Affermavasi, che nelle pi atroci congiure di cui faccia ricordanza la storia, l'azione di lui poteva distintamente scoprirsi; che, solo costante nello affetto per la confraternita alla quale egli apparteneva, in parecchi Stati era l'inimico pi pericoloso della libert, in altri il pi pericoloso nemico dell'ordine. Le pi grandi vittorie che vantasse avere riportate pel bene della Chiesa, erano, secondo il giudicio di molti illustri membri di quella, pi apparenti che reali. Si era, in verit, affaticato con maraviglioso buon esito a ridurre il mondo sotto le leggi della Chiesa; ma lo aveva fatto rilassando le leggi in guisa che si adattassero ai gusti mondani. Invece di studiarsi d'inalzare la natura umana alla meta stabilita dai precetti ed esempi divini, egli aveva abbassata quella meta al di sotto dell'umana natura. Gloriavasi d'una moltitudine di convertiti, che per mano sua avevano ricevuto il battesimo nelle pi rimote regioni dell'Oriente; ma correva la voce, che ad alcuni di que' convertiti, i fatti da' quali dipende tutta la dottrina del Vangelo erano stati astutamente nascosti, e che ad altri era stato permesso di schivare la persecuzione coll'inchinarsi dinanzi alle immagini de' falsi Dei, mentre internamente recitavano Pater ed Ave. N simiglianti arti erano adoperate solo ne' paesi pagani. Non era da maravigliare che genti d'ogni grado, e specialmente quelle in alto locate, si affollassero attorno ai confessionali nei tempii de' Gesuiti; imperocch da que' tribunali di penitenza nessuno se ne andava poco contento. Ivi il sacerdote era tutto a tutti. Mostrava tanto rigore quanto bastasse perch coloro che gli s'inginocchiavano dinanzi non ricorressero alle chiese de' Domenicani o dei Francescani. Se aveva da fare con un'anima veramente divota, parlava con le caute parole degli antichi padri cristiani; ma con quella gran parte degli uomini che hanno religione abbastanza da sentire rimorso quando commettono il male, e non abbastanza da astenersi di commetterlo, il Gesuita seguiva un sistema diverso. Non potendo ritrarli dalla colpa, studiavasi di salvarli dal rimorso. Aveva agli ordini suoi un deposito immenso di farmachi per le coscienze perturbate. Ne' libri composti da' casisti suoi confratelli, e stampati con licenza de' suoi superiori, trovavasi in gran copia dottrine di conforto per ogni generazione di peccatori. Ivi il mercatante fallito imparava in che modo potesse, senza peccato, nascondere le mercanzie alle indagini de' suoi creditori. Il servo apprendeva come potere, senza peccato, rubare le argenterie del proprio padrone. Il mezzano d'amore veniva fatto certo, ad un cristiano esser lecito sostentare la vita recando lettere e messaggi tra le donne maritate e i loro amanti. Gli alteri e puntigliosi gentiluomini di Francia ricevevano lietamente una decisione a favore del duello. Gl'Italiani, avvezzi a vendicarsi con modi pi vili e crudeli, godevano d'imparare che essi potevano, senza peccato, tirare, nascosti dietro a una siepe, archibugiate ai loro nemici. Allo inganno era lasciata licenza bastevole a distruggere il valore del contratto e del testimonio fra gli uomini. E veramente, se l'umana societ non si disciolse, se vi fu alcuna certezza della vita e degli averi, egli fu perch il senso comune e la umanit frenavano i popoli dal fare ci che la Societ di Ges assicurava loro che potessero fare con sicura coscienza.
Erano cos stranamente mescolati il bene e il male nel carattere di que' celebri padri; e in tale mistura stava il secreto della loro gigantesca potenza. La quale non poteva appartenere n ai pretti ipocriti, n ai rigidi moralisti; ma poteva solo conseguirsi da uomini che con vero entusiasmo correvano dietro ad un fine, e nel tempo stesso non pativano scrupoli rispetto ai mezzi di giungervi.
Fin da principio, i Gesuiti erano vincolati da un voto speciale d'obbedienza verso il papa. Avevano missione di domare ogni insubordinazione in seno della Chiesa, non che di respingere le ostilit degli aperti nemici di quella. La loro dottrina era similissima a quella che oggid di qua dalle Alpi si chiama oltremontana, e differiva dalla dottrina di Bossuet quasi quanto da quella di Lutero. Dannavano le libert gallicane, il diritto de' concili ecumenici a sindacare la Santa Sede, e il diritto che vantavano i vescovi a un mandato divino indipendente da Roma. Lainez, a nome di tutta la confraternita, proclam nel Concilio di Trento, fra gli applausi delle creature di Pio Quarto e le mormorazioni de' prelati francesi e spagnuoli, che il governo dei fedeli era stato affidato da Cristo al solo Papa, e che nel solo Papa era accentrata tutta l'autorit sacerdotale, e che per mezzo del solo Papa i sacerdoti e i vescovi erano rivestiti di tutta l'autorit loro(633). Per molti anni la colleganza tra il Sommo Pontefice e la Societ di Ges non era stata rotta. Ed ove lo fosse stata allorch Giacomo Secondo ascese al trono d'Inghilterra, ove la influenza de' Gesuiti, non che quella del Papa, avesse promossa una politica costituzionale moderata,  probabile che la grande rivoluzione, la quale in breve tempo cangi le condizioni dell'Europa, non sarebbe accaduta. Ma anche avanti la met del secolo diciassettesimo, la Societ, inorgoglita da' servigi resi alla Chiesa, fidente nella propria forza, era divenuta disdegnosa del giogo. Sorse una generazione di Gesuiti disposti a lasciarsi proteggere e guidare dalla Corte di Francia, meglio che da quella di Roma; la quale disposizione non era lieve allorch Innocenzo XI ascese al trono pontificio.
In quel tempo, i Gesuiti combattevano una guerra a morte contro un nemico da loro in prima spregiato, ma pel quale poscia erano stati costretti a sentire riverenza e timore. Mentre erano pervenuti al pi alto grado di prosperit, furono sfidati da una mano di avversarii, che, a dir vero, non avevano influenza sopra i potenti del mondo, ma avevano fortissima fede religiosa ed energia intellettuale. Travagliavansi in una lunga, strana e gloriosa lotta del genio contro il potere. I Gesuiti chiamarono in soccorso loro, ministeri, tribunali, universit, che risposero alla chiamata. Porto Reale si richiam, e non invano, ai cuori ed alle menti di milioni d'uomini. I dittatori della Cristianit si trovarono, in un subito, nella condizione di colpevoli. Furono accusati di avere sistematicamente abbassata la mta della morale evangelica a fine d'accrescere la loro influenza; e l'accusa fu formulata in modo che tir a s l'attenzione dello intero mondo, imperocch il principale accusatore era Biagio Pascal. Le sue doti intellettuali erano quali rade volte sono state impartite ad alcuna umana creatura; e dello zelo veemente che l'animava, erano solenni argomenti le penitenze e le vigilie che anzi tempo trascinarono al sepolcro il macero suo corpo. Aveva lo spirito di San Bernardo; ma la squisitezza, il brio, la purit, la energia, la semplicit della sua eloquenza, nessuno ha mai raggiunto, tranne i grandissimi oratori greci. Tutta Europa lesse e ammir i suoi scritti, piangendo e ridendo ad un tempo. I Gesuiti si provarono di rispondergli, ma le loro deboli risposte furono ricevute dal pubblico con fischi di scherno. Non che avessero difetto d'ingegno, e di quelle doti le quali si acquistano con elaborata educazione; ma tale educazione, quantunque possa suscitare le forze di una mente ordinaria, tende a spegnere, pi presto che a promuovere, il genio originale. Fu universalmente riconosciuto che nella contesa letteraria i Giansenisti rimasero vincitori. Ai Gesuiti null'altro restava, che opprimere la setta da essi non potuta confutare. Luigi 14esimo era il loro sostegno precipuo. La sua coscienza, fino dagli anni suoi primi, era nelle mani loro; egli aveva da loro imparato ad aborrire il Giansenismo, come aborriva il Protestantismo, e molto pi di quanto aborrisse l'Ateismo. Innocenzo Undicesimo, dall'altra parte, pendeva verso le opinioni giansenistiche. Quindi fu che la Compagnia di Ges trovossi in una situazione non contemplata mai dal suo fondatore. I Gesuiti si scissero dal Sommo Pontefice, e collegaronsi fortemente con un principe che si spacciava campione delle gallicane libert e nemico delle pretese oltremontane. In tal guisa la Compagnia divenne in Inghilterra strumento de' disegni di Luigi, e cooper con successo tale che i Cattolici Romani poi lungamente ed amaramente deplorarono, ad accrescere la rottura tra il Re e il Parlamento, ad impacciare il Nunzio, a minare il potere del Lord Tesoriere, ed a promuovere i disperatissimi intendimenti di Tyrconnel.
Cos, da una parte stavano gli Hydes e tutti i Tory aderenti alla Chiesa Anglicana, Powis e tutti i pi rispettabili gentiluomini e nobili, credenti nella religione del Re, gli Stati Generali, la Casa d'Austria e il Pontefice. Dall'altra parte erano pochi avventurieri cattolici romani, senza fortuna e senza riputazione, spalleggiati dalla Francia e da' Gesuiti.
...
.
...
31. Padre Petre.
...
.
...
Il principale rappresentante de' Gesuiti in Whitehall, era un Inglese padre della Compagnia, il quale per qualche tempo era stato vice-provinciale, prediletto da Giacomo con peculiare favore, e di recente fatto scrivano del gabinetto intimo. Quest'uomo, chiamato Eduardo Petre, discendeva da onorevole famiglia. Aveva modi cortesi e facondo parlare; ma era debole, vano, ambizioso e cupido. Di tutti i pessimi consiglieri che andavano a Whitehall, egli forse fu il fabbro principale nella rovina della Casa Stuarda.
...
.
...
32. Umori ed opinioni del Re.
...
.
...
La ostinata e imperiosa natura del Re faceva grandemente prevalere coloro che lo consigliavano a star fermo, a non cedere in nulla, e a rendersi temuto. Una massima politica gli s'era cosiffattamente abbarbicata al cervello, che non v'era ragione che bastasse a sradicarla. A dir vero, egli non era assuefatto a porgere ascolto alla ragione. Il suo modo d'argomentare, se cos si debba chiamare, era quello che non di rado s'osserva negli individui tardi di cervello e caparbi, avvezzi ad essere circuiti dai loro sottoposti. Asseriva una cosa; e qualvolta i savi uomini provavansi di mostrargli rispettosamente essere erronea, l'asseriva di nuovo con le stessissime parole, e pensava che cos facendo tutte le obiezioni sparissero(634). "Non far mai concessioni" spesso ei ripeteva; "mio padre le fece, e gli fu mozzo il capo(635)." Se fosse stato vero che le concessioni erano tornate fatali a Carlo Primo, un uomo di buon senso avrebbe conosciuto, un solo esperimento non essere bastevole a stabilire una regola generale anche nelle scienze molto meno complicate di quella di governare; che dal principio del mondo fino a noi, non vi furono mai due fatti politici, le cui condizioni fossero esattamente simili; e che l'unico modo d'imparare dalla storia prudenza civile,  quello di esaminare e raffrontare un infinito numero di casi. Ma se l'unico esempio sul quale appoggiavasi il Re, era buono a provare alcuna cosa, provava solo ch'egli aveva torto. Mal pu dubitarsi che, se Carlo avesse francamente fatte al Corto Parlamento, che si ragun nella primavera del 1640, solo mezze le concessioni ch'egli, pochi mesi dopo, fece al Lungo Parlamento, sarebbe vissuto e morto da Re potentissimo. Dall'altro canto, non pu punto dubitarsi che, se egli avesse ricusato di fare concessione alcuna al Lungo Parlamento, e avesse ricorso alle armi a difesa della imposta pel mantenimento della flotta, e a difesa della Camera Stellata, avrebbe veduto nelle file degli inimici Hyde e Falkland accanto a Hollis e Hampden. Ma, certo, non avrebbe potuto ricorrere alle armi; poich n anche venti Cavalieri sarebbero accorsi al suo vessillo. Solo alle concessioni fatte egli era debitore del soccorso prestatogli dalla gran classe de' nobili e de' gentiluomini, i quali pugnarono per tanto tempo e con tanto valore per la causa di lui. Ma sarebbe stato inutile dimostrare a Giacomo simiglianti cose.
Un altro fatale errore gli si era fitto in mente, e vi stette finch lo condusse alla rovina. Credeva fermamente, che per qualunque cosa egli avesse potuto fare, i credenti nella Chiesa Anglicana avrebbero sempre agito a seconda de' loro principii. Sapeva d'essere stato proclamato da dieci mila pulpiti. La Universit di Oxford aveva solennemente dichiarato, che anche una tirannide terribile quanto quella de' pi depravati Cesari, non giustificava i sudditi a resistere alla regia autorit: e da ci egli era cotanto stolto da concludere, che lo intero corpo de' Tory gentiluomini e chierici, si sarebbero da lui lasciati spogliare, opprimere ed insultare, senza alzare una mano a difendersi. E' sembra strano che un uomo possa avere trapassato l'anno cinquantesimo della propria vita, senza scoprire che il popolo talvolta fa ci che stima illecito: e Giacomo altro fare non doveva che frugarsi nell'anima, per trovarvi abbondevoli prove a conoscere, che anche un forte sentimento de' religiosi doveri non sempre serve a impedire che la fragile creatura umana indulga alle proprie passioni, a dispetto delle leggi divine ed a rischio di terribili pene. Avrebbe dovuto sapere, che comunque egli giudicasse atto peccaminoso lo adulterio, era un adultero; ma nulla valeva a convincerlo che chiunque per principio credeva la ribellione essere peccato, si potesse anche in grande estremit indurre a ribellare. Credeva che la Chiesa Anglicana fosse una vittima paziente, ch'egli poteva senza pericolo oltraggiare e torturare a suo libito; n si accorse mai del suo errore se non dopo che vide le Universit pronte a coniare le loro argenterie per sussidiare la cassa militare de' suoi nemici, e un vescovo lungamente rinomato per la lealt sua, gettar via la sottana, e cingendo una spada, prendere il comando d'un reggimento d'insorti.
...
.
...
33. E' incoraggiato ne' suoi errori da Sunderland.
...
.
...
A coteste fatali follie il Re era studiosamente incoraggiato da un ministro, che era gi stato esclusionista, e tuttavia seguitava a chiamarsi protestante; voglio dire dal Duca di Sunderland. Le cagioni della condotta di questo immorale uomo politico, sono state spesso erroneamente esposte. Mentre ancora viveva, fu dai Giacomisti accusato di avere, anche avanti il cominciamento del regno di Giacomo, il pensiero di produrre una rivoluzione a favore del principe d'Orange, e d'avere, con tale scopo, consigliato il Re a commettere numerose aggressioni contro la costituzione civile ed ecclesiastica del reame: frivola storiella che  stata fino ai d nostri ripetuta da ignoranti scrittori. Ma nessuno storico bene erudito nel vero, qualunque si vogliano supporre i suoi pregiudicii, si  indotto ad accoglierla, come quella che non riposa sopra nessuna prova; e non v' prova che basti a convincere gli uomini assennati, che Sunderland deliberatamente si gettasse nella colpa e nella infamia onde produrre un mutamento di cose, nel quale ei vedeva chiaramente di non poter vantaggiare, e seguto il quale, di fatto ei perd le immense ricchezze e la influenza che sotto Giacomo possedeva. N vi  la pi lieve cagione per ricorrere ad una s strana ipotesi, poich il vero traspare dalla superficie stessa de' fatti. Per quanto tortuosa e subdola fosse la via nella quale cotesto uomo procedeva, la ragione che ve lo aveva spinto era semplice. La sua condotta  da attribuirsi alla possanza della cupidigia e del timore che avvicendavansi in un'anima molto subietta ad entrambe cotali passioni, e che aveva occhio lesto anzich acuto. Aveva mestieri di assai pi potere e pecunia. L'uno ei poteva ottenere solamente a danno di Rochester, e l'unico modo di conseguirlo a detrimento di Rochester, era quello di accrescere l'avversione che il Re sentiva pei moderati consigli di Rochester. Danari, ei con grande agevolezza e in gran copia poteva ottenere dalla corte di Versailles; e Sunderland fu sollecito a vendersi a quella. Non aveva nessun vizio gioviale o generoso. Curava poco il vino e la belt, ma bramava la ricchezza con insaziabile e irrefrenabile cupidigia. La passione del giuoco gl'infuriava tempestosamente nell'anima, n era stata domata da perdite rovinosissime. Il suo avito patrimonio era grande. Egli aveva lungamente occupato uffici lucrosi, e non avea trascurata arte nessuna a renderli pi lucrosi; ma la sua mala ventura a' giuochi di sorte fu tanta, che i suoi beni diventavano quotidianamente pi gravati di debiti. Sperando di disimpacciarsi da tante molestie, rivelava a Barillon tutti i disegni che il governo inglese meditasse ostili alla Francia, ed accenn che, pei tempi che correvano, un Segretario di Stato poteva rendere servigi che Luigi avrebbe fatto opera savia a pagare largamente. Lo ambasciatore disse al proprio signore, che sei mila ghinee era la minore gratificazione che potesse offrirsi ad un cos importante ministro. Luigi assent a dare venticinque mila scudi, somma equivalente a circa cinque mila seicento lire sterline. Fu stabilito che Sunderland riceverebbe annualmente la predetta somma, e che egli in ricompensa farebbe ogni sforzo per impedire il ragunarsi del Parlamento.  Si colleg quindi alla cabala gesuitica, e us cos destramente dell'influenza della cabala, che gli venne fatto di succedere ad Halifax nell'alta dignit di Lord Presidente, senza rinunziare all'ufficio maggiormente lucroso di Segretario(636). Sent nondimeno di non potere ottenere l'equivalente influenza in Corte, finch fosse riputato aderente alla Chiesa Anglicana. Tutte le religioni per lui erano una medesima cosa. Nelle private conversazioni aveva costume di parlare con profano dispregio delle cose pi sacre. Deliber, dunque, di dare al Re il diletto e la gloria di avere compita una conversione. Se non che, eravi d'uopo qualche destrezza a ci fare. Non v' uomo che sia affatto non curante dell'opinione dei suoi simili; ed anche Sunderland, quantunque non sentisse molto la vergogna, rifuggiva dalla infamia della pubblica apostasia. Rappresent la parte sua con esimio magistero. Agli occhi del mondo mostravasi protestante; nelle secreto stanze del re, assumeva il contegno di uno che, seriamente affaccendato ad indagare il vero, pressoch persuaso a dichiararsi Cattolico Romano, ed aspettando d'essere maggiormente illuminato, era pronto a rendere tutti i possibili servigi ai credenti nella vecchia fede. Giacomo, che non ebbe mai grande discernimento, e nelle materie religiose era affatto cieco, in onta alla esperienza che aveva della umana malvagit, della malvagit de' cortigiani come classe, e di quella di Sunderland come individuo, si lasci gabbare inducendosi a credere che la grazia aveva toccato il pi falso e indurito de' cuori umani. Per molti mesi lo astuto ministro fu considerato in Corte come buon catecumeno, senza mostrarsi al pubblico in sembianza di rinnegato(637).
Poco dopo, mostr al Re l'utilit d'istituire un comitato secreto di Cattolici Romani, onde consigliare intorno a tutte le cose spettanti all'interesse della loro religione. Il comitato adunavasi talvolta nelle stanze di Chiffinch, e tal'altra negli appartamenti ufficiali di Sunderland, il quale, quantunque fosse tuttavia protestante di nome, era ammesso a tutte le deliberazioni di quello, e tosto giunse a predominarne tutti i membri. Ogni venerd la cabala gesuitica desinava col Segretario. A mensa conversavano liberamente: e non risparmiavano n anche le debolezze del Principe, verso il quale intendevano mostrarsi indulgenti. A Petre, Sunderland promise un cappello cardinalizio; a Castelmaine, una magnifica ambasciata a Roma; a Dover, un lucroso comando nelle guardie; e a Tyrconnel, un alto impiego in Irlanda. In tal guisa, stretti insieme dai pi forti vincoli dell'interesse, costoro cooperavano a cacciare di seggio il Lord Tesoriere(638).
...
.
...
34. Perfidia di Jeffreys.
...
.
...
V'erano due membri protestanti del Gabinetto, i quali non presero decisamente parte al conflitto. Jeffreys, in questo tempo, era torturato da una crudele infermit interna, esacerbata dalla intemperanza. In un pranzo che un ricco Aldermanno dette ad alcuni de' principali membri del Governo, il Lord Tesoriere e il Lord Cancelliere ubriacaronsi tanto, che si spogliarono quasi ignudi, e vennero a stento impediti dallo arrampicarsi ad un piuolo per bere alla salute di Sua Maest. Al pio Tesoriere non tocc altro che i pungoli della maldicenza per l'osceno baccano; ma il Cancelliere fu assalito da un violento accesso del suo vecchio male. Per qualche tempo fu creduto in gravissimo pericolo di vita. Giacomo mostrossi inquietissimo, pensando di dovere perdere un ministro che gli conveniva s bene, e disse, con qualche verit, la perdita di un tanto uomo non potersi cos di leggieri riparare. Jeffreys, venuto in convalescenza, promise di sostenere ambedue i partiti, aspettando di vedere quale di loro fosse rimasto vittorioso. Esistono tuttora alcune curiose prove della sua doppiezza. E' stato gi notato che i due diplomatici francesi i quali trovavansi in Londra, s'erano divisi fra loro la Corte. Bonrepaux era di continuo con Rochester, e Barillon stava con Sunderland. A Luigi nella medesima settimana fu scritto da Bonrepaux, che il Cancelliere era tutto dalla parte del Tesoriere, e da Barillon che il Cancelliere era in lega col Segretario(639).
...
.
...
35. Godolphin; la Regina; amori del Re.
...
.
...
Godolphin, cauto e taciturno, fece ogni sforzo a serbarsi neutrale. Le opinioni e i desiderii suoi erano senza dubbio con Rochester; ma, per debito d'ufficio, gli era necessario starsi sempre presso alla Regina, ch'ei naturalmente voleva tenersi bene edificata. Certo, v' ragione a credere ch'egli sentisse per lei un affetto pi romantico di quello che spesso nasce nel cuore dei vecchi uomini di Stato; e certe circostanze che adesso  uopo riferire, l'avevano interamente gettato nelle mani della cabala gesuitica(640).
Il Re, per quanto fosse uomo d'indole severa e di grave contegno, rimaneva sotto lo impero delle malie donnesche, quasi al pari del suo vivace ed amabile fratello. Se non che, la belt delle leggiadre dame di Carlo non era qualit necessaria a muovere i sensi di Giacomo. Barbera Palmer, Eleonora Gwynn e Luisa de Querouaille annoveravansi tra le pi avvenenti donne de' tempi loro. Giacomo, mentre era giovane, aveva perduta la libert propria, era disceso dal proprio grado, e incorso nel dispiacere della propria famiglia per le grossolane fattezze di Anna Hyde. Tosto, a gran sollazzo di tutta la Corte, venne rapito alle braccia di una disavvenente consorte da una concubina anche pi disavvenente, cio da Arabella Churchill. La sua seconda moglie, quantunque avesse venti anni meno di lui, e non fosse spiacevole di viso e di persona, ebbe spessi motivi a lamentare la incostanza del marito. Ma di tutte le sue illecite relazioni, la pi forte era quella che lo avvincolava a Caterina Sedley.
...
.
...
36. Caterina Sedley.
...
.
...
Questa donna era figliuola di Sir Carlo Sedley, uno de' pi gai e dissoluti ingegni della Restaurazione. La licenza de' suoi scritti non  compensata da molta grazia e vivacit; ma il prestigio del suo conversare era riconosciuto anche dagli uomini pi sobri che non facevano stima del suo carattere. Sedergli accanto in teatro, e udirlo a giudicare d'una nuova produzione, consideravasi quale insigne favore(641). Dryden lo aveva onorato ponendolo precipuo interlocutore nel Dialogo intorno alla Poesia Drammatica. I costumi di Sedley erano tali, che anche in quell'et porsero grave argomento di scandalo. Una volta, dopo un baccano, si mostr ignudo al balcone d'una taverna presso Covent Garden, arringando la gente che passava con linguaggio cos sconcio e insolente, che fu ricacciato dentro da una pioggia di sassate, venne processato per indecente condotta, condannato ad una grossa multa, e dalla Corte del Banco del Re ricevette una invettiva espressa con energiche parole(642). La sua figlia ne aveva ereditate le doti e la impudenza. Non aveva alcuna leggiadria di persona, tranne due occhi brillanti, lo splendore de' quali, agli uomini di gusto squisito, sembrava fiero e punto donnesco. Era magra di forme, e feroce di portamento. Carlo, bench amasse di conversare secolei, rideva a vederla s brutta, e soleva dire che i preti l'avrebbero dovuta prescrivere a Giacomo come penitenza. Ella conosceva bene di non essere bella, e liberamente scherzava sulla propria disavvenenza. Nondimeno, con istrana incoerenza a s stessa, amava ornare magnificamente la propria persona, e attirarsi i pungentissimi scherzi del pubblico, comparendo in teatro impiastrata, dipinta, coperta di trine di Bruxelles, e fiammeggiante di diamanti, affettando il grazioso contegno d'una giovinetta di diciotto anni(643).
Non  agevole a spiegare di che natura fosse la influenza che ella esercitava sopra l'animo di Giacomo. Ei pi non era giovine. Era religioso; almeno desiderava fare per la propria religione sforzi e sacrifici, da cui la pi parte di coloro che si chiamano uomini religiosi avrebbero abborrito. Sembra strano che vi fossero al mondo attrattive le quali valessero a gettarlo in un modo di vita ch'egli avrebbe dovuto considerare altamente criminoso: e in questo caso, niuno poteva intendere in che consistevano tali attrattive. La stessa Caterina era stupefatta della violenta passione del suo reale amante. "E' non pu essere per la mia bellezza" diceva essa, "poich bisogna che egli veda che io non sono punto bella; non pu essere per il mio spirito, poich egli non ne ha tanto da conoscere ch'io ne abbia alcuno."
Il Re, come fu asceso al trono, pel sentimento della nuova responsabilit che pesava sopra lui, aperse per qualche tempo l'anima propria alle impressioni religiose. Fece ed annunzi molte buone determinazioni, parl pubblicamente con gran severit degli empii e licenziosi costumi di quel tempo, e in privato assicur la Regina e il confessore che non avrebbe mai pi veduta Caterina Sedley. Le scrisse difatti scongiurandola di abbandonare gli appartamenti da lei occupati in Whitehall, e di trasferirsi in una casa in Saint James's Square, che le era stata, a spese di lui, splendidamente addobbata. Le promise nel tempo stesso di darle una grossa pensione dalla sua borsa privata. Caterina, destra, forte, intrepida, e conscia del proprio potere, lo compiacque. Dopo pochi mesi, cominciossi a vociferare che Chiffinch aveva di nuovo ripreso l'esercizio del proprio ufficio, e che la druda spesso andava e veniva per l'uscio segreto, pel quale fu fatto passare Padre Huddleston allorquando port l'Eucaristia al moribondo Carlo. E' sembra che i ministri protestanti del Re sperassero che la cecit del loro signore per cotesta donna, lo avrebbe guarito della cecit assai pi perniciosa che lo spingeva a' danni della loro religione. Caterina aveva tutti i requisiti che le erano necessari a governare i sentimenti e gli scrupoli del Re, e porgli in piena luce dinanzi allo sguardo tutte le difficolt e i pericoli contro ai quali ei correva ad urtare a capo fitto.
...
.
...
37. Intrighi di Rochester in favore di Caterina Sedley.
...
.
...
Rochester, campione della Chiesa, sforzossi di accrescere siffatta influenza. Ormond, che  popolarmente considerato come la personificazione di tutto ci che v' di pi puro ed elevato in un Inglese Cavaliere, approv quel disegno. Perfino Lady Rochester non arross di cooperarvi, e con riprovevolissimi mezzi. Si tolse lo incarico di dirigere la gelosia dell'offesa moglie contro una giovinetta che era al tutto innocente. Tutta la Corte not i modi freddi ed aspri con che la Regina trattava la povera fanciulla sospetta; ma la cagione del mal umore della Maest Sua era un mistero. Per alcun tempo, cotesto intrigo and innanzi con prospero successo e con segretezza. Caterina spesso ripeteva chiaramente al Re ci che i Lordi protestanti del Consiglio osavano appena accennare con delicate parole. Gli diceva come la sua Corona corresse gravissimo pericolo: il vecchio pazzo Arundell e il furfante Tyrconnel lo condurrebbero alla rovina. Pu darsi che le carezze di lei avessero potuto fare ci che gli sforzi insieme congiunti della Camera de' Lordi e di quella de' Comuni, della Casa d'Austria e della Santa Sede, non erano riusciti ad ottenere, se non fosse stata una strana avventura che fece onninamente mutare aspetto alle cose. Giacomo, in un accesso di amorosa insania, deliber di creare la sua druda Contessa di Dorchester di proprio diritto. Caterina misur tutto il pericolo di tal passo, e ricus un onore che le avrebbe suscitata contro la invidia altrui. Lo amante ostinossi, e pose di forza il diploma nelle mani di lei. Ella infine accett ad un patto, che serve a mostrare quanta fiducia avesse nella propria potenza e nella debolezza di lui. Gli fece solennemente promettere di non lasciarla giammai; ma che volendola lasciare, le dovesse annunziare egli stesso la propria risoluzione, e concederle un abboccamento.
Appena divulgossi la nuova dello innalzamento di lei, tutto il palazzo fu sossopra. La Regina sent ribollirsi nelle vene il fervido sangue italiano. Altera della giovinezza e dell'avvenenza propria, dell'alto grado e della intemerata castit, non pot senza strazio di dolore e di rabbia vedersi abbandonata ed insultata per una simile rivale. Rochester, rammentando forse con quanta pazienza, dopo una breve lotta, Caterina di Braganza aveva acconsentito ad usare cortesia alle concubine di Carlo, aveva sperato che, dopo un poco di lamento e di sdegno, Maria di Modena si sarebbe mostrata egualmente sommessa. E' non fu cos. N anche si prov di ascondere agli occhi del mondo la violenza delle proprie emozioni. Quotidianamente, i cortigiani che andavano a vederla desinare, notavano come le vivande erano riportate via senza ch'ella le avesse assaggiate. Le lacrime le scorrevano gi per le guance alla presenza di tutto il cerchio de' ministri e degli ambasciatori. Al Re parl con veemenza. "Lasciatemi andare" esclam. "Avete fatta la vostra druda contessa; fatela regina. Strappate dal mio capo la corona, e mettetela sopra il suo. Solo lasciatemi seppellire in qualche convento, ch'io non la vegga mai pi." Poi, con pi calma, gli chiese in che guisa egli potesse conciliare la sua riprovevole condotta con lo spirito religioso di cui faceva mostra. "Voi siete pronto" disse ella "a porre a repentaglio il vostro Regno per la salute dell'anima vostra, e nondimeno vi dannate l'anima per amore di siffatta donna." Padre Petre, prostrato sulle ginocchia, secondava la Regina. Era suo debito cos fare; e lo adempiva valorosamente, poich era connesso con l'utile proprio. Il Re per qualche tempo si confess peccatore, e si mostr pentito. Nelle ore in che lo assalivano i rimorsi, faceva severe penitenze. Maria serb fino all'ultimo d di sua vita, e morente la leg al convento di Chaillot, la disciplina con che Giacomo aveva scontate le proprie peccata flagellandosi vigorosamente le spalle. Nulla, fuorch lo allontanamento di Caterina, avrebbe potuto porre fine a cotesto conflitto tra un abietto amore ed una superstizione abietta. Giacomo le scrisse, supplicandola e comandandole di partire. Confessava di averle promesso che le avrebbe detto addio col proprio labbro. "Ma conosco pur troppo" soggiungeva "lo impero che voi avete sopra di me. Non avrei forza d'animo bastevole a tenermi fermo nella mia risoluzione, se consentissi a rivedervi." Le offerse un legno per trasportarla, con tutti i comodi e il decoro, alle Fiandre; e le minacci che ove non si fosse indotta ad andarsene quietamente, sarebbe stata mandata via per forza. La donna, in sulle prime, prov di destare la piet del Re fingendosi inferma. Poscia prese il contegno d'una martire, ed impudentemente si spacci di patir tanto per la religione protestante. Riprese quindi i modi di Giovanni Hampden, sfidando il re a mandarla via; nel quale caso se ne sarebbe richiamata ai tribunali. Finch la Magna Carta e l'Habeas Corpus erano leggi del Regno, ella voleva starsi dove meglio le talentasse. "E in Fiandra" grid ella "giammai! Ho imparato una cosa dalla Duchessa di Mazzarino mia amica, ed  di non fidarmi mai d'un paese dove siano conventi." Alla perfine, elesse l'Irlanda come luogo d'esilio, probabilmente perch ivi era vicer il fratello di Rochester suo protettore. E dopo molto indugiare, ella si part, lasciando vittoriosa la Regina(644).
La storia di questo stranissimo intrigo sarebbe incompiuta, ove non aggiungessi che esiste tuttora una meditazione religiosa, scritta di mano propria dal Lord Tesoriere, nel giorno stesso in cui la notizia ch'egli si provava di governare il suo signore per mezzo d'una concubina, fu trasmessa da Bonrepaux a Versailles. Nessun componimento di Ken o di Leighton  imbevuto di spirito pi fervido e di piet pi esaltata, che questa religiosa effusione. Non pu tenersi in sospetto d'ipocrisia; imperocch manifesto si conosce che quello scritto doveva solo servire per uso privato dello scrittore, e non fu pubblicato se non cento e pi anni dopo ch'egli giaceva cenere ed ossa dentro il sepolcro. Fino a tal segno la storia supera in istranezza la finzione! ed  pur troppo vero che la natura ha capricci che l'arte non osa imitare. Un poeta drammatico mal si rischierebbe a porre sulla scena un principe severo, nel verno degli anni, pronto a sacrificare la corona per giovare la propria religione, instancabile nel fare proseliti, che ad un'ora abbandonava ed insultava la moglie giovine e bella, per vaghezza di una druda che non aveva n giovinezza n belt. Anche meno, se pure  possibile, un drammaturgo ardirebbe immaginare un uomo di Stato che si abbassi al vergognoso mestiere di mezzano d'amore, e chiami la propria moglie ad aiutarlo in quel disonorevole ufficio; e nulladimanco, nei momenti d'ozio, ridottosi nel domestico ritiro, innalzi l'anima a Dio, spargendo lacrime di penitenza e recitando devote giaculatorie(645).
...
.
...
38. La influenza di Rochester decade. 
...
.
...
Il Tesoriere presto s'accrse che servendosi di mezzi scandalosi per giungere ad un laudevole fine, aveva commesso non solo un delitto ma uno sbaglio. Adesso la Regina gli era divenuta nemica. Ella fece sembiante, a dir vero, di ascoltare con cortesia le parole con che gli Hydes tentarono di scusare, come meglio poterono, la propria condotta; e in alcune occasioni mostr di usare la sua influenza a favor loro: ma avrebbe dovuto essere o da pi o da meno che non  una donna, se avesse veramente dimenticata la congiura ordinata dalla famiglia della prima moglie di Giacomo contro la sua dignit e felicit domestica. I Gesuiti, con rigorose parole, dimostrarono al Re il pericolo dal quale era, quasi per miracolo, campato, dicendo come la riputazione, la pace e l'anima di lui fossero state poste a repentaglio per le trame del suo primo ministro. Il Nunzio, che volentieri avrebbe frustrato la influenza del partito violento, e cooperato cogli uomini moderati del Gabinetto, non pot onestamente e decentemente dividersi in questa occasione da Padre Petre. Lo stesso Giacomo, dopo che il mare lo ebbe partito dalle male onde era stato s fortemente affascinato, non pot non sentire ira e dispregio verso coloro i quali s'erano studiati di governarlo per mezzo de' suoi vizi. Le cose successe era mestieri che gli facessero maggiormente stimare la sua Chiesa, e disistimare quella d'Inghilterra. I Gesuiti che, come correva la moda, erano chiamati i pi pericolosi de' consiglieri spirituali, sofisti che sovvertivano tutto il sistema della morale evangelica, adulatori che andavano debitori del proprio potere principalmente alla indulgenza con cui trattavano i peccati de' grandi, lo avevano ritratto da una vita colpevole con rimproveri acri ed arditi, come quelli che Natan fece a David, o Giovanni Battista ad Erode. Dall'altra parte, i fervidi Protestanti, che parlavano sempre della rilassatezza de' casisti papali, e della malvagit di operare il male perch se ne potesse conseguire il bene, avevano tentato di procurare il bene della propria Chiesa per una via considerata da ogni cristiano come gravemente criminosa. La vittoria della cabala de' pessimi consiglieri fu quindi compiuta. Il Re tratt freddamente Rochester. I cortigiani e i ministri stranieri tosto si accorsero che il Lord Tesoriere era primo ministro solamente di nome. Seguit a dare consigli ogni giorno, ed ebbe l'onta di vederli ogni giorno rigettati. Nulladimeno, non sapeva indursi ad abbandonare quell'apparenza di potere, e gli emolumenti che direttamente e indirettamente ei ricavava dal suo alto ufficio. Fece quindi quanto pot per nascondere agli occhi del pubblico l'amarezza dell'anima sua. Ma le sue violenti passioni e le sue intemperanti abitudini non gli concedevano di sostenere la parte di simulatore. Il suo conturbato aspetto, sempre che egli usciva dalla sala del Consiglio, mostrava che non erano stati lieti i momenti ivi passati; e quando il bicchiere gli scaldava il cervello, gli fuggivano di bocca parole che manifestamente rivelavano la inquietudine dell'animo(646).
E aveva ragione d'essere inquieto. Gl'indiscreti e impopolari provvedimenti si succedevano rapidamente l'un l'altro. Ogni pensiero di ritornare alla politica della Triplice Alleanza era abbandonato. Il Re esplicitamente confess ai ministri di que' potentati continentali, coi quali gi aveva avuto intendimento di collegarsi, che aveva affatto mutato pensiero, e che l'Inghilterra doveva seguitare ad essere, come era stata sotto l'avo, il padre e il fratello suoi, di nessun conto in Europa. "Non sono in condizioni" ei disse allo Ambasciatore Spagnuolo "d'impacciarmi di ci che accade fuori de' miei Stati. Sono risoluto di lasciare che le faccende straniere piglino il loro corso, di consolidare l'autorit mia nel mio Regno, e di fare qualche cosa a pro della mia religione." Pochi giorni dipoi manifest i medesimi intendimenti agli Stati Generali(647). Da quel tempo sino alla fine del suo ignominioso regno, non fece alcuno positivo sforzo a trarsi di vassallaggio, quantunque non potesse mai, senza dare in furore, sentirsi chiamare vassallo.
I due fatti onde il pubblico si accrse che Sunderland e il suo partito avevano vinto, furono la proroga del Parlamento dal febbraio al maggio, e la partenza di Castelmaine per Roma, col grado d'ambasciatore di primissima classe(648).
Fino allora tutti gli affari del Governo Inglese alla Corte Papale erano stati affidati a Giovanni Caryl. Questo gentiluomo era noto ai suoi coetanei come persona ricca e educata, e come autore di due opere drammatiche applaudite; cio d'una tragedia in versi rimati, che era stata resa popolare dall'insigne attore Betterton; e di una commedia, che d'ogni suo pregio va debitrice alle(649) scene rubate a Molire. Questi componimenti sono da lungo tempo caduti in oblio; ma ci che Caryl non valse a fare a suo pro,  stato fatto per lui da un pi possente ingegno. Un mezzo verso nel Riccio Rapito ha reso immortale il suo nome.
...
.
...
39. Castelmaine  inviato a Roma; Giacomo tratta male gli Ugonotti.
...
.
...
Caryl, il quale al pari di tutti gli altri rispettabili Cattolici Romani era nemico alle misure violente, aveva con buon senso e buon animo adempiuto il suo delicato incarico a Roma. La commissione affidatagli ei comp lodevolmente; ma non aveva carattere officiale, e studiosamente schiv ogni dimostrazione. E per i suoi servigi furono quasi di nessuna spesa al Governo, e non provocarono mormorazioni. Al suo ufficio venne adesso sostituita una dispendiosa e pomposa ambasciata, che offese grandissimamente il popolo inglese, mentre non piacque punto alla Corte di Roma. Castelmaine ebbe lo incarico di domandare un cappello cardinalizio pel suo alleato Padre Petre.
Verso il medesimo tempo, il Re cominci a mostrare, in modo non equivoco, ci che veramente sentiva verso gli esuli Ugonotti. Mentre sperava di sedurre il Parlamento a mostrarsi sommesso, e intendeva di farsi capo della coalizzazione europea contro la Francia, aveva simulato di biasimare la revoca dello editto di Nantes, e commiserare quegli infelici dalla persecuzione cacciati lungi dalle patrie contrade. Aveva fatto annunziare che in ogni chiesa del Regno si sarebbe fatta, con la sua approvazione, una colletta a beneficio loro. Un apposito proclama era stato compilato con parole che avrebbero ferito l'orgoglio di un sovrano meno irritabile e vanaglorioso di Luigi. Ma adesso tutto mut d'aspetto. I principii del trattato di Dover diventarono di nuovo i fondamenti della politica estera dell'Inghilterra. Si fecero quindi ampie apologie per la scortesia con cui il Governo Inglese aveva agito verso la Francia mostrando favore ai fuorusciti francesi. Il proclama che era spiaciuto a Luigi, fu revocato(650). I ministri Ugonotti furono avvertiti di parlare con riverenza del loro oppressore ne' loro pubblici discorsi; se no, avrebbero corso pericolo. Giacomo non solo cess di manifestare commiserazione per que' malarrivati, ma dichiar di credere che essi covassero perfidissimi disegni, e confess di avere errato proteggendoli. Giovanni Claude, uno de' pi illustri fuorusciti, aveva pubblicato nel continente un piccolo volume, nel quale dipingeva con tinte vigorose i patimenti de' suoi confratelli. Barillon chiese che il libro venisse solennemente vituperato. Giacomo assent, e in pieno Consiglio dichiar, come fosse suo piacere che il libello di Claude venisse bruciato dinanzi la Borsa Reale per mano del boia. Anche Jeffreys ne rimase attonito, e provossi di mostrare che siffatto procedimento era senza esempio; che il libro era scritto in lingua straniera; che era stato stampato in una tipografia straniera; che si riferiva interamente a fatti successi in un paese straniero; e che nessun Governo inglese s'era mai impacciato di tali opere. Giacomo non pat che la questione venisse discussa. "La mia deliberazione" disse egli " fatta. Oramai  nata l'usanza di trattare i Re con poco rispetto, ed  mestieri che tutti vicendevolmente si difendano. Un Re dovrebbe essere sempre il sostegno dell'altro; ed io ho ragioni particolari per rendere al Re di Francia questo atto di rispetto." I consiglieri stettero muti. L'ordine fu emanato; e il libro di Claude fu dato alle fiamme, non senza alte mormorazioni di molti che erano stati ognora riputati fermi realisti(651).
La colletta, gi promessa, fu per lungo tempo per vari pretesti differita. Il Re volentieri avrebbe mancato alla sua parola; ma l'aveva cos solennemente data, che non poteva, senza somma vergogna, ritirarla(652). Non per tanto, nulla fu omesso che potesse intiepidire lo zelo delle congregazioni. Aspettavasi che, secondo la costumanza solita in simili casi, il popolo venisse esortato dai pulpiti. Ma Giacomo era determinato di non tollerare declamazioni contro la religione e l'alleato suo. Lo arcivescovo di Canterbury ebbe, perci, ordine di far sapere al clero, che si doveva semplicemente leggere il regio proclama, senza presumere di predicare intorno ai patimenti de' protestanti francesi(653). Nondimeno, le offerte furono in tanta copia, che, fatta ogni deduzione, la somma di quaranta mila lire sterline venne depositata nella Camera di Londra. Forse non v' stata nell'et nostra colletta cos generosa in proporzione de' mezzi della nazione(654).
Il Re rimase amaramente mortificato da s generosa colletta, fattasi in ubbidienza(655) al suo invito. Sapeva bene, disse egli, che cosa significava tale liberalit. Era un puro dispetto che i Whig avevano inteso di fare a lui ed alla sua religione(656); ed aveva gi deciso che la somma raccolta non servisse per coloro che i donatori volevano beneficare. Era stato per parecchie settimane in istretta comunicazione intorno a questo negozio con la Legazione Francese; ed approvante la Corte Francese, si appigli ad un partito che non pu di leggieri conciliarsi co' principii di tolleranza ch'egli poscia pretese di professare. I fuorusciti erano zelanti del culto e della disciplina de' Calvinisti. Giacomo, quindi, fece comandamento che a niuno fosse dato un tozzo di pane o una cesta di carbone, se prima non avesse prestato il giuramento a seconda del rituale anglicano(657). E' cosa strana che questo inospitale provvedimento fosse stato immaginato da un principe, il quale considerava l'Atto di Prova come un oltraggio fatto ai diritti della coscienza: imperocch, per quanto ingiusto possa essere l'imporre un Atto di Prova con sacramento onde chiarirsi se gli uomini meritino occupare gli uffici civili e militari,  senza alcun dubbio assai pi ingiusto imporre il detto sacramento per conoscere se essi, nella estrema miseria, meritino carit. N Giacomo aveva la scusa che potrebbe allegarsi a scemare la colpa da tutti quasi i persecutori; perocch la religione ch'egli imponeva ai fuorusciti, a pena di lasciarli morire di fame, non era la religione ch'egli professava. La sua condotta, adunque, verso loro era meno scusabile di quella di Luigi: poich costui gli oppressava sperando di ricondurli da una dannevole eresia alla vera Chiesa; Giacomo gli opprimeva solo onde costringerli ad apostatare da una dannevole eresia, ed abbracciarne un'altra.
Una Commissione, nella quale era il Cancelliere, fu istituita a distribuire le pubbliche limosine. Nella prima adunanza, Jeffreys manifest la volont del Re. Disse che i fuorusciti erano troppo generalmente nemici della monarchia e dello episcopato. Se volevano ottenere qualche sussidio, era mestieri che si convertissero alla Chiesa Anglicana, e prestassero il giuramento nelle mani del suo cappellano. Molti esuli che erano andati pieni di gratitudine e di speranza a chiedere qualche soccorso, udirono la propria sentenza, e con la disperazione nel cuore partironsi. 
...
.
...
40. La potest di dispensare.
...
.
...
Si appressava il mese di maggio, mese stabilito per la ragunanza delle Camere; ma furono di nuovo prorogate sino a novembre(658). Non era strano che il Re aborrisse di vederle adunate; imperciocch era risoluto di abbracciare una politica che egli sapeva bene essere da loro detestata. Da' suoi predecessori aveva ereditate due prerogative, i confini delle quali non sono stati rigorosamente definiti, e che, esercitate illimitatamente, basterebbero a sovvertire tutto l'ordinamento politico dello Stato e della Chiesa. Erano il potere di dispensare e la supremazia ecclesiastica. Per virt dell'uno, il Re propose di ammettere i Cattolici Romani, non solo agli uffici civili e militari, ma anche agli spirituali. Per virt dell'altra, sperava di rendere il clero anglicano strumento della distruzione della loro propria Chiesa.
Questo disegno si venne gradatamente esplicando da s. Non si stim sicuro cominciare concedendo allo intero corpo de' Cattolici Romani dispensa dagli statuti che imponevano pene e giuramenti; perciocch non v'era cosa che fosse cos pienamente stabilita come la illegalit di una tale dispensa. La Cabala nel 1672 aveva promulgata una dichiarazione generale d'Indulgenza. I Comuni, appena adunatisi, protestarono contro. Carlo Secondo aveva ordinato che fosse cassata in sua presenza, ed aveva di propria bocca e con un messaggio scritto data assicurazione alle Camere, che l'atto che aveva cagionato tanto lamento, non sarebbe stato mai considerato come esempio precedente. Sarebbe stato difficile trovare in tutti i collegi d'avvocati un giureconsulto di qualche riputazione, che avesse voluto difendere una prerogativa, alla quale il Sovrano, assiso sul trono in pieno Parlamento, aveva solennemente pochi anni innanzi rinunziato. E per, il primo fine che Giacomo si prefisse(659), fu quello d'ottenere che le Corti di Diritto Comune riconoscessero ch'egli, almeno fino a questo segno, possedeva la potest di dispensare.
...
.
...
41. Destituzione de' Giudici disubbidienti.
...
.
...
Ma, quantunque le sue pretese fossero modiche in agguaglio di quelle che manifest pochi mesi dopo, si accrse tosto che gli stava contro l'opinione di quasi tutta Westminster(660) Hall. Quattro de' giudici gli fecero intendere, che in questa occasione non potevano secondare il suo proponimento; ed  da notarsi che tutti e quattro erano Tory violenti, e fra essi v'erano uomini che avevano accompagnato Jeffreys nella sua missione di sangue, e che avevano assentito alla morte di Cornish e d'Elisabetta Gaunt. Jones, Capo Giudice de' Piati Comuni, uomo che non s'era mai prima ricusato a nessuna bassa azione, comunque crudele e servile, adesso parl nel gabinetto regio con parole che sarebbero state convenevoli alle labbra de' magistrati pi integerrimi di cui faccia ricordo la storia nostra. Gli fu detto chiaramente, o di smettere la propria opinione, o lasciare l'impiego. "In quanto al mio impiego" rispose, "poco mi curo. Ormai son vecchio, e mi son logorata la vita in servizio della Corona; ma rimango mortificato nel vedere che Vostra Maest mi stimi capace di dare un giudicio che nessuno, tranne un uomo stolto e disonesto, potrebbe(661) dare." - "Ho risoluto" disse il Re "di avere dodici giudici i quali la pensino come me in questo negozio." - "La Maest Vostra" rispose Jones "potrebbe trovare dodici giudici che la pensino come Voi, ma non dodici giurisperiti(662)." Fu destituito, con Montague, Capo Barone dello Scacchiere; e due altri giudici inferiori, Neville e Charlton. Uno de' nuovi giudici era Cristoforo Milton, fratello minore del gran poeta. Poco si sa di Cristoforo, salvo che a tempo della guerra civile era stato realista, e che adesso, giunto alla vecchiezza, pendeva verso il papismo. Non pare che si convertisse mai formalmente alla Chiesa di Roma; ma certo scrupoleggiava a comunicare con la Chiesa d'Inghilterra, ed aveva quindi un forte interesse a difendere la potest di dispensare(663).
Il Re trov i suoi consiglieri giuristi disubbidienti quanto i giudici. Il primo che seppe di dovere difendere la potest di dispensare, fu l'Avvocato Generale Heneage Finch. Senza tanti andirivieni, ricus di farlo, e il d dopo fu destituito dall'ufficio(664). Al Procuratore Generale Sawyer fu ingiunto di rilasciare ordini per autorizzare i membri della Chiesa di Roma ad occupare i beneficii pertinenti a quella d'Inghilterra. Sawyer era stato profondamente implicato nelle pi crude e inique persecuzioni di quel tempo, ed era da' Whig abborrito come uomo che aveva le mani imbrattate del sangue di Russell e di Sidney; ma in questa occasione non mostr difetto d'onest e di fermezza. "Sire," disse egli "questo non importa dispensare semplicemente da uno statuto; ma vale il medesimo che annullare l'intero Diritto Statutario, da Elisabetta fino a noi. Io non oso porvi mano; e scongiuro la Maest Vostra a considerare se una tanta aggressione ai diritti della Chiesa sia d'accordo con le ultime promesse che avete generosamente fatte(665)." Sawyer sarebbe stato come Finch destituito, se il Governo avesse potuto trovargli un successore: ma ci non era cosa di poco momento. Era necessario, a proteggere i diritti della Corona, che uno almeno de' legali della Corona fosse uomo dotto, abile ed esperto; e non era da trovarsi un tale uomo che difendesse la potest di dispensare. Al Procuratore Generale fu, dunque, per pochi mesi lasciato l'impiego. Tommaso Powis, uomo da nulla, che non aveva altri requisiti, dalla servilit all'infuori, per occupare qualche alto ufficio, fu nominato Avvocato Generale.
...
.
...
42. Caso di Sir Eduardo Hales.
...
.
...
Gli apparecchi preliminari erano ormai compiti. V'erano un Avvocato Generale per difendere la potest di dispensare, e dodici giudici per decidere a favore di quella. La questione, adunque, fu sollecitamente messa in campo. Sir Eduardo Hales, gentiluomo di Kent, erasi convertito al papismo in tempi ne' quali niuno poteva impunemente dichiararsi papista. Aveva tenuta secreta la propria conversione, e tutte le volte che ne veniva richiesto, affermava d'essere Protestante con solennit tale, da dare poco credito ai suoi principii. Come Giacomo ascese al trono, non vi fu mestieri di simulazione. Sir Eduardo apostat pubblicamente, e ne ebbe in ricompensa il comando d'un reggimento di fanteria. Lo aveva tenuto per pi di tre mesi senza prestare il giuramento. Era quindi soggetto alla pena di cinquecento lire sterline, che chi lo avesse accusato poteva ricuperare per via d'azione di debito. Un uomo di condizione servile fu adoperato a portare l'azione nella Corte del Banco del Re. Sir Eduardo non neg i fatti allegati contro lui, ma disse di possedere lettere patenti, che lo autorizzavano a tenere il suo ufficio, malgrado l'Atto di Prova. Lo accusatore ammise che le ragioni di Sir Eduardo erano vere in fatto, ma neg che quella fosse una soddisfacente risposta. Cos fu fatta una semplice questione di diritto da decidersi dalla Corte. Un avvocato che era notissimo strumento del Governo, comparve per il simulato accusatore, e fece alcune lievi obiezioni alle ragioni allegate dall'accusato. Il nuovo Avvocato Generale rispose. Il Procuratore Generale non prese parte al giudicio. Il Lord Capo Giudice, Sir Eduardo Herbert, proffer la sentenza. Annunzi d'avere esposta la questione a tutti i dodici giudici, e che undici di loro opinavano che il Re potesse legittimamente dispensare dagli statuti penali nei casi particolari, e per ragioni di grave importanza. Il Barone Street, l'unico che dette il voto contrario, non fu destituito dall'ufficio. Era uomo cos immorale, che era abborrito perfino dai suoi stessi parenti, e che il Principe d'Orange, a tempo della Rivoluzione, fu avvertito di non ammetterlo al suo cospetto. Il carattere di Street rende impossibile il credere che egli avesse voluto mostrarsi pi scrupoloso de' suoi colleghi. Il carattere di Giacomo rende impossibile il credere che un Barone dello Scacchiere, mostratosi disubbidiente, fosse stato lasciato nell'impiego. Non pu esservi alcun dubbio ragionevole che il giudice dissenziente, come l'accusatore e il costui difensore, non avessero agito d'accordo. Importava assai che vi fosse grande preponderanza d'autorit a favore della potest di dispensare; ed era al pari importante che il Banco, che era stato studiosamente ricomposto per quella circostanza, avesse l'apparenza d'essere indipendente. Ad un giudice, quindi, che era il meno rispettabile de' dodici, fu permesso, e pi probabilmente comandato, di votare contro la prerogativa(666).
La potest in tal modo riconosciuta dalle Corti di Legge, non fu lasciata inoperosa. Un mese dopo la sentenza proferita dal Banco del Re, quattro Lordi cattolici romani furono chiamati al Consiglio Privato. Due di loro, Powis e Bellasyse, appartenevano al partito moderato, e probabilmente accettarono l'ufficio con repugnanza e con molti tristi presentimenti. Gli altri due, Arundell e Dover, non avevano cosiffatti presentimenti(667).
...
.
...
43. Ai Romani Cattolici  dato diritto ad occupare i beneficii ecclesiastici; Sclater; Walker.
...
.
...
La potest di dispensare fu, nel medesimo tempo, adoperata a rendere i Cattolici Romani atti ad occupare i beneficii ecclesiastici. Il nuovo Avvocato Generale prontamente eman i decreti che Sawyer aveva ricusato di fare. Uno di questi decreti fu in favore d'uno sciagurato che aveva nome Eduardo Sclater, e che possedendo due beneficii, voleva tenerli a qualunque costo, e in tutte le vicissitudini. La domenica delle Palme del 1686, egli amministr la comunione ai suoi parrocchiani secondo il rito della Chiesa Anglicana. Nella seguente domenica della Pasqua, celebr la Messa. La regia dispensa lo autorizz a fruire degli emolumenti de' suoi beneficii. Alle rimostranze de' patroni che gli avevano conferiti, rispose con insolenti parole di provocazione; e mentre alla causa de' Cattolici Romani spirava prospero il vento, ei pubblic un assurdo trattato in difesa della propria apostasia. Ma pochi giorni dopo la Rivoluzione, una gran folla convenne nel tempio di Santa Maria nel Savoy, per vederlo rientrare nel grembo della religione da lui abbandonata. Leggendo l'abjura, le lacrime gli scendevano copiose gi per le guance, e proffer un'acre invettiva contro i preti papisti, dalle arti de' quali era stato sedotto(668).
Con non minore infamia si condusse Obadia Walker. Era vecchio prete della Chiesa Anglicana, e ben noto nella Universit d'Oxford come uomo dotto. Sotto il regno di Carlo, era venuto in sospetto d'inclinare al papismo, ma esteriormente erasi conformato alla religione stabilita, ed infine era stato eletto Maestro o Rettore del Collegio Universitario. Subito dopo che Giacomo ascese al trono, Walker deliber di gettar via la maschera con che fino allora s'era coperto. Si astenne dal culto anglicano, e con alcuni convittori e sottograduati da lui pervertiti, ascoltava giornalmente la Messa nel proprio appartamento. Uno de' primi atti del nuovo Avvocato Generale, fu di fare un decreto che autorizzava Walker e i suoi proseliti a ritenere i loro beneficii, non ostante la loro apostasia. Furono tosto chiamati de' muratori, perch trasformassero in oratorio due file di stanze. In pochi giorni nel Collegio Universitario celebraronsi pubblicamente i riti cattolici romani. Vi fu posto a cappellano un Gesuita. Vi fu allogata una tipografia con licenza regia, per istampare i libri cattolici romani. Per lo spazio di due anni e mezzo, Walker seguit a guerreggiare contro il protestantismo con tutto il rancore d'un rinnegato: ma quando la fortuna mut faccia, ei mostr che gli mancava il coraggio d'un martire. Fu tratto alla barra della Camera de' Comuni perch rendesse ragione della propria condotta, e fu tanto vigliacco da protestare di non aver mai mutato religione, n mai cordialmente approvate le dottrine della Chiesa di Roma, e di non essersi mai provato a convertire a quella nessun uomo. Non valeva l'incomodo di violare gli obblighi pi sacri della legge e della fede data per convertire uomini come Walker(669).
...
.
...
44. La Decania di Christchurch  data ad un Cattolico Romano.
...
.
...
Dopo breve tempo, il Re fece un passo pi innanzi. A Sclater e Walker era stato solamente permesso di tenere, dopo d'essersi fatti papisti, i beneficii gi loro concessi mentre si dicevano protestanti. Conferire un'alta dignit nella Chiesa Anglicana ad un aperto nemico di quella, era un atto pi audace che rompeva le leggi e la reale promessa. Ma non v'era provvedimento che a Giacomo paresse ardito. Il decanato di Christchurch divenne vacante. Quell'ufficio, e per dignit e per emolumenti, era uno de' pi considerevoli nella Universit di Oxford. Al decano era affidato il governo di un maggior numero di giovani di cospicue parentele e di grandi speranze, che si potesse trovare in qualunque altro collegio. Egli era parimente il capo di una cattedrale. Con ambedue questi caratteri, era necessario ch'egli appartenesse alla Chiesa Anglicana. Nondimeno, Giovanni Massey, che manifestamente era membro della Chiesa di Roma, e che altro merito non aveva, tranne d'esser membro di quella Chiesa, fu, per virt della potest di dispensare, nominato all'ufficio predetto; e tosto dentro le mura di Christchurch fu innalzato un altare, dove ogni giorno si celebrava la Messa(670). Al Nunzio il Re disse, che come aveva fatto in Oxford, cos tra breve farebbe in Cambrigde(671).
...
.
...
45. Distribuzione de' Vescovati.
...
.
...
Non pertanto, anche ci era lieve male in paragone di quello che i Protestanti avevano buone ragioni a temere. Sembrava assai probabile che l'intero governo della Chiesa Anglicana verrebbe, tra poco tempo, posto nelle mani de' suoi mortali nemici. V'erano tre insigni sedi vacanti; quella di York, quella di Chester e quella d'Oxford. Il vescovato d'Oxford fu dato a Samuele Parker, parassito; la cui religione, se pure egli aveva religione alcuna, era quella di Roma; e che si chiamava protestante, solo perch aveva l'impaccio d'una moglie. "Io voleva" disse il Re ad Adda "nominare un aperto cattolico: ma il tempo non  ancora giunto. Parker  bene disposto per noi; sente come noi; ed a poco per volta convertir tutto il suo clero(672)." Il vescovato di Chester, vacante per la morte di Giovanni Pearson, uomo di grande rinomanza e come filologo e come teologo, fu conferito a Tommaso Cartwright, anche pi abietto parassito di Parker. Lo arcivescovato di York rimase varii anni vacante. E non potendosi a ci allegare nessuna buona ragione, sospettavasi che il Re differisse la nomina, finch si potesse rischiare di porre quell'insigne mitra sul capo d'un papista. E veramente, egli  molto probabile che il senno e la buona disposizione del Papa salvassero da tanto oltraggio la Chiesa Anglicana. Senza speciale dispensa del Papa, nessun Gesuita poteva divenire vescovo; e non vi fu mai modo d'indurre Innocenzo ad accordarla a Petre.
...
.
...
46. Determinazione di Giacomo ad usare la propria supremazia ecclesiastica contro la Chiesa.
...
.
...
Giacomo n anche dissimul lo intendimento che aveva di giovarsi con vigore e sistematicamente di tutti i poteri che aveva come capo della Chiesa stabilita, per distruggerla. Disse con chiare parole, che per opera della divina Provvidenza, l'Atto di Supremazia sarebbe stato il mezzo di richiudere la fatale ferita da esso inflitta nel corpo della Chiesa universale. Enrico ed Elisabetta avevano usurpato un dominio che di diritto apparteneva alla Sede. Tale dominio, nel corso della successione, era venuto nelle mani di un principe ortodosso, il quale lo terrebbe come deposito appartenente alla Santa Sede. La legge gli dava potest di reprimere gli abusi spirituali: e il primo di quelli ch'egli intendeva reprimere, era la libert con cui il clero anglicano difendeva la propria religione e combatteva contro le dottrine di Roma(673).
...
.
...

47. Difficolt a ci fare.
...
.
...
Ma incontr un grande ostacolo. La supremazia ecclesiastica di che egli andava rivestito, non era punto la stessa alta e terribile prerogativa da Elisabetta, da Giacomo Primo e da Carlo I esercitata. L'atto che dava alla Corona una quasi infinita autorit visitatoria sopra la Chiesa, quantunque non fosse mai stato formalmente abrogato, aveva veramente perduto in gran parte il primitivo vigore. La legge in sostanza rimaneva, ma senza nessuna formidabile sanzione, e senza efficace sistema di procedura; ed era perci poco pi che una lettera morta.
Lo statuto che rese ad Elisabetta il dominio spirituale, assunto dal padre e deposto dalla sorella, conteneva una clausula che dava al Sovrano autorit di costituire un tribunale che poteva inchiedere e riformare, e punire i delitti ecclesiastici. Per virt di tale clausula, fu creata la Corte dell'Alta Commissione; Corte che per molti anni era stata terribile ai non-conformisti, e sotto la cruda amministrazione di Laud divenne argomento di timore e d'odio, anche a coloro che amavano maggiormente la Chiesa stabilita. Adunatosi il Lungo Parlamento, l'Alta Commissione venne generalmente giudicata come il pi grave degli abusi che la nazione sosteneva. E per fu fatta alquanto frettolosamente una legge, la quale non solo priv la Corona della potest di nominare visitatori per soprintendere alle faccende della Chiesa, ma abol senza distinzione ogni specie di corti ecclesiastiche.
Dopo la Restaurazione, i Cavalieri, che erano numerosissimi nella Camera de' Comuni, per quanto fossero zelanti della prerogativa, rammentavano ancora con amarezza la tirannia dell'Alta Commissione, e non erano punto disposti a richiamare a vita una cotanto odiosa istituzione. Pensavano, ad un'ora, e non senza ragione, che lo statuto il quale aveva distrutte tutte le corti cristiane del reame senza nulla sostituirvi, fosse soggetto a gravi obiezioni. E per lo revocarono, tranne nella parte che riferivasi all'Alta Commissione. Cos le Corti Arcidiaconali, le Concistoriali, quella dell'Arcivescovo di Canterbury, l'altra cos detta de' Peculiari, e la Corte dei Delegati furono richiamate a vita; ma l'atto per virt del quale ad Elisabetta ed a' suoi successori era stata concessa la potest di nominare Commissioni con autorit visitatoria sopra la Chiesa, non solo non fu rimesso in vigore, ma con parole estremamente forti fu dichiarato pienamente abrogato. E', dunque, chiaro, quanto pu esserlo qualunque punto di diritto costituzionale, che Giacomo Secondo non era competente a istituire una Commissione, con potest di visitare e governare la Chiesa Anglicana(674). Che se cos fosse stato, poco valeva che l'Atto di Supremazia, con parole alto sonanti, gli desse facolt da correggere ci che non era equo in quella Chiesa. Null'altro, fuorch una macchina formidabile come quella, ch'era stata distrutta dal Lungo Parlamento, poteva forzare il clero anglicano a divenire strumento del Re per la distruzione della dottrina e del culto anglicano. Egli, perci, nell'aprile del 1686, deliber di creare una nuova Corte d'Alta Commissione. Il disegno non fu mandato subitamente ad esecuzione. Fu avversato da tutti i ministri che non erano ligii alla Francia ed a' Gesuiti. I giureconsulti lo considerarono come oltraggiosa violazione della legge, e gli aderenti alla Chiesa Anglicana come un'aggressione alla Chiesa loro. Forse la contesa sarebbe durata pi a lungo, se non fosse accaduto un fatto che fer l'orgoglio e infiamm la collera del Re. Egli, come capo supremo ordinario, aveva dato ordini affinch il clero anglicano si astenesse di toccare i punti controversi della dottrina. In tal guisa, mentre tutte le Domeniche e le festivit dentro il ricinto de' reali palazzi recitavansi sermoni a difesa della religione cattolica romana, alla Chiesa dello Stato, alla Chiesa della grandissima parte della nazione era inibito di spiegare e difendere i propri principii. Lo spirito di tutto l'ordine clericale destossi contro cotesta ingiustizia. Guglielmo Sherlock, teologo insigne, che aveva scritto con asprezza contro i Whig e i Dissenzienti, e ne era stato rimunerato dal Governo coll'ufficio di Maestro o Rettore del Tempio e con una pensione, fu uno de' primi a incorrere nello sdegno del Re. Gli fu sospesa la pensione, ed ei venne severamente redarguito(675). Poco appresso Giovanni Sharp, Decano di Norwich e Rettore di Saint Giles-in-the-Fields, fece pi grave offesa a Giacomo. Era uomo dotto e di fervida piet, predicatore di gran fama, e prete esemplare. In politica, come tutti i suoi confratelli, era Tory, ed era pur allora stato fatto regio cappellano. Ricev una lettera di un anonimo, il quale simulava venire da uno de' suoi parrocchiani che era stato vinto dagli argomenti de' teologi cattolici romani, ed agognava d'imparare se la Chiesa Anglicana fosse parte della vera Chiesa di Cristo. Nessun teologo che non avesse perduto ogni senso de' religiosi doveri o dell'onore del proprio ministero, poteva ricusare di rispondere. La Domenica prossima, Sharp fece un vigoroso discorso contro le alte pretese della Chiesa di Roma. Alcune delle sue espressioni vennero esagerate, scontorte, e recate dai ciarlieri a Whitehall. Fu falsamente riferito, ch'egli avesse vituperosamente parlato dello disquisizioni teologiche gi trovate nella cassa forte di Carlo, e pubblicate da Giacomo. Compton, vescovo di Londra, ebbe da Sunderland ordini di sospendere Sharp, fino a tanto che il Re avesse altrimenti provveduto. Il vescovo si sent grandemente perplesso. La sua recente condotta nella Camera dei Lordi aveva profondamente offesa la Corte. Il suo nome era gi stato casso dalla lista de' Consiglieri Privati. Egli era gi stato cacciato dall'ufficio che occupava nella cappella reale. Non voleva aggiungere nuove provocazioni; ma l'atto che gli s'imponeva era un atto giudiciale. Intese essere ingiusto, e i migliori consiglieri gli assicuravano essere illegale infliggere una pena senza che al supposto colpevole fosse dato modo a difendersi. E per, con umilissime parole, espose al Re le difficolt ad eseguire l'ordine ricevuto, e avvert privatamente Sharp a non mostrarsi per allora in pulpito. Per quanto ragionevoli fossero gli scrupoli di Compton, per quanto ossequiose le sue scuse, Giacomo mont in gran furore. Quale insolenza allegare o la giustizia naturale o la legge positiva in opposizione ad un espresso comandamento del Sovrano! Sharp fu dimenticato. Il vescovo divenne segno alla vendetta del Governo(676).
...
.
...
48. Crea una nuova Corte d'Alta Commissione.
...
.
...
Il Re sent pi penosamente che mai la mancanza di quella arme tremenda che un tempo aveva costretti i disobbedienti ecclesiastici a cedere. Probabilmente, sapeva che per poche acri parole profferite contro il governo di Carlo Primo, il vescovo Williams era stato dall'Alta Commissione sospeso da tutte le dignit e funzioni ecclesiastiche. Il disegno di richiamare a vita quel formidabile tribunale, fu pi che mai affrettato. Nel mese di luglio, Londra fu in commovimento per la nuova che il Re, sfidando direttamente due atti del Parlamento formulati in vigorosissimi termini, affidava l'intero governo della Chiesa a sette Commissari(677). Le parole con che la giurisdizione loro veniva significata, erano, come suol dirsi, elastiche, e potevano essere stiracchiate per ogni verso. Tutti i collegi e le scuole di grammatica, anche quelli ch'erano stati istituiti dalla liberalit di benefattori privati, furono sottoposti alla autorit della nuova Commissione. Tutti coloro che per guadagnarsi il pane avevano mestieri d'impiego nella Chiesa o nelle istituzioni accademiche, dal Primate fino al pi piccolo curato, dai vicecancellieri d'Oxford e di Cambridge fino al pi umile pedagogo che insegnava il Corderio, rimasero in preda alle voglie del Re. Se qualcuno di quelle molte migliaia di uomini cadeva in sospetto di aver fatto o detto la minima cosa spiacevole al Governo, i Commissari potevano citarlo dinanzi al loro tribunale. Nel modo di contenersi con lui, non erano vincolati da alcun freno, come quelli che erano accusatori a un tempo e giudici. Allo accusato non davasi copia dell'atto d'accusa. Era esaminato e riesaminato; ed ove le sue risposte non fossero soddisfacenti, poteva essere sospeso dall'ufficio, destituito, dichiarato incapace di occupare beneficio alcuno per lo avvenire. S'egli fosse stato contumace, poteva essere scomunicato, o, in altre parole, privato di tutti i diritti civili, e imprigionato a vita. Poteva anco, a discrezione della Corte, essere condannato a pagare le spese del processo che lo aveva ridotto ad accattare. Non v'era appello. I Commissarii avevano ordine di eseguire l'ufficio loro, non ostante alcuna legge che fosse o paresse essere incompatibile con le norme ricevute. Da ultimo, perch nessuno dubitasse essere stata intenzione del Governo ristabilire quella terribile Corte dalla quale il Lungo Parlamento aveva liberata la nazione, al nuovo tribunale fu ingiunto di usare un suggello in cui fosse il medesimo segno e la epigrafe medesima che erano nel suggello della vecchia Alta Commissione(678).  Capo della Commissione era il Cancelliere. La presenza e lo assenso di lui erano necessarii ad ogni atto. Ciascuno ben conosceva con quanta ingiustizia, insolenza, e barbarie egli s'era condotto nei tribunali, dove, fino ad un certo segno, era infrenato dalle leggi dell'Inghilterra. Non era quindi difficile prevedere come si sarebbe portato in una situazione in cui egli aveva pieno arbitrio di fare da s forme di procedura o regole ad investigare i casi.
Degli altri sei Commissarii, tre erano prelati e tre laici. A capo della lista era il nome dello Arcivescovo Sancroft. Ma egli era pienamente convinto che la Corte era illegale, che tutti i suoi giudicii sarebbero stati nulli, e che sedendovici sarebbe incorso in grave responsabilit. Deliber quindi di non accettare il regio mandato. Nulladimeno, non ag in questa occasione con quel coraggio e con quella sincerit ch'ei mostr allorch, due anni dopo, si trov ridotto agli estremi. Preg lo scusassero, allegando gli affari e la mal ferma salute. Gli altri membri della Commissione, egli soggiunse, erano uomini di tanta abilit, da non avere mestieri del suo aiuto. Queste poco sincere scuse sedevano male sul labbro del Primate di tutta l'Inghilterra in quella occasione; n valsero a salvarlo dalla collera del Re. Egli  vero che il nome di Sancroft non fu cancellato dalla lista de' Consiglieri Privati; ma, con amara mortificazione degli amici della Chiesa, non fu pi chiamato ne' giorni di sessione. "Se egli" disse il Re " s malato da non potere andare alla Commissione,  cortesia alleggiarlo dal carico di venire al Consiglio(679)."
Il Governo non incontr uguale difficolt con Nataniele Crewe, Vescovo della grande e ricca diocesi di Durham, uomo di nobile stirpe, e nella sua professione salito tanto alto, che quasi non poteva desiderare di salire di pi; ma abietto, vano e codardo. Era stato fatto decano della Cappella Reale, allorquando il vescovo di Londra fu cacciato di Palazzo. L'onore di sedere fra il numero de' Commissarii ecclesiastici tocc a Crewe. Nulla giov che alcuni de' suoi amici gli mostrassero il rischio a cui egli si esponeva sedendo in un tribunale illegale. Non vergogn di rispondere, ch'ei non poteva vivere privo del sorriso del Re, ed, esultando, signific la speranza che il suo nome sarebbe rimasto nella storia: speranza che non gli and al tutto fallita(680).
Tommaso Sprat, vescovo di Rochester, fu il terzo Commissario clericale. Era uomo, allo ingegno del quale la posterit non ha reso giustizia. Sventuratamente per la sua riputazione, i suoi versi sono stati stampati nelle raccolte de' Poeti Inglesi; e chi lo voglia giudicare da' suoi versi,  forza che lo consideri come un imitatore servile, che senza una scintilla dell'ammirevole genio di Cowley, scimmiottava ci che nello stile di Cowley era meno commendevole: ma chi conosce le prose di Sprat, far un diverso giudicio delle sue facolt intellettuali. E veramente, era grande maestro della nostra lingua, e possedeva ad un'ora la eloquenza dell'oratore, del controversista e dello storico. Il suo carattere morale avrebbe riportato poco biasimo, se egli fosse stato addetto ad una professione meno sacra; imperocch il peggio che intorno a lui si possa dire,  d'essere stato indolente, lussurioso e mondano; ma tali falli, quantunque nei secolari non sogliano comunemente considerarsi come bruttissimi, sono scandalosi in un prelato. Lo arcivescovato di York era vacante; Sprat sperava d'ottenerlo, e per accett l'ufficio nella Commissione ecclesiastica: ma era uomo di s buona indole, da non potersi condurre con durezza; ed aveva tanto buon senso, da vedere che avrebbe in futuro potuto essere chiamato a render conto di s dinanzi al Parlamento. Per la qual cosa, bench egli acconsentisse di accettare l'ufficio, si studi di acquistare, quanto gli fu possibile, meno nemici(681).
I tre altri Commissari furono il Lord Tesoriere, il Lord Presidente, e il Capo Giudice del Banco del Re. Rochester, disapprovando la cosa e brontolando, assent a servire. Quantunque gli toccasse di soffrir molto alla Corte. non sapeva indursi ad abbandonarla. Quantunque molto amasse la Chiesa, non sapeva indursi a sacrificare per essa il suo bianco bastone, il potere di disporre degl'impieghi, la sua paga di ottomila lire sterline l'anno, e gli assai pi grossi emolumenti indiretti del suo ufficio. Scus con gli altri la propria condotta, e forse con s stesso, allegando che, come Commissario, avrebbe potuto impedire molti danni; ed ove egli avesse ricusato quel posto, sarebbe stato occupato da qualcun altro meno di lui devoto alla religione protestante. Sunderland rappresentava la cabala gesuitica. La sentenza di recente profferita da Herbert intorno alla questione della potest di dispensare, era bastevole argomento a provare che non avrebbe abborrito di obbedire ciecamente a tutte le voglie di Giacomo.
...
.
...
49. Procedimenti contro il Vescovo di Londra.
...
.
...
Appena apertasi la Commissione, il vescovo di Londra fu citato dinanzi al nuovo tribunale. Obbed. "Io voglio da voi" disse Jeffreys "una risposta diretta e positiva. Perch non avete sospeso il Dottor Sharp?"
Il vescovo chiese copia dell'atto che istituiva la Commissione, per conoscere per virt di quale autorit egli fosse cos interrogato. "Se intendete" disse Jeffreys "contrastare all'autorit nostra, user altri mezzi con voi. In quanto all'atto che chiedete, non dubito punto che lo abbiate veduto. In ogni caso, potreste vederlo per un soldo in qualunque bottega di caff." E' pare che la insolente risposta del Cancelliere muovesse a sdegno gli altri Commissari, s che gli fu forza di addurre qualche scusa contorta. Ritorn poi al punto dal quale erasi dilungato, dicendo: "Questa non  una Corte dove le accuse si mostrano in iscritto. La nostra procedura  sommaria, e verbale. La questione  chiarissima. Perch non avete voi obbedito al Re?" Con qualche difficolt Compton pot ottenere un breve indugio, e l'assistenza d'un avvocato. Udite le ragioni da lui allegate, fu manifesto a tutti che il vescovo aveva semplicemente fatto ci ch'egli era tenuto a fare. Il Tesoriere, il Capo Giudice e Sprat opinarono di mandarlo assoluto. Il Re arse di sdegno. E' pareva che la sua Commissione Ecclesiastica gli volesse anch'ella mancare, come gli aveva mancato il suo Parlamento Tory. A Rochester disse di eleggere tra il dichiarare colpevole il vescovo, o lasciare l'ufficio del Tesoro. Rochester fu s vile, che si arrese. Compton fu sospeso dalle sue funzioni spirituali; il carico della sua grande diocesi fu commesso ai suoi giudici, Sprat e Crewe. Seguit, non per tanto, a risedere nel proprio palazzo e ricevere le rendite; perocch sapevasi che ove avessero tentato di privarlo de' suoi emolumenti temporali, ei si sarebbe posto sotto la protezione del diritto comune; e lo stesso Herbert dichiar, che i tribunali di diritto comune avrebbero profferita sentenza contro la Corona. Ci indusse il Re a star cheto. Solo alquanti giorni erano corsi dacch egli aveva a suo modo raffazzonate le Corti di Westminster Hall, onde ottenere una sentenza favorevole alla sua potest di dispensare; e adesso si accrse che, ove non le avesse di nuovo raffazzonate, non avrebbe potuto ottenere una decisione in favore degli atti della sua Commissione Ecclesiastica. Deliber, quindi, di differire per breve tempo la confisca de' beni liberi de' chierici disubbidienti(682).
...
.
...
50. Malcontento nato al comparire in pubblico de' riti e de' vestimenti cattolici romani.
...
.
...
Gli umori della nazione, a dir vero, erano tali da renderlo esitante. Per alcuni mesi, il malcontento era venuto grandemente e con rapidit crescendo. Il Parlamento da lungo tempo aveva inibita la celebrazione del culto cattolico romano. Pel corso di varie generazioni, nessun prete cattolico romano aveva osato mostrarsi in pubblico con le insegne del proprio ufficio. Contro il clero regolare, e contro gl'irrequieti e sottili Gesuiti, erano state fatte molte leggi rigorose. Ogni Gesuita che avesse posto piede nel Regno, era soggetto ad essere impiccato, strascinato e squartato. Coloro che lo avessero scoperto, ricevevano un premio. Non godeva n anche il beneficio della regola generale, che gli uomini non sono tenuti ad accusare s stessi. Chiunque fosse in sospetto di essere Gesuita, poteva essere interrogato; e ricusando di rispondere, incarcerato a vita(683). Tali leggi, bench non fossero state poste rigorosamente in esecuzione, tranne in tempi di speciale pericolo, e bench non avessero mai impedito i Gesuiti di venire in Inghilterra, avevano reso necessario il travestirsi. Ma adesso ogni travestimento fu messo da parte. Alcuni insani uomini appartenenti alla religione del Re, incoraggiati da lui, ebbero l'orgoglio di sfidare leggi che senza verun dubbio erano ancor valide, e sentimenti abbarbicati nel cuore del popolo come non lo erano stati mai nei tempi trascorsi. Sorsero in ogni dove, per tutto il paese, cappelle cattoliche romane. Cocolle, cordoni e rosari vedevansi di continuo per le vie, e rendevano attonita una popolazione di cui l'uomo pi vecchio non aveva mai veduto, tranne sulla scena, un abito monacale. Un convento fu innalzato in Clerkenwell, nel luogo dell'antico chiostro di San Giovanni. I Francescani occuparono un edificio in Lincoln's Inn Fields. I Carmelitani furono acquartierati nella Citt. Una congrega di Benedettini ebbe alloggio nel Palazzo di San Giacomo. Nel Savoy fu edificata ai Gesuiti una vasta casa, con una chiesa e una scuola(684). L'arte e la cura onde cotesti padri avevano, per parecchie generazioni, educata la giovent, avevano strappate le lodi alle labbra ripugnanti de' Protestanti pi savi. Bacone aveva detto, che il metodo d'istruzione adoperato nei collegi de' Gesuiti, era il migliore che fino allora si conoscesse nel mondo, ed aveva mostrato amaro rincrescimento pensando che un sistema cotanto ammirevole di disciplina intellettuale e morale dovesse servire agli interessi d'una religione cotanto corrotta(685). Non era improbabile che il nuovo collegio nel Savoy, sotto la protezione del Re, sarebbe diventato formidabile rivale delle grandi scuole di Eaton, di Westminster e di Winchester. Poco dopo aperta, la scuola contava quattrocento fanciulli, met circa de' quali erano Protestanti. Costoro non erano tenuti ad assistere alla Messa; ma non poteva esservi dubbio che la influenza di esperti precettori appartenenti alla Chiesa Cattolica Romana, e versati in tutte le arti che valgono a conseguire la fiducia e l'affetto della giovent, non avrebbe fatto molti proseliti.
...
.
...
51. Tumulti.
...
.
...
Siffatte cose produssero sommo eccitamento fra il basso popolo, il quale sempre  mosso da ci che tocca i sensi, pi presto che da ci che si dirige alla ragione. Migliaia di rozze e ignoranti persone, per le quali la potest di dispensare e la Commissione Ecclesiastica erano parole vuote di senso, videro con indignazione e terrore un collegio di Gesuiti sorgere sulle rive del Tamigi, frati in sottana e cappuccio passeggiare nello Strand, i devoti accorrere in folla alle porte de' tempii dove adoravansi le sculte immagini. In parecchi luoghi del paese scoppiarono tumulti. In Coventry e in Worcester, il culto cattolico romano fu violentemente interrotto(686). In Bristol la marmaglia, spalleggiata, secondo fu detto, dai magistrati, dette un profano ed indecente spettacolo, in cui la Vergine Maria era rappresentata da un buffone, e un'ostia finta era portata in processione. Il presidio fu chiamato a reprimere la plebaglia. Questa, che sempre era stata l pi che in altro luogo del Regno ferocissima, oppose resistenza. Seguirono da ambe le parti percosse e ferite(687). Grande era l'agitazione nella capitale, e maggiore nella Citt propriamente detta, che in Westminster. Imperocch il popolo era avvezzo a vedere le cappelle private degli Ambasciatori Cattolici Romani; ma la Citt, a memoria d'uomo vivente, non era stata mai profanata da cerimonie idolatriche. Nondimeno, l'inviato dell'Elettore Palatino, incoraggiato dal Re, eresse una cappella in Lime Street. I capi del municipio, quantunque fossero uomini posti in quell'ufficio perch riconosciuti come Tory, protestarono contro questo fatto, che, dicevano essi, i pi dotti gentiluomini in abito lungo consideravano illegale. Il Lord Gonfaloniere ricev ordine di presentarsi dinanzi al Consiglio Privato. "Badate a quel che fate" disse il Re, "obbeditemi; e non v'impacciate con gentiluomini in abito lungo, o in abito corto." Il Cancelliere tosto cominci ad inveire contro il malarrivato magistrato, con quella stessa eloquenza che soleva adoperare in Old Bailey. La cappella fu aperta. Tutto il vicinato si pose subito in movimento. Gran torme di popolo accorsero a Cheapside per aggredire la nuova chiesa. I sacerdoti furono insultati. Un crocifisso fu strappato dal luogo, e posto sopra il pozzo della parrocchia. Il Lord Gonfaloniere usc fuori a quietare il tumulto, ma fu accolto col grido di "Non vogliamo Dio di legno." La milizia civica ebbe comandamento di sgominare la folla; ma partecipava al sentimento del popolo; e voci corsero per le file che dicevano: "Noi non possiamo in coscienza combattere a pro del papismo(688)."
Lo Elettore Palatino era, come Giacomo, sincero e zelante Cattolico, e imperava, al pari di lui, sopra una popolazione protestante; ma i due principi si somigliavano poco per indole e per intendimento. Lo Elettore aveva promesso di rispettare i diritti della Chiesa ch'egli trov stabilita ne' suoi domini. Aveva rigorosamente mantenuta la promessa, e non s'era lasciato trascinare a nessun atto di violenza dai predicatori, i quali abborrendo dalla sua credenza, dimenticavano di quando in quando il rispetto che gli dovevano(689). Seppe, e gliene increbbe, che l'atto imprudente del suo rappresentante aveva grandemente offeso il popolo di Londra; e, a suo sommo onore, dichiar ch'egli avrebbe rinunziato al privilegio al quale, come principe straniero, aveva diritto, anzi che mettere a rischio la tranquillit d'una grande metropoli. "Anch'io" scrisse egli a Giacomo "ho sudditi protestanti; e so con quanta cautela e destrezza debba agire un principe Cattolico posto in cosiffatte condizioni." Giacomo, invece di sentire gratitudine per questa mite e savia condotta, mise la lettera in canzone avanti ai ministri stranieri; e deliber che lo Elettore, volesse o non volesse, avrebbe una cappella nella Citt; e qualora la milizia cittadina avesse ricusato di fare il debito proprio, si sarebbero chiamate le guardie(690).
...
.
...
52. E' formato un campo militare in Hounslow.
...
.
...
Lo effetto che cotesti perturbamenti produssero sul commercio, fu assai grave. Il ministro olandese scrisse agli Stati Generali, che gli affari alla Borsa erano arrestati. I Commissari delle Dogane riferirono al Re, come nel mese che segu l'apertura della Cappella in Lime Street, gl'incassi del porto del Tamigi fossero scemati d'alcune migliaia di lire sterline(691). Vari Aldermanni, i quali, comecch fossero realisti zelanti, nominati in ufficio sotto il nuovo statuto municipale, avevano molto interesse alla prosperit commerciale della citt loro, e non amavano n il papismo n la legge marziale, dettero la loro rinunzia. Ma il Re era risoluto a non cedere. Form un campo militare in Hounslow Heath, dove, in una circonferenza di circa due miglia e mezzo, raccolse quattordici battaglioni di fanteria, e trentadue squadroni di cavalleria, che insieme facevano un'armata di tredici mila combattenti. Ventisei pezzi d'artiglieria, e molti carriaggi carichi d'armi e di munizioni, furono trascinati dalla Torre, traverso alla citt, a Hounslow(692). I Londrini, vedendo ragunarsi queste grandi forze militari nei dintorni della terra, sentirono un terrore, che in breve scem coll'avvezzarvisi. Visitare Hounslow ne' giorni festivi divenne un sollazzo. Il campo offriva lo aspetto d'una vasta fiera. Confusa coi moschettieri e coi dragoni, una moltitudine di lindi gentiluomini e dame di Soho Square, di borsaiuoli e di sgualdrine di Whitefriars co' visi imbellettati, d'infermi in portantine, di frati in cappucci e sottane, di servitori coperti di ricche livree, di merciaiuoli ambulanti, di fruttaiuole, di impertinenti garzoni di bottega e di stupefatti villani, passava di continuo e ripassava fra mezzo alle lunghe file delle tende. In alcuni padiglioni udivasi il baccano dei beoni, in altri le bestemmie de' giocatori. E davvero, il luogo pareva un allegro suburbio della metropoli. Il Re, come ben si conobbe due anni dopo, aveva commesso un grande errore. Aveva dimenticato che la vicinanza agisce in pi modi. Aveva sperato che lo esercito avrebbe atterrita Londra; ma lo effetto di questo provvedimento fu, che i sentimenti e le opinioni de' cittadini di Londra invasero pienamente l'esercito(693).
Erano appena formati gli accampamenti, allorquando corse voce di litigi tra i soldati protestanti e i papisti(694). Un breve scritto intitolato: Indirizzo a tutti gl'Inglesi protestanti dell'armata, - era stato con attivit distribuito nel campo. Lo scrittore con veementi parole esortava le truppe a pugnare in difesa, non del Messale, ma della Bibbia, della Magna Charta e della Petizione de' Diritti. Il Governo lo vedeva di mal occhio. Era uomo notevole per carattere, e la cui storia pu riuscire istruttiva.
...
.
...
53. Samuele Johnson.
...
.
...
Aveva nome Samuele Johnson, era prete della Chiesa Anglicana, e gi stato cappellano di Lord Russell. Johnson era uno di quelli uomini mortalmente odiati da' loro oppositori, e meno amati che rispettati da' loro colleghi. La sua morale era pura, fervido il sentimento religioso che gli stava nel cuore, non ispregevoli la dottrina e le doti dello ingegno, debole il giudicio, e l'indole acre, torbida e invincibilmente ostinata. Per la sua professione, egli era venuto in odio agli zelanti sostenitori della monarchia; perocch un repubblicano con gli ordini sacri appariva un ente strano, e quasi contro natura. Mentre Carlo regnava, Johnson aveva pubblicato un libro col titolo di Giuliano Apostata. Era suo scopo mostrare, che i Cristiani del quarto secolo non ammettevano la dottrina della non-resistenza. Era agevole addurre passi di Crisostomo e di Girolamo, scritti con uno spirito assai diverso da quello de' teologi anglicani che predicavano contro la Legge d'Esclusione. Johnson, nulladimeno, trascorse anche pi oltre. Tent di richiamare a vita l'odioso addebito che, per manifestissime ragioni, Libanio aveva gettato sopra i soldati cristiani di Giuliano; ed afferm che il dardo che uccise l'imperiale rinnegato, part non dagl'inimici, ma da qualche Rumbold o Ferguson delle legioni romane. Ne segu caldissima controversia. I disputatori Whig e Tory lottarono accanitamente intorno ad un passo oscuro, nel quale Gregorio Nazianzeno loda un pio vescovo che andava ad infliggere la fustigazione ad alcuno. I Whig sostenevano che l'uomo santo andasse a fustigare lo imperatore; i Tory, che egli volesse fustigare, a tutto dire, un capitano delle Guardie. Johnson compose una risposta ai suoi avversarii, nella quale fece un elaborato paragone tra Giuliano e Giacomo, allora Duca di York. Giuliano per molti anni aveva fatto sembiante di aborrire la idolatria, mentre in cuor suo era idolatra. Giuliano aveva, per giungere a certi suoi fini, in alcune occasioni simulato di rispettare i diritti della coscienza. Giuliano aveva punite le citt che erano zelanti per la vera religione, spogliandole de' loro privilegii municipali. Giuliano da' suoi adulatori era stato chiamato il Giusto. Giacomo si sent provocato a segno, da non poterlo patire. Johnson fu accusato di calunnia, convinto reo, e condannato ad una multa che egli non aveva mezzi di pagare. Fu quindi gettato in un carcere; e sembrava probabile che vi dovesse rimanere per tutta la vita(695).
...
.
...
54. Ugo Speke.
...
.
...
Sopra la stanza ch'egli occupava nella prigione del Banco del Re, era rinchiuso un altro condannato, il cui carattere  degno di studio. Chiamavasi Ugo Speke, ed era giovane di buona famiglia, ma di singolarmente bassa e depravata indole. In lui la passione del mal fare e di giungere per vie torte ai suoi fini, era quasi frenesia. Arruffare senza essere scoperto, era a lui occupazione e diletto; ed aveva grande arte di giovarsi degli onesti entusiasti come di strumenti della sua fredda malignit. Aveva tentato, per mezzo di uno de' suoi fantocci, di spingere Carlo e Giacomo ad assassinare Essex nella Torre. Scopertosi lui essere stato lo istigatore a quel delitto, quantunque gli fosse riuscito gettare in gran parte la colpa sull'uomo da lui sedotto, non gli era venuto fatto di sottrarsi al castigo. Adesso era in carcere; ma col danaro pot procacciarsi i comodi che ai pi poveri prigioni mancavano, ed era tenuto con tanto poco rigore, da comunicare di continuo con uno de' suoi colleghi che dirigeva una tipografia clandestina.
...
.
...
55. Procedimento contro Johnson.
...
.
...
Johnson era l'uomo adatto ai fini di Speke. Era zelante ed intrepido, dotto ed esperto disputatore, ma semplice come un fanciullo. Una stretta amicizia nacque fra' due compagni di prigione. Johnson scriveva diversi acri e virulenti trattati, che Speke faceva giungere allo stampatore. Allorquando formossi il campo militare in Hounslow, Speke incit Johnson a comporre un indirizzo per istigare le truppe al disordine. Detto, fatto. Ne furono tirate molte migliaia di copie e portate alla stanza di Speke, da dove furono sparse per tutto il paese, e in ispecie fra' soldati. Un Governo pi mite di quello che allora reggeva l'Inghilterra si sarebbe risentito a simigliante provocazione. Si fecero rigorose ricerche. Un agente subordinato, di cui eransi serviti per distribuire l'indirizzo, salv s, tradendo Johnson; e Johnson non era uomo da salvarsi tradendo Speke. Se ne fece processo, e lo scrittore fu dichiarato reo. Giuliano Johnson, come comunemente lo chiamavano, fu condannato ad essere tre volte posto alla berlina, e fustigato da Newgate a Tyburn. Il giudice, Sir Francesco Withins, disse al condannato di dovere rendere grazie al Procuratore Generale, che aveva mostrata moderazione, l dove poteva considerare il delitto come crimenlese. "Io non gli debbo punto ringraziamenti" rispose intrepidamente Johnson. "Debbo io, il cui solo delitto  quello di avere difeso la Chiesa e le leggi, mostrarmi grato d'essere flagellato a guisa d'un cane, mentre gli scrivacchiatori papisti si lasciano ogni giorno impunemente insultare la Chiesa e violare le leggi?" La energia con che egli favell fu tale, che i giudici e i legali della Corona stimarono necessario difendersi, e protestarono di non saper nulla di pubblicazioni papiste, a cui il prigione alludeva. Il quale immantinente si trasse di tasca alcuni libri o ninnoli cattolici romani, che allora vendevansi liberamente sotto la regia protezione; lesse ad alta voce i titoli di que' libri, e gett un rosario sul banco agli Avvocati del Re; e forte gridando, disse: "Io presento questa prova dinanzi a Dio, a questo tribunale ed al popolo inglese. Ora vedremo se il Signor Procuratore Generale far il proprio dovere."
Fu deliberato che innanzi di mandare ad esecuzione la sentenza, Johnson fosse degradato della dignit sacerdotale. I prelati ai quali dalla Commissione Ecclesiastica era stata affidata la cura della diocesi di Londra, lo citarono dinanzi a loro nelle stanze del Capitolo della Cattedrale di San Paolo. Il modo onde egli sub la ceremonia, fece profonda impressione nell'animo di molti. Mentre lo spogliavano degli abiti sacerdotali, esclam: "Voi mi private dell'abito sacro, perch mi sono studiato di tenervi addosso il vostro." L'unica formalit che parve contristarlo, fu l'avergli strappato dalle mani la Bibbia. Lott debolmente perch non gliela togliessero, la baci e diede in uno scoppio di pianto. "Voi non potete" disse egli "privarmi delle speranze che io debbo a quel libro santo." Tentossi di ottenere che gli fosse perdonata la fustigazione. Un sacerdote cattolico romano, a cui fu fatta la promessa di duecento lire sterline, s'offerse d'intercedere per lui. Fu fatta una colletta, e raccolta la somma; e il prete fece ogni possibile sforzo, ma invano. "Il signore Johnson" rispose il Re "ha lo spirito d'un martire; ed  giusto che divenga tale." Guglielmo Terzo, pochi anni dopo, disse d'uno de' pi arrabbiati e imperterriti Giacomiti: "Egli s' fitta in cuore la voglia d'essere martire, ed io mi son fitto in capo di privarlo della gloria del martirio." Questi due detti basterebbero soli a spiegare lo differentissime sorti di quei due Principi.
Giunse il d stabilito per la fustigazione. Fu adoperato un flagello di nove funi. Trecento diciassette furono i colpi; ma il paziente non fe' motto. Dopo, confess che il tormento era stato crudele; ma mentre ci veniva trascinato, richiamava al pensiero la pazienza con che il Salvatore aveva portata la croce al Golgota; e ne ebbe tanto conforto, che se non fosse stato impedito dal timore d'incorrere nella taccia di vanaglorioso, avrebbe cantato un salmo con la voce ferma e lieta con che avrebbe adorato Dio nella congregazione. E fu eroismo da farci desiderare che fosse meno macchiato d'intemperanza e d'intolleranza(696).
...
.
...
56. Zelo del Clero Anglicano contro il papismo; scritti di controversia.
...
.
...
Fra il clero anglicano, Johnson non trov compatimento. Aveva tentato di giustificare la ribellione; aveva anche accennato di approvare il regicidio; e i preti della Chiesa d'Inghilterra, malgrado tanta provocazione, sostenevano tenacemente la dottrina della non-resistenza. Ma inquieti e impauriti vedevano il progresso di quella che essi consideravano dannosa superstizione; e mentre aborrivano dal pensiero di difendere la propria religione con la spada, battagliavano con armi di specie diversa. Il predicare contro gli errori del papismo, adesso era da loro considerato come dovere e punto d'onore. Il clero di Londra, il quale per meriti ed influenza primeggiava fra l'ordine sacerdotale, porse un esempio che intrepidamente seguirono i suoi confratelli in tutto il Regno. Se pochi spiriti audaci avessero osato tanto, sarebbero stati probabilmente riconvenuti dinanzi alla Commissione Ecclesiastica; ma era quasi impossibile punire un fallo che veniva commesso ogni Domenica da migliaia di teologi, da Berwick fino a Penzance. Le tipografie della metropoli, d'Oxford e di Cambridge, erano in continuo moto. La legge che sottoponeva la stampa alla censura, non impediva gli sforzi de' controversisti protestanti; perocch conteneva una clausula a favore delle due Universit, ed autorizzava la pubblicazione delle opere teologiche approvate dallo Arcivescovo di Canterbury. Non era, quindi, in potest del Governo lo imporre silenzio ai difensori della religione dello Stato. Erano una numerosa, imperterrita e ben formata legione di combattenti. Comprendeva eloquenti favellatori, esperti dialettici, dotti profondamente versati nella lettura degli scritti de' Santi Padri, ed in ogni ramo di storia ecclesiastica. Alcuni di loro, tempo dopo, rivolsero vicendevolmente gli uni contro gli altri le armi formidabili, da essi gi impugnate contro il nemico comune; e a cagione delle feroci contese e delle insolenti vittorie loro, recarono biasimo alla Chiesa che avevano salvata. Ma adesso erano una falange unita. Stava nel vanguardo una fila di fermi ed esperti veterani; Tillotson, Stillingfleet, Sherlock, Prideaux, Whitby, Patrick, Tenison, Wake. Il retroguardo era composto dai pi insigni baccellieri, che studiavano per conseguire il diaconato. Predistinto fra le reclute che Cambridge mandava al campo di battaglia, era uno scolare del gran Newton. Aveva nome Enrico Wharton, e pochi mesi prima era stato capo disputatore, ossia principe della sua classe: la sua morte poco appresso fu compianta dagli uomini di ogni partito, qual perdita irreparabile per le lettere(697). Oxford anch'essa s'inorgogliva d'un giovane, le cui grandi doti intellettuali, che facevano il primo esperimento in questo conflitto, turbarono poscia per quaranta anni la Chiesa e lo Stato; voglio dire di Francesco Atterbury. Da tali ingegni venivano discusse tutte le questioni tra papisti e protestanti, ora in istile s popolare che potessero intendere i fanciulli e le donne, ora con estremo acume di logica, ed ora con immenso corredo di dottrina. Le pretese della Santa Sede, l'autorit della tradizione, il purgatorio, la transustanziazione, il sacrificio della Messa, l'adorazione dell'ostia, il negare il calice ai laici, la confessione, la penitenza, le indulgenze, l'estrema unzione, la invocazione dei santi, l'adorazione delle immagini, il celibato del clero, i voti monastici, l'uso di celebrare il culto pubblico in una lingua ignota al popolo, la corruttela della Corte di Roma, la storia della Riforma, i caratteri de' principali riformatori, venivano copiosamente discussi. Gran numero di assurde leggende di miracoli fatti da' santi e dalle reliquie furono tradotte dall'italiano, e pubblicate come esempi delle arti pretine che avevano ingannata gran parte della Cristianit. Molti degli scritti pubblicati dai teologi anglicani nel breve regno di Giacomo Secondo, probabilmente perirono. Coloro che possono anche oggi trovarsi nelle nostre grandi biblioteche, formano una congerie di circa ventimila pagine(698).
...
.
...
57. I Cattolici Romani rimangono vinti.
...
.
...
I Cattolici Romani non cessero senza lottare. Uno di loro, chiamato Enrico Hills, era stato nominato stampatore della casa e cappella reale, e posto dal Re a capo d'un grande ufficio in Londra, dal quale uscivano a centinaia libri e libercoli teologici. Non meno operosi in Oxford erano i torchi d'Obadia Walker. Ma, salvo qualche cattiva traduzione degli ammirevoli scritti di Bossuet, quelle tipografie non pubblicarono cosa alcuna che avesse il minimo pregio. Nessun savio e sincero Cattolico Romano poteva negare che i campioni della sua Chiesa, e per ingegno e per dottrina, erano di gran lunga inferiori ai loro avversari. Il pi grande degli scrittori cattolici sarebbe stato reputato di terzo ordine. Molti di loro, anche qualvolta avessero qualche cosa da dire, non sapevano come dirla. La loro religione gli aveva esclusi dalle scuole e universit inglesi; n fino al tempo in cui Giacomo ascese al trono, essi avevano reputata l'Inghilterra gradita o n anche sicura residenza. Avevano per spesa la pi gran parte della loro vita sul continente, e quasi disimparata la lingua materna. Quando predicavano, il loro accento mezzo forestiero moveva a riso l'uditorio. Pronunziavano le parole a mo' di vetturini. La loro locuzione era deturpata da frasi straniere; e quando intendevano essere eloquenti, imitavano, come meglio potevano, quello che consideravasi come bello stile in quelle accademie italiane dove la rettorica, a que' tempi, era caduta nella pi gran corruzione. Disputatori impacciati da tutti cotesti svantaggi, non avrebbero potuto, anche qualora il vero fosse stato dalla loro parte, far fronte ad uomini, lo stile de' quali rifulge mirabilmente di purit e di grazia(699).  Le condizioni in cui la Inghilterra trovatasi nel 1686, non possono esser meglio descritte che con le parole dello Ambasciatore Francese. "Il malcontento" dice egli " grande e universale; ma il timore di cadere in mali maggiori trattiene tutti coloro che hanno qualche cosa da perdere. Il Re apertamente manifesta la gioia che prova trovandosi in condizione da potere menare arditissimi colpi. Egli ama vedere che altri se ne congratuli con lui. Me ne ha parlato, assicurandomi che non vorr indietreggiare(700)."
...
.
...
58. Condizioni della Scozia.
...
.
...
Frattanto, nelle altre parti del Regno erano accaduti importantissimi fatti. Le condizioni de' protestanti Episcopali di Scozia grandemente differivano da quelle in cui trovavansi i loro confratelli inglesi. Nelle contrade meridionali dell'isola, la religione dello Stato era quella del popolo, ed aveva forza al tutto indipendente da quella che derivava dal sostegno del Governo. I conformisti sinceri erano in molto maggior numero de' papisti e de' Protestanti dissenzienti, insieme congiunti. La Chiesa stabilita in Iscozia era la Chiesa di pochi. La pi parte della popolazione delle pianure aderiva fermamente alla disciplina de' Presbiteriani. La gran massa de' Protestanti scozzesi abborriva dalla prelatura, come istituzione contraria alle divine scritture e d'origine straniera. I discepoli di Knox la consideravano quale reliquia delle abominazioni della grande Babele. Quel popolo, altero della memoria di Wallace e di Bruce, amaramente rammentava come la Scozia, dacch i suoi sovrani erano ascesi al trono dell'Inghilterra, fosse stata indipendente solo di nome. L'ordinamento episcopale alla mente di ciascuno richiamava la immagine di tutti i danni prodotti da venticinque anni di corrotto e crudele Governo. Nulladimeno, tale ordinamento, quantunque sopra un'angusta base e fra mezzo a terribili procelle, stette, tentennante, a dir vero, ma sostenuto dai magistrati civili, e sperante d'essere soccorso, sempre che si facesse grave il pericolo, dalla potenza inglese. I ricordi del Parlamento di Scozia erano pieni zeppi di leggi spiranti vendetta contro coloro che in qualunque modo traviassero dalla meta prescritta. Secondo un Atto parlamentare, fatto a tempo di Knox e impregnato del suo spirito, era gravissimo delitto ascoltare la Messa; delitto che, ripetuto tre volte, diventava capitale(701). Un altro Atto, di fresco approvato ad istanza di Giacomo, puniva di morte chiunque avesse osato predicare in un conventicolo presbiteriano qualunque, ed anche coloro che fossero intervenuti ad un conventicolo all'aria aperta(702). La Eucaristia non era, come in Inghilterra, degradata alla condizione di Atto di Prova civile; ma niuno poteva occupare qualsifosse ufficio, aver seggio in Parlamento, o anche diritto di votare nelle elezioni parlamentari, senza firmare, prestando giuramento, una dichiarazione che riprovasse con fortissime parole i principii e de' papisti e quelli de' Convenzionisti(703).
...
.
...
59. Queensberry; Perth; Melfort.
...
.
...
Nel Consiglio Privato di Scozia erano due partiti, rispondenti a quelli che lottavano tra loro in Whitehall. Guglielmo Douglas, Duca di Queensberry, era Lord Tesoriere, e per vari anni era stato considerato come primo ministro. Era strettamente vincolato, per parentela e per simiglianza d'indole e d'opinioni, al Tesoriere d'Inghilterra. Entrambi erano Tory, entrambi uomini di cervello fervido e di forti pregiudicii, entrambi pronti a secondare il loro signore in ogni aggressione contro le libert civili del suo popolo; ma entrambi portavano sincero affetto alla Chiesa dello Stato. Queensberry aveva fin dapprima annunziato alla Corte, che non avrebbe partecipato a qualunque innovazione concernente la Chiesa. Ma fra' suoi colleghi erano vari uomini, non meno di Sunderland, spregiatori d'ogni principio. E veramente, la Camera del Consiglio d'Edimburgo era stata, per lo spazio di venticinque anni, scuola di vizi pubblici e privati; ed alcuni uomini politici ivi educati, avevano una cos peculiare durezza di cuore e di fronte, che Westminster, anche in quella pessima et, non aveva nulla da contrapporvi. Il Cancelliere Drummond, Conte di Perth, e suo fratello Lord Giovanni Melfort(704), Segretario di Stato, studiavansi di supplantare Queensberry. Il Cancelliere aveva gi un incontrastabile diritto al regio favore, come quello che aveva posto in uso una piccola vite per torturare le dita, la quale recava cos esquisito tormento, che aveva strappato confessioni dalle labbra anche di coloro che lo stivaletto, dalla Maest Sua tanto amato, non aveva potuto indurre a confessare(705).
...
.
...
60. Loro apostasia.
...
.
...
Ma era ben noto che la barbarie non apriva, cos agevolmente come l'apostasia, il varco al cuore di Giacomo. Alla apostasia, dunque, Perth e Melfort ricorsero con certa audace abiettezza, che nessuno inglese uomo di Stato avrebbe potuto sperar di uguagliare. Dichiararono che ambidue erano stati convertiti dagli scritti trovati entro la cassa forte di Carlo Secondo, e che avevano incominciato a confessarsi e ad ascoltare la Messa(706). Quanto poco entrasse la coscienza nella conversione di Perth, ne fu chiaro argomento l'avere egli sposata, pochi giorni dopo, a dispetto delle leggi della religione da lui pur allora abbracciata, una sua cugina germana, senza provvedersi d'una dispensa. Come il buon Pontefice seppe la nuova del fatto, disse, con quello spregio e disdegno convenevole alla dignit sua, quella essere una strana specie di conversione(707). Ma Giacomo ne rimase pi agevolmente satisfatto. I due apostati s'appresentarono a Whitehall, dove riceverono tali assicurazioni di favore, che provaronsi di apporre direttamente addebiti al Tesoriere. Ma tali addebiti erano cos manifestamente frivoli, che a Giacomo fu forza di assolvere lo accusato ministro; e molti credettero che il Cancelliere si fosse rovinato per la maligna voglia di rovinare il rivale. Taluno, nondimeno, faceva pi esatto giudicio. Halifax, al quale Perth manifest qualche timore, rispose, con un sorriso di scherno, che non v'era punto pericolo. "Sta' di buon animo, Milord; la tua fede ti ha salvato." La profezia fu vera. Perth e Melfort ritornarono a Edimburgo capi del Governo della loro patria(708). Un altro membro dei Consiglio Privato di Scozia, cio Alessandro Stuart, conte di Murrey, discendente ed erede del Reggente, abiur quella religione della quale il suo illustre antenato era stato precipuo campione, e si dichiar membro della Chiesa di Roma. Devoto, come sempre era stato Queensberry, alla causa della regia prerogativa, non poteva resistere ai suoi competitori, i quali ambivano, mostrandosi ligii al Sovrano, acquistarne la grazia. Gli toccava sostenere mille mortificazioni ed umiliazioni, simili a quelle che, verso quel tempo, cominciarono ad amareggiare la vita del suo amico Rochester.
...
.
...
61. Favore mostrato alla Religione Cattolica Romana in Iscozia; tumulti in Edimburgo.
...
.
...
Giunsero a Edimburgo lettere regie che autorizzavano i papisti ad occupare gli uffici senza essere sottoposti all'Atto di Prova. Al clero fu fatto rigoroso comandamento di non fare nelle prediche riflessioni sulla Religione Cattolica Romana. Il Cancelliere si tolse il carico di mandare i mazzieri del Consiglio Privato attorno per le poche tipografie e librerie che allora si trovavano in Edimburgo, ad ordinar loro di non pubblicare nessuna opera senza sua licenza. Intendevasi bene che tale ordine doveva impedire la circolazione degli scritti protestanti. Un onesto cartolaro disse ai mazzieri, ch'egli aveva in bottega un libro che con dure parole discorreva del papismo, e chiese di sapere se lo potesse vendere. Coloro domandarono di vederlo, ed egli mostr loro un esemplare della Bibbia(709). Un carico d'immagini, di rosari, di croci e di turiboli, giunse a Leith, diretto a Lord Perth. La importazione di tali cose da lungo tempo consideravasi illegale; ma adesso gl'impiegati delle dogane le lasciarono passare liberamente(710). Poco dopo si seppe che una cappella papalina era stata accomodata nella casa del Cancelliere, e che vi si celebrava regolarmente la Messa. Insorse la plebe, ed assalt ferocemente il luogo dove celebravansi i riti idolatrici. Strapp le inferriate delle finestre. Lady Perth, ed alcune altre donne sue amiche, furono imbrattate di fango. Uno de' faziosi fu preso, e condannato per ordine del Consiglio Privato alla fustigazione. I suoi compagni lo liberarono, e bastonarono il boia. La citt per tutta la notte fu in tumulto. Gli studenti della Universit si congiunsero alla folla, incoraggiando gl'insorti. I borghesi zelanti bevevano alla salute de' giovani collegiali, a confusione de' papisti; e vicendevolmente facevansi animo ad affrontare i soldati. Questi, che erano gi sotto le armi, furono ricevuti con una pioggia di sassate, nella quale un ufficiale rimase ferito. Fu dato ordine di far fuoco; e vari cittadini furono uccisi. Il tumulto fu serio; ma i Drummonds, infiammati dall'odio e dall'ambizione, stranamente lo esagerarono. Queensberry fece osservare, che la loro relazione avrebbe fatto credere, a chiunque non fosse stato testimonio oculare, che in Edimburgo fosse seguita una sedizione formidabile quanto quella di Masaniello. Essi, all'incontro, accusarono il Tesoriere non solo di scemare la gravita del delitto, ma d'averlo suggerito, e fecero ogni possibile sforzo a procurarsi una prova della colpa di lui. Ad uno de' capi, che cadde nelle mani del Governo, fu offerta la grazia, a patto che confessasse d'essere stato incitato a tumultuare da Queensberry: ma lo stesso entusiasmo religioso che(711) aveva spinto lo sventurato prigione ad illegittima violenza, gl'imped di comprare la propria vita con una calunnia. Egli e vari altri de' suoi complici furono impiccati. Un soldato che accusavano d'avere gridato, mentre infuriava la sommossa, come egli desiderasse di dare addosso con la spada ad un papista, venne fucilato; in Edimburgo fu ristabilita la tranquillit: ma coloro che patirono il rigore del Governo furono considerati come martiri; e il Cancelliere papista divenne segno ad un odio mortale, che tra non molto tempo fu ampiamente appagato(712).
...
.
...
62. Collera del Re.
...
.
...
La collera si accese nell'animo del Re. La nuova del tumulto gli pervenne mentre la Regina, aiutata dai Gesuiti, aveva pur allora riportata vittoria sopra Lady Dorchester(713) e i suoi collegati protestanti. I malcontenti si accorgerebbero, disse egli, che il solo effetto della resistenza che avevano fatta alla sua volont, era di renderlo sempre pi fermo nel proprio proponimento(714). Sped ordini al Consiglio Scozzese di punire con estrema severit i colpevoli, e d'adoperare senza ritegno lo stivaletto(715). Simul di essere profondamente convinto della innocenza del Tesoriere, e gli scrisse cortesissime parole; alle quali parole tennero dietro scortesissimi atti. Il Tesoro scozzese fu affidato ad una Commissione, in onta alle calde insistenze di Rochester, il quale probabilmente previde la propria sorte in quella del proprio parente(716). Queensberry fu nominato Primo Commissario, e Presidente del Consiglio Privato; ma la sua caduta, quantunque siffattamente addolcita, era sempre una caduta. Gli fu tolto anche il comando del Castello d'Edimburgo, ed in quel posto di fiducia gli successe(717) il Duca di Gordon, cattolico romano(718).
...
.
...
63. Suoi intendimenti rispetto alla Scozia.
...
.
...
Giunse da Londra al Consiglio Privato una lettera, nella quale erano appieno dichiarati gl'intendimenti del Re. Ei voleva che i Cattolici Romani fossero esenti dalle leggi che imponevano pene e incapacit civili a coloro che non si uniformassero alla religione dello Stato; voleva, inoltre, che si perseguissero senza piet i Convenzionisti(719). Ci incontr grave opposizione in Consiglio. Alcuni non amavano vedere rilassate le leggi esistenti. Altri, che a ci non erano punto contrari, sentivano ancora quanto sarebbe stato mostruoso ammettere i Cattolici Romani alle dignit dello Stato, e frattanto non revocare l'Atto che puniva di morte chiunque intervenisse ad un conventicolo presbiteriano. La risposta del Consiglio, quindi, non fu, secondo l'usato, ossequiosa.
...
.
...
64. Una Deputazione de' Consiglieri Privati Scozzesi  mandata a Londra.
...
.
...
Il Re riprese severamente gl'irriverenti consiglieri, e ordin che tre di loro, cio il Duca di Hamilton, Sir Giorgio Lockhart e il Generale Drummond, si recassero a Westminster presso lui. L'abilit e la istruzione di Hamilton, quantunque non fossero tali da bastare a trarre un uomo dall'oscurit, sembravano altamente rispettabili in uno che era primo Pari di Scozia. Lockhart era stato da lungo tempo considerato come uno de' principali giureconsulti, logici, ed oratori che fossero mai stati nella sua patria, e godeva anche quella specie di stima che deriva dalle vaste possessioni; perocch la sua opulenza era quale a que' tempi pochi de' nobili scozzesi possedevano(720). Era stato, da ultimo, fatto Presidente della Corte di Sessione. Drummond, fratello minore di Perth e di Melfort, era comandante delle forze in Iscozia. Era uomo dissoluto e profano; ma, per un sentimento d'onore, che mancava affatto ai suoi confratelli, abborriva dalla pubblica apostasia. Visse e mor, secondo l'espressiva frase d'un suo concittadino, da cattivo cristiano, ma da buon protestante(721).
Giacomo si compiacque dell'ossequiose parole con che gli favellarono i tre consiglieri, allorch primamente comparvero al suo cospetto. Parl assai bene di loro a Barillon, e in specie esalt Lockhart, come il pi esperto ed eloquente degli Scozzesi. Nondimeno, poco appresso si accrse di non averli esattamente giudicati; e corse voce alla Corte, che fossero stati pervertiti dalle genti con le quali avevano usato famigliarmente in Londra. Hamilton stava molto in compagnia de' saldi partigiani della Chiesa Anglicana; e temevasi che Lockhart, il quale era congiunto alla famiglia Wharton, fosse caduto in una compagnia anche peggiore. E veramente, egli era naturale che quelli uomini di Stato, pur allora arrivati da un paese dove era quasi sconosciuta ogni altra specie d'opposizione, tranne quella che facevasi per mezzo d'aperta insurrezione o d'assassinio, e dove tutto ci che non fosse furore eslege veniva considerato come avvilimento, rimanessero maravigliati vedendo il caldo e vigoroso e, nondimeno, sobrio scontento che regnava in Inghilterra, e nascesse in loro il pensiero di far prova di resistenza costituzionale alle voglie del Re. Dichiararonsi per dispostissimi ad alleggiare grandemente i Cattolici Romani, ma a due condizioni: primo, che una simile indulgenza venisse anco concessa ai settari calvinisti; e poi, che il Re promettesse solennemente di non tentar nulla a danno della religione protestante.
...
.
...
65. Suoi negoziati col Re; ragunanza degli Stati Scozzesi.
...
.
...
Ambedue coteste condizioni spiacquero sommamente a Giacomo. Nondimeno, assent con ripugnanza, dopo parecchi giorni di contrasto, che i presbiteriani venissero trattati con qualche indulgenza; ma non volle affatto concedere loro la piena libert ch'egli voleva pei membri della sua propria religione(722). La seconda condizione proposta da' tre consiglieri Scozzesi, ei ricus positivamente d'ammettere, dicendo: la religione protestante essere falsa; per lo che egli non voleva promettere di non giovarsi del proprio potere a danno d'una falsa religione. La disputa fu lunga, e non condusse a conclusione che soddisfacesse ad alcuna delle parti(723).
Appressavasi il tempo stabilito alla ragunanza degli Stati Scozzesi; ed era d'uopo che i tre consiglieri si partissero da Londra per trovarsi all'apertura del Parlamento in Edimburgo. In questa occasione, Queensberry ricevette un altro affronto. Nell'antecedente sessione aveva occupato l'ufficio di Lord Alto Commissario, e, come tale, rappresentava la maest del Re assente. Simile dignit, che era la grandissima alla quale un nobile scozzese potesse aspirare, fu adesso conferita al rinnegato Murray.
...
.
...
66. Si mostrano disubbidienti.
...
.
...
Il d vigesimonono d'aprile, il Parlamento s'adun in Edimburgo. Vi si lesse una lettera, nella quale il Re esortava gli Stati ad alleggiare i suoi sudditi cattolici romani, ed offriva in ricambio il libero traffico con la Inghilterra, e una amnistia pei delitti politici. Fu istituita una Commissione onde compilare la risposta da farsi al Re. Tale Commissione, quantunque fosse nominata da Murray e composta di Consiglieri Privati e di cortigiani, scrisse una risposta, piena, a dir vero, di espressioni di riverenza e d'ossequio, ma che chiaramente indicava che il Parlamento avrebbe respinto la richiesta del Re. Gli Stati - diceva la Commissione - sarebbero andati sin dove avrebbe loro consentito la propria coscienza, per compiacere ai desiderii della Maest Sua rispetto ai sudditi appartenenti alla Religione Cattolica Romana. Queste espressioni non soddisfecero punto il Cancelliere: nondimeno, gli fu forza accettarle, ed incontr anche qualche difficolt a persuadere il Parlamento perch le adottasse. Alcuni zelanti partigiani del protestantismo obiettarono contro le parole Religione Cattolica Romana, dicendo non esistere tale religione; bens una apostasia idolatra, che dalle leggi era punita col capestro: non essere quindi convenevole ad un Cristiano ricordarla con nomi onorevoli. Chiamare Cattolica una simile superstizione, era un rinunziare interamente alla questione che agitavasi fra Roma e le Chiese riformate. L'offerta del libero traffico con la Inghilterra, fu considerata come un insulto. "I nostri padri" disse un oratore "venderono il loro Re per l'oro del mezzogiorno; e sopra noi pesa tuttavia il rimprovero di quell'iniquo mercato. Non si dica di noi, che abbiamo venduto il nostro Dio!" Sir Giovanni Lauder di Fountainhall, uno de' Senatori del Collegio di Giustizia, propose le parole "le persone comunemente chiamate Cattoliche Romane." - "E che! vorreste voi dare tal soprannome a Sua Maest?" esclam il Cancelliere. La risposta, cos come fu formata dalla Commissione, pass; ma una grande e rispettabile minoranza vot contro le parole proposte, perch troppo cortigiane(724). E' fu notato che i rappresentanti della citt mostraronsi, quasi tutti, contrari al Governo. Fino allora essi erano stati di poco peso nel Parlamento, e generalmente considerati come sottoposti ai nobili potenti. Eglino adesso per la prima volta mostrarono indipendenza e risolutezza e spirito di colleganza tali, che la Corte ne ebbe terrore(725).
La risposta spiacque talmente a Giacomo, che non permise che si stampasse nella Gazzetta. Subito dopo, gli giunse la nuova, che una certa legge ch'egli voleva vedere approvata, non sarebbe stata n anche proposta. I Lordi degli Articoli, che avevano l'ufficio di formulare gli atti, intorno ai quali poscia gli Stati dovevano deliberare, erano virtualmente nominati dal Re. E anche i Lordi degli Articoli mostraronsi disubbidienti. Come si ragunarono i tre Consiglieri Privati, che erano di recente ritornati da Londra, si fecero capi della opposizione alle voglie del Re. Hamilton dichiar apertamente di non poter fare ci che gli veniva chiesto. Egli era suddito fido e leale; ma v'era un limite imposto dalla coscienza. "La coscienza!" esclam il Cancelliere "la coscienza  una parola vaga, che significa ogni cosa, o niente." Lockhart, che sedeva in Parlamento come rappresentante della grande Contea di Lanark, l'interruppe dicendo: "Se la coscienza  una parola vuota di senso, la cambieremo con altra frase, che spero significhi qualche cosa. Tolgasi dunque via il vocabolo coscienza, e si adotti - le leggi fondamentali di Scozia." Queste parole fecero nascere una virulenta discussione. Il Generale Drummond, che rappresentava la Contea di Perth, dichiar di concordare con l'opinione di Hamilton e di Lockhart. La maggior parte de' vescovi ivi presenti furono del medesimo parere(726).
Bene si scorgeva che n anche nel Comitato degli Articoli Giacomo poteva avere una maggioranza. Tali nuove lo afflissero e lo irritarono. Parl in tono d'ira e di minaccia, e pun alcuni de' suoi sediziosi ministri, sperando che ci agli altri servisse d'ammonimento. Parecchi furono cacciati di Consiglio; altri privati delle pensioni, che erano molta parte delle loro entrate. Sir Giorgio Mackenzie di Rosehaugh fu la pi cospicua di quelle vittime. Aveva lungamente occupato l'ufficio di Lord Avvocato, ed aveva avuta tanta parte nella persecuzione de' Convenzionisti, che fino ai d nostri presso l'austero e religioso contadiname di Scozia serba una odiosa rinomanza, quasi simile a quella di Claverhouse. Mackenzie non aveva profondi studii giuridici; ma come ingegno dotto, spiritoso e fecondo, era altamente riputato fra' suoi concittadini; e la sua rinomanza si era sparsa per tutte le botteghe di Citt in Londra e pei chiostri di Oxford. Quel che ci rimane delle sue orazioni forensi, lo fa estimare uomo fornito di egregie doti intellettuali; se non che il suo stile  imbrattato di quelle ch'egli certamente considerava come grazie ciceroniane: cio di esclamazioni, che mostrano pi arte che passione, e di amplificazioni studiate, in cui gli epiteti sono, l'uno sopra l'altro, accumulati in pesantissimo modo. Adesso, per la prima volta, aveva manifestati scrupoli; e per, nonostante tutti i suoi diritti alla gratitudine del Governo, fu destituito del suo ufficio. Si ritrasse in campagna, e poco dopo and a Londra onde scolparsi, ma gli fu negato l'accesso alla regia presenza(727). Intanto che il Re in tal guisa provavasi di atterrire i Lordi degli Articoli, e indurli alla cieca ubbidienza, la pubblica opinione gl'inanimiva a non cedere. Gli estremi sforzi del Cancelliere non poterono far s, che il sentire della nazione non si manifestasse dal pulpito e dalla stampa. Un libretto scritto con tale audacia ed acrimonia che nessun tipografo volle rischiarsi a stamparlo, girava per tutti i luoghi manoscritto. Le scritture degli avversarii avevano molto minore effetto, quantunque fossero diffuse a spese pubbliche, e gli Scozzesi difensori del Governo fossero soccorsi da un collega inglese di gran fama; voglio dire da Lestrange, che era stato mandato a Edimburgo ed alloggiava in Holyrood House(728).
Alla perfine, dopo tre settimane di continuo discutere, i Lordi degli Articoli vennero ad una risoluzione. Proposero semplicemente, che ai Cattolici Romani fosse permesso di adorare Dio nelle case private, senza incorrere nelle pene comminate dalle leggi; e tosto si conobbe, che quantunque tale provvisione fosse assai lontana dalle richieste e speranze del Re, gli Stati o non l'avrebbero approvata affatto, o l'avrebbero approvata con grandi restrizioni e modificazioni.
Mentre ferveva la contesa, Londra era in grande ansiet. Ogni relazione, ogni rigo giunto da Edimburgo, era avidamente letto. Un giorno spargevasi la voce che Hamilton avesse ceduto, e che il Governo l'avrebbe vinta in tutto. Un altro arrivava la nuova che la opposizione si fosse rianimata, e si mostrasse pi ostinata che mai. Nei momenti pi critici, ordinavasi agli ufficii postali di mandare a Whitehall le valigie della Scozia. Per tutta una settimana, n anche una lettera privata che venisse di l dal Tweed, fu distribuita in Londra. Ai tempi nostri, un simile interrompimento di comunicazione metterebbe sossopra l'isola intera; ma allora v'era cos poco traffico e carteggio tra l'Inghilterra e la Scozia, che il danno fu probabilmente molto minore di quello che oggid arrechi un breve indugio nello arrivo della valigia delle Indie. Mentre i mezzi ordinari di sapere le nuove erano in tal modo intercetti, la folla nelle gallerie di Whitehall osservava intentamente il contegno del Re e de' suoi ministri. Fu detto, a grande soddisfazione del popolo, che ogni qualvolta giungeva un corriere dal Nord, gl'inimici della religione protestante avevano aspetti sempre pi tristi. Finalmente, con universale esultanza, fu annunziato che la lotta era terminata, il Governo non aveva potuto fare adottare le proposte misure, e il Lord Alto Commissario aveva aggiornato il Parlamento(729).
...
.
...
67. Le loro sessioni vengono aggiornate; sistema arbitrario di governo in Iscozia.
...
.
...
Se Giacomo non fosse stato sordo ad ogni ammonimento, questi fatti sarebbero bastati ad ammonirlo. Pochi mesi avanti, il pi ossequioso de' Parlamenti Inglesi aveva ricusato di cedere ai voleri di lui. Ma il pi ossequioso de' Parlamenti Inglesi poteva considerarsi come un'assemblea animosa e indipendente in agguaglio di qualunque Parlamento che fosse mai stato in Iscozia; e lo spirito servile de' Parlamenti Scozzesi, era da trovarsi in altissimo grado estratto, dir cos, e condensato ne' Lordi degli Articoli. Ed anche costoro s'erano mostrati disubbidienti. Era, dunque, chiaro che tutte le classi, tutte le istituzioni che fino a quell'anno erano state considerate come i pi forti puntelli della monarchia, persistendo il Re nella sua insana politica, fossero da reputarsi come parte della forza dell'opposizione. Nulladimanco, tutti cotesti segni gli tornavano inutili. Ad ogni querela egli dava una sola e medesima risposta; cio che non cederebbe mai, perocch le concessioni erano state la rovina di suo padre; e alla sua invincibile fermezza facevano plauso la Legazione Francese e la cabala gesuitica.
Quindi dichiar d'essere stato troppo generoso allorch s'indusse a richiedere che gli Stati Scozzesi assentissero ai suoi desiderii. La regia prerogativa gli dava potest di proteggere gli amici e di punire gli oppositori suoi. Fidavasi che in Iscozia la sua potest di dispensare non gli verrebbe contrastata da nessuna corte di legge. Ivi esisteva un Atto di Supremazia, il quale dava al Sovrano tale un predominio sopra la Chiesa, che avrebbe potuto satisfare anco Enrico Ottavo. E per i Papisti furono ammessi in folla agli ufficii ed agli onori. Il vescovo di Dunkeld, che come Lord del Parlamento aveva fatta opposizione al Governo, fu arbitrariamente cacciato dalla sua sede, e gli fu dato un successore. Queensberry fu destituito da tutti i suoi impieghi, ed ebbe ordine di rimanere in Edimburgo, finch fossero ricerchi ed approvati i conti del Tesoro per tutto il tempo della sua amministrazione(730). E perch i rappresentanti delle citt erano stati i pi sediziosi del Parlamento, fu deliberato di modificare ogni borgo in tutto il Regno. Simile cangiamento era stato poco innanzi fatto in Inghilterra per mezzo di sentenze giudiciarie; ma in quanto alla Scozia, un semplice mandato del Principe reputavasi sufficiente. Furono inibite tutte le elezioni de' Magistrati e Consigli municipali; e il Re assunse il diritto di nominare da s gl'individui a quegli ufficii(731). In una lettera formale al Consiglio Privato annunzi che intendeva di erigere una Cappella Cattolica Romana nel palazzo di Holyrood; e comand che i Giudici considerassero come nulle tutte le leggi contro i papisti, a pena d'incorrere nella sua disgrazia. Confort nondimeno i Protestanti Episcopali, assicurando loro che comunque egli fosse deliberato di proteggere la Chiesa Cattolica Romana contro loro, era egualmente deliberato a protegger loro contro ogni usurpazione dalla parte de' fanatici. A cotesta lettera Perth propose una risposta, espressa con servilissime parole. Il Consiglio comprendeva molti papisti; e i membri protestanti che continuavano a sedervi, erano intimiditi dalla ostinazione e severit del Re; ed osavano appena sommessamente mormorare. Hamilton proffer alcune parole contro la potest di dispensare, ma affrettossi a palliarle spiegandole. Lockhart disse, che avrebbe amato meglio perdere il capo, anzi che apporre la sua firma ad una lettera quale era quella composta dal Cancelliere; ma ebbe destrezza di dire tali cose cos piano, che fu udito dai soli amici. Le parole di Perth furono approvate con frivolissime modificazioni; gli ordini del Re furono eseguiti; ma un cupo scontento si diffuse in tutta quella minoranza della nazione scozzese, con l'aiuto della quale il Governo fino allora aveva tenuto in freno la maggioranza(732).
...
.
...
68. Irlanda.
...
.
...
Allorquando lo storico di questo perturbato regno rivolge lo sguardo alla Irlanda, l'opera sua diventa singolarmente difficile e delicata. Ei procede - per usare la squisita immagine adoperata in simigliante occasione da un poeta latino - sopra un fuoco d'ingannatrici ceneri coperto. Il secolo decimosettimo, in quello sventurato paese, ha lasciato al decimonono un fatale retaggio di maligne passioni. Nessuna delle due razze ha perdonato di cuore i vicendevoli torti recati dai Sassoni difensori di Londonderry, e dai Celti difensori di Limerick. Fino ai d nostri, una pi che spartana alterigia deturpa le molte insigni qualit che caratterizzano i figli de' vincitori; mentre un sentimento da Iloti, misto d'odio e di paura, si manifesta troppo spesso ne' figli de' vinti.
Nessuna delle caste avverse pu equamente andare assoluta dal biasimo; ma il maggior biasimo tocca a quell'insensato e testardo principe, il quale, posto in condizioni di poterle riconciliare, adoper tutta la sua possa a soffiare nel fuoco della nimist loro, e in fine le costrinse ad affrontarsi e pugnare per la vita e la morte.
...
.
...
69. Condizioni delle leggi rispetto a cose religiose.
...
.
...
Gli aggravi che i membri della sua Chiesa sostenevano in Irlanda, differivano grandemente da quelli ch'egli tentava di far cessare in Inghilterra e in Iscozia. Il Libro degli Statuti Irlandesi, poscia deturpato da una intolleranza barbara quanto quella de' tempi barbarici, allora conteneva appena un solo Atto, e non molto rigoroso, che imponesse penalit ai papisti, considerati come tali. Al di qua del Canale di San Giorgio, ciascun prete che avesse ricevuto un neofito nel grembo della Chiesa di Roma, era soggetto ad essere appeso alle forche e squartato. Al di l del Canale non correva simile pericolo. Un Gesuita che approdasse a Dover, metteva a repentaglio la vita, mentre poteva in sicurt passeggiare per le vie di Dublino. Tra noi, niuno poteva occupare un ufficio, o anche procacciarsi da vivere come avvocato o maestro di scuola, senza avere solennemente prestato il giuramento di supremazia; ma in Irlanda un pubblico funzionario non era tenuto a prestare tale giuramento, se non quando gli veniva formalmente imposto(733). La qual cosa non escludeva dagl'impieghi niuno che il Governo avesse voluto promuovere. La prova sacramentale e la dichiarazione contro la transustanziazione erano ignote; ed ambedue le Camere del Parlamento ammettevano nel proprio seno gl'individui di qualunque setta religiosa si fossero.
...
.
...
70. Ostilit delle razze; Contadini aborigeni.
...
.
...
Parrebbe, adunque, che l'Irlandese Cattolico Romano fosse in posizione tale, da essere invidiato da' suoi confratelli d'Inghilterra e di Scozia. In fatto, nondimeno, le sue condizioni erano pi misere ed ardue delle loro; imperciocch, quantunque non fosse perseguitato come Cattolico Romano, era oppresso come Irlandese. Nel suo paese, il medesimo confine che partiva le religioni, divideva le razze; ed egli apparteneva alla razza vinta, soggiogata ed avvilita. Nel medesimo suolo stanziavano due popolazioni, localmente mescolate, ma mortalmente e politicamente divise. La differenza di religione non era la sola, e forse n anche la principale differenza che esistesse tra loro. Discendevano da genti diverse, parlavano diversa lingua. Non solo differivano di carattere, ma l'una era opposta all'altra, quanto lo possono essere due qualunque altri caratteri di razze diverse in Europa: differivano per grado di civilt. Tra coteste due popolazioni non poteva essere se non poca simpatia; e secoli di calamit e di danni hanno fatto nascere un forte vicendevole abborrimento. La relazione che la minoranza aveva con la maggioranza, somigliava a quella de' commilitoni di Guglielmo il Conquistatore co' villani sassoni, o a quella de' seguaci di Cortes cogl'Indiani del Messico.
Il nome d'Irlandesi allora davasi esclusivamente ai Celti, e a quelle famiglie, le quali, ancorch non fossero d'origine celtica, avevano nel decorso degli anni adottati i celtici costumi. Queste genti, che erano probabilmente un po' meno d'un milione, aderivano, tranne poche, alla Chiesa di Roma. Fra mezzo a loro risedevano circa dugento mila coloni, alteri del loro sangue sassone e della loro fede protestante(734).
La grande preponderanza del numero da una parte, era pi che controbilanciata da una gran superiorit d'intelligenza, di vigore e d'ordine, dall'altra. Sembra che gl'Inglesi ivi stabiliti fossero per istruzione, energia e perseveranza pi presto sopra che sotto l'ordinario livello della popolazione della madre patria. All'incontro, il contadiname aborigeno era in uno stato quasi selvaggio. Non lavoravano, se non quando sentivano il pungolo della fame. Contentavansi d'abitazioni inferiori a quelle che in paesi pi prosperi servivano per i bestiami domestici. Gi la patata, radice la quale pu essere coltivata quasi senza arte, industria o spesa, e non pu lungamente tenersi ammassata in gran quantit, era divenuta lo alimento del popolo comune(735). Da genti che siffattamente vivevano, non era da aspettarsi diligenza n preveggenza. Anche a poche miglia da Dublino, il viandante, in un suolo che  il pi fertile e verdeggiante che sia nel mondo, vedeva con disgusto le misere capanne, innanzi alle quali i barbari, squallidi e seminudi, stavano attoniti a guardarlo mentre passava(736).
...
.
...
71. Aristocrazie aborigene.
...
.
...
L'aristocrazia aborigena serbava ancora l'orgoglio della sua nascita, ma aveva perduto la influenza che deriva dalla ricchezza e dal potere. Le terre de' signori erano state da Cromwell partite fra' suoi seguaci. Parte, a dir vero, del vasto territorio da lui confiscato, era stato reso, dopo la restaurazione della Casa Stuarda, agli antichi proprietari: ma grandissima parte rimaneva in mano degl'Inglesi, ivi stabiliti sotto la guarentigia di un Atto del Parlamento. Questo atto era rimasto in vigore pel corso di venticinque anni; e per virt di quello, erano state fatte ipoteche, concessioni, vendite e fitti innumerevoli. Gli antichi gentiluomini irlandesi erano dispersi per tutto il mondo. I discendenti de' capitani Milesii brulicavano in tutte le corti e in tutti i campi militari del Continente. Quelli spogliati possidenti che rimanevano tuttavia nella patria loro, ripensavano amaramente alle loro perdite, piangevano la dignit od opulenza di che erano stati privati, e nutrivano le feroci speranze d'un'altra rivoluzione. Un individuo appartenente a cotesto ceto, veniva dipinto da' suoi concittadini come un gentiluomo che sarebbe dovizioso ove gli fosse resa giustizia, e che sarebbe provveduto d'un ricco stato ove potesse riaverlo(737). Rade volte ei si dava a qualche pacifica occupazione. Reputava il commercio pi disonorevole del ladroneccio. Talvolta ei diventava predone; tal'altra, a dispetto della legge, studiavasi di vivere a spese degli antichi affittuari di sua famiglia, i quali, per quanto tristi fossero le loro condizioni, non potevano ricusare parte del loro alimento ad uno che essi seguitavano a considerare come legittimo signore(738). Quel gentiluomo che avesse avuta la sorte di serbare o riavere qualcuna delle sue terre, spesso viveva a guisa di principotto d'una trib selvaggia, e delle umiliazioni che la razza dominante gli faceva soffrire, rifacevasi governando dispoticamente i propri vassalli, immerso nelle volutt d'un rozzo harem, o abbrutendosi quotidianamente con liquori spiritosi(739). Politicamente, ei non contava nulla. Egli  vero che non v'era statuto che lo escludesse dalla Camera de' Comuni; ma aveva quasi tanto poca probabilit ad essere eletto membro del Parlamento, quanto negli Stati Uniti ne ha un mulatto ad essere eletto senatore. Difatti, un solo papista, dalla Ristaurazione in poi, era stato eletto al Parlamento Irlandese. Il potere legislativo ed esecutivo era interamente nelle mani dei coloni inglesi; la preponderanza de' quali era sostenuta da un'armata stanziale di sette mila uomini, del cui zelo per ci che chiamavasi gl'interessi inglesi, il Governo di Londra poteva fidarsi(740).
Rigorosamente esaminando la cosa, si conoscer che n l'Irlandismo n l'Inglesismo formavano un corpo perfettamente omogeneo. La distinzione fra gl'Irlandesi di razza celtica, e gl'Irlandesi discendenti dai seguaci di Strongbow e di De Burgh, non era affatto cancellata. I Fitz alcuna volta osavano parlare con dispregio degli O' e dei Mac; e questi talvolta siffatto dispregio ricambiavano con l'odio. Nella precedente generazione, uno de' pi potenti degli O' Neill ricus di mostrare il pi lieve segno di rispetto a un gentiluomo cattolico romano d'origine normanda. "Dicesi che la sua famiglia sia rimasta tra noi per quattro cento anni. Non importa. Io odio quel villano come se fosse arrivato ieri(741)." Nulladimeno, e' pare che tali sentimenti fossero rari, e che la lotta la quale da lungo tempo ardeva fra i Celti aborigeni e gl'Inglesi degeneri, avesse pressoch ceduto alla lotta pi feroce che divideva ambedue le razze dalla colonia moderna e protestante.
...
.
...
72. Condizioni della colonia inglese.
...
.
...
La colonia era anch'essa lacerata da intestine contese, s nazionali che religiose. Di quei che la componevano, i pi erano Inglesi; ma non pochi erano delle contrade meridionali della Scozia. Met appartenevano alla Chiesa Anglicana; gli altri erano Dissenzienti. Ma in Irlanda lo Scozzese e l'Inglese erano fortemente vincolati dalla comune origine: l'Anglicano e il Presbiteriano lo erano dal protestantismo comune. Tutti i coloni avevano comuni la lingua e gl'interessi pecuniarii. Erano circondati da nemici comuni, e potevano vivere sicuri per mezzo di cautele e sforzi comuni. Per le quali cose, le poche leggi penali che erano state fatte in Irlanda contro i Protestanti Non-Conformisti, erano lettera morta(742). La bacchettoneria dei pi ostinati partigiani della Chiesa, non poteva allignare al di l del Canale di San Giorgio. Appena il Cavaliere giungeva in Irlanda e vedeva che senza valido e coraggioso aiuto de' suoi compatriotti puritani, egli e tutta la sua famiglia avrebbe corso pericolo d'essere assassinato da' ladroni papisti, l'odio ch'ei sentiva contro il Puritanismo, cominciava, suo malgrado, ad intiepidire e spegnersi. Fu notato da uomini illustri di ambedue i partiti, che un Protestante il quale in Irlanda veniva chiamato Tory, in Inghilterra sarebbe stato tenuto per Whig moderato(743).
I Protestanti Non-Conformisti da parte loro tolleravano, con pazienza maggiore di quanta potesse da loro aspettarsi, la vista del pi assurdo ordinamento ecclesiastico che sia mai stato nel mondo. Quattro arcivescovi e diciotto vescovi erano impiegati a reggere circa la quinta parte del numero degli Anglicani che abitavano nella sola diocesi di Londra. Del clero parrocchiale, gran parte erano pluralisti, e risedevano lungi dalle loro cure. V'erano alcuni che dai propri beneficii ricavavano poco meno di mille lire sterline di rendita annua, senza mai adempire al loro ufficio spirituale. E non pertanto. questa istituzione mostruosa ai Puritani stabiliti in Irlanda, spiaceva meno che la Chiesa Anglicana ai settari inglesi. Imperocch in Irlanda le scissure religiose erano subordinate alle nazionali; e il Presbiteriano, mentre come teologo non poteva non condannare la gerarchia stabilita, sentiva per essa una specie di compiacimento, qualvolta la considerava come un sontuoso e pomposo trofeo della vittoria riportata dalla illustre razza da cui discendeva(744).
In tal modo i mali che pativano i Romani Cattolici irlandesi, non avevano nulla di comune con quelli de' Cattolici inglesi. Il Cattolico Romano delle Contee di Lancaster o di Stafford altro far non doveva che diventare protestante, e subito trovavasi, per ogni rispetto, nel medesimo livello in cui erano i suoi vicini: ma se i Cattolici Romani di Munster o di Connaught si fossero fatti protestanti, sarebbero sempre rimasti un popolo soggetto. Tutti i danni che il Cattolico Romano avesse potuto patire, in Inghilterra, erano effetto di durissime leggi, e vi si poteva porre rimedio con leggi pi liberali. Ma fra le due popolazioni che abitavano in Irlanda, era una ineguaglianza, la quale non essendo cagionata dalle leggi, non poteva per virt di quelle cessare. Lo impero che l'una esercitava sull'altra, era quello della opulenza, sopra la povert, del sapere sopra l'ignoranza, e della cultura sopra la barbarie.
...
.
...
73. Condotta che Giacomo avrebbe dovuto seguire.
...
.
...
E' parve che lo stesso Giacomo, in sul principio del suo regno, conoscesse perfettamente le sopra esposte cose. I perturbamenti dell'Irlanda, diceva egli, nascevano non dalle differenze tra Cattolici e Protestanti, ma da quelle tra Irlandesi ed Inglesi(745). Le conseguenze che da tali premesse avrebbe dovuto dedurre, erano chiare; ma, sventuratamente, per lui e per l'Irlanda, ei non seppe conoscerle.
Se si fosse potuta mitigare la sola animosit nazionale, non v' dubbio che l'animosit religiosa, non essendo tenuta desta da crude leggi penali, e da rigorosi Atti di Prova, si sarebbe spenta da s. Calmare una animosit nazionale simile a quella che vicendevolmente sentivano le due razze abitatrici della Irlanda, non poteva essere opera di pochi anni. Nondimeno, un savio e buon principe vi avrebbe potuto molto contribuire; e Giacomo l'avrebbe potuto imprendere con vantaggi che nessuno de' suoi predecessori o successori ebbe giammai. Come Inglese e Cattolico Romano, egli apparteneva mezzo alla casta dominatrice e mezzo alla dominata, e per aveva i requisiti necessari a far la parte di mediatore fra esse. N riesce difficile indicare la via ch'egli avrebbe dovuto prendere. Avrebbe dovuto dichiarare inviolabile la propriet territoriale esistente, ed annunziare ci in modo cos efficace da calmare l'ansiet de' nuovi possidenti, e da estinguere le sinistre speranze che i vecchi proprietari potessero nutrire. Poco importava chiarirsi se vi fosse ingiustizia nel passaggio de' beni da uno ad un altro individuo. Quel passaggio, giusto o ingiusto, era seguito tanti anni innanzi, che rovesciarlo sarebbe stato il medesimo che crollare le fondamenta della societ. E' d'uopo che ci sia un limite di tempo ad ogni diritto. Dopo trentacinque anni di non interrotto possesso, dopo venticinque anni di possesso solennemente guarentito dalle leggi, dopo innumerevoli fitti e cessioni, ipoteche e legati, era troppo tardi porre ad esame la validit de' titoli. Nondimeno, qualche cosa si sarebbe potuta fare a guarire, i cuori lacerati e rialzare, le prostrate fortune de' gentiluomini irlandesi. I coloni erano in prospere condizioni. Avevano grandemente migliorate le loro terre facendovi su fabbricati, piantagioni e chiuse. In pochi anni la rendita era quasi raddoppiata; il commercio era vivo; e le pubbliche entrate, che ascendevano quasi a trecento mila sterline l'anno, erano pi che bastevoli alle spese del Governo locale, e davano un avanzo che mandavasi in Inghilterra. Non v'era dubbio alcuno, che il primo Parlamento che si fosse ragunato in Dublino, ancorch rappresentasse quasi esclusivamente gl'interessi inglesi, in ricompensa alla promessa che il Re avrebbe fatta di mantenere quegl'interessi ne' loro diritti legali, gli avrebbe volentieri concessa una considerevolissima somma onde indennizzare, almeno in parte, le famiglie irlandesi ingiustamente spogliate. In cotesto modo, a' tempi nostri, il Governo Francese pose fine ai litigi nati dalla pi vasta confisca che sia mai stata in Europa. E in simil modo, se Giacomo avesse seguito il parere de' suoi consiglieri protestanti, avrebbe almeno grandemente mitigato uno dei precipui mali che affliggevano l'Irlanda(746).
Fatto ci, egli avrebbe dovuto affaticarsi a porre in armonia le razze avverse, proteggendo imparzialmente i diritti e frenando gli eccessi di entrambe. Avrebbe dovuto punire con pari severit l'indigeno che trascorreva alla licenza della barbarie, e il colono che abusava della forza della civilt. Fino al punto cui poteva giungere la legittima autorit della Corona - e in Irlanda era molto estesa - niuno che per occupare un ufficio avesse i requisiti d'integro e di esperto, avrebbe dovuto esserne escluso a cagione della razza alla quale apparteneva e della religione che professava. E' probabile che un Re Cattolico Romano, potendo liberamente disporre d'una grossa rendita, avrebbe, senza grave difficolt, potuto persuadere i prelati e i preti cattolici romani a cooperare con lui nella grande impresa della riconciliazione. Molto, nondimeno, sarebbe rimasto a farsi dalla mano riparatrice del tempo. La razza natia avrebbe dovuto imparare dalla colonia la industria e la preveggenza, le arti del vivere civile, e la lingua dell'Inghilterra. Non poteva essere uguaglianza tra uomini che abitavano dentro case, e uomini che stavansi dentro porcili; tra gli uni che si cibavano di pane, o gli altri che alimentavansi di patate; tra quelli che parlavano la nobile favella di grandi filosofi e poeti, e questi che, con pervertito orgoglio, vantavansi di non potere contorcere la loro bocca a balbettare un gergo nel quale erano scritti gli Augumenti delle Scienze e il Paradiso perduto(747). Nulladimeno, non  irragionevole il credere che se la moderata politica la quale siamo venuti esponendo, fosse stata fermamente seguita dal Governo, ogni distinzione si sarebbe andata a poco a poco cancellando; e adesso non vi sarebbe vestigio della ostilit che ha formata la sciagura della Irlanda, come non ne esiste della avversione che un tempo regnava tra i Sassoni e i Normanni in Inghilterra.
...
.
...
74. Suoi errori.
...
.
...
E fu sventura che Giacomo, invece di farsi mediatore, divenisse il pi feroce e dissennato uomo di parte. Invece di calmare il rancore delle due popolazioni, l'infiamm fino ad un punto non mai prima veduto. Deliber di invertire(748) la loro posizione relativa, e porre i coloni protestanti sotto i piedi de' Celti papisti. Appartenere alla Chiesa Anglicana, essere di razza inglese, era agli occhi suoi un demerito per conseguire gli uffici civili e militari. Meditava il disegno di confiscare nuovamente e partire il suolo di mezza l'isola; e manifestava cos chiaramente tale pensiero, che una classe degli abitatori dell'Irlanda fu tosto agitata da terrori ch'ei poscia invano volle calmare, e l'altra da speranze ch'egli poi vanamente si studi di frenare. Ma questa era piccolissima parte della sua colpa e demenza. Stabil deliberatamente, non solo di dare agli abitatori aborigeni dell'isola l'intero possesso del loro paese, ma di giovarsene anche come strumenti per istabilire la tirannide in Inghilterra. L'esito di questo divisamento fu quale era da prevedersi. I coloni si posero in sulle difese, con la invincibile pertinacia della loro razza. La madre patria considerava come sua propria la causa loro. Allora segu una lotta disperata per una terribile partita di giuoco, sulla quale ambe le parti posero ogni cosa pi caramente diletta: n possiamo giustamente biasimare l'Irlandese o l'Inglese per avere, in tanta estremit, ubbidito alla legge della propria difesa. Il conflitto fu tremendo, ma breve. Il pi debole cedette. La sua sorte fu crudele; e nondimeno la crudelt onde fu trattato, era degna, non di difesa, ma di scusa; imperocch, quantunque egli avesse sofferto tutto ci che la tirannia possa infliggere, non pat pi di quanto egli stesso avesse inflitto altrui. Lo effetto dell'insano attentato di soggiogare la Inghilterra per mezzo della Irlanda, fu che gl'Irlandesi divennero servitori degl'Inglesi. Gli antichi possidenti sforzandosi di ricuperare ci che avevano perduto, perderono la maggior parte di ci che era loro rimasto. Il breve predominio del papismo produsse poi tal numero di leggi barbare contro il papismo, che il libro statutario d'Irlanda  passato in proverbio d'infamia per tutta la Cristianit. Tali furono gli amari frutti della politica di Giacomo.
Abbiamo gi veduto che uno de' primi suoi atti, dopo che ascese al trono, fu quello di richiamare Ormond dalla Irlanda. Ormond in quel Regno era considerato come capo degl'interessi inglesi; aderiva fermamente alla religione protestante; e il suo potere eccedeva d'assai quello di un ordinario Lord Luogotenente, prima perch per grado ed opulenza era il pi grande fra' coloni, e poi perch non solo era capo dell'amministrazione civile, ma anco comandante delle forze. Il Re, in quel tempo, non voleva affidare interamente ad un Irlandese il Governo. Vero  ch'egli avea detto che un vicer nativo dell'isola, sarebbe presto diventato sovrano indipendente(749). Per allora, quindi, ei pens di partire il potere di che Ormond era rivestito, dando l'amministrazione civile ad un Lord Luogotenente inglese e protestante, e il comando delle armi ad un Irlandese Cattolico Romano. Lord Luogotenente fu fatto Clarendon; Comandante dello esercito Tyrconnel.
Tyrconnel discendeva, secondo che sopra abbiamo detto, da una di quelle degeneri famiglie di Pale, che comunemente erano annoverate fra la popolazione primigenia d'Irlanda. Talvolta chiacchierando parlava con albagia normanna dei barbari Celti(750), ma in fatto parteggiava per i naturali dell'isola. Odiava i coloni protestanti, i quali lo rimeritavano di pari abborrimento. Clarendon sentiva assai diversamente; ma per indole, interesse e principii, era un ossequioso cortigiano. Aveva animo basso; trovavasi in circostanze impacciate; ed aveva la mente profondamente imbevuta delle dottrine che la Chiesa Anglicana aveva a quei tempi con tanta assiduit propagate. Nondimeno, era fornito di doti non ispregevoli; e sotto un buon Re, forse sarebbe stato un rispettabile vicer.
...
.
...
75. Clarendon giunge in Irlanda come Lord Luogotenente.
...
.
...
Circa nove mesi erano scorsi dal richiamo d'Ormond allo arrivo di Clarendon in Dublino. In quell'intervallo di tempo, il Re era rappresentato da un Consiglio di Lordi Giudici; ma l'amministrazione militare era nelle mani di Tyrconnel. Gi i disegni della Corte cominciavano a svolgersi. Un ordine reale giunse da Whitehall per disarmare la popolazione. Tale ordine fu rigorosamente eseguito da Tyrconnel, rispetto agl'Inglesi. Bench le campagne fossero infestate da bande di ladroni, un gentiluomo protestante appena poteva impetrare licenza di tenere un paio di pistole. Al contadiname del paese, dall'altra parte, fu concesso di tenere le armi(751). La esultanza de' coloni perci fu grande; allorch, finalmente, nel dicembre del 1685, Tyrconnel fu chiamato a Londra, e Clarendon spedito a Dublino. Ma tosto si conobbe che la direzione del Governo Irlandese era di fatto in Londra, non in Dublino. Ogni corriere postale che giungeva dal Canale di San Giorgio, recava nuove della infinita influenza che Tyrconnel esercitava nelle cose irlandesi. Dicevasi che sarebbe fatto Marchese, Duca, comandante delle armi; che gli sarebbe affidata la impresa di riordinare l'armata e le Corti di Giustizia(752).
...
.
...
76. Sue mortificazioni; paura sparsa fra i coloni.
...
.
...
Clarendon rimase amaramente mortificato al trovarsi come un membro subordinato in quella amministrazione, della quale egli aveva creduto d'essere il capo. Lamentavasi che qualunque cosa egli facesse, fosse male rappresentata da' suoi detrattori: e che i pi gravi provvedimenti intorno al paese da lui governato, erano fatti in Westminster, resi noti al pubblico, discussi nelle botteghe di Caff, scritti in migliaia di lettere private, vari giorni prima che ne fosse dato avviso al Lord Luogotenente. Poco importargli, diceva, la sua dignit personale; ma non esser cosa lieve, che il rappresentante della maest del trono fosse reso zimbello al pubblico disprezzo(753). La paura rapidamente si diffuse fra gl'Inglesi appena conobbero che il vicer, loro concittadino e protestante, non poteva proteggerli secondo che avevano sperato. Cominciarono a fare amaro esperimento di ci che importi essere una casta soggetta. Erano molestati dagl'indigeni con accuse di crimenlese e di sedizione. Questo protestante aveva carteggiato con Monmouth; quell'altro aveva con poco rispetto favellato del Re quattro o cinque anni innanzi, mentre si discuteva la Legge d'Esclusione; e la testimonianza del pi infame degli uomini serviva a provare la colpa. Il Lord Luogotenente rifer, che temeva, ove non si fosse posto fine a siffatto modo d'agire, in Dublino tra breve sarebbe stato il regno del terrore simile a quello che s'era veduto in Londra, allorch l'onore e la vita de' cittadini erano nelle mani di Oates e di Bedloe(754).
A Clarendon fu, dopo poco tempo, annunziato, in un conciso dispaccio di Sunderland, il principe avere deliberato di fare senza indugio un pieno cangiamento nel Governo civile e militare dell'Irlanda, e di porre negli uffici un gran numero di Cattolici Romani; e si aggiungeva, con pochissima grazia, che la Maest Sua aveva in tali cose chiesto consiglio a uomini pi competenti del suo inesperto Lord Luogotenente(755).
Avanti che cotesta lettera fosse pervenuta al vicer, la nuova di ci che vi si conteneva era per vari mezzi arrivata in Irlanda. Il terrore de' coloni fu immenso. Essendo inferiori di numero alla popolazione indigena, la loro condizione sarebbe stata tristissima se la popolazione indigena si fosse armata contro loro di tutti i poteri dello Stato: e tale, nientemeno, era la minaccia. Gli Inglesi abitanti di Dublino passava l'uno accanto all'altro per le vie con afflitto sembiante. Nella Borsa i negozi erano sospesi. I possidenti affrettavansi a vendere a qualunque prezzo le loro terre, e mandare in Inghilterra le somme ricavate. I trafficanti cominciavano ad assestare i loro conti, ed apparecchiavansi a ritirarsi dai commerci. Lo effetto della paura tosto si risent nella pubblica rendita(756). Clarendon tent d'ispirare agli impauriti quella fiducia ch'ei non aveva in cuore. Assicur loro, che la propriet sarebbe stata considerata come sacra; e disse di sapere di certa scienza, che il Re era determinato di mantenere l'Atto, cos chiamato, di Stabilimento, che guarentiva i loro diritti sulle terre. Ma al Governo in Inghilterra egli scriveva in tono diverso. Rischiossi per fino a querelarsi del Re, e senza biasimare lo intendimento che Sua Maest aveva d'impiegare i Cattolici Romani, sugger con vigorose parole, che i Cattolici Romani destinati agli impieghi fossero inglesi(757).
La risposta di Giacomo fu secca e fredda. Dichiar, come egli non intendesse privare i coloni inglesi delle terre loro, ma molti di loro ei teneva suoi nemici; e dacch consentiva di lasciare tutta l'opulenza nelle mani degl'inimici, era maggiormente necessario che l'amministrazione civile e militare fosse posta in quelle degli amici suoi(758).
Per le quali cose, vari Cattolici Romani furono chiamati al Consiglio Privato; e spedironsi ordini ai municipii perch ammettessero i Cattolici Romani ai privilegi municipali(759). A molti ufficiali dell'esercito fu arbitrariamente tolto e grado e pane. Invano il Lord Luogotenente patrocin la causa di parecchi, che egli sapeva essere buoni soldati e leali sudditi. Fra costoro erano vecchi Cavalieri, che avevano strenuamente pugnato per la monarchia, e che portavano onorate cicatrici. Ne' loro posti furono messi uomini i quali altro merito non avevano che la loro religione. Dicevasi che de' nuovi capitani e luogotenenti alcuni erano stati bifolchi, altri servitori, altri anche predoni; taluni erano cos assuefatti a portare scarponi, che inciampavano e procedevano stranamente impacciati ne' loro stivali da soldati. Non pochi degli ufficiali destituiti arruolaronsi nell'esercito olandese, e quattro anni dopo provarono il diletto di sconfiggere ignominiosamente i loro successori, e cacciarli oltre le acque del Boyne(760).
L'angoscia e il timore di Clarendon si accrebbero ad una nuova che gli giunse per vie private. Senza la sua approvazione, senza n anche fargliene saper nulla, facevansi apparecchi per armare e disciplinare tutta la popolazione celtica dell'isola di cui egli era governatore di solo nome. Tyrconnel da Londra dirigeva le cose; e i prelati cattolici erano suoi agenti. Ciascun prete era stato richiesto di compilare una lista di tutti i suoi parrocchiani maschi, atti alle armi, e mandarla al suo Vescovo(761).
...
.
...
77. Arrivo di Tyrconnel a Dublino come Generale d'armi.
...
.
...
Gi correva voce che Tyrconnel sarebbe tra breve ritornato a Dublino, investito di poteri straordinari e indipendenti; e la voce ogni giorno maggiormente spandevasi. Il Lord Luogotenente, che per nessuno insulto al mondo sapeva indursi a rinunziare alla pompa e agli emolumenti del suo ufficio, dichiar che avrebbe piegata la fronte dinanzi al volere del Re, e si sarebbe mostrato in ogni cosa suddito obbediente e fedele. Disse di non avere mai in vita sua avuto il minimo litigio con Tyrconnel, ed era sicuro che n anche adesso nascerebbe differenza tra loro(762). E' pare che Clarendon non si rammentasse della congiura fatta a rovinare la fama della sua innocente sorella, della quale congiura Tyrconnel era stato precipuo macchinatore. Simigliante ingiuria non  tale che un uomo d'alto animo possa agevolmente perdonare. Ma nella malvagia corte nella quale gli Hydes si erano tanto tempo affaccendati a farsi lo stato, simiglianti ingiurie venivano di leggeri perdonate e poste in oblio, non mai per magnanimit di carit cristiana, ma per semplice abiettezza e difetto di senso morale. Nel giugno 1686, Tyrconnel giunse in Irlanda. Il regio mandato l'autorizzava solamente a comandare le truppe; ma aveva istruzioni concernenti tutte le parti dell'amministrazione, e a un tratto si rec in mano il Governo effettivo dell'isola. Il d dopo il suo arrivo, esplicitamente dichiar, che gli uffici dovevano largamente darsi ai Cattolici Romani, e che per ci era d'uopo mandar via i Protestanti. Si dette con pertinacia ed ardore a riordinare l'armata. E davvero ch'era questa l'unica delle funzioni di comandante supremo ch'egli potesse adempire: poich, quantunque fosse coraggioso nelle risse e ne' duelli, non conosceva punto l'arte militare. Alla prima rassegna ch'egli fece, coloro i quali gli stavano da presso poterono chiaramente accorgersi che egli non sapeva guidare un reggimento(763).
...
.
...
78. Parzialit e violenza di lui.
...
.
...
Cacciare dall'armata gl'Inglesi e porvi gl'Irlandesi, era, secondo la sua opinione, il principio e il fine dell'amministrazione della guerra. Ebbe l'insolenza di cassare il capitano delle Guardie del Corpo del Lord Luogotenente; n Clarendon seppe di ci ch'era seguto, se non quando vide un Cattolico Romano, il cui volto gli giungeva nuovo, scortare il suo cocchio di gala(764). Il cangiamento non si limit ai soli ufficiali. Le file furono pienamente disfatte e rifatte. Quattro o cinquecento soldati furono reietti da un solo reggimento, principalmente sotto pretesto d'essere di statura inferiore a quella richiesta dalla legge. Nulladimeno, anche l'occhio pi inesperto conobbe a un tratto che essi erano pi atti e meglio formati de' loro successori, il cui aspetto selvaggio e squallido disgustava i riguardanti(765). Ai nuovi ufficiali fu ingiunto di non arruolare nessun soldato protestante. I reclutatori, invece di battere i loro tamburi per raccogliere volontari nelle fiere e nei mercati, secondo l'antica usanza, recavansi ai luoghi a' quali i Cattolici Romani solevano andare in devoto pellegrinaggio. In poche settimane, il Generale aveva posto nello esercito pi di due mila reclute indigene; e chi gli stava dappresso, con sicurt affermava che pel d di Natale in tutta l'armata non sarebbe rimasto n anche un soldato di razza inglese(766).
In tutte le questioni che sorgessero nel Consiglio Privato, Tyrconnel mostravasi similmente violento e parziale. Giovanni Keating, Capo giudice de' Piati Comuni, uomo insigne per abilit, integrit e lealt, espose con modi assai miti, che tutto ci che il Generale potesse ragionevolmente chiedere per la sua propria Chiesa, era la perfetta uguaglianza. Disse, il Re aver voluto manifestamente intendere, che nessun uomo meritevole della fiducia pubblica dovesse essere escluso perch Cattolico Romano, e nessuno immeritevole della pubblica fiducia dovesse essere ammesso perch Protestante. Tyrconnel subito cominci a vomitare imprecazioni e bestemmie. "Io non so che rispondere a ci; ma devono essere tutti Cattolici Romani(767)." I pi assennati Irlandesi aderenti alla Religione Cattolica rimasero atterriti alla demenza di lui, e provaronsi di rimproverarlo; ma li cacci via imprecando(768). La sua brutalit trascorreva tant'oltre, che molti lo credevano ammattito. Eppure, era meno strana della svergognata volubilit con che gli uscivano di bocca le bugie. Lungo tempo prima aveva acquistato il soprannome di Lying Dick Talbot (il bugiardo Guglielmo Talbot); e a Whitehall ogni strana finzione veniva chiamata una delle verit di Dick Talbot. Adesso giornalmente mostrava d'essere ben meritevole di cotesta non invidiabile riputazione. E davvero in lui il mentire era una infermit. Dopo d'aver dato ordini di destituire gli ufficiali inglesi, era capace di condurli nelle sue segrete stanze, e assicurarli della fiducia ed amicizia che sentiva per loro, dicendo: "Dio mi confonda, mi sperda, mi fulmini s'io non avr a cuore i vostri interessi." Talvolta coloro ai quali aveva fatto simili giuramenti, sapevano, innanzi che il giorno si chiudesse, d'essere stati destituiti(769).
...
.
...
79. Si studia di far revocare l'Atto di Stabilimento; ritorna in Inghilterra.
...
.
...
Al suo arrivo, quantunque bestemmiasse oscenamente contro l'Atto di Stabilimento, e chiamasse gl'interessi inglesi cosa iniqua, cosa scellerata, cosa maledetta, simul nondimeno d'esser convinto che la distribuzione delle propriet, non si poteva, dopo s lungo corso d'anni, alterare(770). Ma giorni dopo, cangi linguaggio. In Consiglio si mise a declamare con veemenza intorno alla necessit di rendere le terre agli antichi padroni. Ma non aveva per anche ottenuto l'assenso del Re a codesto fatale disegno. Nella mente di Giacomo, il sentimento nazionale tenzonava ancora debolmente contro la superstizione. Egli era uomo inglese; era Re inglese; e non poteva, senza tristi presentimenti, acconsentire alla destruzione della maggior colonia che l'Inghilterra avesse mai fondata. Gl'inglesi Cattolici Romani, ai quali aveva costume di chiedere consiglio, furono di quasi unanime opinione a favore dell'Atto di Stabilimento. Non solo l'onesto e moderato Powis, ma il dissoluto e testardo Dover, porsero savi e patriottici consigli. Tyrconnel mal poteva sperare di frustrare da lungi lo effetto che tali ammonimenti producevano nella mente del Re. Deliber, quindi, di difendere in persona la causa della sua casta; e per, verso la fine d'Agosto, part per l'Inghilterra.
...
.
...
80. Il Re  mal satisfatto di Clarendon.
...
.
...
S la presenza che l'assenza di lui erano egualmente cagione di timore al Lord Luogotenente. Gli era veramente doloroso vedersi ogni giorno umiliato dal suo nemico; ma non eragli di minor dolore il sapere che il suo nemico ogni giorno susurrava calunnie(771) e pessimi consigli alle orecchie del Principe. Clarendon era tormentato da molte e diverse vessazioni. In una sua gita nell'interno dell'isola, s'era veduto trattare con disprezzo dalla popolazione irlandese. I preti cattolici romani esortavano le loro congregazioni a non fargli nessun atto di riverenza. I gentiluomini indigeni invece di andare a complirlo, rimanevano nelle proprie case. Il contadiname indigeno da per tutto cantava canzoni in lingua ersa in lode di Tyrconnel, il quale tra breve sarebbe riapparso ad umiliare pienamente i loro oppressori(772). Il vicer era appena ritornato a Dublino dalla sua poco soddisfacente gita, allorquando gli giunsero lettere che gli annunciavano il Re essere seriamente sdegnato contro di lui. La Maest sua - dicevano tali lettere - aspettarsi che i suoi ministri non solo adempissero i suoi comandamenti, ma gli adempissero di cuore e con esultanza. Esser vero che il Lord Luogotenente non aveva ricusato di cooperare alla riforma dell'armata e dell'amministrazione civile, ma averlo fatto con ripugnanza e con negligenza: il suo aspetto avere tradito il sentimento dell'animo: tutti essersi accorti com'egli disapprovasse la politica che gli era stato commesso di recare ad effetto(773). Immerso in amarissima angoscia, scrisse lettere onde difendersi; ma gli fu bruscamente annunziato, la sua difesa non essere soddisfacente. Allora, con abiettissime parole, dichiar che non avrebbe tentato di giustificarsi; si sarebbe sobbarcato riverente alla sentenza, qualunque si fosse, del principe; si sarebbe prostrato nella polvere onde implorare perdono, dacch egli sincerissimamente pentivasi, e riputava glorioso il morire pel suo sovrano: ma gli era impossibile di vivere percosso dall'ira di lui. Tali parole non movevano da sola ipocrisia d'interesse, ma, almeno in parte, da animo prettamente servile e meschino; avvegnach, nelle lettere di confidenza non destinate ad andare sotto gli occhi del Re, Clarendon si spassionasse nel medesimo tono lamentevole con la propria famiglia: s essere degno di piet, s ruinato, s non aver forza da sostenere la collera del Re, s non curare punto la vita ove non vi fosse mezzo a placare l'ira dell'adorato principe(774). Il misero si sent accrescere in cuore lo spavento, come seppe essersi gi deliberato in Whitehall di richiamare lui, e fargli succedere il suo rivale e calunniatore Tyrconnel(775). E in tanto, per alcun tempo l'avvenire parve rischiararsi; il Re era di buon umore; e per pochi giorni Clarendon s'illuse credendo che la intercessione del fratello fosse prevalsa, e la tempesta abbonacciata(776).
...
.
...
81. Rochester  aggredito dalla Cabala gesuitica.
...
.
...
La tempesta, invece, era appena incominciata. Mentre Clarendon studiavasi di appoggiarsi a Rochester, Rochester non bastava a sostenere s stesso. Come in Irlanda il fratello maggiore, quantunque avesse le Guardie d'onore, la spada dello Stato e il titolo d'Eccellenza, era sottoposto di fatto al Comandante delle armi; cos in Inghilterra il fratello minore, quantunque ritenesse il bastone bianco e la precedenza, in grazia del suo alto ufficio, sopra i grandi nobili ereditari, andava diventando un semplice impiegato nelle finanze. Il Parlamento fu nuovamente prorogato a un tempo lontano, contro i noti desiderii del Tesoriere. N anche gli fu detto che doveva esservi un'altra proroga, ma ei ne lesse la nuova nella Gazzetta. La effettiva direzione degli affari era passata nelle mani della cabala, che il venerd pranzava a casa di Sunderland. Il Gabinetto si ragunava solo per udire la lettura de' dispacci giunti dalle Corti straniere; n tali dispacci contenevano pi di quel che si sapesse alla Borsa Reale; imperocch tutte le legazioni inglesi avevano ricevuto ordini di porre nelle lettere officiali solo i discorsi ordinari delle anticamere, e comunicare privatamente i segreti importanti a Giacomo stesso, a Sunderland o a Petre(777). E di ci la vincitrice fazione non era paga. Coloro de' quali il Re si fidava, gli dicevano che la ostinatezza con che la nazione avversava i disegni di lui, era veramente da attribuirsi a Rochester. In che guisa avrebbe potuto il popolo credere che il sovrano fosse incrollabilmente risoluto a perseverare nella via nella quale s'era messo, vedendogli a lato, ostensibilmente primo per possanza e fiducia fra i suoi consiglieri, un uomo che, come tutti sapevano, disapprovava grandemente quella via? Ogni passo che il principe aveva fatto ad umiliare la Chiesa Anglicana, ed esaltare quella di Roma, era stato avversato dal Tesoriere. Era pur vero, che qualvolta aveva sperimentata vana ogni opposizione, egli si era sottomesso di malavoglia; ch anzi aveva cooperato a mandare ad esecuzione quegli stessi progetti ch'egli aveva con estremo calore contrastati. Egli era vero che, quantunque abborrisse la Commissione Ecclesiastica, aveva consentito di essere uno de' Commissari. Era anche vero, che mentre dichiarava di non trovare nessuna cagione di biasimo nella condotta del vescovo di Londra, aveva ripugnantemente votato a favore della sentenza che lo cacci dalla sua sede. Ma ci non era bastevole. Un principe dedito ad un'intrapresa cos grave ed ardua come quella in cui Giacomo s'era messo, aveva diritto d'esigere dal suo primo ministro, non una acquiescenza fatta mal volentieri e senza grazia, ma una zelante e fortissima cooperazione. Mentre con tali consigli la cabala tentava di continuo l'animo di Giacomo, gli giungevano per la posta-di-un-soldo molte lettere cieche, ripiene di calunnie contro il Lord Tesoriere. Questo modo d'aggressione era stato immaginato da Tyrconnel, e concordava perfettamente con ogni azione della sua vita infame(778).
Il Re esitava. E' sembra, a dir vero, che portasse singolare affetto al suo cognato, e per l'affinit, e per la lunga dimestichezza, e per molti scambievoli buoni uffici. Pareva probabile che finch Rochester avesse continuato a sottoporsi, quantunque lento e mormorando, alle voglie del Re, sarebbe rimasto, di nome, primo ministro. Sunderland, quindi, con finissima astuzia sugger al proprio signore la convenevolezza di chiedere a Rochester l'unica prova d'obbedienza; prova che Rochester, senza alcun dubbio, non avrebbe mai data. Per allora - tale era il linguaggio dello scaltro segretario - tornava al Re impossibile consigliarsi col primo de' suoi ministri intorno a ci che gli stava pi a cuore.
...
.
...
82. Giacomo si studia di convertire Rochester.
...
.
...
Era doloroso il pensare che i pregiudicii religiosi, in s grave negozio, dovessero privare il Governo di un tanto aiuto. Forse non era impossibile vincere simiglianti pregiudicii. Allora lo ingannatore bisbigli sapere che Rochester di recente avesse manifestato qualche dubbio intorno i punti in questione tra i Protestanti e i Cattolici(779). Ci fu bastevole perch il Re prendesse un partito. Cominci a lusingarsi di potersi sottrarre alla necessit di allontanare da s un amico, e nel tempo stesso assicurarsi un esperto coadiutore alla grand'opera ch'era in via di compiere. Fu anche solleticato dalla speranza d'acquistare il merito e la gloria di avere salvata un'anima dalla eterna perdizione. E' pare in verit, che intorno questo tempo fosse invaso da un insolito e violento accesso di zelo per la sua religione: la qual cosa  pi da notarsi in quanto era pur allora ricaduto, dopo un breve intervallo d'astinenza, nella dissolutezza; che tutti i teologi cristiani condannano come peccaminosa, e che in un uomo maturo, ed ammogliato ad una giovine e leggiadra donna, anche dai mondani  giudicata riprovevole. Lady Dorchester era ritornata da Dublino, e nuovamente divenuta concubina del Re. Politicamente il suo ritorno non era d'alcuna importanza. Aveva imparato per propria esperienza, essere stoltezza ogni prova di salvare il suo amante dalla distruzione a cui correva diritto. E per lasci che i Gesuiti lo guidassero nella condotta politica. Nondimeno, ella era la sola di parecchie donne abbandonate, che a quel tempo dividesse con la Chiesa Cattolica l'impero nel cuore di lui(780). Sembra ch'ei pensasse di fare ammenda di aver trascurata la salute dell'anima propria, dandosi cura delle anime altrui. Si pose, adunque, ad operare con sincera volont, ma con la volont d'un animo aspro, severo ed arbitrario, per la conversione del suo cognato. In ogni udienza accordata al Tesoriere, il tempo era speso ad argomentare intorno all'autorit della Chiesa ed al culto delle immagini. Rochester aveva fermo in cuore di non abiurare la propria religione; ma non pativa scrupoli a ricorrere, per difendersi, ad artifici disonorevoli al pari di quelli che altri aveva adoperati ad offenderlo. Simulava di parlare come uomo che ondeggi nel dubbio, mostrava desiderio di essere illuminato ove si trovasse nell'errore, si faceva prestare libri papisti, ed ascoltava cortesemente i teologi papisti. Ebbe vari colloqui con Leyburn vicario apostolico, con Godden cappellano e limosiniere della Regina vedova, e con Bonaventura Giffard, teologo educato alla polemica nelle scuole di Doaggio. Fu stabilito che vi sarebbe una disputa formale tra cotesti dottori ed alcuni ecclesiastici protestanti. Il Re disse a Rochester, di scegliere qualunque ministro della Chiesa Anglicana, da due soli all'infuori. I due esclusi erano Tillotson e Stillingfleet. Tillotson, il pi popolare predicatore di que' tempi, e per costumi l'uomo pi inoffensivo del mondo, aveva stretta relazione con alcuni dei principali Whig; e Stillingfleet, che avea voce di destro maneggiatore di tutte le armi della controversia, era anche pi esoso a Giacomo per avere pubblicata una risposta agli scritti trovati nella cassa forte di Carlo Secondo. Rochester elesse i due regi Cappellani, che per avventura trovavansi di servizio. Uno di loro chiamavasi Simone Patrick, i cui commentari sopra la Bibbia formano ancora parte delle biblioteche teologiche; l'altro era Jane, Tory virulento, il quale aveva cooperato a formulare il decreto, con cui la universit d'Oxford aveva abbracciate le peggiori follie di Filmer. La conferenza segu in Whitehall il d 30 novembre. Rochester, che voleva non si sapesse lui avere consentito a porgere ascolto agli argomenti de' preti papisti, si fece promettere secretezza. Non fu presente altro uditore che il Re. La discussione vers intorno alla presenza reale. I teologi cattolici romani assunsero l'incarico di provarla. Patrik e Jane ragionarono poco; n era mestieri consumare(781) molte parole, perocch lo stesso Conte imprese a difendere la dottrina della sua Chiesa; e come soleva succedergli, tosto riscaldato dal conflitto, perd il proprio contegno, e domand con gran forza, se era da sperarsi ch'egli si inducesse mai a cangiare religione per argomenti s frivoli. Poi si ramment del rischio che egli correva, cominci nuovamente a dissimulare, lod i dottori per l'arte e la dottrina che avevano mostrata nella disputa, e chiese tempo a meditare sopra ci che avevano detto(782).  Comecch Giacomo fosse di tardo intendimento, non poteva non accorgersi che il cognato non diceva da senno. Il Re disse a Barillon, che il linguaggio di Rochester non era quello d'un uomo che sinceramente desideri di giungere al vero. Nondimeno, non amava di proporre al cognato direttamente di eleggere o l'apostasia o la destituzione: ma tre d dopo la conferenza, Barillon recossi a visitare il Tesoriere, e con lunga circonlocuzione e molte espressioni d'amichevole affetto, gli rivel la spiacevole verit. "Intendete forse" disse Rochester imbrogliato dalle confuse e cerimoniose frasi del ministro francese, "intendete forse che ove io non mi faccia Cattolico, la conseguenza ne sar che debba perdere il mio posto?" - "Non parlo punto di conseguenze" rispose lo scaltro diplomatico. "Vengo solamente come amico a dirvi ch'io spero che abbiate cura di tenere il vostro posto." - "Ma certo," disse Rochester "ci chiaramente significa che o mi debba fare Cattolico, o andar via." Gli fece molte dimande onde chiarirsi se Barillon parlasse per ordine del principe, ma non pot ricavarne se non vaghe e misteriose risposte. Infine, simulando una fiducia ch'egli non aveva punto, disse a Barillon che s'era lasciato ingannare dalle oziose ciarle de' maligni, e concluse: "Vi dico che il Re non mi destituir, e ch'io non rinunzier mai. Io conosco lui; egli conosce me; e non ho timore di nessuno." Il Francese rispose essere lieto, essere incantato di sentir ci; e che l'unica cagione onde era stato mosso ad intromettersi in cotesta faccenda, era stata la sincera ansiet ch'egli provava per la prosperit e l'onore del suo egregio amico il Tesoriere. E in tal guisa partironsi, ciascuno illudendosi d'avere gabbato l'altro(783).
Intanto, malgrado le promesse di serbare il secreto, la nuova che il Lord Tesoriere avesse consentito ad essere ammaestrato nelle dottrine del papismo, erasi sparsa per tutta Londra. Patrick e Jane erano stati veduti entrare per quella porta misteriosa che conduceva alle stanze di Chiffinch. Alcuni Cattolici Romani che rigiravano in Corte, avevano indiscretamente o ad arte propalato tutto ci che sapevano, ed altro ancora. I Tory aderenti alla Chiesa Anglicana, stavano ad aspettare pi fondate notizie. Incresceva loro il pensare che il loro capo si fosse mostrato ondeggiante nelle proprie opinioni; ma non sapevano indursi a credere ch'ei sarebbe sceso alla abbiettezza d'un rinnegato. Lo sventurato ministro, straziato a un'ora dalle sue feroci passioni e dai suoi bassi desiderii, molestato dal pubblico biasimo e dalle parole allusive di Barillon, trepidante di perdere la riputazione e l'ufficio, si condusse alle secrete stanze del Re, col proponimento di mantenere lo impiego, ove avesse potuto farlo, abbassandosi ad ogni specie d'infamia, tranne una sola. Farebbe sembiante di tentennare nelle sue opinioni religiose, e d'essere mezzo convertito; prometterebbe di sostenere con ogni sua possa quella politica fino allora da lui oppugnata: ma nel caso che ei si vedesse ridotto agli estremi, ricuserebbe di abbandonare la propria religione. Cominci, dunque, con dire al Re: lo affare che importava tanto alla Maest Sua, non sonnacchiare; Jane e Giffard attendere a rovistare libri intorno ai punti controversi fra le due Chiese; ed appena finite le loro lucubrazioni, essere convenevole un altro colloquio. Lament quindi amaramente come la citt tutta sapesse ci che avrebbe dovuto tenersi gelosamente nascosto, e come taluni, i quali per la loro posizione potevano supporsi bene informati, riferissero strane cose intorno agl'intendimenti del principe. "Si vocifera" disse egli "che ove io non faccia siccome la Maest Vostra vorrebbe, non sarei pi oltre tollerato nel mio ufficio." Il Re rispose con qualche espressione di cortesia, essere malagevole impedire i chiacchiericci del popolo, n doversi badare alle scempie storielle. Siffatte inconcludenti parole non potevano calmare la perturbata mente del ministro; il quale, anzi, sentendosi violentemente agitato cominci a supplicare per lo impiego come avrebbe fatto per la propria vita. "La Maest Vostra vede bene ch'io fo tutto ci che posso per obbedirvi. E davvero ch'io far tutto il possibile per obbedirvi in ogni cosa. Vi servir come vorrete. Anzi far ogni sforzo per abbracciare la vostra fede; ma non mi si dica, che mentre mi provo di piegare a ci l'animo mio, ove io nol possa, debba perdere ogni cosa. Imperocch bisogna dire alla Maest Vostra esservi altri riguardi..." - "Bisogna dirmi! bisogna dirmi!" esclam il Re con una bestemmia. La minima parola che suonasse onesta e vigorosa, sfuggita fra mezzo a tanto abietto supplicare, bast a muoverlo ad ira. "Spero" disse il misero Rochester "di non avervi offeso, o Sire. Vostra Maest certamente non avrebbe fatto buon giudicio di me, qualora non avessi parlato in cotesta guisa." Il Re ritorn in s, protest di non sentirsi offeso, e consigli il Tesoriere a spregiare le ciarle, e ragionar nuovamente con Jane e Giffard(784).
...
.
...
83. Destituzione di Rochester.
...
.
...
Dopo siffatto colloquio, corsero quindici giorni innanzi che gli giungesse il colpo fatale. Rochester spese que' quindici giorni a intrigare e supplicare. Studiossi di rendere a s favorevoli quei Cattolici Romani che maggiormente influivano in Corte. Diceva loro di non potere rinunziare alla propria religione; ma, tranne ci solo, esser pronto a far tutto quanto potessero desiderare. Soggiungeva che ove egli potesse rimanere in ufficio, avrebbero trovato pi utile alla loro causa lui protestante, che qualunque altro della loro religione(785). Si disse che la moglie di Rochester, la quale giaceva inferma, avesse implorato l'onore d'una visita della molto offesa Regina col fine di muoverla a compassione(786). Ma gli Hydes scesero invano a tanta abiezione. Petre gli odiava implacabilmente, ed aveva giurata la loro rovina(787). La sera del diciassette dicembre, il Conte fu chiamato alle stanze del Re. Giacomo era stranamente commosso, e perfino aveva le lacrime sugli occhi. Quello istante, a dir vero, non poteva non isvegliare rimembranze tali da muovere anche un cuor duro. Disse rincrescergli grandemente che il proprio dovere gl'imponesse di sacrificare le sue inclinazioni private. Essere ormai impreteribilmente necessario, che coloro i quali stavano a capo de' suoi affari, abbracciassero le opinioni e i sentimenti suoi. Si confess singolarmente obbligato a Rochester, e aggiunse non essere meritevole del pi lieve biasimo il modo onde le finanze erano state da lui amministrate: ma l'ufficio di Lord Tesoriere era di s grave momento, che, in generale, non era da fidarsi ad una sola persona, e da un Re Cattolico Romano non poteva fidarsi ad un uomo zelante della Chiesa d'Inghilterra. "Pensateci meglio, Milord," continu il Re "rileggete gli scritti trovati nella cassa forte di mio fratello. Vi conceder anche qualche altro po' di tempo, se cos desideriate." Rochester si accrse che tutto era finito, e che il miglior partito che gli rimanesse a prendere, era quello di ritirarsi con quanto pi danaro e credito gli fosse possibile; e bene vi riusc. Ottenne una pensione vitalizia di quattro mila lire sterline annue per due vite, su' proventi dell'ufficio postale. Aveva accumulato gran copia di pecunia dagli averi de' traditori, e serbava la obbligazione scritta di quaranta mila sterline firmata da Grey, e una concessione di tutte le terre che la Corona aveva nei vasti beni di Grey(788). Niuno era stato mai cacciato dal proprio impiego a condizioni cos vantaggiose. Al plauso de' sinceri amici della Chiesa Anglicana, Rochester aveva ben poco diritto. Per mantenersi in ufficio, aveva seduto in quel tribunale illegalmente creato con lo scopo di perseguitarla. Per mantenersi in ufficio, aveva disonestamente votato la degradazione de' pi cospicui ministri di quella, aveva simulato di dubitare della ortodossia, ascoltato con apparenza di docilit i maestri che la chiamavano scismatica ed eretica, e s'era offerto di secondare i pi accaniti nemici cospiranti a distruggerla. La maggior lode che egli potesse meritare, consisteva nello avere aborrito dalla enorme malvagit e vigliaccheria di abiurare pubblicamente, per amore di guadagno, la religione nella quale egli era nato e cresciuto, da lui creduta vera, e per lungo tempo e con ostentazione da lui professata. E nondimeno, la maggior parte degli aderenti alla Chiesa Anglicana, lo esaltavano, quasi fosse stato il pi intrepido e puro de' martiri. Frugarono dentro il Vecchio e il Nuovo Testamento, dentro i Martirologi d'Eusebio e di Fox, per trovare esempi di paragone alla sua eroica piet. Ei fu detto Daniele nella caverna de' leoni, Shadrach nella fornace ardente, Pietro nella prigione d'Erode, Paolo al tribunale di Nerone, Ignazio nell'anfiteatro, Latimer nei ceppi. Tra i molti fatti che provano come a que' tempi fosse bassa la idea dell'onore e della virt negli uomini pubblici, il pi convincente  forse l'ammirazione destata dalla costanza di Rochester.
...
.
...
84. Destituzione di Clarendon; Tyrconnel Lord Deputato.
...
.
...
Nella sua caduta trascin seco Clarendon. Il d settimo di gennaio 1687, la Gazzetta annunzi al popolo di Londra, che il Tesoro era stato affidato ad una Commissione. Il giorno seguente, giunse a Dublino un dispaccio, in cui formalmente dicevasi che dentro un mese Tyrconnel avrebbe preso le redini del Governo d'Irlanda. Non senza grande difficolt costui aveva vinti i numerosi ostacoli che lo impedivano nel cammino dell'ambizione. Sapevasi come egli in cuore nutrisse la voglia di sterminare la colonia inglese in Irlanda. E per gli era necessario di vincere parecchi scrupoli che stavano nell'animo del Re. Doveva conquidere la opposizione, non solo de' membri protestanti del Governo, non solo de' moderati e rispettabili capi de' Cattolici Romani, ma altres di parecchi membri della cabala gesuitica(789). Sunderland rifuggiva dal pensiero di un rivolgimento religioso, politico e sociale, in Irlanda. Dalla Regina Tyrconnel era personalmente detestato. Per la qual cosa, Powis venne proposto come l'uomo pi atto alla dignit di vicer. Era di nascita illustre; e comecch fosse sinceramente Cattolico Romano, veniva dagl'imparziali Protestanti considerato come uomo onesto, e buono Inglese. Non pertanto, ogni opposizione cesse alla energia ed astuzia di Tyrconnel(790), il quale si mostr infaticabile a strisciarsi, a bravazzare, a corrompere. Petre fu vinto dall'adulazione. Sunderland si arrese alle promesse ed alle minacce. Un prezzo immenso, - niente meno che cinque mila lire sterline annue sopra la Irlanda, redimibili col pagamento di cinquanta mila lire sterline, - gli fu offerto. Ove tale proposta fosse respinta, Tyrconnel minacciava di rivelare al Re che il Lord Presidente, ne' desinari ch'ei soleva dare alla cabala tutti i venerd, aveva dipinto la Maest Sua come uno imbecille, ch'era forza governare per mezzo d'una donna o d'un prete. Sunderland, pallido e tremante, offr d'ottenere a Tyrconnel il supremo comando delle milizie, enormi emolumenti, in fine qual si fosse cosa, tranne l'ufficio di vicer: ma ogni qualunque proposta venne ricusata; e fu mestieri cedere. La stessa Maria di Modena non and immune della taccia di corruzione. Esisteva in Londra una famosa collana di perle, la quale stimavasi valere dieci mila lire sterline. Apparteneva gi al principe Rupert, dal quale era stata lasciata a Margherita Hugues, cortigiana, che verso la fine della vita di lui, lo aveva grandemente dominato. Tyrconnel menava vanto di avere col dono di siffatta collana comperato la protezione della Regina. Furono nondimeno taluni, i quali sospettarono che cotesta asserzione fosse una delle verit di Dick Talbot, e che la non avesse miglior fondamento delle calunnie ventisei anni innanzi da lui inventate a denigrare la fama di Anna Hyde. Ai cortigiani cattolici romani parl della incertezza onde essi tenevano gli uffici, gli onori e gli emolumenti loro. Disse, il Re poter morire da un giorno all'altro, lasciando tutti loro a discrezione di un ostile Governo, e d'una plebaglia ostile. Ma se la religione degli avi potesse predominare in Irlanda, se gli interessi inglesi potessero distruggersi, rimarrebbe loro, nel peggiore evento, assicurato un asilo dove riparare, venire a patti, o vantaggiosamente difendersi. Ad un prete papista fu promessa la mitra di Waterford, perch predicasse in San Giacomo contro l'Atto di Stabilimento; e il suo sermone, comecch suscitasse profondo disgusto nel cuore di tutti gl'Inglesi che stavano ad ascoltarlo, non and privo d'effetto. Era cessata la lotta che lo amore di patria aveva fino allora nella mente del Re mantenuta contro la bacchettoneria. "Vi sono cose tali da eseguirsi in Irlanda," disse Giacomo "cose tali, che nessuno Inglese vorr mai fare(791)."
Alla perfine, tolto di mezzo ogni ostacolo, Tyrconnel, nel febbraio del 1687, cominci a governare la sua terra natia con la potest e gli emolumenti di Lord Luogotenente, ma col titolo pi modesto di Lord Deputato.
...
.
...
85. Scoraggiamento de' coloni inglesi in Irlanda.
...
.
...
Il suo arrivo sparse lo sgomento fra tutta la popolazione inglese. Clarendon fu accompagnato, o sollecitamente seguito a traverso il Canale di San Giorgio, da moltissimi de' pi illustri abitatori di Dublino, gentiluomini, trafficanti ed artigiani. Si disse che mille e cinquecento famiglie in pochi giorni emigrassero. N tanta paura era irragionevole. La impresa di porre tutti i coloni sotto i piedi degli Irlandesi, faceva rapidi progressi. In breve, quasi ogni Consigliere Privato, Giudice, Sceriffo, Gonfaloniere, Aldermanno e Giudice di Pace, fu Celta e Cattolico Romano. Sembrava che le cose presto si volessero disporre in modo, che da una elezione generale sorgerebbe una Camera di Comuni propensa ad abrogare l'Atto di Stabilimento(792). Coloro i quali fino allora erano stati signori dell'isola, adesso lamentavano, nell'amaritudine dell'anime loro, d'essere divenuti preda e ludibrio dei loro propri servi e manuali; le case essere bruciate, e gli armenti rubati impunemente; i nuovi soldati scorrazzare il paese saccheggiando, insultando, stuprando, mutilando qua, facendo col saltare per aria sopra un lenzuolo un Protestante, legandone un altro pei capelli e flagellandolo; e nulla giovare il richiamarsi alle leggi: i giudici, gli sceriffi, i giurati, i testimoni irlandesi, tutti congiurare a salvare gl'Irlandesi delinquenti; e tra breve tempo, anche senza apposito Atto del Parlamento, tutto il suolo dover cangiare padroni; avvegnach, governante Tyrconnel, in ogni causa di sfratto, i Giudici avevano sempre sentenziato contro l'Inglese, ed a favore dell'Irlandese(793).  Mentre Clarendon rimaneva in Dublino, il Sigillo Privato era stato affidato ad una Commissione. I suoi amici speravano che, ritornato a Londra, gli sarebbe tosto reso l'ufficio. Ma il Re e la cabala gesuitica volevano intera la caduta degli Hydes. Lord Arundell(794) di Wardour, Cattolico Romano, ricev il Sigillo Privato. Bellasyse, Cattolico Romano, fu fatto Primo Lord del Tesoro; e Dover, altro Cattolico Romano, ebbe un posto in quell'ufficio. La nomina di un giuocatore rovinato ad un impiego di tanta fiducia, sarebbe sola bastata a disgustare il pubblico. Il dissoluto Etherege, che allora dimorava in Ratisbona come inviato del Governo inglese, non pot frenarsi dallo esprimere, con un sarcasmo, la speranza che il suo vecchio compagno Dover avrebbe custoditi i danari del Re meglio che i propri. Perch le finanze non fossero rovinate da' papisti privi di capacit ed esperienza, l'ossequioso, diligente e taciturno Godolphin fu nominato Commissario del Tesoro; ma seguit a rimanere Ciamberlano della Regina(795).
...
.
...
86. Effetti della caduta degli Hydes.
...
.
...
La destituzione de' due fratelli forma una grande epoca nella storia del regno di Giacomo. Da quel tempo apparve manifesto come ci ch'egli voleva, non fosse la libert di coscienza pe' suoi correligionarii, ma la libert di perseguitare i membri delle altre Chiese. Pretendendo di non volere Atti di Prova, egli ne aveva imposto uno. Pensava che fosse cosa dura, cosa mostruosa, che uomini abili e leali fossero esclusi da' pubblici uffici solo perch erano Cattolici Romani. E nulladimeno, aveva cacciato via un Tesoriere ch'egli teneva leale ed abile, solo perch era protestante.
Corse la voce, essere vicina una proscrizione generale, ed ogni pubblico funzionario dovere eleggere fra la perdita dell'anima o dell'impiego(796). E chi, a dir vero, avrebbe potuto sperare di mantenersi dopo che gli Hydes erano caduti? Erano cognati del Re, zii e tutori naturali delle sue figliuole; gli erano stati amici fino dagli anni suoi primi, fermi seguaci nell'avversit e nel pericolo, servi ossequiosi dopo che era asceso sul trono. Loro sola colpa era la religione, e per essa erano stati messi da parte. Ineffabilmente perturbato, ciascuno cominci a volgere attorno lo sguardo desioso di trovare scampo all'imminente pericolo; e tosto gli occhi di tutti posaronsi sopra un uomo, il quale da un raro concorso di doti personali e di circostanze fortuite veniva indicato come liberatore.
...
.
...
CAPITOLO SETTIMO.
...
.
...
1. Guglielmo principe d'Orange. Suo aspetto.
...
.
...
Il luogo che Guglielmo Enrico, Principe d'Orange, occupa nella storia d'Inghilterra e in quella del genere umano,  siffattamente grande, da far desiderare che il suo carattere venga con molta diligenza pennelleggiato(800).
All'epoca cui richiama la presente narrazione, egli toccava l'anno trentasettesimo dell'et sua. Ma e nel corpo e nella mente sembrava pi vecchio di quel che sogliono gli uomini di pari numero d'anni. E veramente, potrebbe dirsi ch'egli non sia mai stato giovane. I suoi sembianti sono a noi famigliari quasi come lo poterono essere ai suoi capitani e consiglieri. Scultori, pittori, intagliatori, posero ogni arte nel tramandare ai posteri le fattezze di lui; e la sua fisionomia(801) era tale, che, vista una volta, non poteva dimenticarsi mai pi. Il suo nome ci sveglia in mente a un tratto la immagine d'una figura debole e delicata, con ampia ed elevata fronte, naso ricurvo ed aquilino, occhio s lucido e acuto da rivaleggiare con quello dell'aquila, ciglio pensoso e alquanto tristo, bocca ferma ed alquanto sdegnosa, guance pallide, scarne, e profondamente solcate dalla infermit e dalle cure. Un aspetto s pensoso, severo e solenne, mal si giudicherebbe quello d'un uomo felice o di buon umore: ma indica manifestamente una capacit pari alle pi ardue imprese, e una fortezza che non cede a sciagure e pericoli.
...
.
...
2. Sua vita giovanile.
...
.
...
La natura aveva con profusione conceduto a Guglielmo le doti d'un gran dominatore; e la educazione le aveva in modo non comune esplicate. Dotato di vigoroso buon senso naturale, di rara forza di volont, trovossi, appena la sua mente cominci a concepire, figlio orbato di padre e di madre, capo d'una grande ma depressa e disanimata parte, ed erede di vaste e indefinite pretese, le quali destavano paura e avversione nella oligarchia che allora predominava nelle Provincie Unite. Il popolo, che per un secolo s'era mostrato teneramente affettuoso alla famiglia di Guglielmo, sempre che lo vedeva, a chiari segni indicava di considerarlo come suo legittimo capo. Gli abili ed esperti ministri della Repubblica, implacabili nemici al nome di lui, recavansi quotidianamente a fargli simulati complimenti, e ad osservare i progressi della sua mente. I primi moti della sua ambizione vennero con istudio invigilati: ogni parola che gli uscisse spensieratamente dal labbro, era notata, n egli aveva da presso alcuno del cui senno potesse fidarsi. Toccava appena il quindicesimo degli anni suoi, allorquando tutti i famigliari che amavano il suo bene, o godevano in alcun modo la sua fiducia, furono dal geloso Governo rimossi dalla sua casa. Indarno ei protest con energia superiore alla sua et; e taluni videro pi volte le lagrime spuntare sugli occhi del giovine prigioniero di Stato. La sua salute, naturalmente delicata, rimase qualche tempo depressa dalle emozioni che la sua trista situazione destavagli in cuore. Simiglianti condizioni traviano e snervano l'animo debole, ma nel forte suscitano tutta la vigoria di cui sia capace. Circuito da trame, nelle quali un giovane d'indole ordinaria sarebbe perito, Guglielmo impar a procedere cauto e fermo ad un tempo. Assai prima ch'ei giungesse alla virilit, sapeva il modo di mantenere un secreto, frustrare l'altrui curiosit con secche e caute risposte, nascondere le passioni sotto l'apparenza di una grave tranquillit. Intanto ei progrediva poco nella educazione letteraria e socievole. I modi de' nobili in Olanda difettavano, a quei tempi, di quella grazia che trovavasi in grado perfettissimo ne' gentiluomini francesi, e che, in grado inferiore, adornava la Corte d'Inghilterra; e i modi di Guglielmo erano prettamente olandesi. Gli stessi suoi concittadini lo reputavano brusco. Ai forestieri spesso ei sembrava grossolano. Nelle sue relazioni colle persone in generale, ci pareva ignorante o non curante di quelle arti che accrescono il pregio d'un favore, e scemano l'amarezza d'un rifiuto. Amava poco le lettere e le scienze. I trovati di Newton e di Leibnizio, i poemi di Dryden e di Boileau gli erano ignoti. Le rappresentazioni drammatiche lo annoiavano; e sia che Oreste vaneggiasse o Tartuffo stringesse la mano d'Elmira, ei volgeva gli occhi dal proscenio per parlare d'affari di Stato. Aveva, a dir vero, un certo ingegno pel sarcasmo, e non di rado adoperava, senza saperlo, una certa eloquenza manierata, ma vigorosa ed originale. Nulladimeno, non pretendeva minimamente a mostrarsi ci che dicesi bello spirito ed oratore. Aveva intera rivolta la mente a quelli studi che formano i valorosi e sagaci uomini di affari. Fino da fanciullo ascoltava con interesse le discussioni concernenti leghe, finanze e guerre. Di geometria sapeva quanto bisogna alla costruzione di un rivellino o di un'opera a corno. Di lingue, con l'aiuto d'una singolare memoria, impar tanto da potere intendere e rispondere senza altrui sussidio ad ogni cosa che gli venisse detta, ad ogni lettera che gli fosse scritta. Il suo idioma natio era l'olandese. Intendeva il latino, l'italiano e lo spagnuolo. Parlava e scriveva il francese, lo inglese e il tedesco, inelegantemente, a dir vero, ed inesattamente, ma con facilit e in guisa da farsi intendere. Non v'erano qualit che potessero essere pi proprie ad un uomo destinato ad organizzare grandi alleanze, ed a comandare eserciti, raccolti da diversi paesi.
...
.
...
3. Sue opinioni teologiche.
...
.
...
Le circostanze lo avevano costretto ad intendere ad una specie di questioni filosofiche, le quali, a quanto sembra, lo interessarono pi di quel che fosse da aspettarsi dall'indole sua. Fra' protestanti dell'isola nostra, erano due grandi partiti religiosi, che quasi esattamente coincidevano coi due grandi partiti politici. I capi della oligarchia municipale erano Arminiani, comunemente dalla moltitudine considerati poco migliori de' papisti. I principi d'Orange erano quasi sempre stati i protettori del Calvinismo, ed andavano debitori di non piccola parte della popolarit loro allo zelo da essi mostrato per le dottrine della elezione e della perseveranza finale; zelo non sempre illuminato dalla scienza o temperato dall'umanit. Guglielmo, fin da fanciullo, era stato diligentemente erudito nel sistema teologico al quale la sua famiglia aderiva, e prediligevalo con parzialit maggiore di quella che gli uomini generalmente sentono per una fede ereditaria. Aveva meditato intorno ai grandi enimmi ch'erano stati discussi nel Sinodo di Dort, ed aveva trovato nella austera ed inflessibile logica della Scuola Ginevrina qualche cosa che armonizzava con lo intelletto e l'indole suoi. Certo, egli non imit mai la intolleranza di cui avevano porto esempio alcuni de' suoi antenati. Abborriva da ogni specie di persecuzione: aborrimento ch'egli confess non solo quando il confessarlo era manifestamente atto politico, ma in parecchi casi in cui sembrava che la simulazione o il silenzio dovessero maggiormente giovargli. Nondimeno le sue opinioni teologiche erano pi definite di quelle degli avi suoi. La dottrina della predestinazione egli teneva come pietra angolare della sua religione; e dichiar pi volte, che ove fosse costretto ad abbandonarla, avrebbe con essa perduto ogni fede nella Divina Provvidenza, e sarebbe divenuto un pretto epicureo. Tranne in questo solo caso, fino dai suoi primi anni egli rivolse tutta la vigoria del suo robusto intelletto dalla speculazione alla pratica. I requisiti necessari a condurre importanti affari, in lui erano maturi in un'epoca della vita, nella quale per la pi parte degli uomini appena cominciano a fiorire. Da Ottavio in poi, il mondo non aveva mai veduto altro esempio di precocit nell'arte di governare. I pi esperti diplomatici rimanevano attoniti udendo le osservazioni che a diciassette anni il Principe faceva sugli affari di Stato, ed anche pi attoniti vedendo un giovinetto, posto in circostanze tali da farlo apparire passionato, mostrare un contegno composto e imperturbabile al pari del loro. A diciotto anni egli sedeva fra' padri della repubblica, grave, discreto e giudizioso, come il pi vecchio di loro. A ventun anno, in un giorno di tristezza e di terrore, ei fu posto a capo del Governo. A ventitr anni godeva per tutta la Europa rinomanza di soldato e d'uomo politico. Aveva schiacciate le fazioni domestiche; era l'anima d'una potente coalizione, ed aveva pugnato onorevolmente in campo contro alcuni de' pi grandi generali di quel tempo.
...
.
...
4. Sue doti militari.
...
.
...
Per inclinazione di natura era pi guerriero che uomo di Stato; ma, a somiglianza dell'avo, il tacito Principe che fond la Repubblica Batava, egli tiene un posto pi elevato fra gli uomini di Stato che fra' guerrieri. Veramente l'esito delle battaglie non  prova infallibile dello ingegno d'un capitano; e sarebbe cosa singolarmente ingiusta giudicare con siffatta prova Guglielmo; imperocch gli tocc sempre di combattere con capitani, profondi maestri dell'arte militare, e con milizie per disciplina molto superiori alle sue. Nulladimeno abbiamo ragione di credere che egli non pareggiasse punto, come generale nel campo, alcuni che per doti intellettuali erano a lui molto inferiori. Ai suoi familiari ei ragionava sopra tale subietto con la magnanima franchezza d'uomo che aveva fatto grandi cose, e che poteva confessare i propri difetti. Diceva di non aver fatto mai il necessario tirocinio dell'arte militare. Da fanciullo era stato preposto a capo di un'armata. Fra i suoi ufficiali non era alcuno che potesse ammaestrarlo. Solo i propri errori e le conseguenze loro gli avevano servito di scuola. "Darei volentieri" esclam un giorno "buona parte delle mie possessioni pel vantaggio di aver militato in poche campagne sotto il Principe di Cond, prima che avessi comandato un esercito contro lui." Non  improbabile che l'ostacolo onde Guglielmo fu impedito di conseguire eccellenza nella strategica, contribuisse a rinvigorirgli lo intelletto. Le sue battaglie non lo mostrano un gran tattico, ma gli dnno diritto alla rinomanza di grand'uomo. Non v'era disastro che gli potesse far perdere la fermezza o lo impero della propria mente. Rimediava alle proprie sconfitte con celerit talmente maravigliosa, che avanti che gl'inimici cantassero il Te Deum, era nuovamente pronto al conflitto; n l'avversa fortuna gli fece mai perdere il rispetto e la fiducia de' soldati; fiducia e rispetto ch'egli massimamente doveva al proprio coraggio. La pi parte degli uomini hanno o con la educazione possono acquistare il coraggio di cui un soldato ha mestieri per condursi senza infamia in una campagna; ma un coraggio simile a quello di Guglielmo,  veramente raro. Egli sostenne ogni prova; guerre, ferite, penose ed opprimenti infermit, fortune di mare, imminente e continuo pericolo d'essere assassinato; pericolo che ha prostrato uomini di vigorosissima tempra; pericolo che angosci fortemente il carattere adamantino di Cromwell. Eppure non vi fu occhio che potesse scoprire qual fosse la cosa che il Principe d'Orange temeva. I suoi consiglieri con difficolt lo potevano indurre a munirsi contro le pistole e i pugnali de' cospiratori(802). I vecchi marinari maravigliavano vedendo la compostezza ch'egli serbava fra mezzo agli ardui scogli d'un pericoloso littorale. Nelle battaglie il suo valore lo rendeva cospicuo fra le migliaia di strenui guerrieri, meritavagli il plauso degl'inimici, e non veniva mai posto in dubbio n anche dalle avverse fazioni. Nella sua prima campagna si espose al pericolo come uomo che cerchi la morte, fu sempre primo allo assalto ed ultimo alla ritirata, combatt con la spada in pugno dove pi ferveva la mischia; e con una palla d'archibugio fitta nel braccio e col sangue che gli scorreva gi per la corazza, rimase fermo al suo posto, agitando il cappello sotto il fuoco pi vivo. Gli amici lo pregavano di avere pi cura della propria vita, che era di inestimabile prezzo alla salute della patria; e il pi illustre de' suoi antagonisti, il Principe di Cond, not, dopo la sanguinosa giornata di Seneff, come il Principe d'Orange in ogni cosa si fosse portato da vecchio generale, tranne nello avere esposto s stesso al pericolo come un giovine soldato. Guglielmo neg d'essere reo di temerit, dicendo ch'era sempre rimaso nel posto del pericolo, mosso dal sentimento del proprio dovere e dal pensiero del bene pubblico. Le milizie da lui comandate erano poco assuefatte alla guerra, ed aborrivano da uno stretto scontro colle agguerrite soldatesche di Francia. Era quindi mestieri che il loro capitano mostrasse il modo di vincere le battaglie. E veramente, pi d'una volta al pericolo d'una giornata che pareva disperatamente perduta, ei ripar arditamente riordinando le sgominate schiere, e tagliando con la propria spada i codardi che davano lo esempio della fuga. Alcuna volta, nondimeno, e' pareva che sentisse uno strano compiacimento nell'arrisicare la propria persona. Taluni notarono che non si mostr mai di cos allegro umore, di modi cos graziosi ed affabili, come fra mezzo al tumulto od alla strage d'una battaglia. Perfino ne' sollazzi amava lo eccitamento del pericolo. Le carte, gli scacchi, il biliardo non gli andavano punto a sangue. La caccia era la prediletta delle sue ricreazioni; e tanto maggiormente piacevagli, quanto era pi rischiosa. Talvolta spiccava tali salti, che i pi audaci de' suoi compagni non osavano seguirlo. Sembra anche ch'egli reputasse come esercizi effeminati le pi difficili cacce dell'Inghilterra, e fra mezzo alle immense foreste di Windsor con doloroso desio ripensasse alle belve che egli aveva costume di inseguire ne' boschi di Guelders, ai lupi, ai cignali, ai grossi cervi dall'enormi corna(803).
...
.
...
5. Suo amore de' pericoli; sua salute cagionevole; freddezza de' suoi modi e forza delle sue emozioni.
...
.
...
Cotesta impetuosit d'anima diventa straordinario fenomeno, solo che si consideri come egli fosse singolarmente delicato di corpo. Fino da fanciullo egli era stato debole e malaticcio. In sulla virilit la sua salute erasi intristita per un forte accesso di vajolo. Era asmatico, e pareva volesse andare in consunzione. La sua gracile persona era travagliata da una continua tosse secca. Ei non poteva dormire se non appoggiando il capo sopra parecchi guanciali, e non poteva trarre il respiro se non nell'aria pi pura. Spesso era torturato da crudeli dolori al capo; tosto stancavasi al moto. I medici mantenevano ognora deste le speranze de' suoi nemici, predicendo l'epoca in cui, se pure v'era certezza alcuna nella scienza, avrebbe cessato di vivere. Nonostante, in una vita che poteva dirsi una continua malattia, la forza dell'anima non gli fall mai, in ogni grave occasione, a sostenere il suo infermo e languido corpo.
Era nato con violente passioni e con gagliardo sentire; ma la forza delle sue emozioni non era minimamente da altri sospettata. Agli occhi del mondo ei nascondeva la gioia, il dolore, l'affezione, il risentimento sotto il velo d'una calma flemmatica, che lo faceva reputare il pi freddo degli uomini. Coloro che gli recavano buone nuove, rade volte potevano in lui scoprire il pi lieve segno di contento. Chi lo vedeva dopo una disfatta, in vano cercava di leggergli in volto il dispiacere dell'animo. Lodava e riprendeva, premiava e puniva con l'austera tranquillit d'un capitano di Mohawk; ma coloro che bene lo conoscevano e gli stavano da presso sapevano pur troppo che sotto cotesto ghiaccio ardeva perpetuamente un gran fuoco. Rade volte l'ira gli faceva perdere il contegno. Ma quando davvero lo invadeva la rabbia, il primo scoppio ne era tremendo, si che altri appena reputavasi sicuro a farglisi da presso. In simiglianti rari casi, nulladimeno, appena riacquistava lo impero delle proprie facolt, faceva tali riparazioni a coloro che ne avevano patito il danno, da tentarli a desiderare ch'egli andasse nuovamente in collera. Nell'affetto procedeva impetuoso come nell'ira. Amando, egli amava con tutta la vigoria della sua vigorosissima anima. Quando la morte lo privava dell'oggetto amato, que' pochi che erano testimoni del suo strazio, temevano non volesse perdere il senno o la vita. A' pochi intimi amici, nella cui fedelt e secretezza ei poteva onninamente riposare, era un uomo ben diverso dal riserbato e stoico Guglielmo, che la moltitudine supponeva privo d'ogni mite sentimento. Era cortese, cordiale, aperto, ed anche festevole e faceto, da rimanere a mensa lunghe ore, ed abbandonarsi all'allegria del conversare.
...
.
...
6. Sua amicizia per Bentinck.
...
.
...
Fra tutti i suoi pi cari, ei prediligeva singolarmente un gentiluomo chiamato Bentinck, discendente da una nobile famiglia batava, e destinato ad essere fondatore d'una delle maggiori case patrizie dell'Inghilterra. La fedelt di Bentinck era stata sottoposta a prove non comuni. Mentre le Provincia Unite lottavano a difendere la propria esistenza contro la potenza francese, il giovine Principe, nel quale erano poste tutte le loro speranze, inferm di vajuolo. Tal malattia era stata fatale a parecchi della sua famiglia; e quanto a lui, in sulle prime si manifest peculiarmente maligna. Grande era la costernazione pubblica. Le strade dell'Aja erano affollate da mane a sera di gente ansiosa di sapere le nuove di Sua Altezza. Infine il male prese un corso meno sinistro. La salvezza dello infermo fu attribuita in parte alla sua singolare tranquillit di spirito, e in parte alla intrepida e instancabile amicizia di Bentinck. Dalle sole mani di Bentinck Guglielmo prendeva i farmachi e il nutrimento. Il solo Bentinck era colui che alzava Guglielmo da letto e ve lo riponeva. "Se Bentinck dormisse o non dormisse mai nel tempo ch'io giacqui infermo" diceva Guglielmo grandemente intenerito a Temple; "non so. Ma questo io so, che per sedici giorni e sedici notti, non chiesi mai cosa alcuna che Bentinck all'istante non fosse accanto al mio letto." Innanzi che questo amico fedele finisse di prestare i propri servigi, fu preso dal contagio. Non pertanto, ei non cur la febbre e lo stordimento del capo ond'era travagliato, finch il suo signore fu dichiarato convalescente. Allora Bentinck chiese d'andare a casa; e ne era tempo, imperocch non poteva pi sostenersi sulle proprie gambe. Corse gravissimo pericolo, ma risan; e non appena si senti in forze da sorgere dal letto, corse all'armata, dove per molte ardue campagne fu sempre veduto da presso a Guglielmo, come vi era gi stato in pericoli di altra specie.
E' questa la origine d'una amicizia fervida e pura pi di qualunque altra di cui faccia ricordo la storia antica o la moderna. I discendenti di Bentinck serbano tuttavia molle lettere da Guglielmo scritte al loro antenato; e non  troppo il dire che chiunque non le abbia studiate, non potr mai formarsi una giusta idea dell'indole del Principe. Egli, che i suoi ammiratori generalmente reputavano il pi freddo e inaffabile degli uomini, in coteste lettere dimentica ogni distinzione di grado, ed apre l'anima sua con la ingenuit d'un fanciullo. Partecipa senza riserbo arcani di gravissimo momento. Palesa con tutta semplicit vasti disegni concernenti tutti i governi europei. Miste a siffatte cose trovansi altre d'assai diversa natura, ma forse di non minore interesse. Tutte le sue avventure, i suoi sentimenti, le sue lunghe corse ad inseguire un enorme cervo, il suo folleggiare nella festa di Santo Uberto, il vegetare delle sue piantagioni, i suoi poponi andati a male, in che condizione sono i suoi cavalli, il desiderio ch'egli ha di trovare un buon palafreno per la sua moglie; il suo dispiacere udendo che un suo famigliare dopo d'avere rapito l'onore ad una fanciulla di buona famiglia, ricusi di sposarla; il suo mal di mare, la sua tosse, il suo mal di capo, i suoi accessi di divozione, la gratitudine ch'egli sente per la divina Provvidenza che lo ha scampato da un grave pericolo, gli sforzi ch'egli fa a sottoporsi alla volont divina dopo un disastro: queste e simiglianti cose ivi sono descritte con una amabile garrulit, tale da non aspettarsi dal pi discreto e calmo uomo di Stato de' tempi suoi. Va anche maggiormente notata la spensierata espansione della sua tenerezza, e il fraterno interesse ch'egli prende nella domestica felicit dell'amico. Se nasce un figlio a Bentinck, Guglielmo gli dice: "Io spero ch'egli viva, per essere buono come voi; ed ove io abbia un figliuolo, le nostre creature si ameranno, lo spero, come ci siamo amati noi(804)." Per tutta la vita egli seguita ad amare i piccoli Bentinck con affetto paterno. Gli chiama coi pi cari nomi; nell'assenza del padre prende cura di loro; e quantunque gli rincresca di rifiutare loro cosa alcuna, non permette che vadano alla caccia, dove potrebbero correre il pericolo di ricevere un colpo di corno dal cervo inseguito, o abbandonarsi alle intemperanze d'una gozzoviglia(805). Se la loro madre si ammala nell'assenza del marito, Guglielmo, fra mezzo ad affari di gravissimo momento, trova il tempo di spedire parecchi corrieri in un giorno per recargli notizie della salute di lei(806). Una volta, come essa dopo una grave infermit  dichiarata fuori di pericolo, il Principe con fervidissime espressioni rende grazie a Dio: "Io scrivo lacrimando di gioia" dice egli(807). Serpe una singolare magia in coteste lettere, scritte da un uomo, la cui irresistibile energia ed inflessibile fermezza imponevano riverenza ai nemici, il cui freddo e poco grazioso contegno respingeva l'affetto di quasi tutti i partigiani, e la cui mente era occupata da giganteschi disegni che hanno cangiata la faccia del mondo.
E tanto affetto non era mal collocato. Bentinck allora fu detto da Temple il migliore e pi sincero ministro che alcun principe abbia mai avuta la fortuna di possedere, e continu per tutta la vita a meritarsi un nome tanto onorevole. I due amici veramente erano fatti l'uno per l'altro. Guglielmo non aveva mestieri di chi lo dirigesse o lo lusingasse. Avendo ferma e giusta fiducia nel proprio giudizio, non amava i consiglieri che inclinavano molto a suggerire o ad obiettare. Nel tempo stesso, aveva discernimento ed altezza di mente bastevoli a sdegnare l'adulazione. Il confidente di un tal principe doveva essere uomo non di genio inventivo, o di predominante carattere, ma valoroso e fedele, capace d'eseguire puntualmente gli ordini ricevuti, di serbare inviolabilmente il secreto, di notare con occhio vigilante i fatti e riferirli con verit: e tale era Bentinck.
...
.
...
7. Maria Principessa d'Orange.
...
.
...
Guglielmo nel matrimonio non fu meno fortunato che nell'amicizia. Nulladimeno, il matrimonio in sulle prime non parve dovere essergli fonte di felicit domestica. A quel parentado egli era stato indotto principalmente da cagioni politiche; n sembrava probabile che alcuna forte affezione dovesse nascere tra una avvenente fanciulla di sedici anni, di buona indole e intelligente, ma ignorante e semplice; ed uno sposo, il quale, comecch non giungesse ai ventotto anni, era per costituzione pi vecchio del padre di lei, ed aveva modi agghiaccianti, e tenea di continuo la mente occupata d'affari pubblici e di cacce. Per qualche tempo Guglielmo fu marito negligente. Fu strappato alle braccia della moglie da altre donne, e in ispecie da Elisabetta Villiers(808), che era una delle dame di lei, e che quantunque fosse priva di attrattive personali e sfigurata da un occhio guercio, aveva ingegno tale da rendersi gradevole a Guglielmo(809). Per vero dire, egli vergognavasi de' propri falli, e con ogni studio cercava nasconderli; ma, non ostanti tutte le sue cautele, Maria bene conosceva la infedelt del marito. Spie e delatori, istigati dal padre di lei, fecero ogni sforzo per infiammarla all'ira. Un uomo di assai diverso carattere, l'ottimo Ken, il quale fu suo cappellano all'Aja per parecchi mesi, prese tanto fuoco vedendo i torti che ella soffriva, che con pi zelo che giudizio minacci di rimproverare severamente lo infido marito(810). Ella, non pertanto, sosteneva le proprie ingiurie con tanta mansuetudine e pazienza, che merit e, a poco a poco, ottenne la stima e la gratitudine di Guglielmo. Rimaneva nondimeno un'altra cagione che teneva divisi i loro cuori. Poteva probabilmente giungere il giorno, in cui la Principessa, la quale era stata educata solo a ricamare, leggere la Bibbia e i Doveri dell'Uomo, diverrebbe sovrana d'un gran Regno, terrebbe la bilancia della politica europea; mentre lo sposo di lei, ambizioso, esperto de' pubblici negozi e inchinevole alle grandi intraprese, non troverebbe nel Governo d'Inghilterra luogo a s convenevole, e avrebbe potere quale e quanto e finch a lei piacesse concedergliene. Non  strano che un uomo come Guglielmo, amante dell'autorit e conscio del proprio genio a comandare, sentisse fortemente quella gelosia, la quale in poche ore di sovranit pose la dissensione tra Guildford Dudley e Lady Giovanna, e produsse una rottura anche pi tragica fra Darnley e la Regina di Scozia. La Principessa d'Orange non aveva il pi lieve sospetto de' pensieri del marito. Il vescovo Compton, suo istitutore, con gran cura l'aveva erudita nelle cose di religione, insegnandole specialmente a guardarsi dalle arti de' teologi cattolici romani; ma l'aveva lasciata profondamente ignara della sua posizione e della Costituzione inglese. Ella sapeva che, per dovere conjugale, era tenuta ad obbedire al proprio sposo; e non le era mai venuto in mente come la relazione in cui stavano entrambi potesse essere invertita. Nove anni erano corsi di matrimonio innanzi ch'ella sapesse la cagione del malcontento di Guglielmo; n l'avrebbe mai saputa da lui. Generalmente, ei per natura inchinava pi presto a chiudere in cuore che a sfogare i propri dolori; ed in cotesta peculiare occasione le sue labbra rendeva mute una ragionevole delicatezza. In fine, per mezzo di Gilberto Burnet, i due coniugi, avuta una spiegazione, pienamente riconciliaronsi.
...
.
...
8. Gilberto Burnet.
...
.
...
La fama di Burnet  stata assalita con singolare malizia e pertinacia. Tali aggressioni cominciarono fino dai suoi primi anni, e continuano tuttavia con non minore virulenza, comecch egli da cento venticinque e pi anni riposi sotterra. Veramente, egli  il bersaglio pi adatto che l'animosit delle fazioni e gli spiriti petulanti possano mai desiderare; imperciocch i suoi difetti d'intendimento e d'indole sono cos visibili, che facile  a ognuno il notarli. Non erano quei difetti che ordinariamente si reputano comuni a tutti i suoi concittadini. Solo fra tutti i non pochi Scozzesi che si sono inalzati a grandezza e prosperit in Inghilterra, egli aveva quel carattere che gli scrittori satirici, i drammatici, i romanzieri sogliono concordemente ascrivere ai venturieri irlandesi. Gli spiriti animali, le millanterie, la vanit, la propensione a spropositare, la provocante indiscretezza, la indomita audacia di lui apprestavano inesauribile materia agli scherni de' Tory. N i suoi nemici trascuravano di complirlo talvolta, pi con piacenteria che con delicatezza, per la spaziosit delle sue spalle, la grossezza delle sue gambe, il buon successo de' suoi disegni matrimoniali con qualche amorosa e ricca vedova. Ci non ostante, Burnet, bench per molti rispetti fosse subietto di scherno ed anche di grave riprensione, non era uomo spregevole. Aveva vivissima intelligenza, instancabile industria, vasta e svariata dottrina. Era, a un sol tempo, storico, antiquario, teologo, predicatore, articolista, disputatore ed operoso capo politico; e in ciascuna di coteste cose emergeva cospicuo fra' suoi competitori. I molti vivaci e brevissimi scritti ch'egli pubblic sopra i fatti di que' tempi, oggimai son noti solo agli amatori di curiosit letterarie; ma la Storia de' suoi Tempi, la Storia della Riforma, la Esposizione degli Articoli, il Discorso de' Doveri d'un Pastore, la Vita di Hale, la Vita di Wilmot, vengono anche a' d nostri ristampati, n vi  buona biblioteca privata che non gli abbia ne' suoi scaffali. Contro questi argomenti tutti gli sforzi dei detrattori riescono vani. Uno scrittore, le cui opere voluminose in diversi rami della letteratura, trovano numerosi lettori cento trenta anni dopo la sua morte, pu avere avuto grandi difetti, ma  mestieri che abbia anche avuto meriti grandi; e Burnet aveva grandi meriti, cio fecondo e vigoroso intelletto e stile, ancorch ben lontano dalla intemerata purit del bello scrivere, sempre chiaro, spesso vivace, e talvolta inalzantesi fino alla solenne e calorosa eloquenza. Nel pulpito, lo effetto de' suoi discorsi, ch'egli recitava senza sussidio di manoscritto, era accresciuto dalla nobilt della sua persona, e da un modo patetico di porgere. Spesso veniva interrotto dal profondo fremito del suo uditorio; e quando, dopo d'avere predicato tanto che fosse trascorsa l'ora dell'oriuolo a polvere - che a que' giorni era parte degli ordegni del pulpito, - egli lo prendeva in mano, la congrega clamorosamente lo incoraggiava a seguitare finch la polvere non fosse passata di nuovo(811). S nel suo carattere morale, che nello intellettuale, i grandi difetti erano pi che compensati da grandi meriti. Tuttoch spesso fosse traviato dai pregiudizi e dalla passione, era uomo onesto per eccellenza. Tuttoch non sapesse resistere alle seduzioni della vanit, aveva spirito superiore ad ogni influenza di cupidigia o timore. Era, per indole, cortese, generoso, grato, compassionevole(812). Il suo zelo religioso, comunque fermo ed ardente, era per lo pi temperato d'umanit, e di rispetto pei diritti della coscienza. Vigorosamente aderendo a quello ch'egli credeva spirito del Cristianesimo, considerava con indifferenza i riti, i nomi e le forme dell'ordinamento della Chiesa; e non era punto inchinevole ad essere severo anche con gl'infedeli e gli eretici la cui vita fosse pura, e i cui errori sembrassero pi presto effetto d'intelligenza pervertita, che di cuore depravato; ma, al pari di molti dabbene uomini di quella et, considerava il caso della Chiesa di Roma come una eccezione a tutte le regole ordinarie.
Burnet, per alcuni anni, ebbe rinomanza europea. La sua Storia della Riforma era stata accolta con istrepitosi applausi da tutti i Protestanti, mentre i Cattolici Romani l'avevano giudicata come un colpo mortale inflitto alla loro credenza. Il pi grande dottore che la Chiesa di Roma abbia mai avuto dopo lo scisma del secolo decimosesto, voglio dire Bossuet vescovo di Meaux, tolse lo incarico di farne una elaborata confutazione. Burnet era stato onorato con un voto di ringraziamento da uno de' pi zelanti Parlamenti del tempo in cui ferveva la concitazione della Congiura Papale, ed era stato esortato, a nome della Camera de' Comuni d'Inghilterra, a seguitare i suoi studi storici. Era stato ammesso alla familiarit di Carlo e di Giacomo, era vissuto in intimit con parecchi egregi uomini di Stato, segnatamente con Halifax, ed era stato direttore spirituale di molti grandi personaggi. Aveva redento dallo ateismo e dalla licenza Giovanni Wilmot, Conte di Rochester, ch'era uno de' pi splendidi libertini di quel secolo. Lord Stafford, vittima di Oates, comunque Cattolico Romano, aveva, nelle ore estreme di sua vita, ricevuto il conforto delle esortazioni di Burnet intorno a que' punti di dottrina sui quali tutti i cristiani concordano. Pochi anni dopo, un'altra vittima pi illustre, cio Lord Russell(813), era stata accompagnata da Burnet dalla Torre al patibolo in Lincoln's Inn Fields. La Corte non aveva trascurato mezzo alcuno per trarre a s un teologo cotanto profondo ed operoso. Non vi fu cosa che non tentasse, regie blandizie e promesse di alte dignit; ma Burnet, quantunque fino dalla giovinezza fosse imbevuto delle servili dottrine che erano in quel tempo comuni al clero, era divenuto Whig per convinzione; e traverso a tutte le vicissitudini, fermamente aderiva ai propri principii. Nondimeno, ei non fu partecipe di quella congiura che rec tanto disonore e calamit al partito Whig, e non solo aborriva dai disegni d'assassinio concepiti da Goodenough, e da Ferguson, ma opinava che anche il suo diletto ed onorato amico Russell(814) si fosse spinto troppo oltre contro il Governo. Finalmente arriv tempo in cui la stessa innocenza non era arra di sicurezza. Burnet, comecch non fosse reo di nessuna trasgressione della legge, fu fatto segno alla vendetta della Corte. Si rifugi nel Continente, e dopo d'avere speso un anno a viaggiare la Svizzera, l'Italia e la Germania - viaggi de' quali egli ci ha lasciata una piacevole descrizione, - nella state del 1686 giunse all'Aia, e vi fu accolto con cortesia e riverenza. Convers pi volte e liberamente con la Principessa intorno alle cose politiche e religiose, e tosto le divenne direttore spirituale e confidente. Guglielmo gli us ospitalit pi graziosa di quel che si potesse sperare. Imperciocch, fra tutti i difetti umani, quei che pi l'offendevano, erano l'officiosit e l'indiscretezza; e Burnet, a confessione anche de' suoi amici e ammiratori, era il pi officioso e indiscreto degli uomini. Ma il savio Principe s'accrse che quel petulante e ciarliero teologo, il quale sempre cicalava di secreti, faceva impertinenti domande, sciorinava consigli non richiesti, era, nonostante, uomo retto, animoso, esperto, e ben conosceva gli umori e i disegni delle stte e delle fazioni inglesi. Burnet aveva gran fama d'uomo eloquente e dotto. Guglielmo non era uomo erudito; ma da molti anni era stato capo del Governo Olandese in un tempo, in cui la stampa olandese era una delle macchine pi formidabili che muovessero l'opinione pubblica dell'Europa; e bench egli non gustasse i piaceri delle lettere, era savio ed osservatore tanto, da pregiare l'utilit dello aiuto de' letterati. Sapeva bene che un libercolo popolare talvolta poteva tornare proficuo al pari d'una vittoria riportata in campo. Sentiva parimente la importanza di avere sempre da presso alcun uomo ben esperto nell'ordinamento politico ed ecclesiastico dell'isola nostra; e Burnet aveva in sommo grado i requisiti ad essere un dizionario vivente delle cose inglesi, perocch le sue cognizioni, quantunque non sempre accurate, erano immensamente vaste; e s in Inghilterra che in Iscozia, pochi erano gli uomini insigni di qual si fosse partito politico o religioso, co' quali egli non avesse conversato. Per le quali cose ottenne tanta parte di favore e di fiducia, quanta ne era concessa solo a coloro che formavano il piccolo nucleo intimo de' privati amici del Principe. Quando il dottore si prendeva qualche libert, il che non rade volte avveniva, il suo protettore diventava oltre l'usato freddo e severo, e tal fiata gli usciva dalle labbra qualche pungente sarcasmo che avrebbe fatto ammutolire chiunque. Tranne in cotesti casi, nondimeno, l'amicizia tra questi due uomini singolari dur, con qualche temporanea interruzione, fino alla morte. Certo, e' non era agevole ferire la sensibilit di Burnet. La compiacenza ch'egli provava di s, gli spiriti animali, la mancanza di tatto in lui erano tali, che quantunque spesso offendesse altri, giammai egli ne rimaneva offeso.
...
.
...
9. Mette d'accordo il Principe e la Principessa.
...
.
...
Per cosiffatto carattere, egli aveva i requisiti necessari ad essere paciere tra Guglielmo e Maria. Ogni qualvolta coloro che dovrebbero vicendevolmente stimarsi ed amarsi, si trovano per avventura divisi, come spesso accade, per qualche differenza che sole poche parole franche e chiare basterebbero a comporre, debbono riputarsi bene avventurati ove abbiano un indiscreto amico che palesi intera la verit. Burnet, senza andirivieni, rivel alla Principessa il pensiero che turbava la mente del suo consorte. E fu quella la prima volta in cui ella seppe, non senza grandemente maravigliarne, come diventando Regina d'Inghilterra, Guglielmo non dovesse secolei sedere sul trono. Dichiar quindi caldamente d'esser pronta a porgere qual si fosse prova di sommessione e d'affetto conjugale. Burnet, assicurando e giurando di non parlare per suggerimento altrui, disse in lei sola stare intero il rimedio. Ella poteva di leggieri, appena assunta la Corona, indurre il Parlamento non solo a concedere al marito il titolo di Re, ma con un atto legislativo in lui trasferire il Governo dello Stato. "Ma Vostra Altezza Reale" aggiunse egli "dovrebbe, innanzi di parlare, maturamente considerare la cosa; imperocch egli  un passo, che una volta fatto, non potrebbe facilmente e senza pericolo disfarsi." - "Non ho bisogno di tempo alcuno a considerare ci ch'io fo" rispose Maria. "A me basta di cogliere questa occasione per mostrare il mio rispetto pel Principe. Riportategli ci ch'io vi dico; e conducetelo a me, perch egli possa udirlo ripetere dal mio labbro stesso." Burnet and in traccia di Guglielmo; ma Guglielmo trovavasi molte miglia lontano a dar la caccia ad un cervo. E' non fu se non il giorno susseguente, che ebbe luogo il colloquio fra' due conjugi. "Non avevo mai saputo fino a ieri" disse Maria "che vi fosse tale differenza tra le leggi dell'Inghilterra e quelle di Dio. Ma adesso vi prometto che voi sarete colui che governer sempre; e in ricambio, questo solo vi chiedo, che come io osserver il divino comandamento, il quale vuole che le mogli obbediscano ai mariti, voi osserviate l'altro che ingiunge ai mariti d'amare le proprie mogli." Tanta generosit d'affetto, pienamente conquise il cuore di Guglielmo. Da quel tempo fino al di funesto in cui egli fu trasportato convulso lungi da lei che giaceva sul letto di morte, fra loro fu sempre vera amicizia e piena confidenza. Esistono ancora molte delle lettere che ella gli scrisse, e porgono numerosi argomenti come a questo uomo cos inamabile, quale sembrava agli occhi del pubblico, fosse riuscito d'ispirare ad una bella e virtuosa donna, a lui superiore per nascita, una passione che era quasi idolatria.
Il servigio in tal guisa reso da Burnet alla propria patria, era di sommo momento, perocch era giunto il tempo in cui molto importava alla pubblica salvezza che il Principe e la Principessa fossero pienamente concordi.
...
.
...
10. Relazioni tra Guglielmo e i Partiti inglesi.
...
.
...
Fino dal tempo in cui fu spenta la insurrezione delle Contrade Occidentali, gravi cagioni di dissenso avevano scisso Guglielmo dai Whig e dai Tory. Aveva con rincrescimento veduti i tentativi fatti da' Whig a privare il Governo di certi poteri ch'egli riputava necessari alla efficacia e dignit di quello. Aveva con molto maggiore rincrescimento veduto il modo onde molti di loro s'erano contenuti verso le pretensioni di Monmouth(815). E' pareva che l'opposizione volesse avvilire la Corona d'Inghilterra, e porla sul capo di un bastardo e di un impostore. Nel tempo stesso, il sistema religioso del Principe grandemente differiva da ci che formava il segno distintivo della credenza de' Tory. Costoro erano tutti Arminiani e Prelatisti; spregiavano le Chiese protestanti del continente, e consideravano ogni rigo della loro liturgia e rubrica sacro quasi al pari del vangelo. Le sue opinioni concernenti la metafisica della teologia, erano calviniste: le sue opinioni rispetto all'ordinamento e ai modi del culto, erano larghe. Ammetteva lo episcopato essere una forma legittima e convenevole di governo ecclesiastico; ma parlava con parole acri e sprezzanti della bacchettoneria di coloro i quali giudicavano la ordinazione de' vescovi essenziale alla societ cristiana. Non aveva punto scrupolo intorno ai vestimenti e ai gesti prescritti dal libro della Preghiera Comune; ma confessava che i riti della Chiesa Anglicana sarebbero migliori se pi si allontanassero da' riti della Chiesa di Roma. Era stato udito mormorare con segni di cattivo augurio, allorquando nella cappella privata della sua moglie ei vide un altare acconcio secondo il rito anglicano, e non parve molto satisfatto di vedere nelle mani di lei il libro di Hooker sopra l'Ordinamento Ecclesiastico(816).
...
.
...
11. Suoi sentimenti verso la Inghilterra, verso l'Olanda e la Francia.
...
.
...
Egli, adunque, da lungo tempo seguiva con occhio vigile il progresso della contesa tra le fazioni inglesi; ma senza sentire forte predilezione per nessuna di quelle. In verit, fino all'ultimo giorno di sua vita, ei non divenne n Whig n Tory. Difettava di ci che  fondamento ad ambi cotesti caratteri; imperciocch egli non divent mai Inglese. E' vero che salv l'Inghilterra; ma non l'am mai, e non fu mai da essa riamato. Per lui l'isola nostra fu sempre terra d'esilio, ch'egli visitava con ripugnanza e abbandonava con diletto. Anche mentre le rendeva quei servigi, de' quali fino ai nostri giorni sentiamo i felici effetti, il bene di quella non era lo scopo precipuo delle sue azioni. S'ei sentiva amore di patria, lo sentiva tutto per la Olanda. Quivi era la splendida tomba entro la quale riposava il grande uomo politico, di cui egli aveva ereditato il sangue, il nome, l'indole, il genio. Quivi il semplice suono del suo titolo era una magica parola, che per tre generazioni aveva destato lo affettuoso entusiasmo de' contadini e degli artigiani. L'olandese era lo idioma ch'egli aveva imparato dalla balia; olandesi gli amici della sua giovinezza. I sollazzi, gli edifizi, le campagne della sua terra natia gli empivano il cuore. Ad essa ei volgeva sempre desioso lo sguardo da un'altra patria pi altera e pi bella. Nella galleria di Whitehall egli amaramente ripensava alla sua avita casa nel Bosco all'Aja; e non sentivasi mai tanto felice, quanto nel giorno in cui dalla magnificenza di Windsor passava alla sua molto pi modesta abitazione in Loo. Nel suo splendido esilio ei trovava consolazione creandosi d'intorno, con edifici, piantagioni, escavazioni, una scena che gli rammentasse le uniformi moli di rossi mattoni, i lunghi canali, e le simmetriche aiuole di fiori, fra mezzo ai quali egli aveva trascorsi i suoi giovani anni. E nonostante, cotesto suo affetto per la sua terra materna era subordinato ad un altro sentimento che da gran tempo aveva signoreggiato nell'anima sua, erasi mescolato a tutte le sue passioni, lo aveva spinto a maravigliose imprese, lo aveva sostenuto nelle mortificazioni, ne' dolori, nelle infermit, e che verso la fine della sua vita sembr per alcun tempo languire, ma tosto ridestossi pi fiero che mai, e seguit ad animarlo fino all'ora suprema, in cui i ministri di Dio recitavano accanto al suo letto di morte la prece de' moribondi. Questo sentimento era la inimicizia alla Francia, e al Re magnifico, il quale in pi sensi rappresentava la Francia, e a virt e pregi eminentemente francesi congiungeva quell'ambizione irrequieta, scevra di scrupoli e vanagloriosa, che ha pi volte ridesto contro la Francia il risentimento dell'Europa.
Non  difficile rintracciare il progresso del sentimento che a poco a poco s'insignor interamente dell'anima di Guglielmo. Mentre egli era ancora fanciullo, la sua patria era stata aggredita da Luigi, sfidando con ostentazione la giustizia e il diritto pubblico; era stata corsa, devastata, ed abbandonata ad ogni eccesso di ladroneria, di licenza e di crudelt. Gli Olandesi sgomenti, s'erano umiliati dinanzi all'orgoglioso vincitore, chiedendo merc. Era stato loro risposto, che ove desiderassero ottenere la pace, era mestieri rinunciare alla indipendenza, e rendere ogni anno omaggio alla Casa de' Borboni. L'oltraggiata nazione, disperando d'ogni altro umano argomento, aveva aperte le sue dighe, chiamando in soccorso le onde marine contro la tirannia francese. E' fu nelle angosce di quel conflitto, allorquando i contadini tremebondi fuggivano dinanzi agli invasori, centinaia di ameni giardini e di ville erano sepolte sotto le acque, le deliberazioni del Senato erano interrotte dagli svenimenti e dal pianto de' vecchi senatori, i quali non potevano sopportare il pensiero di sopravvivere alla libert ed alla gloria della loro terra natia; e' fu in que' terribili giorni, che Guglielmo fu chiamato a capo dello Stato. Per alcun tempo la resistenza gli parve impossibile. Cercava da per tutto soccorso, e lo cercava invano. Spagna era snervata, Germania conturbata, Inghilterra corrotta. Null'altro partito sembrava rimanere al giovine Statoldero, che quello di morire con la spada in pugno, o farsi lo Enea d'una grande emigrazione, e creare un'altra Olanda in contrade inaccessibili alla tirannia della Francia. Nessuno ostacolo sarebbe allora rimasto a infrenare il progresso della Casa Borbonica. In pochi anni essa avrebbe potuto annettere ai propri domini la Lorena e le Fiandre, Castiglia ed Aragona, Napoli e Milano, il Messico e il Per. Luigi avrebbe potuto assumere la Corona imperiale, porre un principe della sua famiglia sopra il trono della Polonia, divenire solo signore dell'Europa dai deserti della Scizia fino all'Oceano Atlantico, e dell'America dalle regioni nordiche del tropico del Cancro, fino alle regioni meridionali del tropico del Capricorno. Tale era il prospetto del futuro che stava dinanzi agli occhi di Guglielmo nel suo primo entrare nella vita politica, e che non gli spar mai dallo sguardo fino all'estremo de' suoi giorni. La Monarchia Francese era per lui ci che la Repubblica Romana era per Annibale, ci che la Potenza Ottomana era per Scanderbeg, ci che la dominazione inglese era per Wallace. Questa intensa e invincibile animosit era rafforzata dalla religione. Centinaia di concionatori calvinisti predicavano, che il medesimo potere che aveva suscitato Sansone per essere il flagello de' Filistei, e che aveva chiamato Gedeone dall'aja per domare i Madianiti, aveva suscitato Guglielmo d'Orange per essere il campione di tutte le nazioni libere, e di tutte le Chiese pure; pensiero che non fu senza influenza sulla mente di lui. Alla fiducia che lo eroico fatalista aveva posta nel suo alto destino e nella sua sacra causa,  da attribuirsi in parte la singolare indifferenza onde egli affrontava il pericolo. Aveva debito di compire un'altra impresa; e finch non fosse compita, nulla gli avrebbe potuto nuocere. E per, per virt di questo pensiero, egli, malgrado i pronostici de' medici, si riebbe da infermit che sembravano disperate; lo aperto navicello in cui egli si gett nel fitto buio della notte fra mezzo alle frementi onde dell'Oceano, e presso ad una traditrice spiaggia, lo condusse a terra; e in venti campi di battaglia, le palle de' cannoni gli fischiarono d'intorno senza toccarlo. Lo ardore e la perseveranza con che egli si dedic alla propria missione, mal troverebbero agguaglio nella storia degli uomini illustri. Considerando il suo gran fine, ei reputava la vita altrui di s poco pregio, come la propria. Pur troppo, anche i pi miti e generosi soldati di quella et avevano l'abitudine di curar poco lo spargimento del sangue, e le devastazioni inseparabili dalle grandi imprese militari; e il cuore di Guglielmo era indurito non solo dalla insensibilit acquistata nell'esercizio della guerra, ma da quella specie di insensibilit pi severa, la quale nasce dalla coscienza del dovere. Tre grandi coalizioni, tre lunghe e sanguinose guerre, in cui tutta Europa dalla Vistola fino all'Oceano occidentale era in armi, devono attribuirsi alla sua invincibile energia. Allorquando nel 1678 gli Stati Generali, esausti e scuorati, desideravano posa, la sua voce tuonava contro coloro che volevano riporre la spada nel fodero. Se la pace fu fatta, ci avvenne solo perch egli non pot infondere ne' cuori altrui uno spirito fiero e risoluto come il suo. In sullo estremo istante, con la speranza di rompere le pratiche che ei sapeva pressoch concluse, combatt una delle pi sanguinose ed ostinate battaglie, de' tempi suoi. Dal giorno in cui fu firmata la pace di Nimega egli cominci a meditare un'altra coalizione. La sua contesa con Luigi, tradotta dal campo di battaglia al gabinetto, venne poco dopo esacerbata da un privato litigio. Per ingegno, indole, modi ed opinioni, i due rivali erano l'uno all'altro diametralmente opposti. Luigi, gentile e dignitoso, prodigo e voluttuoso, amante della pompa ed abborrente dai pericoli, munificente protettore delle arti e delle lettere, e crudele persecutore de' Calvinisti, offriva un notevole contrasto verso Guglielmo, semplice nelle sue inclinazioni, di poco grazioso portamento, infaticabile e intrepido in guerra, non curante degli ameni studi, e fermo partigiano de' teologi Ginevrini. I due nemici non osservarono lungamente quelle cortesie che i loro pari, anche oppugnantisi con le armi, rade volte trascurano. Guglielmo, a dir vero, giunse fino ad offrire i suoi migliori servigi al Re di Francia. Ma tali cortesie vennero estimate al loro giusto pregio, e ricompensate con una riprensione. Il gran Re affettava disprezzo pel principotto servitore d'una federazione di citt commercianti; e ad ogni segno di spregio lo intrepido Statoldero rispondeva con una nuova disfida. Guglielmo prendeva il suo titolo - titolo che le vicissitudini del secolo precedente avevano reso uno de' pi illustri in Europa - da una citt che giace sulle rive del Rodano non lungi da Avignone; e che, al pari d'Avignone, quantunque da ogni lato circuita dal territorio francese, era propriamente feudo non della Corona di Francia, ma dello Impero. Luigi, con quella ostentazione spregiatrice del diritto pubblico, la quale formava il suo carattere, occup Orange, ne smantell le fortificazioni e ne confisc le rendite. Guglielmo dichiar ad alta voce a molti cospicui personaggi, i quali con lui sedevano a mensa, che avrebbe fatto pentire il Re Cristianissimo dell'oltraggio ricevuto; ed allorch dal Conte d'Avaux gli fu chiesto conto delle parole profferite, ricus positivamente o di ritrattarle o di spiegarle. La querela and tanto oltre, che il ministro francese non poteva rischiarsi di comparire nelle sale della Principessa per timore di essere insultato(817).
I sentimenti di Guglielmo verso la Francia, spiegano tutta la sua politica verso la Inghilterra. Il suo spirito pubblico era europeo. Il fine principale d'ogni suo studio non era l'isola nostra, non era n anche la sua Olanda, ma la grande comunit delle nazioni minacciata di essere soggiogata da uno Stato troppo potente. Coloro i quali commettono lo errore di considerarlo come uomo di Stato inglese,  forza che guardino la intera sua vita in una falsa luce, e non perverranno a scoprire nessun principio buono o cattivo, Whig o Tory, al quale possano riferirsi le sue pi importanti azioni. Ma ove lo consideriamo come uomo, il cui fine speciale era quello di congiungere una torma di Stati deboli, divisi e sgomenti, in ferma e vigorosa concordia contro un comune nemico; ove lo consideriamo come uomo, agli occhi del quale la Inghilterra importava principalmente, perch, senza essa, la grande coalizione da lui desiderata, sarebbe stata incompiuta; saremo costretti ad ammettere che non vi  stata una vita s lunga, di cui facciano ricordo le storie, maggiormente uniforme dal principio sino alla fine, quanto quella di cotesto gran Principe(818).
...
.
...
12. Coerenza della sua politica.
...
.
...
Col filo che adesso abbiamo tra le mani, potremo senza difficolt rintracciare la via dritta in effetto, sebbene in apparenza talvolta tortuosa, ch'egli prese verso le nostre interne fazioni. Chiaramente vedeva (ci che non era sfuggito agli occhi di uomini meno sagaci di lui) come la impresa alla quale egli con tutta l'anima intendeva, potesse avere probabilit di prospero successo con la Inghilterra amica, d'esito incerto con la Inghilterra neutrale, e di disperatissimo fine ove la Inghilterra agisse come aveva agito ai tempi della Cabala. Con non minore chiarezza, vedeva che tra la politica estera e la interna del Governo Inglese v'era stretta connessione; che il sovrano del nostro paese, operando d'accordo col Parlamento, deve sempre di necessit esercitare grande influenza negli affari della Cristianit, e deve anche avere un evidente interesse di avversare lo indebito ingrandimento d'ogni potentato continentale; che, dall'altro canto, il sovrano privo della fiducia del Parlamento e impedito nella sua via, non pu avere se non poco peso nella politica europea, e che quel poco peso potrebbe anche gettarsi tutto nel lato nocivo della bilancia. Il principe, adunque, desiderava massimamente la concordia fra il Trono e il Parlamento. Il modo di stabilirla, e quale delle due parti dovesse fare concessioni all'altra, erano, secondo lui, cose d'importanza secondaria. Avrebbe gradito, senza alcun dubbio, di vedere una piena riconciliazione senza il sacrificio d'un briciolo della regia prerogativa; perocch alla integrit di quella egli aveva diritto di reversibilit; ed egli, per indole, era cupido di potere e intollerante di freno, almeno quanto qualunque degli Stuardi. Ma non v'era gioiello della Corona ch'egli non fosse apparecchiato a sacrificare, anche dopo che la Corona era passata sul suo capo, qualvolta fosse convinto siffatto sacrificio essere impreteribilmente necessario al suo grande disegno. E per, nel tempo della congiura papale, comecch egli disapprovasse la violenza con cui la opposizione assaliva la regia autorit, esort il Governo a desistere. La condotta della Camera de' Comuni rispetto(819) agli affari interni, diceva egli, era molto irragionevole: ma finch rimaneva malcontenta, le libert della Europa pericolavano; ed a questa suprema ragione ogni altra doveva cedere. Giusta siffatti principii egli oper allorquando la Legge d'Esclusione pose la nazione tutta in commovimento. Non v' ragione a credere ch'egli incoraggiasse la opposizione a spingere innanzi quella legge, e ricusare ogni patto che le venisse offerto dal trono. Ma come chiaro si conobbe che, ove non si fosse posta in campo quella legge, vi sarebbe stata seria rottura tra i Comuni e la Corte, egli intelligibilmente, bench con assai decoroso riserbo, manifest la propria opinione, dicendo il Governo dovere ad ogni costo riconciliarsi coi rappresentanti del popolo. Allorch una violenta e rapida mutazione dell'opinione pubblica aveva lasciato per alcun tempo il partito Whig privo d'ogni soccorso, Guglielmo tent di giungere al suo scopo supremo per una nuova via, forse all'indole sua pi convenevole di quella ch'egli aveva anteriormente presa. Pei cangiati umori della nazione, era poco probabile che venisse eletto un Parlamento disposto ad opporsi alle voglie del Sovrano. Carlo per alcun tempo fu solo padrone. Il Principe quindi rivolse ogni pensiero a renderselo favorevole. Nella state del 1683, quasi nel momento medesimo in cui la scoperta della congiura di Rye House sconfisse i Whig e rese trionfante il Re, succedevano altrove fatti tali che Guglielmo non poteva vedere senza estrema ansiet e timore. Il Turco aveva condotte le sue schiere fino ai suburbii di Vienna. La grande Monarchia Austriaca, nel cui soccorso il Principe aveva calcolato, sembrava giunta alla estrema rovina. Per la qual cosa, ei mand in fretta Bentinck dall'Aja a Londra, ingiungendogli di nulla omettere che fosse necessario a riconciliargli la Corte d'Inghilterra, e peculiarmente significare, con le pi calde espressioni, l'orrore che il suo signore aveva sentito per la congiura de' Whig.
Nel corso de' diciotto susseguenti mesi, vi fu qualche speranza che la influenza di Halifax prevalesse, e che la Corte di Whitehall ritornasse alla politica della Triplice Alleanza. Guglielmo nutr avidamente in cuore tale speranza, e fece ogni sforzo per conseguire l'amicizia di Carlo. La ospitalit che Monmouth trov all'Aja, deve principalmente attribuirsi alla brama che il Principe aveva di appagare i segreti desideri del padre di Monmouth. Appena morto Carlo, Guglielmo mirando ognora intentamente al supremo suo scopo, di nuovo cangi contegno. Aveva ospitato Monmouth per piacere al Re defunto. Affinch il Re Giacomo non avesse argomento di querelarsi, Monmouth ebbe commiato. Abbiamo veduto come, scoppiata la insurrezione delle contrade occidentali, i reggimenti inglesi che servivano in Olanda, fossero, alla prima richiesta, merc gli sforzi del Principe, mandati alla patria loro. Per vero dire, Guglielmo anche si offerse a comandare in persona contro i ribelli; e che tale offerta fosse perfettamente sincera, non potr mai dubitarsi, solo che si leggano le sue lettere confidenziali a Bentinck(820).
Il Principe manifestamente in quel tempo sperava, che il gran disegno al quale nella mente sua ogni altra cosa era subordinata, fosse approvato e sostenuto dal suo suocero. L'altero linguaggio che allora Giacomo teneva verso la Francia, la prontezza con che egli consent ad una alleanza difensiva con le Provincie Unite, la inclinazione ch'egli mostrava a collegarsi con la Casa d'Austria, accrescevano cotesta speranza. Ma poco dopo rabbuiossi la scena. La caduta di Halifax, la rottura tra Giacomo e il Parlamento, la proroga, lo annunzio distintamente fatto dal Re ai ministri stranieri che oramai la politica estera non lo distrarrebbe dallo intendere a trovare provvedimenti onde rinvigorire la regia prerogativa e promuovere gl'interessi della sua Chiesa, posero fine a tanta illusione. Chiaro vedevasi, che arrivato il tempo critico per la Europa, la Inghilterra, signoreggiata da Giacomo, o sarebbe rimasta inoperosa, o avrebbe operato in unione della Francia.
...
.
...
13. Trattato d'Augusta.
...
.
...
E la crisi europea era imminente. La Casa d'Austria, dopo una serie di vittorie, erasi assicurata d'ogni pericolo da parte della Turchia, e non trovavasi pi nella necessit di sostenere pazientemente le usurpazioni e gl'insulti di Luigi. Per lo che, nel luglio del 1686, fu firmato in Augusta un trattato, col quale i Principi dello Impero collegavansi strettamente insieme a vicendevole difesa. Il Re di Spagna e di Svezia erano parti di cotesta alleanza; l'uno come Sovrano delle provincie comprese nel circolo della Borgogna, l'altro come Duca di Pomerania. I confederati dichiaravano di non avere intendimento alcuno di aggredire, n voglia d'offendere nessun potentato, ma erano bene risoluti di non tollerare la minima infrazione dei diritti che il Corpo Germanico possedeva sotto la sanzione del diritto pubblico e della pubblica fede. Vincolavansi tutti a difendersi in caso di bisogno, e stabilivano le forze che ogni membro della lega dovesse apprestare, ove fosse mestieri respingere l'aggressione(821). Il nome di Guglielmo non si leggeva in quell'atto; ma tutti sapevano che esso era opera di lui, e prevedevano che tra breve tempo egli sarebbe nuovamente il capitano d'una coalizione contro la Francia. In cosiffatte circostanze, tra lui e il vassallo della Francia non poteva esistere buono e cordiale intendimento. Non v'era aperta rottura, non ricambio di minacce o di rimproveri; ma il suocero e il genero s'erano per sempre l'uno dall'altro separati.
...
.
...
14. Guglielmo diviene capo della Opposizione inglese.
...
.
...
Nel tempo medesimo in cui il Principe era cos diviso dalla Corte d'Inghilterra, andavano disparendo le cagioni che avevano fino allora prodotto freddezza tra lui e i due grandi partiti del popolo inglese. Gran parte, che formava forse una maggioranza numerica, dei Whig, aveva prestato favore a Monmouth: ma Monmouth non era pi. I Tory, dall'altro canto, avevano temuto che gl'interessi della Chiesa anglicana non avessero ad essere sicuri sotto lo impero d'un uomo educato fra' presbiteriani olandesi, e, come ciascuno sapeva, di larghe opinioni rispetto ai vestimenti, alle cerimonie, allo episcopato: ma dacch quella Chiesa diletta era stata minacciata da molto maggiori pericoli, cosiffatti timori erano quasi spenti. In tal guisa, nello istante medesimo, ambidue i grandi partiti cominciarono a porre le speranze e lo affetto loro nello stesso capo. I vecchi repubblicani non potevano ricusare la loro fiducia ad un uomo, il quale aveva per molti anni degnamente tenuta la pi alta magistratura d'una repubblica. I vecchi realisti credevano di agire secondo i loro principii, tributando profonda riverenza ad un Principe cotanto vicino al trono. In tali condizioni, era cosa di massima importanza la perfetta unione tra Guglielmo e Maria. Un malinteso tra la erede presuntiva della Corona e il marito, avrebbe prodotto uno scisma in quella vasta massa che da ogni parte andavasi raccogliendo intorno al vessillo d'un solo capo. Avventuratamente, ogni pericolo di questo malinteso fu tolto dallo intervento di Burnet; e il Principe divenne lo incontrastato capo di tutto quel gran partito che faceva opposizione al Governo, partito che quasi comprendeva la intera nazione.
Non v' ragione a credere che egli verso questo tempo meditasse la grande impresa alla quale poscia fu da una dura necessit trascinato. Scorgeva bene che la opinione pubblica dell'Inghilterra, comecch i cuori fossero esasperati dagli aggravi del Governo, non era punto matura per la rivoluzione. Avrebbe senza dubbio voluto evitare lo scandolo che doveva produrre una lotta mortale tra persone strette con vincoli di consanguineit e d'affinit. Anche per ambizione, gli ripugnava il riconoscere dalla violenza quella grandezza alla quale egli sarebbe pervenuto pel corso ordinario della natura e della legge: perocch, bene sapeva che ove la corona fosse regolarmente toccata in sorte alla sua moglie, le regie prerogative non patirebbero detrimento; ed all'incontro, se ei l'ottenesse per elezione, gli verrebbe concessa con quelle condizioni che agli elettori piacesse d'imporre. Egli, adunque, fece pensiero, come sembra, di attendere con pazienza il giorno in cui potesse(822) con incontrastato titolo governare, e di contentarsi infrattanto di esercitare grande influenza sopra gli affari della Inghilterra, come primo Principe del sangue, e capo del partito che decisamente preponderava nella nazione, e che certo, appena ragunato il Parlamento, avrebbe decisamente preponderato in ambedue le Camere.
...
.
...
15. Mordaunt propone a Guglielmo di andare in Inghilterra.
...
.
...
Egli  vero che gi a Guglielmo, da un uomo meno savio e pi impetuoso ch'egli non fosse, era stato consigliato di appigliarsi a pi audace partito. Questo consigliere era il giovane Lord Mordaunt. In quel tempo non era sorto un uomo che avesse genio pi inventivo e spirito pi ardimentoso di lui. Se la impresa era splendida, Mordaunt rade volte chiedeva se fosse fattibile. La sua vita fu un bizzarro romanzo, composto di misteriosi intrighi d'amore e di politica, di violente e rapide variazioni di scena e di fortuna, e di vittorie somiglievoli a quelle d'Amadigi e di Lancillotto, pi presto che a quelle di Lussemburgo e d'Eugenio. Gli episodii disseminati nella sua strana istoria erano cnsoni a tutto il tenore della vita sua. V'erano notturni incontri con ladroni generosi; e dame nobili e belle liberate dalle mani de' loro rapitori. Mordaunt essendosi reso notevole per la eloquenza e l'audacia con che nella Camera de' Lordi erasi opposto alla Corte, tosto dopo la proroga del Parlamento, si rifugg all'Aja, e propose a Guglielmo di fare una subita discesa in Inghilterra. Erasi persuaso che sarebbe stato cos facile sorprendere tre grandi Regni, come lungo tempo dopo gli torn facile sorprendere Barcellona.
...
.
...
16. Guglielmo ricusa il consiglio.
...
.
...
Guglielmo ascolt, ripens, e rispose, con parole vaghe: il bene dell'Inghilterra stargli tanto a cuore, che non lo perderebbe mai d'occhio(823). Qualunque fossero i suoi intendimenti, non era probabile ch'ei si scegliesse a confidente un temerario e vanaglorioso cavaliere errante. Questi due mortali null'altro avevano di comune che il coraggio personale, il quale in entrambi giungeva all'altezza d'un favoloso eroismo. Mordaunt aveva bisogno solamente di eccitarsi nel conflitto, e di rendere attonito il mondo. Guglielmo mirava perpetuamente ad un solo gran fine, al quale era trascinato da una forte passione, ch'egli reputava sacro dovere. Onde ridursi a quel fine, faceva prova d'una pazienza, siccome una volta egli disse, simile a quella con cui aveva veduto nel canale un marinaio lottare contro la corrente, spesso ricacciato indietro, ma non cessando mai di spingersi innanzi, satisfatto se potesse con molte ore di fatica, avanzare di pochi passi(824). Il Principe pensava che le imprese le quali non lo facevano avvicinare a cotesto fine, per quanto il volgo potesse estimarle gloriose, fossero vanit fanciullesche.
S'avvis, quindi, di ricusare il consiglio di Mordaunt; e senza alcun dubbio ei fece bene. Se Guglielmo nel 1686, o anche nel 1687, avesse tentato di fare ci che egli fece con tanto prospero esito nel 1688,  probabile che molti Whig, alla sua chiamata, sarebbero corsi alle armi; ma avrebbe, ad un'ora, sperimentato la nazione non essere per anche apparecchiata ad accogliere un liberatore armato che veniva da terra straniera, e la Chiesa non essere stata provocata e insultata fino a porre in dimenticanza la dottrina politica, della quale s'era per tanto tempo singolarmente inorgoglita. I vecchi Cavalieri sarebbero accorsi intorno al regio vessillo: si sarebbe, probabilmente, in tutti i tre Regni accesa una guerra civile, lunga e sanguinosa al pari di quella della precedente generazione. E mentre nelle Isole Britanniche infuriasse siffatta guerra, che non avrebbe mai potuto tentare Luigi nel continente? E quale speranza sarebbe rimasta alla Olanda, emunta di forze militari ed abbandonata dal suo Statoldero?
...
.
...
17. Malumori in Inghilterra dopo la caduta degli Hydes.
...
.
...
Guglielmo, adunque, fu pago per allora di provvedere in modo da rendere concorde e rianimare la potente opposizione dalla quale era riconosciuto come capo. E ci non era difficile. La caduta degli Hydes aveva destato in tutta la Inghilterra strano timore e forte sdegno. Tutti accorgevansi, oggimai trattarsi di sapere non se il protestantismo sarebbe predominante, ma se sarebbe tollerato. Al Tesoriere era succeduta una Commissione, della quale era capo un papista. Il Sigillo Privato era stato affidato ad un papista. Al Lord Luogotenente d'Irlanda era succeduto un uomo, il quale non aveva nessun altro merito per quell'alto ufficio, tranne d'essere papista. L'ultima persona che un Governo, sollecito del bene dello Stato, avrebbe dovuto mandare a Dublino, era Tyrconnel. Per le sue maniere brutali era indegno di rappresentare la maest della Corona. Per la pochezza dello intendimento e la violenza dell'indole, era inetto a maneggiare gravi affari di Stato. L'odio mortale ch'egli sentiva pei possessori della pi parte del suolo d'Irlanda, lo rendeva segnatamente inabile a governare quel Regno. Ma la sua intemperante bacchettoneria era reputata bastevole espiazione della intemperanza delle altre sue passioni; e a contemplazione del suo odio contro la fede riformata, lo lasciavano abbandonarsi senza freno al suo odio contro il nome inglese. Tale era allora il vero intendimento del Re intorno ai diritti della coscienza! Voleva che il Parlamento abrogasse tutte le incapacit delle quali erano gravati i papisti, solo perch potesse alla sua volta imporre pari incapacit ai Protestanti. Chiaro vedevasi che sotto un simigliante Principe l'apostasia era il solo sentiero da condurre alla grandezza. E non pertanto, era un sentiero pel quale pochi rischiavansi di procedere; avvegnach lo spirito nazionale fosse ormai desto, e ad ogni rinnegato toccasse soffrire tanto scherno ed abborrimento da parte del pubblico, che anche i cuori pi induriti e nudi di vergogna non potevano non sentirlo.
...
.
...
18. Conversioni al Papismo; Peterborough; Salisbury.
...
.
...
Non pu negarsi che alcune notevoli conversioni di recente avevano avuto luogo; ma tutte erano tali da accrescere poco credito alla Chiesa di Roma. Due uomini d'alto grado, Enrico Mordaunt Conte di Peterborough, e Giacomo Cecil Conte di Salisbury, avevano abbracciata quella religione. Ma Peterborough, il quale era stato operoso soldato, cortigiano e diplomatico, allora giaceva affranto dagli anni e dalle infermit; e coloro che lo vedevano procedere per le sale di Whitehall barcollante, appoggiato ad un bastoncello e ravvolto di pannilani e d'impiastri, della sua diserzione confortavansi pensando ch'egli s'era mantenuto fido alla religione degli avi finch le sue facolt intellettive non furono spente(825). La imbecillit di Salisbury era passata in proverbio. Oltremodo sensuale, era tanto ingrassato che appena si poteva muovere, e quel corpo tardo era degno abitacolo d'un'anima stupida. Le satire di que' tempi lo dipingono come uomo nato stampato per farsi ingannare, il quale fino allora essendo stato vittima de' giuocatori, poteva di leggieri essere vittima dei frati. Una pasquinata, la quale circa l'epoca del ritiro di Rochester, fu appiccata alla porta della casa di Salisbury nello Strand, esprimeva con grossolane parole l'orrore con cui il savio Roberto Cecil, ove fosse potuto sorgere dal sepolcro, avrebbe veduto quale abbietta creatura era l'erede de' suoi titoli ed onori(826).
...
.
...
19. Wycherley; Tindal; Haines.
...
.
...
Questi due uomini erano i pi alti per grado fra' proseliti di Giacomo. V'erano altri rinnegati di un'altra specie; uomini di doti insigni, ma privi d'ogni principio e d'ogni senso della propria dignit. Abbiamo ragione di credere che fra costoro fosse Guglielmo Wycherley, il pi licenzioso e insensibile scrittore d'una scuola singolarmente insensibile e licenziosa(827). E' certo che Matteo Tindal, il quale pi tardi acquist grande rinomanza scrivendo contro il Cristianesimo, fu in quel tempo ricevuto nel grembo della Chiesa infallibile; fatto, che, come pu agevolmente supporsi, i teologi coi quali egli poscia appicc controversia, non lasciarono punto nell'oblio(828). Altro pi infame apostata fu Giuseppe Haines, il cui nome adesso giace quasi dimenticato, ma che era ben noto a que' tempi come avventuriere di versatile ingegno, scroccone, falsificatore di monete, falso testimonio, mallevadore impostore, maestro di ballo, buffone, comico, poeta. Taluni de' suoi prologhi ed epiloghi furono molto ammirati da' suoi contemporanei, i quali universalmente gli rendevano lode di buono attore. Costui si fece Cattolico Romano, e si rec in Italia come addetto all'ambasciata di Castelmaine; ma tosto, per riprovevole condotta, venne cacciato via. Se  da prestarsi fede ad una tradizione lungamente conservatasi, Haines ebbe la impudenza d'asserire che la Vergine Maria gli era apparsa per esortarlo alla penitenza. Dopo la Rivoluzione, si prov di pacificarsi coi suoi concittadini con una ammenda pi scandolosa dell'offesa stessa. Una notte, innanzi di rappresentare la parte sua in una farsa, comparve sul proscenio, avvolto in un bianco lenzuolo, con una torcia in mano, recitando una profana ed indecente filastrocca di versi, ch'egli chiam la propria ritrattazione(829).
...
.
...
20. Dryden.
...
.
...
Col nome di Haines correva congiunto in molti libelli il nome di un rinnegato pi illustre, cio di Giovanni Dryden. A quel tempo egli era in sul declinare degli anni suoi. Dopo molti successi ora prosperi ora sinistri, l'opinione generale lo considerava come primo fra i poeti inglesi coetanei. I suoi diritti alla gratitudine di Giacomo erano molto superiori a quelli di qualunque altro scrittore del Regno. Ma Giacomo pregiava poco i versi, e molto il danaro. Dal d in cui egli ascese al trono, si diede a fare piccole riforme economiche, e tali che acquistano sempre al Governo la taccia di spilorceria, senza recare alcun manifesto giovamento alle finanze. Una delle vittime di questa insensata parsimonia, fu il Poeta Laureato. E' fu ordinato, che nella patente, la quale a cagion della nuova successione al trono, doveva rinnovarsi, l'annuo onorario in origine concesso a Jonson, e continuato ai suoi successori, si omettesse(830). Fu questo l'unico pensiero che il Re, nel primo anno del suo regno, si degn di volgere al possente poeta satirico, il quale, mentre ardeva il conflitto intorno alla Legge d'Esclusione, aveva sparso il terrore nel partito de' Whig. Dryden era povero, e mal sopportava la povert. Sapeva poco e davasi poco pensiero delle cose di religione. Se aveva in petto profondamente radicato alcun sentimento, era l'avversione contro i preti di tutte le religioni, Leviti, Auguri, Muft, Cattolici Romani, Presbiteriani, Anglicani. La natura non gli aveva largito anima elevata; e le sue occupazioni non erano state punto tali, da fargli acquistare altezza e delicatezza d'animo. Per molti anni erasi guadagnato il pane quotidiano arruffianando la sua musa al pervertito gusto della platea, e grossolanamente adulando ricchi e nobili protettori. Rispetto di s, e senso squisito di convenevolezza, non potevano trovarsi in un uomo il quale aveva trascinata una vita di mendicit e di adulazione. Pensando che ove egli seguitasse a chiamarsi protestante, i suoi servigi non verrebbero rimunerati, si dichiar papista. Cess subitamente la parsimonia del Re. A Dryden fu conceduta una annua pensione di cento lire sterline, ed ebbe il carico di difendere in verso e in prosa la sua nuova religione.
Due illustri scrittori, Samuele Johnson e Gualtiero Scott, hanno fatto ogni sforzo per persuadere s ed altrui, che cotesta memorabile conversione fosse sincera. Era cosa naturale che volessero cancellare una macchia disonorevole dalla memoria d'un ingegno da essi giustamente ammirato, e col quale concordavano rispetto ad opinioni politiche; ma lo storico imparziale  uopo che pronunci un giudizio assai dal loro differente. Vi sar sempre forte presunzione contro la sincerit d'una conversione ogni qualvolta riesca a utile del convertito. Nel caso di Dryden, non vi ha nulla che contrappesi siffatta presunzione. I suoi scritti teologici provano ad esuberanza ch'egli non si studi mai con diligenza ed amore di imparare il vero, e che le sue nozioni intorno alla Chiesa abbandonata e alla Chiesa abbracciata da lui, erano superficialissime. N la sua condotta dopo la conversione, fu quella d'un uomo da un profondo senso de' propri doveri costretto a fare un cos solenne passo. Ove egli fosse stato tale, la medesima convinzione che lo aveva condotto ad abbracciare la Chiesa di Roma, gli avrebbe certo impedito di violare gravemente e per abitudine i precetti da quella Chiesa, come da ogni altra societ cristiana, riconosciuti obbligatorii. Tra i suoi scritti precedenti e tra' susseguenti alla sua conversione, vi sarebbe stata notevole diversit. Avrebbe sentito rimorso de' suoi trenta anni di vita letteraria, durante i quali egli aveva sistematicamente adoperata la sua rara potenza di linguaggio e di versificazione a corrompere il pubblico. Dalla sua penna non sarebbe uscita, da quell'ora in poi, una sola parola tendente a rendere spregevole la virt, e ad infiammare le licenziose passioni. Ed  sventuratamente vero, che i drammi da lui scritti dopo la sua pretesa conversione, non sono punto meno impuri o profani di quelli della sua giovinezza. Anche traducendo, scostavasi dai suoi originali per andare in cerca d'immagini, che, ove le avesse trovate negli originali stessi, avrebbe dovuto schivare. Ci che in quelli era cattivo, nelle sue versioni diventava peggiore; ci che era puro, passando nella sua mente, contraeva qualche macchia. Le pi grossolane satire di Giovenale egli rese pi riprovevoli; inser descrizioni lascive nelle Novelle di Boccaccio; e corruppe la dolce e limpida poesia delle Georgiche con lordure che avrebbero stomacato Virgilio.
...
.
...
21. La Cerva e la Pantera. 
...
.
...
Lo aiuto di Dryden fu accolto con gioia da quei teologi cattolici romani, i quali con difficolt sostenevano un conflitto contro i pi illustri ingegni della Chiesa Stabilita. Non potevano non riconoscere il fatto, che il loro stile, sfigurato da barbarismi contratti in Roma e in Doaggio, faceva meschina figura in paragone della eloquenza di Tillotson e Sherlock. Per lo che, pareva loro non essere lieve acquisto la cooperazione del pi grande scrittore vivente dell'idioma inglese. Il primo servigio che a lui fu chiesto in prezzo della sua pensione, fu di difendere in prosa la sua Chiesa contro Stillingfleet. Ma l'arte di dir bene le cose diventa inutile ad un uomo che non abbia nulla da dire; e tale era il caso di Dryden. Vide come egli non valesse a sostenere il combattimento con un uomo da lunghi anni assuefatto a maneggiare le armi della controversia. Il battagliere veterano disarm il novizio, gli inflisse qualche ferita di dispregio, e si volse contro pi formidabili combattenti. Dryden allora impugn un'arma, nella quale non era agevole trovare chi potesse vincerlo. Si ritrasse alcun tempo dal trambusto de' caff e de' teatri per rinchiudersi in un quieto luogo nella Contea di Huntingdon, ed ivi compose con insolita cura e fatica il suo celebre poema intorno ai punti disputati tra la Chiesa di Roma e quella d'Inghilterra. Rappresent la Romana sotto la similitudine d'una candida cerva, sempre in pericolo di morte, e nondimeno destinata a non morire. Le belve della foresta congiuravano a spegnerla. Il Tremante coniglio, a dir vero, si teneva strettamente neutrale; ma la volpe Sociniana, il lupo Presbiteriano, l'orso Indipendente, il cignale Anabattista, avventavano sguardi feroci alla intemerata creatura. Nondimeno ella poteva rischiarsi a bere insieme con loro alla fonte comune sotto la protezione del leone Regale. La Chiesa Anglicana era significata dalla pantera con la pelle macchiata, ma bella, anco troppo bella per bestia da preda. La cerva e la pantera, egualmente esose al feroce popolo della foresta, si ritrassero da parte per ragionare intorno al pericolo comune. Quindi seguitarono a discutere intorno ai punti delle loro differenze, e dimenando le code e leccandosi le ganasce, tennero un lungo colloquio sopra la presenza reale, l'autorit de' papi e de' concili, le leggi penali, l'Atto di Prova, gli spergiuri d'Oates, i servigi resi da Butler, bench non ricompensati, al partito de' Cavalieri, i libercoli di Stillingfleet, e le ampie spalle e i fortunati negozi matrimoniali di Burnet.
L'assurdit di questo poetico disegno  manifestissima. E in vero, cosiffatta allegoria non poteva regolarmente procedere oltre a dieci versi. Non v' magistero di forma che possa servire di compenso agli errori di un tal disegno. E nulladimeno, la Favola della Cerva e della Pantera  senza verun dubbio la produzione pi pregevole della letteratura inglese del breve e torbido regno di Giacomo Secondo. In nessuna delle opere di Dryden si potrebbero trovare brani pi patetici e splendidi, maggior pieghevolezza ed energia di stile, e pi piacevole e variata armonia.
Il poema comparve alla luce con ogni vantaggio che la regia protezione potesse impartire. Una magnifica edizione ne fu fatta per la Scozia nella tipografia cattolica romana di Holyrood House. Ma le genti non erano in umore da lasciarsi ammaliare dal lucido stile e dagli armoniosi versi dello apostata. Il disgusto eccitato dalla sua venalit, il timore eccitato dalla politica di cui egli s'era fatto panegirista, non erano cose da cantarsi per addormentare le menti. Il pubblico fu infiammato di giustissimo sdegno da coloro cui gli scherni del poeta scottavano, e da coloro che erano invidi della sua rinomanza. Non ostante le restrizioni che avvincolavano la stampa, ogni giorno apparivano satire intorno alla vita e agli scritti di lui. Ora lo chiamavano Bayes, ora il Poeta Squab. Gli rammentavano come in giovent avesse tributato alla Casa di Cromwell le medesime servili lusinghe le quali egli adesso tributava alla Casa degli(831) Stuardi. Alcuni de' suoi avversari maliziosamente ristamparono i versi pieni di sarcasmo gi da lui scritti contro il papismo, allorquando non gli avrebbe nulla giovato l'essere papista. Tra i molti componimenti satirici venuti alla luce in tale occasione, il pi notevole fu opera di due giovani, i quali di recente avevano compiti i loro studi in Cambridge, ed erano stati accolti come novizi di belle speranze ne' caff letterari di Londra; voglio dire Carlo Montague e Matteo Prior. Montague era di nobile schiatta; la origine di Prior era talmente oscura, che nessun biografo ha potuto rinvenirla: entrambi poscia giunsero in alto; entrambi allo amore delle lettere congiungevano arte mirabile in quella specie d'affari di che i letterati generalmente sentono disgusto. Tra i cinquanta poeti de' quali Johnson ha scritto le vite, Montague e Prior sono i soli che avessero profonda conoscenza del commercio e delle finanze. Non and guari, e presero vie l'una dall'altra diverse. La loro giovanile amicizia si sciolse. Uno di loro divenne capo del partito Whig, e fu processato dai Tory. All'altro furono affidati tutti i misteri della diplomazia de' Tory, e fu lungamente tenuto in istretta prigionia dai Whig. Infine, dopo molti anni di vicissitudini, i due colleghi, ch'erano stati lungo tempo divisi, si ricongiunsero nell'Abbadia di Westminster.
...
.
...
22. La Corte muta politica verso i Puritani.
...
.
...
Chiunque abbia attentamente letto il racconto della Cerva e della Pantera, si sar dovuto accorgere che mentre Dryden lo stava componendo, grande variazione era seguita ne' disegni di coloro che si servivano di lui come loro interprete. In sul principio, la Chiesa Anglicana  rammentata con tenerezza e rispetto, e viene esortata a collegarsi co' Cattolici Romani contro le stte de' Puritani; ma alla fine del componimento, e nella prefazione scritta dopo che quello fu compiuto, i Protestanti Dissenzienti vengono invitati a far causa comune coi Cattolici Romani contro la Chiesa d'Inghilterra.
S fatto mutamento di linguaggio nel poeta cortigiano indicava un grande mutamento nella politica della Corte. Il primitivo scopo di Giacomo era stato quello d'ottenere per la propria Chiesa non solo piena immunit da tutte le pene e da tutte le incapacit civili, ma ampia partecipazione ai beneficii ecclesiastici ed universitari, e nel tempo stesso di rinvigorire le leggi contro le stte puritane. Tutte le dispense speciali da lui concedute, erano state a pro de' Cattolici Romani. Tutte le leggi pi dure contro i Presbiteriani, gl'Indipendenti, i Battisti, erano state per qualche tempo da lui mandate severamente ad esecuzione. Mentre Hale comandava un reggimento, mentre Powis sedeva nel Consiglio, mentre Massey era decano, mentre i breviari e i messali stampavansi in Oxford muniti di regia licenza, mentre l'Ostia esponevasi pubblicamente in Londra sotto la protezione delle picche e degli archibugi delle guardie reali, mentre frati e monaci vestiti degli abiti loro passeggiavano per le vie della metropoli, Baxter era sepolto in carcere; Howe era in esilio; le leggi dette Five-Mile-Act, e Conventicle-Act, erano in pieno vigore; gli scrittori puritani erano costretti a ricorrere alle tipografie straniere o clandestine; le congregazioni puritane potevano riunirsi solamente di notte o in luoghi vasti, e i ministri puritani erano forzati a predicare travestiti da carbonai o da marinari. In Iscozia il Re, mentre non trascurava sforzo nessuno ad estorcere dagli Stati pieno alleggiamento pei Cattolici Romani, aveva chiesto ed ottenuto nuovi statuti di severit senza esempio contro i presbiteriani. La sua condotta verso gli esuli Ugonotti aveva con non minore chiarezza rivelato il suo cuore. Abbiamo di sopra veduto, che quando la pubblica munificenza aveva posto nelle mani del Re una grossa somma per alleggiare la sciagura di que' miseri, egli, rompendo ogni legge d'ospitalit e di buona fede, impose loro di rinunziare al culto calvinista, cui essi forte aderivano, ed abbracciare quello della Chiesa Anglicana, innanzi d'ottenere la pi piccola parte delle limosine che erano state a lui affidate.
Tale fu la sua politica finch nutr la speranza che la Chiesa Anglicana avrebbe consentito a predominare insieme con la Chiesa di Roma. Tanta speranza un tempo fu per lui una certezza. Lo entusiasmo con che i Tory lo avevano salutato nello ascendere ch'egli fece al trono, le elezioni, il rispettoso linguaggio e le ampie concessioni del suo Parlamento, la insurrezione delle Contrade Occidentali spenta, prostrato il partito che aveva tentato di privarlo della corona; queste e simiglianti altre cose lo avevano spinto oltre i confini della ragione. Era sicuro che ogni ostacolo cederebbe innanzi la sua potenza e fermezza. Il Parlamento gli oppose resistenza. Egli adoper il cipiglio e le minacce; ma a nulla giovarono. Si prov di prorogarlo; ma dal giorno della proroga la opposizione ai suoi disegni era divenuta ognora pi forte. Sembrava chiaro che volendo mandare ad effetto il proprio pensiero, gli era mestieri farlo sfidando quel gran partito che aveva dato segnalate prove di fedelt al suo grado, alla sua famiglia, alla sua persona. Tutto il clero anglicano, tutti i gentiluomini(832) Cavalieri gli stavano contro. Invano egli, per virt della sua supremazia ecclesiastica, aveva comandato al clero che si astenesse dal discutere i punti controversi. In ogni chiesa parrocchiale del Regno, tutte le domeniche i sacerdoti esortavano i fedeli a guardarsi dagli errori di Roma: esortazioni che erano le sole efficaci, perocch venivano accompagnate da proteste di riverenza verso il Sovrano, e da giuramenti di sopportare pazientemente ci che gli sarebbe piaciuto di infliggere. I Cavalieri e scudieri realisti, i quali in quarantacinque anni di guerra e di fazioni avevano con esimio valore difeso il trono, adesso andavano con franche parole dicendo, essere risoluti di difendere con pari valore la Chiesa. Per quanto duro d'intelletto fosse Giacomo, per quanto ei fosse d'indole dispotica, conobbe ch'era tempo di appigliarsi ad altra via. Non poteva a un tratto rischiarsi ad oltraggiare tutti i suoi sudditi protestanti. Se si fosse potuto indurre a fare concessioni al partito predominante in ambe le Camere, a lasciare alla Chiesa Stabilita tutti gli emolumenti, i privilegi, le dignit, avrebbe potuto sturbare le ragunanze de' presbiteriani, ed empire le carceri di predicatori Battisti. Ma se era risoluto di spogliare la gerarchia, gli era mestieri privarsi della volutt di perseguire i Dissenzienti. Se doveva da quinci innanzi appiccare lite co' suoi vecchi amici, gli era necessario far tregua coi vecchi nemici. Poteva opprimere la Chiesa Anglicana solo formando contro essa una vasta coalizione, che comprendesse le stte, le quali, bench e per dottrine e per ordinamento differissero l'una dall'altra molto pi che da quella, potevano, perch erano egualmente gelose della sua grandezza e ne temevano la intolleranza, essere indotte a far posa alle loro animosit finch la ponessero in condizione di non poterle pi opprimere.
Cosiffatto disegno piacevagli singolarmente per questa ragione. Potendo riuscirgli di riconciliare fra loro i protestanti non-conformisti, gli era dato sperare di porsi al sicuro contro ogni probabilit di ribellione. Secondo i teologi anglicani, nessun suddito per qual si fosse provocazione poteva equamente resistere con la forza all'unto del Signore. La dottrina de' Puritani era ben diversa. Essi non avevano scrupolo a trucidare i tiranni con la spada di Gedeone. Molti di loro non temevano d'usare la daga di Ehud. E forse in quel mentre meditavano un'insurrezione simile a quella delle Contrade Occidentali, una congiura come quella di Rye House. Giacomo quindi pens di potere senza pericolo perseguitare la Chiesa qualora gli fosse riuscito di amicarsi i Dissenzienti. Il partito, i cui principii non gli offrivano nessuna guarentigia, si sarebbe a lui accostato per interesse. Il partito del quale egli aggrediva gl'interessi, sarebbe stato impedito d'insorgere per principio politico.
Mosso da tali considerazioni, Giacomo, dal tempo in cui si divise di mal umore dal suo Parlamento, cominci a meditare una lega generale di tutti i non-conformisti, cattolici e protestanti, contro la religione dello Stato. Fino dal Natale del 1685, gli agenti delle Provincie Unite scrivevano al loro Governo, essersi deliberato di concedere, e pubblicare tra breve una tolleranza generale(833). Si vide col fatto che tale annunzio era prematuro. E' sembra nondimeno, che i separatisti fossero trattati con pi mitezza nel 1686, che nell'anno precedente. Ma solo a poco a poco, e dopo lunga tenzone con le proprie inclinazioni, il Re pot indursi a formare colleganza con coloro ch'egli sopra tutti aborriva. Doveva vincere un odio non lieve o capriccioso, non nato e cresciuto pur allora, ma, ereditario nella sua famiglia, rinvigorito da gravissimi torti inflitti e sofferti pel corso di cento venti anni di vicende, e immedesimato a tutti i suoi sentimenti religiosi, politici, domestici e personali. Quattro generazioni di Stuardi avevano mosso guerra mortale a quattro generazioni di Puritani; e per tutta quella lunga guerra non v'era stato nessuno fra gli Stuardi che al pari di lui odiasse i Puritani, e fosse da loro odiato. Eransi provati a disonorarlo, e ad escluderlo dal trono; lo avevano chiamato incendiario, scannatore, avvelenatore; lo avevano cacciato dallo Ammiragliato e dal Consiglio; lo avevano pi volte bandito; avevano congiurato ad assassinarlo; gli erano a migliaia insorti contro impugnando le armi. Ei se ne era vendicato con una strage non mai fino allora veduta in Inghilterra. I loro capi e le loro squartate membra stavansi tuttavia fitti sulle pertiche a imputridire in tutte le piazze delle Contee di Somerset e di Dorset. Donne venerande per et e tenute in grande onoranza per religione e carit da' settarii, erano state decapitate e bruciate vive per falli s lievi, che nessun buon principe avrebbe giudicate meritevoli n anche d'una severa riprensione. Tali erano state, anco in Inghilterra, le relazioni tra il Re e i Puritani; e in Iscozia, la tirannia del Re e il furore de' Puritani erano tali, che nessuno Inglese gli avrebbe potuti concepire. Porre in oblio una nimist cos lunga e mortale non era lieve impresa per un cuore singolarmente duro e implacabile qual era quello di Giacomo.
La tenzone che travagliava l'animo del Re, non isfugg all'occhio di Barillon. Alla fine di gennaio 1687, egli sped a Versailles una lettera notevolissima. Il Re - tale era la sostanza di cotesto documento - era quasi convinto di non potere ottenere piena libert a pro de' Cattolici Romani, e a un tempo mantenere le leggi contro i Protestanti Dissenzienti. Per la qual cosa, inclinava al partito di concedere una indulgenza generale; ma in cuor suo amerebbe meglio di potere anche adesso dividere la sua protezione e il suo favore tra la Chiesa di Roma e quella d'Inghilterra, escludendone tutte le altre stte religiose(834).
...
.
...
23. Concede alla Scozia una certa tolleranza.
...
.
...
Pochissimi giorni dopo che fu scritto cotale dispaccio, Giacomo, esitando e di poco buona grazia, fece i primi passi a negoziare coi Puritani. Aveva fatto pensiero di cominciare dalla Scozia, dove la sua potest di dispensare era stata riconosciuta dagli Stati verso lui ossequenti. Il d 12 febbraio, quindi, fu pubblicata in Edimburgo una ordinanza ad alleggiare le coscienze scrupolose(835), la quale prova come fosse esatto il giudicio di Barillon. Fino nello stesso atto di fare concessioni ai Presbiteriani, Giacomo non poteva nascondere il disgusto che sentiva per essi. I Cattolici ebbero piena tolleranza. I Quacqueri ebbero poca ragione di dolersi. Ma la indulgenza concessa ai Presbiteriani, che formavano la maggioranza del popolo scozzese, fu inceppata da condizioni tali, da renderla pressoch inutile. Al vecchio Atto di Prova, il quale escludeva egualmente i Cattolici e i Presbiteriani dagli uffici, fu sostituito un nuovo Atto di Prova che ammetteva i Cattolici, ma escludeva la maggior parte de' Presbiteriani. Ai Cattolici era lecito edificare cappelle, e anche portare l'Ostia processionalmente in ogni luogo, tranne nelle strade maestre de' borghi reali; ai Quacqueri era lecito di ragunarsi ne' pubblici edifici: ma ai Presbiteriani fu inibito di adorare Dio altrove che nelle private abitazioni; non dovevano osare di erigere edifici per ragunarvisi; non potevano servirsi n anche di una loggia o di un granaio per gli esercizi religiosi; e fu loro distintamente notificato, che ove avessero ardimento di tenere conventicole all'aria aperta, la legge che puniva di morte i predicatori e gli uditori, verrebbe eseguita senza misericordia. Qualunque prete cattolico poteva dir Messa; qualunque Quacquero poteva arringare innanzi ai suoi confratelli: ma il Consiglio Privato ebbe comandamento di impedire che nessun ministro presbiteriano predicasse, senza speciale licenza del Governo. Ogni parola di cotesto Atto e delle lettere onde fu accompagnato, mostra quanto costasse al Re di mitigare minimamente il rigore col quale egli aveva sempre trattato i vecchi nemici della sua famiglia(836).
...
.
...
24. Tenta con segrete conferenze di corrompere gli avversari.
...
.
...
Veramente, abbiamo ragione di credere, che allorquando egli pubblic cotesta ordinanza, non era pienamente risoluto di far lega coi Puritani, e che il suo scopo era solo di concedere loro tanto favore che bastasse ad atterrire i credenti della Chiesa Anglicana e indurli a cedere. Onde egli aspett per un mese a fine di vedere lo effetto che produrrebbe in Inghilterra l'editto promulgato in Edimburgo. Quel mese fu da lui impiegato assiduamente, giusta il consiglio di Petre, in ci che chiamavasi ingabinettare. Londra era molto affollata di gente. Aspettavasi d'ora in ora la riapertura delle Camere pel disbrigo degli affari, e molti de' membri erano in citt. Il Re si pose a indagare l'animo di ciascuno partitamente. Lusingavasi che i Tory zelanti - e di siffatti uomini, tranne pochissimi, era composta la Camera de' Comuni - avrebbero difficolt a resistere alle calde dimande, fatte loro non in comune, ma separatamente a ciascuno, non dal trono, ma nella familiarit della conversazione. I rappresentanti, perci, i quali recavansi a Whitehall per rendere riverenza al sovrano, erano tratti in disparte, e ricevevano l'onore di lunghi colloqui. Il Re li pregava, a nome della lealt loro, a compiacerlo nella sola cosa che gli stesse a cuore. Diceva andarci dell'onor suo; le leggi fatte sotto il suo predecessore da Parlamenti faziosi contro i Cattolici Romani, avere avuto di mira lui solo; tali leggi avergli inflitta una macchia, averlo espulso dall'Ammiragliato e dal Consiglio Privato; avere egli diritto che tutti coloro dai quali era amato e riverito, dovessero cooperare ad abrogare quelle leggi. Come si accrse che i rappresentanti rimanevano duri alle sue esortazioni, si mise ad intimidirli e a corromperli. A coloro che ricusarono di cedere alle sue voglie, fu a chiare note detto, che non dovevano aspettarsi il pi lieve segno della grazia sovrana. Per quanto ei fosse spilorcio, aperse e profuse i suoi tesori. Parecchi di coloro, ch'erano stati invitati a conferire con lui, uscirono dalle regie stanze con le mani piene d'oro dato dal Re stesso.
...
.
...
25. Non vi riesce; l'Ammiraglio Herbert.
...
.
...
I Giudici, che a quel tempo facevano il giro ufficiale di primavera, ebbero ordine di vedere quei rappresentanti che rimanevano in provincia, e investigare i loro intendimenti. Il risultamento di tali investigazioni fu, che la grande maggioranza della Camera de' Comuni era risolutamente decisa ad opporsi alle misure della Corte(837). Fra coloro la cui fermezza dest universale ammirazione, si rese notevole Arturo Herbert, fratello del Capo Giudice, rappresentante di Dover, Maestro Guardaroba e Contrammiraglio d'Inghilterra. Arturo Herbert era molto amato da' marinai, ed aveva voce d'essere uno de' migliori ufficiali appartenenti al ceto aristocratico. Supponevasi comunemente ch'egli avrebbe di leggeri aderito alle voglie del Re, imperciocch era non curante della religione, amante di godere e di spendere; non aveva patrimonio; i suoi impieghi gli fruttavano quattromila lire sterline l'anno; ed era da lungo tempo annoverato tra i pi fidi partigiani di Giacomo. Non per tanto, allorch il Contrammiraglio fu condotto alle secrete stanze del suo signore e gli fu richiesta la promessa di votare contro la revoca dell'Atto di Prova, rispose che l'onore e la coscienza non gli consentivano di farlo. "Nessuno dubita dell'onor vostro," disse il Re "ma un uomo che conduce la vita come voi, non dovrebbe parlare di coscienza." A questo rimprovero, che usciva con cattiva grazia dalle labbra del drudo di Caterina Sedley, Herbert animosamente rispose: "Io ho i miei difetti, o Sire; ma potrei nominare taluni i quali parlano di coscienza assai pi di quel che io ho costume di fare, e intanto menano una vita sciolta come la mia." Fu destituito da tutti i suoi impieghi; e i suoi conti d'entrata e uscita come Maestro Guardaroba, furono sindacati con grande, e - come egli se ne dolse - ingiusta severit(838).  Oggimai vedevasi chiaramente, che era mestieri abbandonare la speranza d'una lega tra la Chiesa d'Inghilterra e quella di Roma a fine di partire tra esse gli uffici e gli emolumenti. Null'altro rimaneva, che tentare una coalizione tra la Chiesa di Roma e le stte puritane contro la Chiesa Anglicana.
...
.
...
26. Dichiarazione d'Indulgenza.
...
.
...
Il diciottesimo giorno di marzo, il Re annunzi al Consiglio Privato il pensiero di prorogare il Parlamento sino alla fine di novembre, e concedere, di propria autorit, a tutti i suoi sudditi piena libert di coscienza(839). Il di quarto d'aprile, fu promulgata la memorabile Dichiarazione d'Indulgenza.
In questa Dichiarazione, il Re significava essere suo desiderio di vedere il suo popolo rientrare in grembo di quella Chiesa alla quale egli apparteneva. Ma poich ci non poteva conseguirsi, annunziava ch'era suo intendimento proteggere ciascuno nel pieno esercizio della propria religione. Ripeteva tutte quelle frasi che otto anni innanzi, quando anch'egli pativa oppressione, s'udivano di continuo sulle sue labbra, ma che aveva cessato d'usare fino dal giorno in cui, per un volgere di fortuna, era venuto in condizione di farsi oppressore. Diceva, essere da lungo tempo convinto, che la coscienza non doveva forzarsi; che la persecuzione tornava nociva allo incremento della popolazione e del commercio, e non conduceva mai al fine vagheggiato dal persecutore. Ripeteva la promessa, gi pi volte fatta e pi volte violata, di volere proteggere la Chiesa dello Stato nel godimento de' suoi diritti. Procedeva quindi ad annullare, di propria autorit, una lunga serie di Statuti. Sospendeva tutte le leggi penali contro tutte le classi de' non-conformisti. Autorizzava i Cattolici Romani e i Protestanti Dissenzienti a esercitare pubblicamente il loro culto. Inibiva a' suoi sudditi - pena la collera sovrana - di molestare alcuna religiosa assemblea. Abrogava parimente quegli Atti che imponevano la prova religiosa come requisito ad occupare gli uffici civili e militari(840).
Che la Dichiarazione d'Indulgenza fosse atto incostituzionale,  cosa, intorno alla quale entrambi i grandi partiti inglesi hanno sempre pienamente concordato. Chiunque sia capace di ragionare sopra una questione politica, deve intendere che un monarca competente ad emanare una simigliante dichiarazione,  niente meno che un monarca assoluto. N a difesa di Giacomo possono allegarsi quelle ragioni con le quali molti atti arbitrari degli Stuardi sono stati difesi o scusati. Non pu dirsi ch'ei s'ingannasse circa i confini della regia prerogativa, come quelli che non erano esattamente definiti. Imperciocch  innegabile ch'egli li travarcava, non ostante che gli stesse dinanzi allo sguardo un esempio recente che in quel caso precisamente li stabiliva. Quindici anni innanzi, una Dichiarazione d'Indulgenza era stata promulgata dal suo fratello per consiglio della Cabala. Ove cotesta Dichiarazione si paragoni con quella di Giacomo, potrebbe reputarsi modesta e cauta. La Dichiarazione di Carlo dispensava solo dalle leggi penali. La Dichiarazione di Giacomo dispensava anco da tutti gli Atti di Prova religiosa. La Dichiarazione di Carlo permetteva ai Cattolici Romani di celebrare il loro culto solamente nelle private abitazioni. Per virt della Dichiarazione di Giacomo, essi potevano erigere e adornare i tempii, ed anche andare processionalmente lungo Fleet Street con croci, immagini e gonfaloni. E non ostante ci, la Dichiarazione di Carlo era stata nel modo pi solenne giudicata illegale. La Camera de' Comuni aveva deliberato, che il Re non aveva potest di dispensare dagli Statuti nelle materie ecclesiastiche. Carlo aveva ordinato che quell'istrumento venisse cancellato in presenza sua, aveva con le proprie mani strappato il sigillo, e con un messaggio munito della sua firma, e colle proprie labbra dal trono in pieno Parlamento, aveva chiaramente promesso ad ambe le Camere, che quell'Atto, il quale aveva loro recato si grave offesa, non verrebbe mai considerato come esempio. Le Camere a pieni voti, tranne un solo, avevano ringraziato il Re per essersi degnato di compiacere ai desiderii loro. Non v' questione costituzionale che sia stata decisa con maggiore delicatezza, chiarezza ed unanimit.
I difensori di Giacomo, ad escusarlo, hanno spesso allegato il giudizio della Corte del Banco del Re intorno alla querela collusivamente deposta contro Sir Eduardo Hales: ma tale argomento  di nessun valore; imperocch quella sentenza, come  a tutti noto, fu ottenuta da Giacomo per mezzo di sollecitazioni e di minacce, cacciando via i magistrati scrupolosi, e sostituendone altri pi cortigiani. E nondimeno, quella sentenza, tuttoch dal fro e dalla nazione venisse generalmente considerata come incostituzionale, giunse solo ad affermare, che il sovrano, per ispeciali ragioni di Stato, pu gl'individui nominatamente esentare dagli Statuti portanti incapacit. Ma nessun tribunale, di faccia alla solenne decisione parlamentare del 1673, si era arrischialo ad affermare, che il Re avesse facolt d'autorizzare con un solo editto tutti i suoi sudditi a disubbidire ad interi volumi di leggi.
...
.
...
27. Umori de' Protestanti Dissenzienti.
...
.
...
Tali, nonostante, erano le condizioni de' partiti, che credevasi certo, la Dichiarazione di Giacomo, quantunque fosse il pi audace degli attentati fatti dagli Stuardi contro le pubbliche libert, dover piacere a quegli stessi cittadini, i quali avevano con pi coraggio e pertinacia resistito a tutti gli altri attentati degli Stuardi contro le libert pubbliche. Non era supponibile che il Protestante non-conformista, da' suoi concittadini diviso da dure leggi rigorosamente eseguite, volesse contrastare la validit d'un decreto che lo alleggiava da insopportabili aggravi. Un osservatore pacato e filosofo avrebbe indubitatamente affermato, che nessun male derivante da tutte le leggi intolleranti fatte dai Parlamenti, era da paragonarsi a quello che sarebbe nato, ove il potere legislativo dal Parlamento fosse passato nelle mani del principe. Ma tanta pacatezza e filosofia non  da trovarsi in coloro che gemono nella sciagura, e ai quali s'offre la tentazione d'essere subitamente liberati. Un teologo puritano non poteva punto negare, che la potest di dispensare pretesa dalla Corona, era incompatibile co' principii fondamentali della Costituzione. Ma anderebbe forse scusato s'egli avesse detto: Che importa a me della Costituzione? L'Atto d'Uniformit lo aveva, in onta alle promissioni sovrane, privato di un beneficio ch'era sua propriet, e lo aveva ridotto miserabile e dipendente. L'Atto, chiamato Five-Mile-Act, lo aveva bandito dalla sua abitazione, da' parenti, dagli amici, da quasi tutti i luoghi pubblici. Per vigore del Conventicle-Act, gli erano stati tolti i beni, ed egli era stato seppellito in carcere fra mezzo ai ladroni ed agli assassini. Fuori di prigione si vedeva ai fianchi gli ufficiali della giustizia; era costretto a dar la mancia alle spie perch non lo denunciassero; passava ignominiosamente travestito, per finestre e bugigattoli onde riunirsi al proprio gregge; e versando l'onda battesimale e amministrando il pane eucaristico, tendeva gli orecchi ansiosamente ascoltando il segno che l'avvertisse come gli uscieri si avvicinavano. Non era egli uno scherno pretendere che un uomo in siffatta guisa oppresso patisse il martirio per gli averi e la libert de' suoi spogliatori ed oppressori? La Dichiarazione, per quanto potesse sembrare dispotica ai suoi felici vicini, lo liberava da tanti mali. Egli fu chiamato ad eleggere, non tra la libert e la schiavit, ma fra due gioghi; ed  naturale ch'egli stimasse il giogo del Re pi lieve di quello della Chiesa Anglicana.
...
.
...
28. Umori della Chiesa Anglicana.
...
.
...
Mentre tali pensieri agitavansi in mente ai Dissenzienti, il partito anglicano era compreso di maraviglia e di terrore. Cotesto nuovo rivolgimento delle pubbliche cose era, a dir vero, terribile. La Casa Stuarda in lega co' repubblicani e coi regicidi contro i Cavalieri d'Inghilterra; il papismo in lega co' Puritani contro un ordinamento ecclesiastico, del quale i Puritani non querelavansi, se non che riteneva troppo de' riti papali: erano portenti tali da confondere tutti i calcoli degli uomini di Stato. La Chiesa doveva, adunque, essere aggredita da ogni parte; e capo della aggressione doveva essere colui che, per virt della costituzione, era capo della Chiesa stessa. Era, quindi, naturale che rimanesse maravigliata e atterrita. E misti alla maraviglia e al terrore, destaronsi altri sinistri umori: risentimento contro lo spergiuro Principe, da essa fino allora affettuosamente servito; e rimorso delle crudelt, a commettere le quali egli era stato complice della Chiesa, e adesso pareva dovernela punire. Ed era giusta punizione, imperocch essa raccoglieva ci che aveva seminato. Dopo la Restaurazione, trovandosi al pi alto grado di sua potenza, non aveva ella altro spirito che vendetta. Aveva inanimati, incitati e quasi costretti gli Stuardi a rimunerare con perfida ingratitudine i recenti servigi de' Presbiteriani. Se nella stagione della prosperit ella si fosse interposta, come era suo debito, a pro de' propri nemici, gli avrebbe ora nella sciagura trovati amici. Forse non era troppo tardi; forse poteva anche riuscire di volgere la strategia del suo infido oppressore contro lui stesso. Esisteva fra il Clero Anglicano un partito moderato, il quale era stato sempre animato da miti sentimenti verso i Protestanti Dissenzienti. Cotesto partito non era numeroso; ma s'era reso rispettabile per l'abilit, la dottrina, e la virt di coloro che lo componevano. Gli alti dignitari ecclesiastici gli erano stati poco favorevoli, e i bacchettoni della scuola di Laud lo avevano senza piet oltraggiato: ma dal giorno in cui apparve la Dichiarazione d'Indulgenza fino a quando la potenza di Giacomo cess d'incutere terrore, tutta quanta la Chiesa Anglicana sembr animata dallo spirito, e guidata dai consigli de' calunniati Latitudinarii.
...
.
...
29. La Corte e la Chiesa si contendono il favore de' Puritani.
...
.
...
Allora segu, per cos dire, una concorrenza al rincaro pi strana d'ogni altra, di cui serbi ricordo la storia. Da una parte il Re, dall'altra la Chiesa, studiavano acquistarsi, ciascuno a danno dell'altro, i favori di coloro ad opprimere i quali, fino a quel tempo, il Re e la Chiesa erano andati d'accordo. I Protestanti Dissenzienti, pochi mesi innanzi, erano una classe spregiata e proscritta; adesso tenevano la bilancia del potere. La durezza usata loro venne universalmente condannata. La Corte si prov di gettare tutta la colpa sopra la gerarchia; la quale la rigettava in viso alla Corte. Il Re dichiar d'avere a malincuore perseguito i Separatisti, solo perch i suoi affari erano in tali condizioni, che egli non poteva rischiarsi a spiacere al clero anglicano. Il clero protestava d'avere avuto parte in una severit contraria alle proprie inclinazioni, solo per deferenza all'autorit del Re. Il Re mise insieme una raccolta di storielle concernenti rettori e vicari, i quali con minacce di persecuzione avevano estorto danaro dai Protestanti Dissenzienti. Ne parl molto e pubblicamente; minacci d'istituire un'inchiesta, la quale avrebbe mostrato al mondo i parrochi nelle loro genuine sembianze: e di fatto, cre diverse Commissioni, incaricando certi agenti, de' quali credeva potersi fidare, d'indagare quanta pecunia in diversi luoghi del reame gli aderenti alla religione dello Stato avevano estorta da' settari. I difensori della Chiesa, dall'altro canto, citavano esempi di onesti sacerdoti, i quali dalla Corte erano stati ripresi e minacciati per avere dal pulpito inculcata la tolleranza, e ricusato di spiare e denunziare le piccole congregazioni di Non-Conformisti. Il Re asseriva che parecchi partigiani della Chiesa Anglicana, coi quali aveva conferito in secreto, gli avevano offerte ampie concessioni a favore de' Cattolici, a patto che la persecuzione contro i Puritani avesse a continuare. Gli accusati partigiani della Chiesa animosamente dicevano falsa l'accusa, aggiungendo che ove avessero voluto consentire ci che il Re domandava, questi avrebbe volentieri conceduto loro che si indennizzassero perseguitando e spogliando i Protestanti Dissenzienti(841).
La Corte era cangiata d'aspetto. L'abito da prete non poteva mostrarvisi senza provocare gli scherni e i maliziosi bisbigli de' cortigiani. Le dame di Corte, invece, astenevansi di ridere, e i ciamberlani s'inchinavano profondamente quando per la reggia vedevano il viso e il vestire de' Puritani, che da tanto tempo erano stati ne' circoli del bel mondo materia di scherno. Taunton, che pel corso di due generazioni era stata il baluardo del partito delle Teste-Rotonde nelle Contrade Occidentali, che aveva due volte respinto le armi di Carlo Primo, che s'era levata come un solo uomo a favore di Monmouth, e che da Kirke e da Jeffreys era stata trasmutata in macello di carne umana, sembrava avere repentinamente acquistato nel cuore del Re il posto una volta occupato da Oxford(842). Il Re faceva forza a s stesso, per mostrarsi lusinghevolmente cortese a' pi egregi fra' Dissenzienti. A chi offerse danari, a chi uffici municipali, a chi grazie pei parenti ed amici, i quali, implicati nella congiura di Rye House o nella ribellione di Monmouth, ramingavano nel continente, o sudavano fra le piantagioni americane. Simul perfino di consentire co' Puritani inglesi nella cortesia che mostravano ai loro confratelli stranieri. Furono pubblicati in Edimburgo un secondo e un terzo proclama, co' quali considerevolmente egli slargava la futile tolleranza concessa ai presbiteriani dallo editto di febbraio(843). I banditi Ugonotti, che il Re per molti mesi aveva guardati in cagnesco, privandoli della limosina fatta loro dalla nazione, adesso ricevevano alleggiamento e carezze. Il Consiglio eman un ordine per destare a favor loro la pubblica liberalit. La condizione di conformarsi al culto anglicano, che il Re aveva loro imposta per ottenere parte della limosina, sembra questa volta essere stata tacitamente abrogata; e i difensori della politica del Re ebbero la sfrontatezza di affermare, che quella condizione - la quale, come risulta incontrastabilmente da' fatti, era stata immaginata da lui d'accordo con Barillon - fosse stata adottata ad istanza de' prelati della Chiesa Anglicana(844).
Mentre il Re in cotesto modo studiavasi di blandire i suoi antichi avversari, gli amici della Chiesa non erano meno di lui operosi. Appena vedevansi i segni di quell'acrimonia e di quel disprezzo con che, dopo la Restaurazione, i prelati e i preti solevano trattare i settarii. Coloro che poco innanzi erano additati come scismatici o fanatici, adesso erano divenuti diletti confratelli protestanti; deboli uomini forse, ma tuttavia confratelli, i cui scrupoli meritavano pietoso compatimento. Ove essi in cotesta crisi si mostrassero sinceri alla causa della Costituzione inglese e della religione riformata, la loro generosit verrebbe tosto e largamente rimunerata. Invece di una indulgenza di nessun valore legale, ne otterrebbero una vera, assicurata con un atto del Parlamento. Anzi, molti aderenti alla Chiesa Anglicana, i quali fino allora s'erano fatti notare per la loro inflessibile venerazione d'ogni gesto e d'ogni parola prescritta nel Libro della Preghiera Comune, dichiaravansi oramai favorevoli, non solo alla tolleranza, ma anche alla comprensione. Dicevano che la disputa intorno al vestire e allo atteggiarsi, aveva per lungo tempo diviso coloro i quali concordavano intorno ai punti essenziali della religione. Finita la lotta mortale contro il comune nemico, vedrebbero come il clero anglicano si mostrerebbe pronto a far loro ogni concessione. Se i Dissenzienti dimandassero allora ci che  ragionevole, non solo sarebbero loro concessi gli uffici civili, ma gli ecclesiastici; e Baxter e Howe, senza macchia veruna d'onore e di coscienza, potrebbero assidersi fra i vescovi.
...
.
...
30. Lettera ad un Dissenziente.
...
.
...
Fra tutti i numerosi scritti co' quali in quel tempo la Corte e la Chiesa ingegnavansi di trarre a s il Puritano, che oggimai, per uno strano volgere di fortuna, era divenuto arbitro delle sorti de' suoi persecutori, d'un solo  serbata fino ai d nostri ricordanza; cio della Lettera a un Dissenziente. In questo articoletto, tratteggiato con gran magistero, tutti gli argomenti atti a convincere un Non-Conformista com'era di suo dovere e interesse il preferire la lega con la Chiesa alla lega con la Corte, sono condensati nel pi breve spazio, con lucidissimo ordine disposti, illustrati con spiritosa vivacit, e rinvigoriti con eloquenza, la quale, ancorch fervida e veemente, non travarca i confini del buon senso e della convenevolezza. La sensazione da esso prodotta fu immensa; imperocch, essendo un solo foglio volante, ne furono spediti per la posta ventimila e pi esemplari; e non vi fu luogo nel Regno, in cui non ne fosse sentito lo effetto. Tosto comparvero alla luce ventiquattro risposte; ma la voce pubblica le disse tutte cattive, e peggiore di tutte quella di Lestrange(845). Il Governo ne fu fortemente irritato, e fece ogni sforzo a scoprire lo autore della Lettera; ma non fu possibile trovarne prove legali. Ad alcuni parve riconoscervi le opinioni e lo stile di Temple(846). Ma, a dir vero, quella larghezza e acutezza di concepimento, quella vivacit di fantasia, quello stile terso ed energico, quella calma dignit, mezzo cortigiana e mezzo filosofica, non perturbata mai dalla estrema concitazione del conflitto, erano qualit appartenenti al solo Halifax.
...
.
...
31. Condotta dei Dissenzienti.
...
.
...
I Dissenzienti ondeggiavano; n vanno di ci rimproverati, avvegnach il Re gli alleviasse da' mali che essi soffrivano. Molti insigni pastori erano stati liberati dalla prigionia; altri eransi rischiati a ritornare dallo esilio. Le congregazioni che fino allora s'erano tenute di furto e fra le tenebre, adesso ragunavansi in pieno giorno; cantavano salmi ad alta voce, tanto da farsi udire dai magistrati, da' sagrestani e dagli agenti di polizia. Parecchi modesti edifici per servigio del culto puritano, cominciarono a sorgere in tutta la Inghilterra. Un diligente viaggiatore potrebbe anche oggi notare la data del 1687, in alcuno de' pi vecchi di siffatti edifici. Nondimeno, per un giudizioso Dissenziente, le profferte della Chiesa erano pi accettabili di quelle fatte dal Re. La Dichiarazione era nulla al cospetto della legge. Sospendeva gli statuti penali contro i Non-Conformisti, solo finch rimanevano sospesi i principii fondamentali della Costituzione, e l'autorit legittima del corpo legislativo. E che era mai il valore di privilegi posseduti con tanta ignominia e con s poca sicurezza? Il trono da un giorno all'altro avrebbe potuto divenire vacante, e toccare in sorte ad un Sovrano fedele osservatore della religione dello Stato. Si sarebbe potuto ragunare un Parlamento composto di credenti nella Chiesa Anglicana. Quanto deplorabile sarebbe allora la situazione de' Dissenzienti, collegati co' Gesuiti contro la Costituzione! La Chiesa offriva una indulgenza molto differente da quella concessa da Giacomo, e valida e sacra al pari della Magna Carta. Ambedue i partiti avversi offrivano libert ai Separatisti: ma l'uno voleva che essi la comperassero col sacrifizio della libert civile; l'altro gl'invitava a godere della libert civile e della religiosa.
Per tali ragioni, quando anche si fosse potuto prestar fede alla sincerit della Corte, un Dissenziente avrebbe ragionevolmente dovuto congiungere la propria sorte con quella della Chiesa. Ma qual guarentigia della propria sincerit offriva la Corte? La condotta fino a quel tempo tenuta da Giacomo era nota a ciascuno. Per vero dire, non era impossibile che un persecutore si fosse potuto col ragionamento e con la esperienza convincere dell'utilit della tolleranza. Ma Giacomo non asseriva d'essersi pur allora convinto: all'incontro, non lasciava sfuggire nessuna occasione per protestare come egli da molti anni per principio abborrisse da ogni intolleranza. E nulladimeno, in pochi mesi, aveva perseguitato a morte uomini, donne, giovinette, per la loro religione. Aveva egli agito contro la evidenza e le proprie convinzioni? O adesso mentiva per calcolo? Da questo dilemma non v'era modo a svincolarsi; ed ambedue le supposizioni erano fatali alla pretesa onest del Re. Era parimente manifesto, ch'egli s'era compiutamente sottoposto ai Gesuiti. Solo pochi giorni innanzi la pubblicazione della Indulgenza, la Societ di Ges era stata da lui onorata, malgrado i ben noti desiderii della Santa Sede, con un nuovo segno di fiducia ed approvazione. Il Padre Mansueto, dell'Ordine de' Francescani, suo confessore, riverito da tutti per la sua indole dolce e per la sua vita irreprensibile, ma da lungo tempo in odio a Tyrconnel e Petre, era stato posto da parte. Il posto vacante era stato dato ad un Inglese, di nome Warner, il quale, apostatando dalla religione del proprio paese, erasi fatto Gesuita. Tale nomina non fu punto gradevole ai Cattolici Romani moderati ed al Nunzio; e da ogni protestante venne considerata come prova dello assoluto predominio de' Gesuiti sull'animo del Re(847). Siano quante si vogliano le lodi alle quali que' reverendi possano giustamente pretendere, gli stessi adulatori non potrebbero loro attribuire le qualit di largamente liberali o rigorosamente veraci. Che, trattandosi dello interesse dell'ordine, non avessero mai avuto scrupoli a chiamare in loro aiuto la spada de' Principi, o violare il vero e la buona fede, era stato asserito al cospetto del mondo, non solo da' protestanti loro accusatori, ma da uomini altres della cui virt e del cui genio gloriavasi la Chiesa di Roma. Era incredibile che un cieco discepolo de' Gesuiti, per principio fosse zelante della libert di coscienza; ma non era n incredibile n improbabile ch'egli si reputasse giustificato, dissimulando i propri veri sentimenti, onde rendere servigio alla propria vera religione. Era certo che il Re in cuor suo gli Anglicani preferiva ai Puritani. Era certo parimente, che mentre aveva speranza di trarre al suo partito i credenti della Chiesa d'Inghilterra, non s'era menomamente mostrato cortese verso i Puritani. Poteva, adunque, dubitarsi, che ove gli Anglicani si fossero anche allora arresi ai suoi desiderii, non avrebbe volentieri sacrificato i Puritani? Per la parola da lui pi volte data, ei non s'era astenuto dallo invadere i diritti legittimi di quel clero, il quale aveva date cotante prove di affetto e di fedelt verso la casa di lui. Di qual sicurt sarebbe adunque la sua parola alle stte che da lui divideva la rimembranza di mille imperdonabili ferite fatte e ricevute?
...
.
...
32. Alcuni di loro parteggiano per la Corte; Care; Alsop; Rosewell; Lobb.
...
.
...
Calmato il primo concitamento, prodotto dalla promulgazione della Indulgenza, e' parve che una rottura avesse avuto luogo nel partito puritano. La minoranza, capitanata da pochi faccendieri che difettavano di senno e miravano al proprio interesse, sosteneva il Re. Enrico Care, il quale da gran tempo era stato il pi acre ed indefesso articolista de' Non-Conformisti, e ne' giorni della Congiura Papale aveva osteggiato Giacomo con estremo furore in un Giornale settimanale detto Pacco di Notizie da Roma, adesso alzava la voce ad adulare, come l'aveva gi alzata a vomitare calunnie ed insulti(848). Lo agente precipuo adoperato dal Governo a raggirare i Presbiteriani, era Vincenzo Alsop, teologo di qualche riputazione, e come predicatore e come scrittore. Il suo figliuolo, che era incorso nelle pene comminate a' rei di crimenlese, ottenne la grazia; e in tal guisa il padre adoper tutta la propria influenza a pro della Corte(849). Con Alsop si congiunse Tommaso Rosewell. Costui, mentre infuriava la persecuzione contro i Dissenzienti dopo la scoperta della Congiura di Rye House, era stato falsamente accusato di avere predicato contro il Governo, era stato processato da Jeffreys, e in onta alla evidenza de' fatti, convinto da' giurati corrotti e dannato a morte. La ingiustizia della sentenza era s enorme, che gli stessi cortigiani ne vergognarono. Un gentiluomo Tory che era stato presente al processo, corse di subito a Carlo, dichiarando che la testa del suddito pi leale in Inghilterra non sarebbe pi in sicuro, qualora Rosewell venisse punito. Gli stessi giurati punse il rimorso quando ripensarono sopra ci che avevano fatto, e sforzaronsi di salvare la vita a quel misero. In fine, egli ottenne perdono, ma a patto di dare una forte cauzione di buona condotta per tutta la vita, e di presentarsi periodicamente al Banco della Corte del Re. Oggimai per volere del Re fu liberato da cotesto carico; e in tal modo divenne partigiano della Corte(850).
Lo incarico di trarre al partito della Corte gl'indipendenti, venne affidato ad uno de' loro ministri, chiamato Stefano Lobb. Lobb era uomo debole, violento ed ambizioso. S'era spinto tanto oltre nella opposizione, ch'era stato nominatamente proscritto in parecchi editti. Adesso si rappacific col Governo, e trascese tanto a mostrarsi servile, quanto aveva trasceso a mostrarsi fazioso. Si colleg con la cabala gesuitica, e caldamente sugger cose, dalle quali abborrivano i pi savi ed onesti Cattolici Romani. Fu notato come egli di continuo fosse in palazzo, e spesso nelle secrete stanze del Re; come menasse una vita splendida, alla quale i teologi puritani erano poco assuefatti; e fosse perpetuamente circondato da sollecitatori, imploranti protezione ad ottenere grazie od uffici(851).
...
.
...
33. Penn.
...
.
...
Con Lobb era in grande intimit Guglielmo Penn. Penn non era stato mai uomo di vigoroso intelletto. La vita da lui per due anni menata, gli aveva non poco guasto il senso morale; e se la coscienza mai gli rimordesse, confortavasi pensando di tendere a buono e nobile scopo, e di non ricevere paga in danaro pe' propri servigii.
Per influenza di questi, e d'altri uomini meno cospicui, diverse corporazioni di Dissenzienti presentarono al Re indirizzi in rendimento di grazie. Gli scrittori Tory hanno dirittamente notato, che il linguaggio di cotesti scritti era cos disgustevolmente servile, come qualunque altra cosa che possa trovarsi ne' pi ampollosi elogi che i Vescovi facevano degli Stuardi. Ma, diligentemente esaminando,  agevole accorgersi che tale vergogna pesa sopra pochi del partito puritano. Non v'era citt di mercato in Inghilterra, in cui non fosse almeno un nucleo di Separatisti. Non fu trascurato sforzo veruno per indurli a ringraziare il Re della largita Indulgenza. Lettere circolari, con preghiera di firmarle, correvano per ogni angolo del Regno, in tanto numero, che le valigie postali - come scherzevolmente dicevasi - erano troppo gravi per essere trasportate dai cavalli da posta. E nulladimeno, tutti gl'indirizzi che poteronsi ottenere da tutti i Presbiteriani, Indipendenti e Battisti, sparsi per la Inghilterra, non giunsero, in sei mesi, al numero di sessanta; n v' ragione a credere che fossero muniti di numerose firme(852).
...
.
...
34. La maggior parte de' Puritani si dichiarano avversi alla Corte; Baxter; Howe.
...
.
...
La massima parte de' protestanti non-conformisti, con fermezza aderenti alla libert civile, e non fidenti nelle promesse del Re e de' Gesuiti, immutabilmente ricusarono di rendere grazie per un favore, il quale, come bene poteva auspicarsi, nascondeva una trama. Cos pensavano tutti i pi illustri capi di quel partito. Uno di essi era Baxter. Secondo che abbiamo osservato, era stato processato tosto dopo l'ascensione di Giacomo al trono; era stato brutalmente insultato da Jeffreys, e convinto da giurati, quali in que' tempi gli Sceriffi cortigiani avevano costume di scegliere. Baxter da circa un anno e mezzo era rimasto in carcere, allorquando la Corte cominci seriamente a pensare di collegarsi coi non-conformisti. Non solo gli fu data libert, ma gli venne detto che ove volesse abitare in Londra, poteva farlo, senza temere che la legge chiamata Five-Act-Mile gli fosse applicata. Il Governo forse sperava che la rimembranza de' mali sofferti, e il sentimento del conseguito riposo, avrebbe in lui prodotto il medesimo effetto che dest in Rosewell e Lobb. Vana speranza! perocch Baxter non era uomo da lasciarsi ingannare o corrompere. Ricus di firmare qualunque indirizzo per rendere al Sovrano grazie della compartita Indulgenza, e adoper tutta l'autorit sua a promuovere la concordia tra la Chiesa e i Presbiteriani(853).  Se vi fu uomo da' Protestanti Dissenzienti maggiormente stimato di Baxter, egli era Giovanni Howe. Ad Howe, come a Baxter, tornava personalmente utile il mutamento nella politica pur allora seguito. La tirannide stessa la quale aveva sepolto Baxter in carcere, aveva cacciato Howe in bando; e tosto dopo che Baxter era stato tratto fuori della prigione del Banco del Re, Howe da Utrecht ritornava in Inghilterra. Aspettavasi a Whitehall, che Howe adoperasse a beneficio della Corte tutta l'autorit ch'egli esercitava sopra i suoi confratelli. Il Re stesso condiscese a chiedere il soccorso del suddito da lui gi oppresso. E' sembra che Howe tentennasse; ma gli Hampden, ai quali era vincolato di stretta amistanza, lo mantennero fermamente fedele alla causa della Costituzione. Una ragunanza di ministri presbiteriani fu tenuta in sua casa, onde considerare le condizioni de' tempi, e stabilire il cammino da prendersi. La Corte era ansiosa di conoscerne il risultamento. Due messi regii erano presenti alla discussione, e recarono la trista nuova, che Howe s'era dichiarato decisamente avverso alla potest di dispensare, e, dopo lunghe dispute, aveva tratto alla propria opinione la maggioranza della assemblea(854).
...
.
...
35 Bunyan.
...
.
...
Ai nomi di Baxter e di Howe  d'uopo aggiungere quello di un uomo loro inferiore e per grado sociale e per istruzione, ma uguale per virt, e superiore per ingegno; voglio dire Giovanni Bunyan(855). Aveva esercitato il mestiere di calderaio, e servito come semplice soldato nello esercito parlamentare. Ancora nel fiore degli anni, s'era sentito torturare dal rimorso pei peccati della sua giovent, il pi grave de' quali sembra essere stato di quelli che il mondo reputa veniali. Un vivo sentire e una potente immaginazione rendevano nel cuor suo singolarmente terribile il conflitto. Gli pareva d'essere colpito da una sentenza di riprovazione, d'avere bestemmiato contro lo Spirito Santo, d'avere venduto Cristo, di essere ossesso dal demonio. Ora udiva alte voci dal cielo che lo ammonivano; ora si sentiva dalle furie infernali susurrare agli orecchi empi consigli. Gli apparivano visioni di lontane montagne sopra le cui cime il sole mandava coruschi i suoi raggi; ma dalle quali egli era diviso da un vasto deserto di neve. Sentiva dietro le spalle il demonio tirarlo per gli abiti. Pensava portare impresso sulla fronte il segno di Caino. Temeva d'esser presso a scoppiare al pari di Giuda. La tortura della mente gli rovin la salute. Un giorno, dibattevasi come uomo colpito da paralisi. Un altro, ei si sentiva ardere in petto un vivo fuoco. Torna difficile lo intendere in che guisa egli potesse sopravvivere a uno strazio s forte e s lungo. In fine, squarciaronsi le nubi che gli ottenebravano la mente. Dal fondo della disperazione, il penitente innalzossi a uno stato di calma beata. Adesso sentivasi tratto da irresistibile impulso ad impartire agli altri la beatitudine ch'egli godeva(856). Si aggreg ai Battisti, e divenne predicatore e scrittore. La sua educazione era stata quella d'un artigiano. Non sapeva altra lingua che la inglese, cos come era parlata dal volgo. Non aveva studiato nessuno insigne modello di scrivere, ad eccezione - eccezione, a dir vero, importantissima - della nostra egregia versione della Bibbia. Scriveva con cattiva ortografia. Commetteva di frequente errori grammaticali. Nulladimeno, la innata forza del genio e la esperienza di tutte le passioni religiose, dalla disperazione fino all'estasi, supplivano in lui abbondantemente al difetto della dottrina. La sua rozza eloquenza concitava e faceva stemperare in lacrime coloro che ascoltavano svogliatamente gli elaborati discorsi di grandi filosofi ed ebraisti. I suoi scritti erano grandemente popolari nelle infime classi. Uno di essi, intitolato il Viaggio del Pellegrino, venne, vivente ancora l'autore, tradotto in varie lingue straniere. E non per tanto, era pressoch sconosciuto agli uomini dotti e culti; e da quasi un secolo formava il diletto de' pii abitatori delle capanne e degli artigiani, innanzi che venisse pubblicamente commendato da alcuno letterato eminente. Alla perfine, i critici s'indussero a ricercare dove giacesse il segreto d'una popolarit cotanto ampia e durevole; e furono costretti a confessare, che la ignorante moltitudine aveva giudicato pi dirittamente dei dotti, e che lo spregiato libercolo era veramente un capo-lavoro. Bunyan(857), per certo,  il primo degli scrittori d'Allegorie, come Demostene  il primo degli oratori, e Shakespeare(858) il primo de' poeti drammatici. Altri allegoristi hanno fatto prova di uguale ingegno; ma a nessun altro di loro  mai riuscito di toccare il cuore, e trasmutare in astrazioni oggetti di terrore, di piet e d'affetto(859).
Mal potrebbe dirsi che alcun Dissenziente inglese avesse pi di Giovanni Bunyan(860) provato il rigore delle leggi penali. De' ventisette anni corsi dopo la Restaurazione, ne aveva passati dodici in carcere. Persisteva a predicare, ma gli era uopo travestirsi da carrettiere. Spesso veniva introdotto nelle ragunanze per qualche uscio segreto, con la casacca sur una spalla e la frusta in mano. Se avesse pensato alla salvezza ed agli agi suoi, avrebbe plaudito alla pubblicazione della Indulgenza. Adesso, in fine, gli era dato liberamente pregare e predicare di pieno giorno. Il suo uditorio s'andava rapidamente accrescendo; migliaia di cuori pendevano dallo sue labbra; e in Bedford, dove egli d'ordinario stanziava, furono raccolti in abbondanza danari a edificare una sala d'adunanza. L'autorit di lui sul basso popolo era tanta, che il Governo volentieri gli avrebbe dato qualche ufficio municipale: ma il suo vigoroso intendimento e il suo robusto animo inglese resistettero contro ogni tentazione ed inganno. Vedeva chiaramente come la concessa tolleranza altro non fosse che un amo per trarre alla rovina il partito puritano; n accettando un ufficio, a conseguire il quale egli non aveva i requisiti legali, voleva riconoscere la validit della potest di dispensare. Uno degli ultimi atti della gloriosa sua vita fu di ricusare un convegno al quale ei venne invitato da un agente del Governo(861).
...
.
...
36. Kiffin.
...
.
...
Per quanto grande fosse fra' Battisti l'autorit di Bunyan(862), quella di Guglielmo Kiffin era anco maggiore. Kiffin era primo tra loro e per ricchezze e per grado. Aveva costume di compartire nelle loro ragunanze i suoi doni spirituali; ma non sosteneva la vita con la predicazione. Conduceva esteso traffico; aveva gran credito nella Borsa di Londra; ed aveva accumulato un gran patrimonio. Forse in quella occasione non v'era uomo che potesse rendere alla Corte maggiori servigi. Ma tra lui e la Corte stava la rimembranza d'un terribile fatto. Egli era l'avo de' due Hewling, que' prestanti giovani, i quali, fra tutte le vittime del Tribunale di Sangue, erano stati i pi universalmente compianti. Della trista sorte di uno di loro, Giacomo era in guisa speciale responsabile. Jeffreys aveva differita la esecuzione della sentenza pel minore de' fratelli. La sorella del malarrivato giovane era stata introdotta da Churchill al cospetto di Giacomo, ed aveva implorata merc; ma il cuore del Re era rimasto duro come un macigno. Grande, a tanta sciagura, era stato il dolore della famiglia; ma Kiffin era colui che destava pi compassione. Aveva settanta anni di et allorquando rimase deserto e superstite a coloro che dovevano chiudergli i moribondi lumi. Gli adulatori venali e senza cuore di Whitehall, da s giudicando gli altri, pensavano che il venerando vecchio si sarebbe agevolmente riconciliato, ove il Re gli gittasse sulle spalle la veste di Aldermanno, e gli desse qualche compensazione pecuniaria pei beni confiscati ai nepoti. Penn ebbe incarico di sedurlo, ma invano. Giacomo volle provare quale effetto produrrebbero le regie blandizie. Kiffin fu chiamato a palazzo. Vi trov una eletta brigata di nobili e di gentiluomini. Appena egli comparve, il Re gli si fece incontro volgendogli graziose parole, e concluse: "Io ho notato il vostro nome, signore Kiffin, nella lista degli Aldermanni di Londra." Il vegliardo fisse gli occhi negli occhi del Re, e dando in uno scoppio di pianto, rispose: "Sire, io son logoro affatto: mi sento inetto a servire Vostra Maest o la Citt. Ahi! Sire, la morte delle mie povere creature mi ha trafitto il cuore. La ferita mi sanguina pi che mai, e la porter meco sotterra." Il Re per un istante ammutol confuso; poi disse: "Signore Kiffin, trover io un balsamo a cotesta piaga." Certamente Giacomo non intendeva dire cosa crudele o insolente; all'opposto e' sembra che fosse, contro l'usato, di modi dolci e cortesi. Nondimeno, la storia non rammenta parole uscitegli dal labbro, che, al pari delle poche riferite, porgano pi sinistra idea del suo carattere. Sono parole d'un uomo di cuor duro e di mente abietta, inetto a concepire che v'hanno dolori, a mitigare i quali non valgono n pensioni n onorificenze d'uffici(863).
La parte de' Dissidenti favorevoli alla nuova politica del Re, se in prima era poco numerosa, tosto cominci a scemare; imperciocch i Non-Conformisti non guari dopo s'accrsero che la Indulgenza aveva ristretto pi presto che esteso i loro privilegi spirituali. La precipua caratteristica del Puritano era lo abborrimento de' riti della Chiesa di Roma. Egli aveva abbandonata la Chiesa Anglicana, perocch stimava ch'essa somigliasse molto alla sua superba e voluttuosa sorella, la maliarda dalla coppa d'oro e dal manto di porpora. Adesso vedeva che una delle condizioni implicite di quella colleganza, da parecchi de' suoi pastori fatta con la Corte, era che la religione della Corte dovesse essere trattata con rispetto e dolcezza. Sent quindi amaro desio de' giorni della persecuzione. Mentre erano in vigore le leggi penali, egli aveva ascoltata la parola di vita furtivamente e con suo pericolo: ma tuttavia l'aveva ascoltata. Quando i confratelli ragunavansi nella pi secreta stanza, quando le scolte erano ai posti loro, le porte ben chiuse, e il predicatore, travestito da macellaio o da vetturino, s'era introdotto su pe' tetti, allora almeno poteva adorare Dio secondo il vero culto. La verit divina non era minimamente taciuta o timidamente espressa per umani riguardi. Tutte le dottrine distintive della teologia puritana erano pienamente, e perfino con modi rozzi, significate. Alla Chiesa di Roma non usavasi punto indulgenza. La Bestia, lo Anticristo, l'Uomo del Peccato, la mistica Jezabelle, la mistica Babilonia, erano le frasi ordinariamente adoperate a descrivere quella augusta e incantevole superstizione. In siffatto modo avevano favellato un tempo Alsop, Lobb, Rosewell ed altri ministri, i quali erano stati poco innanzi accolti nella reggia; ma cos pi non favellavano. Teologi che avevano in animo di conseguire la grazia e la fiducia del Re, non potevano rischiarsi a parlare aspramente della religione del Re. Le congregazioni per ci altamente dolevansi, che dopo promulgata la Dichiarazione che pretendeva dar loro piena libert di coscienza, non avevano mai pi udito predicare fedelmente e con franchezza il Vangelo. Per lo innanzi erano stati costretti a procacciarsi di furto il cibo spirituale; ma avutolo, lo trovavano condito a seconda del gusto loro. Adesso potevano liberamente cibarsi; ma quel cibo aveva perduto tutto il suo sapore. Adunavansi di giorno e dentro comodi edifici; ma udivano discorsi meno soddisfacenti di quelli che avrebbero udito da' rettori anglicani. Nella chiesa parrocchiale il culto e la idolatria di Roma venivano ogni domenica energicamente riprovati; ma nella sala dell'adunanza, il pastore che pochi mesi prima aveva vituperato il clero anglicano quasi al pari de' papisti, adesso con gran cura astenevasi dal biasimare il papismo, o esprimeva quel biasimo con parole s delicate, da non offendere n anche le orecchie di Padre Petre. N era possibile addurre ragione plausibile a giustificare siffatto mutamento. Le dottrine cattoliche romane non avevano patita la minima variazione. A memoria d'uomo vivente, i preti cattolici romani non erano stati mai cotanto operosi a fare proseliti; non erano mai usciti da' torchi tanti scritti cattolici romani; tutti coloro, ai quali importavano le cose di religione, non avevano mai con tanto calore atteso al conflitto tra i Cattolici Romani e i Presbiteriani. Che poteva pensarsi della sincerit di teologi i quali non s'erano mai stanchi di irridere al papismo, quando esso era comparativamente innocuo e privo di soccorso, e che adesso, giunto il tempo di vero pericolo per la fede riformata, schivavano studiosamente di profferire una sola parola offensiva contro un Gesuita? La loro condotta di leggeri spiegavasi. Era noto che parecchi di loro avevano ottenuto il perdono. Sospettavasi che altri avessero ricevuto danari. Il loro modello poteva trovarsi in quel debole apostolo, il quale, vinto dalla paura, rinneg il Maestro, cui aveva pur dianzi giurato immutabile affetto; e in quell'altro apostolo pi vigliacco, che vend il proprio Signore per un pugno di monete(864).  In cotal modo i ministri Dissenzienti i quali s'erano dati alla Corte, andavano rapidamente perdendo l'autorit da essi un d esercitata sopra i loro confratelli. Dall'altra banda, i settari sentivansi tratti da un forte sentimento religioso verso que' prelati e preti della Chiesa Anglicana, i quali, in onta a' comandamenti, alle minacce, alle promesse del Re, facevano ostinata guerra alla Chiesa di Roma. Gli Anglicani e i Puritani, s lungamente divisi da nimist mortale, si venivano sempre pi ravvicinando, ed ogni passo che facevano verso l'unione, accresceva la influenza di colui che era capo d'entrambi. Guglielmo, per ogni rispetto, era l'uomo adatto a fare la parte di mediatore tra questi due grandi partiti della nazione inglese. Non poteva dirsi aderente n all'uno n all'altro. Nondimeno, nessuno di quelli, non traviando dalla ragione, poteva non considerarlo come amico. Il suo sistema teologico concordava con quello de' Puritani. Nel tempo stesso, ei reputava lo episcopato, non quale istituzione divina, ma qual forma veramente legale ed utile di Governo ecclesiastico. Le questioni di gesti, di vestimenti, di feste, di liturgie, egli considerava come di nessuna importanza. Avrebbe meglio gradito un culto pi semplice, e simile a quello al quale fin da fanciullo egli era assuefatto. Ma era apparecchiato ad uniformarsi a qualunque rituale fosse stato accetto alla nazione; e solo insisteva che altri non pretendesse dovere egli perseguitare i suoi confratelli protestanti a' quali la coscienza non consentiva di seguire lo esempio di lui. Due anni innanzi, i numerosi bacchettoni di ambe le stte lo avrebbero giudicato un pretto Laodiceo, n caldo n freddo, e solo degno d'essere respinto. Ma lo zelo che aveva gi infiammato gli Anglicani contro i Dissenzienti, e i Dissenzienti contro gli Anglicani, s'era talmente mitigato nella avversit e nel pericolo comuni, che la tiepidezza, un tempo attribuita a Guglielmo come un delitto, oggimai veniva annoverata fra le precipue virt sue.
...
.
...
37. Il Principe e la Principessa d'Orange si mostrano ostili alla Dichiarazione d'Indulgenza.
...
.
...
Tutti erano ansiosi di sapere ci che egli pensasse intorno alla Dichiarazione d'Indulgenza. Per qualche tempo, in Whitehall speravasi che, pel suo ben noto rispetto verso i diritti della coscienza, egli si sarebbe almeno astenuto dal disapprovare pubblicamente una politica che aveva una speciosa apparenza di liberalit. Penn sped in gran copia disquisizioni all'Aja, e perfino ci and da s, sperando nessuno resisterebbe alla sua eloquenza, della quale egli aveva alto concetto. Ma, comunque arringasse intorno al subietto con una facondia tale da stancare i suoi uditori, e comecch assicurasse d'essergli stato rivelato da un uomo al quale era concesso di conversare con gli angioli, lo approssimarsi di una et d'oro per la libert religiosa, non fece la menoma impressione sopra l'animo del principe(865). "Voi mi chiedete" disse Guglielmo ad uno degli agenti del Re "di secondare una guerra contro la mia propria religione. Io non posso con sicurt di coscienza farlo, e nol far, no, n anche per la Corona d'Inghilterra, n per lo impero del mondo." Tali parole vennero ridette al Re, e grandemente lo perturbarono(866). Scrisse di propria mano urgentissime lettere. Talvolta us il tono d'un uomo offeso. Egli era il capo della famiglia reale, e come tale aveva diritto d'esigere obbedienza da' membri di quella; e gli tornava duro vedersi avversato nella cosa che gli stava pi a cuore. Altra volta, adoperando una seduzione, alla quale credevano Guglielmo non potere resistere, gli fu fatto sapere, che ove egli cedesse in cotesto solo punto, il Governo inglese in ricompensa lo avrebbe con tutte le sue forze aiutato nella lotta contro la Francia. Ma non era uomo da lasciarsi cogliere alla rete. Bene sapeva che Giacomo, senza il concorso del Parlamento, non avrebbe in guisa alcuna potuto rendere efficaci servigi alla causa comune a tutta l'Europa; e non era dubbio, che ove venisse ragunato il Parlamento, ambedue le Camere avrebbero, prima d'ogni altra cosa, chiesta l'abrogazione della Indulgenza.
La Principessa assenti a tutto ci che le fu detto dal marito. I loro concordi pareri, espressi con parole ferme, ma temperate, furono comunicati al Re. Dichiaravano, profondamente rincrescere loro il cammino nel quale la Maest Sua erasi messa: esser convinti, aver egli usurpata una prerogativa che per legge non gli apparteneva: contro siffatta usurpazione protestare, non solo come amici alla libert civile, ma come membri della regale famiglia, i quali avevano grande interesse a mantenere i diritti di quella Corona che un giorno essi avrebbero forse portato; imperocch erasi per esperienza veduto, come in Inghilterra il governo dispotico non potesse mancare di far nascere una reazione pi perniciosa dello stesso dispotismo; e poteva ragionevolmente temersi, che la nazione impaurita ed esacerbata dalla minaccia della tirannide, potrebbe prendere a schifo anco la monarchia costituzionale. E per consigliavano il Re di governare il paese secondo lo leggi. Ammettevano, la legge potersi variare in meglio dalla autorit competente, e alcuni articoli della Dichiarazione meritare d'essere formulati in un Atto di Parlamento. Aggiungevano, ch'essi non erano persecutori, e avrebbero quindi con satisfazione veduto i Protestanti Dissenzienti alleggiati, ma con modo convenevole, da tutti gli statuti penali: avrebbero, con pari satisfazione, veduto ammetterli, ma con modo egualmente convenevole, agli uffici civili. Quivi era d'uopo alle Altezze Loro fermarsi; imperciocch non potevano non temere grandemente, che se i Cattolici Romani venissero dichiarati capaci ad occupare impieghi di pubblica fiducia, gravissimi mali ne nascerebbero; e lasciavano senza ambiguit intendere, che tali timori originavano precipuamente dalla condotta di Giacomo(867).
...
.
...
38. Loro modo di vedere intorno alla difesa de' Cattolici Romani In Inghilterra.
...
.
...
La opinione manifestata dal Principe e dalla Principessa intorno alle incapacit che gravavano i Cattolici Romani, era quella di quasi tutti gli uomini di Stato e i filosofi che allora erano zelanti della libert politica e religiosa. Nella et nostra, all'incontro, gli uomini illuminati hanno soventi volte con rincrescimento asserito, che in cotesto subietto Guglielmo sembra minore, ove si agguagli al suo suocero. Vero  che alcune considerazioni necessarie a rettamente giudicare, sono sfuggite alla mente di molti scrittori del secolo decimonono.  Vi sono due opposti errori, in cui coloro che studiano gli annali della patria nostra, continuamente pericolano di cadere: lo errore di giudicare il presente per mezzo del passato; e lo errore di giudicare il passato per mezzo del presente. Il primo appartiene alle menti inchinevoli a venerare ci che  vecchio: il secondo alle menti corrive ad ammirare ci che  nuovo. L'uno pu sempre osservarsi ne' ragionamenti de' politici conservatori intorno alle questioni de' loro tempi; l'altro, nelle speculazioni degli scrittori della scuola liberale sempre che discutono intorno ai fatti d'un et trascorsa. Quello  pi pernicioso in un uomo di Stato; questo in uno storico.
Non  agevole a chi, ne' tempi nostri, imprende a trattare della rivoluzione che detronizz gli Stuardi, tenersi fermamente per lo diritto mezzo fra cotesti due estremi. La questione se i membri della Chiesa Cattolica Romana potevano senza pericolo ammettersi al Parlamento e agli uffici, perturb la patria nostra, regnante Giacomo Secondo; quiet alla caduta di lui; e dopo d'essere rimasta sopita per pi d'un secolo, fu ridestata da quel grande concitamento dello spirito umano, dopo il ragunarsi della Assemblea Nazionale in Francia. Pel corso di trenta anni, la contesa progred in ambedue le Camere del Parlamento, in ogni collegio elettorale, in ogni cerchio sociale. Distrusse ministeri, sgomin partiti; in una parte dello Impero rese impossibile ogni specie(868) di Governo; e in fine ci condusse all'orlo d'una guerra civile. Anche terminata la lotta, le passioni che ne erano nate, continuarono ad infuriare. Era pressoch impossibile a chiunque avesse la mente dominata da cotali passioni, il vedere nella loro vera luce gli eventi degli anni 1687 e 1688.
Parecchi uomini politici, muovendo da questa retta sentenza, che la Rivoluzione  stata un gran bene alla patria nostra, giunsero alla falsa conclusione, che non si poteva senza pericolo abolire nessuno Atto di Prova, cui gli uomini di Stato della Rivoluzione avevano creduto necessario d'imporre, a fine di proteggere la religione e la libert nostra. Altri, muovendo dalla retta sentenza, che le incapacit imposte ai Cattolici Romani non avevano prodotto altro che danno, giunsero alla falsa conclusione, che in nessun tempo le predette incapacit furono mai necessarie. Il primo errore serpeva per entro alle orazioni dell'acuto e dotto Eldon; il secondo influ anche sopra un intelletto grave e filosofico, qual era quello di Mackintosh.
Nonostante, esaminando bene la cosa, si vedr forse che noi possiamo difendere la condotta che era unanimemente approvata da tutti gli statisti inglesi del secolo decimosettimo, senza porre in questione la saviezza della condotta unanimemente approvata da tutti gl'inglesi statisti del tempo nostro.
Senza dubbio, egli  un male che alcun cittadino sia escluso dagli uffici civili a cagione delle sue opinioni religiose; ma talvolta alla umana saggezza altro non rimane che lo scegliere fra diversi mali. Pu una nazione trovarsi in tale situazione, che la maggioranza debba o imporre incapacit o sottoporvisi; e ci che in condizioni ordinarie pu giustamente biasimarsi come persecuzione, possa essere considerato come retto mezzo di difesa: e siffatta, nell'anno 1687, era la situazione dell'Inghilterra.
Secondo la Costituzione del Regno, Giacomo aveva potest di nominare quasi tutti i pubblici ufficiali; politici, giudiciali, ecclesiastici, militari e marittimi. Nello esercizio di tale potest egli non era, al pari de' Sovrani de' giorni nostri, costretto ad agire secondo il consiglio de' ministri approvati dalla Camera de' Comuni. Era quindi evidente, che, a meno ch'egli non fosse strettamente obbligato per legge a non concedere uffici ad altri che ai Protestanti, starebbe in lui di non concederli ad altri che ai Cattolici Romani. I Cattolici Romani erano pochi di numero, e fra loro non v'era un solo uomo de' cui servigi la cosa pubblica non potesse fare a meno. La proporzione in che essi stavano verso la popolazione dell'Inghilterra, era assai minore di quel che sia nei giorni nostri. Imperciocch, adesso, dalla Irlanda l'onda della emigrazione di continuo si versa sulle nostre grandi citt; ma nel secolo decimosettimo non era in Londra n anche una colonia irlandese. Quarantanove cinquantesimi degli abitanti del reame, quarantanove cinquantesimi dei possidenti del reame, pressoch tutti gli uomini abili, esperti e dotti nella politica, nella giurisprudenza, nell'arte militare, erano Protestanti. Nondimeno, il Re, stranamente acciecato, s'era fitto in capo di servirsi della sua potest di conferire gl'impieghi, come di un mezzo a fare proseliti. Appartenere alla Chiesa di lui, era agli occhi suoi il primo di tutti i requisiti ad ottenere un ufficio. Appartenere alla Chiesa dello Stato, era una positiva incapacit. Biasimava, egli  vero, con parole, cui hanno fatto plauso alcuni creduli amici della libert religiosa, la mostruosa ingiustizia di quell'Atto di Prova, che escludeva una piccola minoranza della nazione da' pubblici impieghi; ma nel tempo stesso studiavasi d'imporre un Atto di Prova che escludesse la maggioranza. Gli pareva ingiusto che un uomo il quale fosse buon finanziere e suddito leale, dovesse essere escluso dall'ufficio di Lord Tesoriere solamente perch era papista. Ma egli stesso aveva cacciato via un Lord Tesoriere, da lui tenuto per buon finanziere e leale suddito, solamente perch era Protestante. Aveva pi volte e chiaramente detto, che non avrebbe mai posto il bianco bastone nelle mani d'un eretico. Quanto agli altri grandi uffici dello Stato, aveva tenuto la medesima condotta. Gi il Lord Presidente, il Lord del Sigillo Privato, il Lord Ciamberlano, il Lord detto Groom of the Stole, il primo Lord del Tesoro, un Segretario di Stato, il Lord Alto Commissario di Scozia, il Cancelliere e il Segretario di Scozia, erano, o facevano mostra d'essere, Cattolici Romani. Molti di costoro nati nella Chiesa Anglicana, s'erano resi colpevoli d'apostasia pubblica o segreta, onde ottenere i loro alti uffici, o mantenervisi. Tutti i Protestanti che seguitavano a rimanere in alcuni impieghi d'importanza, di continuo temevano d'essere destituiti. Non finirei mai se volessi notare gli altri impieghi occupati dai Cattolici Romani, i quali gi brulicavano in ogni dipartimento del pubblico servizio. Essi erano Lordi Luogotenenti, Deputati Luogotenenti, Magistrati, Giudici di Pace, Commissari delle Dogane, Legati presso le Corti straniere, Colonnelli di Reggimento, Governatori di fortezze. La proporzione degli emolumenti che la Corona aveva potest di concedere e che i Cattolici avevano in pochi mesi ottenuti, era dieci volte maggiore di quel che sarebbe stata sotto un governo imparziale. E v'era anche peggio. Ad essi fu data potest di governare la Chiesa Anglicana. Uomini che avevano assicurato al Re di professare la religione di lui, sedevano nell'Alta Commissione, ed esercitavano giurisdizione suprema nelle cose spirituali sopra tutti i prelati e i preti della Religione dello Stato. Beneficii ecclesiastici di grande dignit erano stati impartiti ad uomini che o professavano apertamente il papismo, o lo professavano di furto. E tutto ci compivasi mentre le leggi contro il papismo non erano per anche abrogate, e mentre Giacomo aveva non poco interesse a simulare rispetto ai diritti della coscienza. Quale, dunque, sarebbe verosimilmente stata la sua condotta, se i suoi sudditi avessero consentito con un Atto legislativo a liberarlo anco dall'ombra della restrizione? E' egli possibile dubitare, che facendo uso strettamente legale della prerogativa, i Protestanti sarebbero stati esclusi dagli uffici, come lo fossero mai stati i Cattolici Romani per virt d'Atto Parlamentare?
Con quanta ostinazione Giacomo fosse deliberato a compartire ai suoi correligionari gli emolumenti dello Stato fuori d'ogni proporzione col numero e con l'importanza loro, si raccoglie dalle istruzioni ch'egli, esule e vecchio, scrisse per ammaestramento di suo figlio. Non  possibile senza un sentimento di piet e di scherno leggere quelle espansioni d'una mente alla quale tutti gli ammonimenti della esperienza e dell'avversit erano tornati vani. Ivi il Pretendente  avvertito, ove ascendesse mai sul trono d'Inghilterra, a partire gli uffici, e conferirne ai membri della Chiesa di Roma tanta parte, quanta sarebbe loro bastata se invece d'essere la cinquantesima parte della nazione, ne fossero stati la met. Un Segretario di Stato, un Commissario del Tesoro, un Segretario di Guerra, il maggior numero de' grandi dignitari della Casa Reale, il maggior numero degli ufficiali dell'esercito, debbono sempre essere Cattolici. Tali erano gl'intendimenti di Giacomo dopo che la sua perversa bacchettoneria gli aveva chiamato sul capo una punizione la quale aveva spaventato il mondo intero. E' egli, quindi, possibile dubitare quale sarebbe stata la sua condotta se il suo popolo, tratto in inganno dal vuoto nome di libert religiosa, lo avesse lasciato senza freno procedere per la sua via?  E' sembra che anco Penn, per quanto intemperante e dissennato fosse il suo zelo per la dichiarazione, sentisse come la parzialit onde gli onori e gli emolumenti erano prodigati ai Cattolici Romani, poteva ragionevolmente destare gelosia nella nazione. Ei confessava, che, abrogando l'Atto di Prova, i Protestanti avrebbero diritto ad un compenso, o, come egli diceva, equivalente; e giunse fino a indicare varie specie di compensi. Per parecchi giorni la parola equivalente, dalla Francia pur allora passata in Inghilterra, s'udiva sulle labbra di tutti gli oratori delle botteghe di caff: se non che poche pagine, condite di acuta logica e delicato sarcasmo, scritte da Halifax, posero fine a que' futili disegni. Una delle proposte di Penn era di fare una legge la quale dividesse in tre parti uguali gl'impieghi che la Corona aveva potest di concedere, e desse una di queste tre parti ai membri della Chiesa di Roma. Ed anche con siffatto ordinamento, i membri della Chiesa di Roma avrebbero ottenuto gli uffici in proporzione quasi venti volte maggiore di quel che sarebbe stato giusto; e nondimeno, non abbiamo ragione a credere che il Re volesse consentire a cotale ordinamento. Ma ove avesse consentito, quale guarentigia avrebbe egli offerto di mantenere il patto? Il dilemma proposto da Halifax non ammetteva risposta. Se le leggi vi legano, osservate quella che esiste; se non vi legano,  inutile farne una nuova(869).
E' chiaro, adunque, che la questione non era di vedere se gli uffici secolari dovessero essere accessibili agl'individui di tutte le stte. Finch Giacomo rimaneva sul trono, era inevitabile la esclusione; e si trattava di sapere quali dovevano rimanere esclusi, i Papisti o i Protestanti, i pochi o i molti, centomila inglesi o cinque milioni.
Cotali sono i gravi argomenti pei quali la condotta del Principe d'Orange verso i Cattolici Romani d'Inghilterra si pu conciliare co' principii della libert religiosa. Questi argomenti, come potrebbe notarsi, non hanno relazione alcuna con la teologia cattolica romana. Potrebbe anche notarsi, che essi tornarono vani dopo che la Corona si fu rafferma in una dinastia di sovrani protestanti, e dopo che la Camera de' Comuni nello Stato ebbe acquistata tanta preponderanza, che nessun sovrano, siano qualunque si vogliano supporre le sue opinioni o le sue tendenze, avrebbe potuto imitare lo esempio di Giacomo. La nazione, non per tanto, dopo i terrori, le lotte, i pericoli suoi, rimase piena d'umori sospettosi e vendicativi. E per que' mezzi di difesa, un tempo dalla necessit giustificati, e dalla sola necessit giustificabili, furono ostinatamente adoperati anco dopo che non furono pi necessari, e non furono messi da banda finch il volgare pregiudizio mantenne un conflitto di molti anni contro la nazione. Ma ne' tempi di Giacomo la nazione e il pregiudizio volgare stavano insieme congiunti. I fanatici ed ignoranti volevano escludere dagli uffici il Cattolico Romano perch adorava gl'idoli di legno e di pietra; perch era segnato del segno della bestia, aveva arsa Londra, strangolato sir Edmondsbury Godfrey; e il pi savio e tollerante politico, mentre sorrideva agl'inganni che traviavano la plebe, riusciva, per diverso cammino, alla stessa conclusione.
Il gran pensiero di Guglielmo oramai era quello di congiungere in un solo corpo le numerose parti del popolo, le quali lo consideravano come loro capo comune. A compire cotesta opera fu aiutato da alcuni abili e fidi uomini, fra' quali gli furono di singolare utilit Burnet e Dykvelt.
...
.
...
39. Nimist di Giacomo per Burnet.
...
.
...
Quanto a Burnet, a dir vero, era mestieri servirsene con qualche cautela. La cortesia onde egli era stato accolto all'Aja, aveva destata la rabbia di Giacomo. Il quale scrisse a Maria varie lettere piene d'invettive contro lo insolente e sedizioso teologo da lei protetto. Ma cosiffatte accuse fecero in lei s poco effetto, che scrisse al padre lettere di risposta dettate dallo stesso Burnet. In fine, nel gennaio del 1687, il Re ricorse a pi vigorosi mezzi. Skelton, che aveva rappresentato il governo inglese appo le Provincie Unite, era stato inviato a Parigi, e gli era stato sostituito Albeville, il pi debole e vile di tutti i componenti la cabala gesuitica. Albeville non curavasi d'altro che del danaro, e lo prendeva da tutti coloro che gliel'offrissero. Era pagato a un tempo dalla Francia e dall'Olanda; anzi abbassavasi fino al di sotto della miserabile dignit della corruzione, ed accettava mance s frivole, ch'erano degne pi presto d'un facchino o d'un servitore che d'un inviato, baronetto inglese e insignito di un marchesato in paese straniero. Una volta accett con molta compiacenza una gratificazione di cinquanta zecchini in prezzo d'un servigio da lui reso agli Stati Generali. Costui ebbe incarico di chiedere che Burnet non fosse pi oltre tollerato all'Aja. Guglielmo che non voleva perdere un amico s utile, rispose tosto con la sua solita freddezza: "Io non so, o Signore, che il Dottore da che  stato qui, abbia fatto o detto cosa, di cui sua Maest possa muovere giusto lamento." Ma Giacomo instette; il tempo d'una aperta rottura non era per anche arrivato; e fu mestieri cedere. Per diciotto e pi mesi Burnet non comparve mai dinanzi al Principe o alla Principessa: ma abitava loro da presso; sapeva ogni cosa che seguisse; veniva continuamente richiesto di consiglio; la sua penna era adoperata in tutte le pi importanti occorrenze; e molti de' pi pungenti ed efficaci articoli, che intorno a quel tempo pubblicavansi in Londra, venivano dirittamente a lui attribuiti.
Oltre misura s'accrebbe la rabbia di Giacomo, il quale era sempre stato non poco inchinevole all'ira. Per nessuno de' suoi nemici, n anche per coloro che lo avevano con lo spergiuro incolpato di tradimento e d'assassinio, aveva egli mai sentito lo sdegno onde adesso era acceso contro Burnet. Sua Maest quotidianamente vituperava il Dottore con parole indegne d'un Re, e meditava vendicarsene con modo proditorio. Il solo sangue non sarebbe bastato a sbramare quell'odio frenetico. Lo insolente teologo, innanzi che gli fosse concessa la morte, doveva patire i tormenti della tortura. Fortunatamente egli era scozzese; e in Iscozia, avanti che fosse appeso alle forche nel Grassmarket, potevano dirompergli le gambe con lo stivaletto. Per la qual cosa venne contro lui istituito un processo in Edimburgo: ma s'era naturalizzato in Olanda; aveva sposata una olandese; e sapevasi certo che il governo della sua patria adottiva non lo avrebbe(870) consegnato. Fu quindi deliberato di coglierlo alla rete e rapirlo. Con grossa somma di pecunia si presero a soldo alcuni facinorosi uomini per compire la perigliosa ed infame opera. Un ordine di sborsare tre mila lire sterline a cotesto uso fu scritto per esser firmato nell'ufficio del Segretario di stato. A Luigi fu palesato il disegno, e vi prese un caldo interesse. Diceva di volere fare ogni sforzo perch lo scellerato fosse dato nelle mani del Governo inglese, promettendo ad un tempo asilo sicuro in Francia ai ministri della vendetta di Giacomo. Burnet bene sapeva d'essere in grave pericolo; ma la timidit non andava annoverata fra' suoi difetti. Stamp una coraggiosa risposta alle colpe che gli erano state apposte da' tribunali di Edimburgo. Diceva saper bene che lo volevano ammazzare senza processo; ma affidarsi nel Re dei Re, al cospetto del quale il sangue innocente non grida invano vendetta anco contro i possenti principi della terra. Invit a desinare alcuni amici suoi, e in sulla fine disse loro in solenne contegno l'ultimo addio, come uomo dannato a morire, col quale non era quinci innanzi per loro sicuro il conversare. Non pertanto seguit a mostrarsi in tutti i luoghi pubblici dell'Aja con tanta audacia da muovere gli amici suoi a rimproverarlo di insana temerit(871).
...
.
...
40. Missione di Dykvelt in Inghilterra.
...
.
...
Mentre Burnet era segretario di Guglielmo per gli affari inglesi in Olanda, Dykvelt non era stato meno utilmente mandato in Inghilterra. Dykvelt apparteneva a quella insigne classe d'uomini pubblici, i quali avendo imparato la politica nella nobile scuola di Giovanni De Witt, dopo la caduta di quel gran ministro, pensavano di adempiere meglio al debito loro verso la repubblica collegandosi col Principe di Orange. Fra tutti i diplomatici a' servigi delle Provincie Unite nessuno per destrezza, indole e modi, era superiore a Dykvelt. Nella conoscenza degli affari inglesi, a quanto sembra, nessuno l'uguagliava. Trovato un pretesto, egli in sul principio del 1687 fu spedito in Inghilterra per una commissione speciale, munito di lettere di credenza dagli Stati Generali. Ma in verit egli non andava ambasciatore al Governo, bens alla opposizione; e intorno al modo di condursi ricev istruzioni peculiari scritte da Burnet ed approvate da Guglielmo(872).
...
.
...
41. Negoziati di Dykvelt con gli statisti inglesi; Danby.
...
.
...
Dykvelt scrisse come Giacomo fosse amaramente mortificato della condotta del Principe e della Principessa. "Il dovere del mio nepote" disse il Re " quello di rinvigorire il mio braccio, ed invece gli  piaciuto di contrariarmi sempre." Dykvelt rispose che nelle faccende private Sua Altezza aveva mostrato ed era pronto a mostrare la pi grande deferenza ai voleri del Re; ma non era ragionevole pretendere ch'egli, principe protestante, cooperasse con altri a' danni della religione protestante(873). Il Re si tacque, ma non calmossi. Vedeva, con tanto cattivo umore da non poterlo nascondere, Dykvelt ordinare e disciplinare le varie frazioni della opposizione, con una maestria, che sarebbe stata argomento di lode in uno statista inglese, e che era maravigliosa in uno straniero. Al clero diceva che avrebbe nel principe d'Orange trovato un amico allo episcopato e al Libro della Preghiera Comune. Incoraggiava i Non-Conformisti ad aspettarsi da lui, non solo tolleranza, ma comprensione ovvero assimilazione alla Chiesa dello Stato. Seppe conciliarsi perfino i Cattolici Romani; ed alcuni de' pi rispettabili fra loro dichiararono al cospetto del Re d'essere soddisfatti delle proposte di Dykvelt, e d'amar meglio una tolleranza assicurata con un Atto legislativo, che un predominio illegale e precario(874). I capi di tutti i pi importanti partiti della nazione conferivano spesso in presenza del destro diplomatico. In siffatte ragunanze le opinioni del partito Tory erano principalmente espresse da' Conti di Danby e di Nottingham. Quantunque otto e pi anni fossero decorsi dacch Danby era caduto dal potere, ei godeva tuttavia grande reputazione fra' vecchi Cavalieri di Inghilterra; e molti anche di que' Whig, i quali lo avevano per innanzi osteggiato, adesso inchinavano a credere ch'egli portasse la pena di falli non suoi, e che il suo zelo per la regia prerogativa, comecch lo avesse di sovente fatto traviare, fosse contemperato da due sentimenti che gli tornavano ad onore: dallo zelo per la religione dello Stato, e dallo zelo per la dignit e la indipendenza della patria. Era parimente tenuto in grande stima all'Aja, dove non era stato mai dimenticato come egli fosse colui, il quale, malgrado la Francia e i Papisti, aveva indotto Carlo a concedere la mano della Principessa Maria al cugino di lei.
...
.
...
42. Nottingham.
...
.
...
Daniele Finch, Conte di Nottingham, gentiluomo il cui nome spesso s'incontrer nella storia di tre regni pieni di vicissitudini, discendeva da una famiglia sopra tutte eminente nel fro. Uno de' suoi congiunti era stato Guardasigilli di Carlo Primo, aveva prostituito le insigni qualit e la dottrina onde era adorno, a riprovevoli fini, ed era stato perseguitato dalla vendetta della Camera de' Comuni allora governata da Falkland. Heneage Finch nella susseguente generazione aveva acquistata pi onorevole rinomanza. Tosto dopo la Ristaurazione era stato fatto Avvocato Generale. S'era quindi inalzato al grado di Procuratore Generale, di Lord Guardasigilli, di Lord Cancelliere, di Barone Finch, di Conte di Nottingham. In tutta la sua prospera carriera aveva sempre mantenuta la prerogativa tanto alto quanto pi glielo avevano conceduto la onest e la decenza; ma non s'era mai implicato in nessuna cospirazione contro le leggi fondamentali del Regno. Fra mezzo a una Corte corrotta aveva mantenuta intemerata la propria integrit. Godeva alta riputazione d'oratore, quantunque il suo stile formato sopra scrittori anteriori alle guerre civili, venisse verso gli ultimi suoi anni giudicato duro e pedantesco dagl'ingegni della sorgente generazione. In Westminster Hall lo rammentano tuttora con riverenza, come colui che, primo tra tutti, da quella confusione che in antico dicevasi Equit, trasse un nuovo sistema di giurisprudenza, regolare e compiuto al pari di quello il quale a' d nostri amministrano i Giudici del Diritto Comune(875). Parte considerevole delle doti morali o intellettuali di questo gran magistrato aveva ereditate col titolo di Nottingham il maggiore de' suoi figli. Il conte Daniele era onorevole e virtuoso uomo. Comecch fosse schiavo d'alcuni assurdi pregiudicii, e soggetto a strani accessi di capriccio, non pu tacciarsi d'avere deviato dal sentiero della rettitudine per correre dietro ad illeciti guadagni o ad illeciti diletti. Come il padre suo, egli era egregio parlatore, penetrante, ma prolisso, e solenne con troppa monotonia. La sua persona era in perfetta armonia con la sua eloquenza. Il suo atteggiamento era secco e diritto, il colore della pelle s bruno che si sarebbe potuto riputare nato in un clima pi caldo del nostro; e i suoi austeri sembianti componeva in guisa da somigliare al capo de' piagnoni in un funerale. Dicevasi comunemente ch'egli sembrasse un grande di Spagna, pi presto che un gentiluomo inglese. I soprannomi di Dismal (lugubre, tristo), Don Dismallo, Don Diego, gli furono apposti dagli spiriti arguti, e non sono per anche caduti nell'oblio. Aveva studiosamente atteso alla scienza ch'era stata cagione dello inalzamento di sua famiglia, e per uomo del suo grado e della sua ricchezza, egli era assai dotto nelle patrie leggi. Amava fervidamente la Chiesa Anglicana, e mostrava ad essa riverenza in due modi non comuni fra que' Lordi, i quali in quel tempo menavano vanto d'esserle caldi amici, pubblicando, cio, scritti a difenderne i dogmi, e conducendo la vita secondo i precetti di quella. Al pari degli altri zelanti della Chiesa Anglicana, aveva, fino a poco innanzi, tenacemente sostenuta l'autorit monarchica. Ma alla politica adottata dalla Corte, dopo che fu spenta la insurrezione delle Contrade Occidentali, egli era acremente ostile, e lo divenne maggiormente dal d in cui il suo minor fratello Heneage Finch era stato destituito dall'ufficio di Avvocato Generale per avere ricusato di difendere la potest di dispensare, pretesa dal Re(876).
...
.
...
43. Halifax; Devonshire.
...
.
...
Con questi due Conti del partito Tory oggimai trovavasi congiunto Halifax, lo spettabile capo de' Barcamenanti. E' pare che in quel tempo Halifax avesse un gran predominio sulla mente di Nottingham. Tra Halifax e Danby era una nimist, la quale, gi nota nella Corte di Carlo, poi perturb la Corte di Guglielmo, ma come molte altre nimicizie, fu sopita dalla tirannia di Giacomo. I due avversari di frequente trovavansi insieme nelle ragunanze tenute da Dykvelt, e concordavano nel biasimare la politica del Governo, nel riverire il Principe d'Orange. La diversit del carattere di cotesti due uomini di Stato vedevasi a chiari segni nelle loro relazioni con l'oratore olandese. Halifax mostrava ammirevole ingegno nel discutere, ma ripugnava a venire ad alcuna ardimentosa e irrevocabile deliberazione. Danby, assai meno sottile ed eloquente, aveva pi energia, risolutezza, e pratica sagacia.
Non pochi de' Whig pi cospicui di continuo comunicavano con Dykvelt. Ma i capi delle grandi famiglie Cavendish e Russell non poterono prendervi quella parte attiva e notevole ch'era da aspettarsi dal grado e dalle opinioni loro. Sopra la fama e le sorti di Devonshire pesava in quel tempo una nube. Egli aveva una malaugurata contesa con la Corte, non per una ragione politica ed onorevole, ma per una rissa privata, nella quale anche i pi caldi de' suoi amici non lo reputavano affatto scevro di biasimo. Trovandosi a Whitehall era stato insultato da un uomo che aveva nome Colepepper, ed era uno di que' bravazzoni i quali infestavano le sale di Corte, e studiavano di procacciarsi il favore del Governo affrontando i membri dell'opposizione. Il Re stesso si mostr grandemente sdegnato pel modo con che uno de' pi illustri Pari del Regno era stato trattato dentro la reggia; e a placare Devonshire promise che Colepepper non metterebbe mai pi il piede in palazzo. Nulladimeno, poco dopo, lo interdetto fu tolto; e il risentimento del Conte destossi di nuovo. I suoi servi ne abbracciarono la causa; e per le vie di Westminster si videro scene che parevano richiamare la memoria di tempi barbari. Il Consiglio Privato consumava il suo tempo nelle accuse e recriminazioni delle parti avverse. La moglie di Colepepper dichiar come la vita di lei e quella del marito fossero in continuo pericolo, e le case loro fossero state assalite da facinorosi coperti della livrea di Cavendish. Devonshire disse che dalle finestre di Colepepper gli era stato tirato un colpo di pistola. Colepepper neg il fatto, confessando a un tempo stesso, che una pistola, carica solo a polvere, era stata scaricata in un momento di terrore a fine di chiamare all'armi le guardie. Mentre ferveva il litigio, il Conte incontr Colepepper nella gran sala di Whitehall, e gli parve di vedere in sulla fronte al bravazzone un'aria di fiducia e di trionfo. Nulla d'inconvenevole accadde al cospetto del Re, ma appena entrambi trovaronsi fuori la sala, lungi dalla presenza di lui, Devonshire propose di terminare in sull'istante la contesa con la spada. L'altro ricus la disfida. Allora l'altero ed animoso Pari, dimenticando la riverenza dovuta al luogo, ed al proprio carattere, diede un colpo di mazza in viso a Colepepper. Tutti concordemente biasimarono quest'atto come indiscretissimo e indecentissimo; n lo stesso Devonshire, come si sent calmare il sangue, ci pot ripensare senza rincrescimento e vergogna. Il Governo nondimeno, con la solita insania, lo tratt con tanto rigore, che in breve egli si acquist la universale simpatia della nazione. Una accusa criminale fu deposta presso il Banco del Re. Lo accusato alleg i suoi privilegi di Pari; ma ci con una pronta sentenza non fu ammesso; n si pu negare che tale sentenza, fosse o non fosse conforme alle regole pratiche della legge inglese, era in istretta conformit coi grandi principii sopra i quali ogni legge dovrebbe appoggiarsi. Null'altro dunque rimanevagli che il confessarsi reo. Il tribunale, per le successive destituzioni, era stato ridotto ad una sommissione cos assoluta, che il governo il quale aveva intentato il processo, pot dettare la condanna. I giudici andarono in corpo da Jeffreys, il quale insist che condannassero il reo ad una pena di trentamila lire stelline. Siffatta somma, ragguagliata alle rendite de' nobili di quella et, risponderebbe a centocinquantamila sterline del decimonono secolo. In presenza del Cancelliere i giudici non profferirono verbo di disapprovazione; ma appena partitisi, Sir Giovanni Powell(877), nel quale s'era ridotto tutto quel poco d'onest che rimanesse nel tribunale, mormor dicendo la multa essere enorme, e solo la decima parte essere bene bastevole. I suoi confratelli non furono d'accordo con lui; n egli in cotesto caso fece prova di quel coraggio, con che pochi mesi dopo, in un memorando giorno, redense la propria fama. Il Conte quindi fu condannato ad una pena di trentamila lire sterline, e alla carcere fino alla estinzione del pagamento. Una tanta somma di pecunia non si sarebbe in un solo giorno potuta mettere insieme n anche dal grandissimo de' nobili. La sentenza della carcerazione nondimeno fu pi agevolmente pronunziata che eseguita. Devonshire erasi ritirato a Chatsworth, dove attendeva a trasformare la vecchia magione gotica della sua famiglia in un edificio degno di Palladio. Il distretto del Peak era in quei tempi rozzo come oggid trovasi Connemara, e lo sceriffo credeva, o simulava, essere difficile metter le mani addosso al signore d'una regione cos selvaggia fra mezzo a cotanti fedeli famigliari e dipendenti. In tal guisa passarono parecchi giorni: ma in fine il Conte e lo sceriffo furono entrambi imprigionati. Intanto una folla d'intercessori cominci a darsi moto. Si disse che la Contessa vedova di Devonshire era stata ammessa alle secrete stanze del Re, al quale aveva rammentato come il valoroso Carlo Cavendish cognato di lei fosse morto in Gainsborough combattendo a difesa della Corona, ed aveva mostrato certe scritte nelle quali Carlo Primo e Carlo Secondo riconoscevano di avere ricevuto grosse somme prestate loro da suo marito a tempo delle guerre civili. Siffatte somme non erano state mai rese, e computatovi i frutti, ammontavano ad una somma maggiore della immensa multa imposta dalla Corte del Banco del Re. Vi era altra ragione che sembra avere avuto agli occhi di Giacomo maggior peso che la rimembranza de' servigi resi al trono. Forse sarebbe stato mestieri convocare il Parlamento, e credevasi che allora Devonshire avrebbe prodotto un ricorso contro la sentenza per difetto di forma. Il punto, intorno al quale egli intendeva di appellarsi contro la sentenza del Banco del Re, riferivasi ai privilegi della paria. Il tribunale che doveva di ci giudicare era la Camera de' Pari; e cos essendo, la Corte non poteva essere sicura neppure del voto dei pi cortigiani fra' nobili. Non era dubbio alcuno che la sentenza verrebbe annullata, e che il Governo per volere abbracciar troppo perderebbe ogni cosa cosa. E per Giacomo inchinava a venire a patti. A Devonshire fu fatto sapere che ove egli firmasse una scritta d'obbligo di trenta mila sterline, e in tal guisa si precludesse la vita a intentare un'azione per difetto di forma, sarebbe liberato di prigione, e dipenderebbe dalla sua futura condotta l'uso da farsi di cotale documento. S'egli votasse a favore della potest di dispensare, non se ne parlerebbe altrimenti; ma s'egli amasse meglio di mantenere la propria popolarit, gli si farebbe pagare trenta mila lire sterline. Ei ricus, per qualche tempo, di consentire a tale proposta; ma divenutagli insopportabile la prigionia, firm la scritta d'obbligo e fu scarcerato: e comecch consentisse a gravare di tal pesante carico il suo patrimonio, nulla pot indurlo a promettere d'abbandonare il partito e i principii suoi. Seguit ad essere partecipe di tutti gli arcani della opposizione: ma per alquanti mesi i suoi amici politici reputarono esser meglio per lui e per la causa comune ch'egli si tenesse in fondo alla scena(878).
...
.
...
44. Eduardo Russell.
...
.
...
Il Conte di Bedford non s'era mai pi riavuto dal colpo con che, quattro anni innanzi, la sventura gli aveva trafitto il cuore. Per sentimenti personali, non che per opinioni politiche, egli procedeva ostile alla Corte: ma non era operoso nel combinare i mezzi d'avversarla. Nelle ragunanze de' malcontenti lo suppliva il suo nepote, cio il celebre Eduardo Russell, uomo d'incontrastato coraggio ed abilit, ma di principii sciolti e d'indole torbida. Era marino, s'era segnalato nell'arte sua, e sotto il precedente regno aveva occupato un ufficio in palazzo. Ma tutti i vincoli onde era legato alla famiglia reale erano stati infranti dalla morte del suo cugino Guglielmo. L'audace, irrequieto e vendicativo marino ormai sedeva nei Consigli, che, secondo lo Inviato Olandese, rappresentavano la pi ardita ed operosa parte dell'opposizione, di quegli uomini, i quali sotto i nomi di Teste rotonde, Esclusionisti e Whig avevano mantenuta con varia fortuna una contesa di quarantacinque anni contro tre Re successivi. Cotesto partito, dianzi depresso e quasi estinto, ma ora nuovamente risorto e pieno di vita e pressoch predominante, non pativa gli scrupoli de' Tory o de' Barcamenanti, ed era pronto a snudare il ferro contro il tiranno nel primo giorno in cui il ferro si sarebbe potuto snudare con ragionevole speranza di buon esito.
...
.
...
45. Compton; Hebert; Churchill.
...
.
...
Rimane ancora a far menzione di tre uomini co' quali Dykvelt tenne relazioni di confidenza, e con l'aiuto de' quali egli sperava di assicurarsi del buon volere di tre grandi classi di cittadini. Il Vescovo Compton assunse lo incarico di acquistare il favore del clero: l'Ammiraglio Herbert imprese di esercitare la propria influenza sulla flotta; e per mezzo di Churchill doveva crearsi un partito nell'esercito.
Non  mestieri ragionare della condotta di Compton e di quella d'Herbert. Avendo essi nelle cose temporali servito con zelo e fedelt la Corona, erano incorsi nella collera del Re, ricusando di farsi strumenti a distruggere la propria religione. Entrambi avevano dalla esperienza imparato come agevolmente Giacomo ponesse in oblio gli obblighi, e con quanta acrimonia rammentasse quelle ch'egli considerava offese. Il Vescovo con una sentenza illegale era stato sospeso dalle sue funzioni. Lo Ammiraglio in un solo istante dalla opulenza aveva ruinato a povert. La situazione di Churchill era ben differente. Egli pel regio favore era stato inalzato dalla oscurit ad alto grado, e dalla povert alla ricchezza. Avendo cominciata la propria carriera da semplice porta-bandiera e da povero, a trentasette anni trovavasi Maggiore Generale, Pari di Scozia e Pari d'Inghilterra: comandava una compagnia delle Guardie del Corpo: occupava varii lucrosi impieghi; e fino allora nessun indizio mostrava ch'egli avesse minimamente perduto quel favore al quale tanto doveva. Era vincolato a Giacomo, non solo per debito comune di fedelt, ma per onor militare, per gratitudine personale, e, siccome pareva ai frivoli osservatori, pei pi forti legami dell'utile proprio. Ma Churchill non era osservatore superficiale, e conosceva profondamente dove stava il suo vero utile. Se il suo signore conseguisse piena libert di concedere gli uffici ai papisti, non rimarrebbe in quelli nemmeno un solo de' protestanti. Per qualche tempo pochi de' pi prediletti servitori della Corona forse sarebbero esenti dalla proscrizione universale, sperando che s'inducessero a cangiare religione; ma anche essi tra breve cadrebbero, l'uno dopo l'altro, come era gi caduto Rochester. Churchill avrebbe potuto schivare cotesto pericolo, ed acquistare maggior grazia presso il Re uniformandosi alla Chiesa di Roma; e pareva probabile con un uomo che non era meno notevole per avarizia ed abiettezza, che per capacit e valore, non aborrirebbe dal pensiero di ascoltare la Messa. Ma v'ha tale incoerenza nella umana natura, che esiste qualche parte sensibile anche nelle coscienze pi dure. E cos costui, che doveva il proprio inalzamento al disonore della sorella, ch'era stato mantenuto dalla pi prodiga, imperiosa e svergognata delle bagasce, e la cui vita pubblica, a coloro che possono tenere fitti gli occhi allo abbagliante splendore del genio e della gloria, sembrer un prodigio di turpitudini, credeva nella religione ch'egli aveva succhiata col latte, e rifuggiva dal pensiero di abiurarla formalmente. Egli si stava fra un terribile dilemma. Tra i mali terreni quello che pi egli temeva era la povert. L'unico delitto del quale il suo cuore aveva ribrezzo, era l'apostasia. Ed ove la corte giungesse a conseguire il fine al quale aspirava, non v'era dubbio ch'egli sarebbe stato costretto ad eleggere o l'apostasia, o la povert. Per le quali considerazioni deliber di attraversare i disegni della Corte; e tosto si vide come non v'era colpa n infamia nella quale egli non fosse pronto ad incorrere, onde far fronte al bisogno di rinunciare o agl'impieghi o alla propria religione(879).
...
.
...
46. Lady Churchill e la Principessa Anna.
...
.
...
E' non era soltanto come comandante d'alto grado nelle milizie, e cospicuo per arte e coraggio, che Churchill potesse giovare l'opposizione. Era, se non assolutamente essenziale, importantissimo al buon successo de' disegni di Guglielmo, che la sua cognata, la quale nell'ordine della successione alla Corona d'Inghilterra stava tra la sua moglie e lui, cooperasse di pieno accordo con essi. Tutti gli ostacoli che gli si paravano dinanzi si sarebbero grandemente accresciuti, se Anna si fosse dichiarata favorevole alla Indulgenza. Il partito al quale ella si sarebbe appigliata dipendeva dalla volont altrui, perocch era donna di tardo intendimento, e quantunque nel suo carattere fossero i semi di una caparbiet e inflessibilit ereditarie, che molti anni dipoi gran potere e grandi provocazioni fecero germogliare e crescere, nondimeno era allora schiava obbediente ad una donna di carattere pi vivo ed imperioso. Colei, dalla quale Anna lasciava dispoticamente governarsi, era la moglie di Churchill, donna che poscia ebbe grande influenza sopra le sorti della Inghilterra e dell'Europa.
La celebre favorita chiamavasi Sara Jennings. Francesca sua sorella maggiore aveva acquistata rinomanza di belt e leggerezza di carattere fra mezzo la folla delle donne belle e dissolute che adornarono e disonorarono Whitehall finch dur l'intemperante carnevale della Restaurazione. Una volta si travest da fruttaiuola e corse gridando per le vie(880). Le persone gravi predicevano che una fanciulla cos poco discreta e delicata difficilmente troverebbe marito. Nondimeno ebbe tre mariti, e adesso era la moglie di Tyrconnel. Sara, dotata di bellezza meno regolare, aveva forse maggiori attrattive. Il suo viso era espressivo; le sue forme non avevano difetto di vezzi donneschi; e i suoi copiosi e leggiadri capelli non per anche sfigurati dalla polvere, secondo il barbaro costume, che, vivente lei, fu introdotto in Inghilterra, formavano l'ammirazione di tutti.
Tra i galanti giovani che tentavano di conquiderle il cuore, ella prescelse il Colonnello Churchill, giovane, bello, grazioso, insinuante, eloquente, valoroso. Certo egli ne era innamorato, imperocch non aveva patrimonio, tranne l'annua rendita da lui acquistata cogl'infami doni della Duchessa di Cleveland: aveva avidit insaziabile di ricchezze: Sara era povera; e a lui era stata proposta la mano di un'altra poco avvenente ma ricca fanciulla. Dopo una interna lotta fra i due partiti, l'amore vinse l'avarizia; il vincolo maritale non fece che accrescergli in cuore la passione; e fino all'ultima ora della vita di lui, Sara gust il diletto d'essere la sola fra le umane creature la quale potesse far traviare quell'acuto e fermo intelletto, e fosse fervidamente amata da quel gelido cuore, e servilmente temuta da quell'animo intrepido.
Secondo l'opinione del mondo, il fido amore di Churchill ebbe ampia rimunerazione. La sua moglie, comunque scarsa di sostanze, gli port una dote, che impiegata con giudizio, lo inalz al grado di Duca, di Principe dello Impero, di capitano generale d'una grande coalizione, di arbitro tra principi potenti, e, ci ch'egli pregiava sopra ogni cosa, lo rese il pi ricco suddito che fosse in Europa. Ella era cresciuta fino dall'infanzia con la Principessa Anna, e ne' cuori di entrambe era nata stretta amicizia. Per indole l'una poco somigliava all'altra. Anna era inerte e taciturna. Verso coloro ch'erano cari al suo cuore, mostravasi soave. La ira ne' suoi sembianti prendeva forma di tristezza. Chiudeva in petto forte sentimento di religione, ed amava anche con bacchettoneria il rito e l'ordinamento della Chiesa Anglicana. Sara era vivace e volubile, dominava coloro ai quali prodigava le sue carezze, e ogni qual volta sentivasi offesa, sfogava la propria rabbia con pianti e impetuosi rimproveri. Non pretendeva affatto a mostrarsi una santa, e rasent la taccia d'irreligiosa. Allora non era per anche ci che ella divenne quando certi vizi le svilupp in cuore la prosperit, e certi altri l'avversit, quando il buon successo e le lusinghe le avevano dato volta al cervello, quando il suo cuore esulcerarono mortificazioni e disastri. Ella visse tanto da ridursi la pi odiosa e misera delle umane creature, vecchia strega in guerra con tutti i suoi, in guerra coi propri figli, e co' figliuoli de' figli, grande e ricca, ma apprezzatrice della grandezza e delle ricchezze, perch con esse ella poteva affrontare l'opinione pubblica, e sfrenatamente sbramare l'odio suo contro i vivi e i morti. Regnante Giacomo, ella veniva considerata solo come una leggiadra ed altera giovine, la quale a volte mostravasi di cattivo umore o bisbetica, difetti che le venivano di leggieri perdonati in grazia della sua leggiadria.
E' comune opinione che le differenze d'inclinazione, di mente, d'indole non siano d'impedimento all'amicizia, e che sovente la pi stretta intimit esista tra due anime, l'una delle quali possegga ci di cui l'altra difetta. Lady Churchill era amata e quasi adorata da Anna, la quale non poteva vivere divisa dall'oggetto della sua romanzesca tenerezza. Anna prese marito, e fu moglie fedele ed affettuosa. Ma il Principe Giorgio, uomo pesante, che amava di cuore sopra ogni cosa un buon desinare e un buon fiasco, non acquist mai su lei una influenza da paragonarsi a quella che esercitava l'amica, e tosto si sottopose anch'egli con istupida pazienza allo impero di quel vigoroso e predominante spirito che governava la moglie. Dai regali sposi nacquero figliuoli; ed Anna non difettava di sentimento materno. Ma la tenerezza che ella sentiva per le proprie creature era languida, in agguaglio allo affetto con che amava la compagna della sua infanzia. In fine la Principessa divenne insofferente de' riguardi che la convenienza imponevale: non poteva sentirsi chiamare Madama ed Altezza Reale da colei che le era pi che sorella. Tali parole, per vero, erano necessarie nella galleria o nel salone; ma smettevansi nelle segrete stanze. Anna chiamavasi la signora Morley, e Lady Churchill la signora Freeman; e sotto questi fanciulleschi nomi corse per venti anni un carteggio da cui finalmente dipesero le sorti di governi e dinastie. Ma per allora Anna non aveva potere politico n patronato. L'amica Sara faceva l'ufficio di Maggiordoma, con un onorario di sole quattrocento lire sterline annue. Nonostante, vi  ragione a credere che in quel tempo Churchill potesse per mezzo della moglie appagare la passione onde era governato. La principessa, quantunque avesse una pingue entrata e gusti semplici, contrasse debiti, che furono da suo padre non senza brontolare pagati: e fu detto che di cotesti impacci pecuniarii era stata cagione la sua prodiga bont verso la prediletta amica(881).
Alla perfine era giunto il tempo in cui cotesta singolare amicizia doveva esercitare grande influenza sopra gli affari dello Stato. Aspettavasi con grande ansiet sapere qual parte seguirebbe la Principessa Anna nella contesa che agitava la Inghilterra tutta quanta. Da un lato stava il dovere filiale; dall'altro la salvezza della religione, da lei sinceramente amata. Un carattere meno inerte avrebbe lungamente tentennato fra motivi cos forti e rispettabili. Ma la influenza dei Churchill risolv la questione; e la loro protettrice divenne parte importante di quella vasta lega che aveva per capo il Principe d'Orange.
...
.
...
47. Dykvelt ritorna all'Aja, recando lettere di molti uomini cospicui d'Inghilterra.
...
.
...
Nel giugno del 1686 Dykvelt ritorn all'Aja. Present agli Stati Generali una lettera del Re, che encomiava la condotta tenuta da lui nella sua dimora in Londra. Cotesti encomii, nulladimeno, erano prettamente formali. Giacomo nelle comunicazioni private, scritte di propria mano, acremente querelavasi che il Legato era vissuto in grande intimit coi pi faziosi che fossero nel Regno, e gli aveva animati a persistere ne' loro maligni proponimenti. Dykvelt rec parimente un fascio di lettere de' pi eminenti tra coloro co' quali erasi abboccato nel suo soggiorno in Inghilterra. Costoro generalmente esprimevano infinita riverenza ed affetto per Guglielmo, e quanto alle loro mire, riferivansi alle informazioni orali che ne averebbe date il portatore delle lettere. Halifax ragionava colla sua consueta acutezza e vivacit intorno alle condizioni e alle speranze del paese, ma adoperava gran cura a non impegnarsi in nessuna pericolosa linea di condotta. Danby scrisse in un tono pi audace e risoluto, e non pot frenarsi dallo schernire delicatamente gli scrupoli del suo egregio rivale. Ma la pi notevole fra tutte era la lettera di Churchill. Era scritta con quella eloquenza naturale, la quale, per quanto egli fosse letterato, non gli mancava mai nelle grandi occasioni, e con un'aria di magnanimit, che egli, perfido qual era, sapeva assumere con singolare destrezza. Diceva, la Principessa Anna avergli fatto comandamento di assicurare i suoi illustri parenti dell'Aja ch'essa era, con l'aiuto di Dio, deliberatissima a perdere piuttosto la vita, che rendersi colpevole d'apostasia. Quanto a s stesso, gl'impieghi e la grazia del Re erano nulla, trattandosi della sua religione. E concludeva dichiarando altamente, che se non poteva pretendere di avere menata la vita d'un santo, sarebbe pronto, venuta l'occasione, a morire da martire(882).
...
.
...
48. Missione di Zulestein.
...
.
...
Dykvelt era cos bene riuscito nella sua commissione, che tosto trovossi un pretesto a spedire un altro agente onde continuare l'opera con s buoni auspici incominciata. Il nuovo Inviato, che poscia fond una nobile casa inglese estinta ai tempi nostri, era cugino illegittimo di Guglielmo; e portava un titolo tratto dalla signoria di Zulestein. La parentela di Zulestein con la Casa d'Orange gli dava importanza agli occhi del pubblico. Aveva il portamento d'un valoroso soldato; per ingegno diplomatico e scienza cedeva di molto a Dykvelt(883), ma anche tale inferiorit aveva i suoi vantaggi. Un militare, il quale non s'era mai impacciato di cose politiche, poteva, senza ombra di sospetto, tenere con l'aristocrazia inglese relazioni, che, ove egli fosse stato rinomato maestro degli intrighi di Stato, sarebbero state rigorosamente spiate. Zulestein, dopo una breve assenza, fece ritorno alla patria recando lettere e messaggi orali non meno importanti di quelli ch'erano stati affidati al suo predecessore. Da quel tempo s'istitu un carteggio regolare tra il Principe e la opposizione. Agenti di varie condizioni andavano e venivano dal Tamigi all'Aja. Fra questi fu utilissimo uno Scozzese non privo d'ingegno, e fornito di grande attivit, il quale aveva nome Johnstone. Era cugino di Burnet, e figlio d'un illustre convenzionista, il quale poco dopo la Restaurazione era stato dannato a morire come reo d'alto tradimento, e veniva onorato come martire dal proprio partito.
...
.
...
49. La inimicizia tra Giacomo e Guglielmo s'accresce.
...
.
...
La rottura tra il re d'Inghilterra e il Principe d'Orange facevasi sempre maggiore. Una grave contesa era nata a cagione dei sei reggimenti che erano al soldo delle Provincie Unite. Il Re desiderava che venissero posti sotto il comando d'ufficiali romani. Il Principe fermamente s'opponeva. Il Re aveva ricorso ai soliti luoghi comuni della tolleranza. Il Principe rispondeva ch'egli altro non faceva che seguire lo esempio di Sua Maest. Era a tutti noto che uomini abili e leali erano stati in Inghilterra cacciati da' loro uffici, solo per essere protestanti. Era quindi ragione che lo Statoldero e gli Stati Generali tenessero ai papisti chiuso l'adito agli alti impieghi pubblici. La risposta del Principe provoc l'ira di Giacomo a tal segno, ch'egli nel suo furore perd d'occhio la verit e il buon senso. Diceva con veemenza esser falso ch'egli avesse cacciato alcuno per motivi religiosi. E se lo avesse fatto, che importava ci al Principe o agli Stati? Erano essi suoi padroni? Dovevano essi sedere a scranna per giudicare della condotta de' Sovrani stranieri? Da quel d egli ebbe voglia di richiamare i suoi sudditi ch'erano a' servigi del Governo Olandese. Pensava che facendoli venire in Inghilterra, avrebbe reso pi forte s, e pi deboli i suoi peggiori nemici. Ma v'erano difficolt tali di finanza che era impossibile non se ne accorgesse. Il numero de' soldati ch'egli manteneva, comecch fosse maggiore che ne' tempi trascorsi, e amministrato con parsimonia, era quale le sue rendite potessero sopportare. Se allo esercito si aggiungessero i battaglioni che erano al soldo dell'Olanda, il Tesoro fallirebbe. Forse si potrebbe indurre Luigi a prenderli al suo servizio. Cos verrebbero allontanati da un paese dove rimanevano sempre esposti alla corruttrice influenza d'un governo repubblicano e d'un culto calvinista, e sarebbero posti in un paese dove niuno rischiavasi a far fronte ai comandi del Sovrano o alle dottrine della vera Chiesa. I soldati tosto disimparerebbero ogni eresia politica e religiosa. Il Principe loro naturale potrebbe in pochi d richiamarli a prestargli mano forte, e in ogni occorrenza esser sicuro della fedelt loro.
S'aprirono intorno a questo negozio pratiche tra Whitehall e Versailles. Luigi aveva quanti soldati gli bisognavano; e se cos non fosse stato, non avrebbe mai voluto milizie inglesi al suo soldo; imperciocch la paga in Inghilterra, per quanto oggimai ci possa sembrare poca, era maggiore di quella che si dava in Francia. Nel tempo stesso era un gran che privare Guglielmo di s belle milizie. Dopo un carteggio che dur alcune settimane, a Barillon fu data podest di promettere che ove Giacomo richiamasse dall'Olanda i soldati inglesi, Luigi pagherebbe la spesa a mantenerne due mila in Inghilterra. Tale offerta Giacomo accett con calde espressioni di gratitudine. Ordinate le cose a quel modo, chiese agli Stati Generali che gli mandassero i sei reggimenti. Gli Stati Generali ligi a Guglielmo, risposero che simigliante domanda, in siffatte circostanze, non era autorizzata dai Trattati esistenti, e positivamente ricusarono d'ammetterla. E' cosa notevole come Amsterdam, la quale aveva votato per tenere le predette milizie in Olanda, mentre Giacomo ne aveva mestieri contro gl'insorti delle Contrade Occidentali, adesso fece ogni sforzo perch si cedesse alla domanda del Re. In ambedue i casi, il solo scopo di coloro che reggevano quella grande citt era quello di opporsi ai desiderii del Principe d'Orange(884).
...
.
...
50. Influenza della stampa olandese.
...
.
...
Ma le armi d'Olanda erano a Giacomo meno formidabili di quel che fossero i torchj olandesi. All'Aja stampavansi quotidianamente libri e libercoli inglesi contro il Governo di lui; n vi era vigilanza a impedire che migliaia di esemplari ne fossero introdotte di contrabbando nelle Contee poste lungo l'oceano germanico. Fra tutte coteste pubblicazioni ne va predistinta una per la sua importanza e per lo immenso effetto che produsse. La opinione che intorno all'Atto d'Indulgenza tenevano il Principe e la Principessa d'Orange, era ben nota a tutti coloro che prendevano interesse alle cose pubbliche. Ma perch tale opinione non era stata officialmente annunciata, molti che non avevano mezzi di ricorrere a buone fonti, erano ingannati o rimanevano perplessi vedendo la sicurezza con che i partigiani della Corte asserivano le Altezze Loro approvare i recenti Atti del Re. Smentire pubblicamente tal voce sarebbe stato un mezzo semplice ed ovvio, se il solo scopo di Guglielmo fosse stato quello di vantaggiare i propri interessi in Inghilterra. Ma egli considerava la Inghilterra principalmente come strumento necessario alla esecuzione de' suoi grandi disegni intorno l'Europa; ai quali egli sperava di ottenere la cooperazione di ambedue le Case d'Austria, de' Principi Italiani ed anche del Sommo Pontefice. V'era ragione a temere, una dichiarazione soddisfacente ai Protestanti inglesi non eccitasse sospetto e sinistri umori in Madrid, in Vienna, in Torino ed in Roma. A tal fine il Principe si astenne lungo tempo dallo esprimere i propri sentimenti. In fine gli fu fatto notare come il suo prolungato silenzio avesse destato inquietudine e diffidenza fra coloro che volevano il suo bene, e fosse ormai tempo di parlare: deliber quindi di manifestare il proprio intendimento.
...
.
...
51. Carteggio di Stewart e Fagel.
...
.
...
Un Whig scozzese, chiamato Giacomo Stewart, parecchi anni innanzi, s'era rifugiato in Olanda onde sottrarsi allo stivaletto e alle forche, ed aveva stretto amicizia col Gran Pensionario Fagel, il quale godeva largamente la fiducia e la grazia dello Statoldero. Stewart era colui che aveva scritto il virulento Manifesto d'Argyle. Appena promulgata la Indulgenza, Stewart pens di cogliere il destro non solo ad ottenere perdono, ma a meritarsi una ricompensa. Offerse al governo(885) al quale egli era stato nemico i propri servigi, che furono accettati, e mand a Fagel una lettera dicendo essere stata scritta per ordine di Giacomo. In essa il Pensionario veniva richiesto di adoperare tutta la sua influenza sul Principe e la Principessa onde indurli a secondare la politica del padre loro. Dopo alcuni giorni d'indugio Fagel mand una risposta profondamente pensata, e scritta con arte squisitissima. Niuno che mediti quel notevole documento, pu non accorgersi che quantunque fosse composto con lo intendimento di rassicurare e piacere ai Protestanti inglesi, non vi si contiene una sola parola che possa recare offesa n anche al Vaticano. Vi si diceva che Guglielmo e Maria approverebbero volentieri l'abrogazione d'ogni legge penale contro ogni Inglese di qualunque classe si fosse, per cagione d'opinioni religiose. Ma bisognava distinguere punizione da incapacit. Ammettere agli uffici i Cattolici Romani, non sarebbe, secondo opinavano le Altezze loro, vantaggioso n al bene dell'Inghilterra, n a quello degli stessi Cattolici Romani. Il Manifesto fu tradotto in varie lingue, e sparso profusamente per tutta l'Europa. Della versione inglese, fatta con gran cura da Burnet, ne furono introdotti nelle Contee Orientali circa cinquantamila esemplari, e furono rapidamente diffusi per tutto il reame. Nessuno scritto politico ebbe mai esito cotanto felice. I Protestanti dell'isola nostra fecero plauso alla mirabile fermezza con che Guglielmo dichiarava di non potere assentire che i papisti avessero partecipazione alcuna alle cose di Governo. Ai Principi Cattolici Romani, dall'altro canto, piaceva lo stile mite e sobrio con cui era vestito il concetto del Principe, e la speranza ivi espressa che sotto il suo governo nessun credente della Chiesa di Roma riceverebbe molestia per motivo di religione.
...
.
...
52. Ambasceria di Castelmaine a Roma.
...
.
...
E' probabile che anche il Pontefice leggesse con piacere cotesta celebre lettera. Alcuni mesi innanzi aveva dato commiato a Castelmaine in un modo tale da mostrare poco riguardo pel Re d'Inghilterra. A Papa Innocenzo spiaceva affatto la politica interna non che la esterna del Governo Britannico. Vedeva come gl'ingiusti e impolitici provvedimenti della cabala gesuitica avessero a rendere perpetue le leggi penali pi presto che giungere ad abrogare l'Atto di Prova. La sua contesa con la Corte di Versailles diveniva sempre pi grave; n poteva egli o come Principe temporale o come Sommo Pontefice sentire schietta amist pel vassallo di quella Corte. Castelmaine non aveva i requisiti necessari a spegnere cotesta ripugnanza. Conosceva bene Roma, e, come laico, era profondamente erudito nelle controversie teologiche(886). Ma non aveva la destrezza che il suo ufficio richiedeva; e quand'anche fosse stato abilissimo diplomatico, v'era una ragione che lo avrebbe reso inadatto a compire convenevolmente la sua commissione. Tutta Europa conoscevalo come il marito della pi svergognata femmina, e non altrimenti. Era impossibile parlare con lui senza richiamarsi alla memoria il modo onde erasi acquistato il titolo ch'egli portava. Ci sarebbe stato ben poco, s'egli fosse stato ambasciatore a qualche dissoluta Corte, come quella in cui aveva pur dianzi dominato la Marchesa di Montespan. Ma era manifestamente inconvenevole lo averlo inviato ad un'ambasciata di natura pi presto spirituale che temporale e ad un Pontefice di austerit antica. I Protestanti in tutta Europa lo ponevano in canzone; ed Innocenzo, gi sfavorevolmente disposto verso il Governo Inglese, consider il complimento fattogli quasi come affronto. A Castelmaine era stata assegnata una paga di cento lire sterline per settimana; ma egli ne mosse lamento dicendo che tre volte tanto appena sarebbe bastato: imperocch in Roma i Ministri de' grandi potentati continentali si sforzavano di vincersi vicendevolmente per isplendidezza agli occhi di un popolo, il quale per essere avvezzo a vedere tanta magnificenza di edifizi, di decorazioni e di cerimonie, era di difficile contentatura. Dichiar sempre di averci rimesso del suo. Lo accompagnavano vari giovani delle migliori famiglie cattoliche dell'Inghilterra, come sarebbero i Ratcliffe, gli Arundell, e i Tichborne. In Roma alloggiava in palazzo Panfili a mezzogiorno della magnifica Piazza Navona. Fino da' primi giorni era stato privatamente ricevuto da Papa Innocenzo; ma la pubblica udienza fu lungamente ritardata. E veramente gli apparecchi che andava facendo Castelmaine erano cos sontuosi, che quantunque fossero incominciati alla Pasqua di Resurrezione del 1686 non furono compiti se non nel novembre dell'anno stesso; nel quale mese il Papa ebbe, o simul d'avere un accesso di podagra che fece differire la cerimonia. Finalmente nel gennaio del 1687 la solenne presentazione segu con insolita pompa. I cocchi gi lavorati appositamente in Roma, erano cos magnifici che vennero reputati degni d'essere trasmessi ai posteri per mezzo di belle incisioni, e celebrati dai poeti in diverse lingue(887). La facciata del palazzo della legazione in quel solenne giorno era decorata con pitture di assurde e gigantesche allegorie. V'erano effigiati San Giorgio col piede sul collo di Tito Oates, ed Ercole che con la mazza percoteva College, il manuale protestante, il quale invano tentava difendersi col suo correggiato. Dopo cotesta pubblica dimostrazione, Castelmaine invit tutti i pi notevoli personaggi che allora si trovassero in Roma, ad un banchetto in quella gaia e splendida sala, la quale Pietro da Cortona orn con pitture rappresentanti i fatti dell'Eneide. La intiera citt corse a vedere la solennit; e a stento una compagnia di Svizzeri pot mantenere l'ordine fra gli spettatori. I nobili dello Stato Pontificio in contraccambio offrirono dispendiosi intertenimenti allo Ambasciatore; e i poeti e i belli spiriti furono invitati a tributare a lui e al suo signore iperboliche adulazioni, quali sogliono usarsi quando il genio e il gusto trovansi in gran decadenza. Fra tutti cotesti adulatori va predistinta una testa coronata. Erano corsi trenta e pi anni da che Cristina, figlia del grande Gustavo, era volontariamente discesa dal trono di Svezia. Dopo lungo pellegrinare, nel corso del quale ella commise molte follie e molti delitti, erasi finalmente fermata in Roma, dove occupavasi di calcoli astrologici, d'intrighi di conclave, e sollazzavasi con pitture, gemme, manoscritti, e medaglie. In quell'occasione ella compose alcune stanze in italiano in lode del Principe inglese, il quale, al pari di lei, nato da stirpe di Re fino allora considerati come campioni della Riforma, erasi, come lei, riconciliato all'antica Chiesa. Una splendida ragunanza ebbe luogo nel suo palazzo; i suoi versi, posti in musica, furono cantati fra gli applausi(888) universali; ed un suo famigliare, uomo letterato, recit una orazione sul medesimo subietto, scritta in un stile s florido e intemperante, che pare offendesse il severo orecchio degli Inglesi che v'erano presenti. I Gesuiti, nemici del Papa, devoti agli interessi della Francia, e inchinevoli a glorificare Giacomo, accolsero la legazione inglese con estrema pompa in quella principesca casa dove riposano le ossa d'Ignazio di Loyola, rinchiuse in un monumento di lapislazzuli e d'oro. La scultura e la pittura, la poesia e l'eloquenza furono adoperate ad onorare gli stranieri: ma le arti tutte erano miseramente degenerate. Vi fu profusione di turgida ed impura latinit, indegna d'un Ordine cos erudito; e talune delle iscrizioni che adornavano le pareti, peccavano in cosa ben altrimenti pi seria che non fosse lo stile. In una dicevasi che Giacomo aveva spedito al cielo il proprio fratello come suo messaggiero, ed in un'altra che Giacomo aveva apprestate le ali, con che il fratello erasi levato all'eteree regioni. V'era anco un pi sciagurato distico, al quale per allora si bad poco, ma che pochi mesi dopo fu rammentato ed ebbe sinistra interpretazione. "O Re," diceva il poeta "cessa di sospirare per avere un figlio. Quand'anche la natura si mostrasse avversa al tuo desiderio, le stelle troveranno modo di compiacerti."
Fra mezzo a tanti festeggiamenti, Castelmaine ebbe a soffrire mortificazioni ed umiliazioni crudeli. Il Pontefice trattavalo con estrema freddezza e riserbo. Qualvolta lo Ambasciatore lo sollecitava d'una risposta alla richiesta fatta di concedere un cappello cardinalizio a Petre, Papa Innocenzio, facendosi venire un violento colpo di tosse, poneva fine al colloquio. Si sparse per tutta Roma la voce di coteste singolari udienze. Pasquino non tacque. Tutti i curiosi e i ciarlieri della citt pi sfaccendata del mondo, tranne solo i Gesuiti e i Prelati partigiani della Francia, facevano le matte risate alla sconfitta di Castelmaine; ed egli ch'era poco dolce d'indole, ne divenne furioso, e fece correre in giro uno scritto mordace contro il Papa. Castelmaine cos ponevasi dalla parte del torto; e lo scaltro Italiano acquistava vantaggio e voleva giovarsene. Dichiar senza ambagi come la regola che escludeva i Gesuiti dalle dignit ecclesiastiche non si dovesse violare in favore di Padre Petre. Castelmaine offeso minacci di andarsene via da Roma. Innocenzo rispose, con una mansueta impertinenza, tanto pi provocante quanto non poteva distinguersi dalla semplicit, che Sua Eccellenza se ne andasse pure se cos le piacesse. "Ma se noi dobbiamo perderlo" aggiunse il venerando Pontefice, "speriamo ch'egli badi alla propria salute nel fare il viaggio. Gl'Inglesi non sanno quanto sia pernicioso in questi nostri paesi il viaggiare sotto i calori del giorno. Sarebbe bene adunque ch'egli si partisse avanti l'alba onde a mezzod si potesse riposare." Con tale salutare consiglio e col dono d'un rosario, il malarrivato ambasciatore ebbe commiato. Pochi mesi di poi comparve alla luce, in italiano e in inglese, una pomposa storia della sua legazione, stampata magnificamente in foglio e adorna d'incisioni. Il frontespizio, a grande scandalo di tutti i Protestanti, rappresentava Castelmaine nel suo abito di Pari, con la corona di Conte nelle mani, in atto di baciare il piede a Papa Innocenzo(889).
...
.
...
FINE.
...
.
...
NOTE al testo.
...
(570) Avaus, Neg., 6-16 agosto 1685; Dispaccio di Citters e de' suoi colleghi, nel quale  incluso il trattato, 14-24 agosto; Luigi a Barillon, 14-24 e 20-30 agosto.
(571) Avvertimenti intitolati: Per mio figlio il Principe di Galles; nelle carte degli Stuardi.
(572) "L'Habeas Corpus" diceva Johnson, che era il pi bacchettone de' Tory, a Boswell, " il solo pregio che il nostro Governo abbia sopra quelli degli altri paesi."
(573) Vedi i Ricordi Storici de' Reggimenti, pubblicati sotto la revisione dell'Aiutante Generale.
(574) Barillon, 3-13 dicembre 1685. Egli aveva studiato molto la materia: "C'est un dtail, diceva, dont j'ai connoissance." Da' libri del Tesoro si raccoglie, che la spesa dell'armata per l'anno 1687, fu stabilita il d primo di gennaio a 623,104 lire sterline, 9 scellini e undici soldi.
(575) Burnet, I, 447.
(576) Tillotson, Sermone detto innanzi alla Camera de' Comuni, il d 5 di novembre 1685.
(577) Locke, Lettera prima intorno alla Tolleranza.
(578) Libro del Consiglio. La destituzione di Halifax  in data del 21 ottobre 1685. Halifax a Chesterfield; Barillon, 19-29 ottobre.
(579) Barillon, 26 ottobre-5 novembre 1685; Luigi a Barillon, 27 ottobre-6 novembre; 6-16 novembre.
(580) Nell'originale "susurrava".
(581) Vi  un notevole racconto de' primi segni del malcontento fra' Tory, in una lettera di Halifax a Chesterfield, scritta nell'ottobre del 1685; Burnet, I, 684.
(582) Gli scritti di quel tempo, trattanti in varie lingue di cotesta persecuzione, sono innumerevoli. Una narrazione chiara, tersa, vivace, trovasi nel libro di Voltaire: Sicle de Louis XIV.
(583) "Misionarios embotados," dice Ronquillo. "Apostoli Armati" li chiama Innocenzo. Nella Collezione di Mackintosh vi  una notevole lettera di Ronquillo intorno a questo subbietto, in data del 26 marzo-5 aprile 1687. Vedi Venier, Relazione di Francia, 1689, citata dal Professore Ranke nella sua Storia del Papato, libro VIII.
(584) Nell'originale "Alva".
(585) Nell'originale "fancesi".
(586) "Mi dicono che tutti questi parlamentarii ne hanno voluto copia; il che assolutamente avr causate pessime impressioni." - Adda, 9-19 Novembre 1685. Vedi Evelyn, Diario, 3 novembre.
(587) Giornali de' Lordi, 9 novembre 1685. "Vengo assicurato (dice Adda) che S. M. stessa abbia composto il discorso." - Dispaccio del 16-26 novembre 1685.
(588) Giornali de' Comuni; Bramston, Memorie; Giacomo Von Leeuwen agli Stati Generali, 10-20 novembre 1685. Leeuwen era segretario dell'Ambasciata Olandese, e nell'assenza di Citters mantenne il carteggio col proprio Governo. Intorno a Clarges. Vedi Burnet, I, 98.
(589) Barillon, 16-26 novembre, 1685.
(590) Dodd, Storia della Chiesa; Leeuven, 17-27 novembre 1685; Barillon, 24 Dicembre 1685. Barillon dice intorno ad Adda: "On l'avoit fait prvenir que la sret et l'avantage des Catholiques consistoient dans une runon entire de sa Majest Britannique et de son Parlement." Lettere d'Innocenzio a Giacomo, in data del 27 luglio-6 agosto, e del 23 settembre-3 ottobre 1685, Dispacci d'Adda, 8-19 e 16-26 novembre 1685. L'interessantissimo Carteggio d'Adda, copiato dagli archivi papali, trovasi nel Museo Britannico; Mss. aggiunti, M 15395.
(591) Questo notevolissimo dispaccio ha la data del 9-19 novembre 1685, ed  compreso nell'Appendice alla Storia di Fox.
(592) Giornali de' Comuni, 12 novembre 1685; Leeuwen, 13-23 novembre; Barillon 16-26 novembre: Sir Giovanni Bramston, Memorie. La migliore relazione delle discussioni de' Comuni nel Novembre 1685,  una di quelle la cui storia  alquanto curiosa. Ve ne sono due copie manoscritte nel Museo Brittannico, Ms. Harl, 7187; Ms. Lans, 253. In queste copie, i nomi de' Presidenti sono interamente scritti. L'autore della Vita di Giacomo, pubblicata nel 1702, ricopi questa relazione, ma diede solo le iniziali de' nomi de' Presidenti. Gli editori de' Dibattimenti di Chandler, e della Storia Parlamentare, si provarono d'indovinare i nomi da coteste iniziali, e talvolta non s'apposero al vero. Essi attribuiscono a Waller un pregevolissimo discorso, di cui parler tra poco, e che fu certamente fatto da Windham, rappresentante di Salisbury. Mi rincresce di vedermi forzato a smentire che le ultime parole profferite in pubblico da Waller, fossero cos onorevoli per lui.
(593) Giornali de' Comuni, 13 novembre 1685; Bramston, Memorie; Barillon, 16-26 novembre; Leeuwen, 12-23 novembre; Memorie di Sir Stefano Fox, 1717; La causa della Chiesa d'Inghilterra schiettamente dichiarata; Burnet, I, 666, e l'annotazione del Presidente Onslow.
(594) Giornali de' Comuni, novembre 1685; Ms. Harl, 7187; Ms. Lans, 253.
(595) Intorno a questo subbietto, gli autori in modo straordinario discordano; e dopo d'avere lungamente esaminata la faccenda, debbo confessare che i pareri si equilibrano. Nella Vita di Giacomo (1702)  detto, che la proposta venisse dalla Corte. Il che  confermato da un luogo notevole nelle Carte degli Stuardi, il quale fu corretto dallo stesso pretendente (Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II; 55). Dall'altro canto, Reresby che era presente alla discussione, e Barillon che avrebbe dovuto sapere il vero, fanno credere che la proposta venisse dalla opposizione. I manoscritti Harleiano e Lansdowniano differiscono nella sola parola da cui dipende la questione. Sventuratamente, Bramston quel d non era nella Camera. (Giacomo Van Leeuwen rammenta la proposta e lo squittinio di divisione, ma non aggiunge una parola che possa spargere la pi piccola luce sulle condizioni de' partiti. Mi  forza confessare la mia impossibilit a dedurre con sicurezza alcuna conseguenza da' nomi de' questori Sir Giuseppe Williamson e Sir Francesco Russell per la maggioranza, Lord Ancram e Sir Enrico Goodricke per la minoranza. Mi parrebbe probabile che Lord Ancram si fosse posto dalla parte della Corte, e Sir Enrico Goodricke da quella della opposizione.
(596) Nell'originale "millione".
(597) Giornali de' Comuni, 16 novembre 1685; Ms. Harl 7187; Ms. Lans. 235.
(598) Giornali de' Comuni, 17, 18 novembre 1685.
(599) Giornali de' Comuni, 18 novembre 1685; Ms. Harl. 7187; Ms. Lans. 253; Burnet, I, 667.
(600) Lonsdale, Memorie. Burnet dice (I, 667) che nella Camera de' Comuni segu un'acre discussione rispetto alle elezioni dopo l'imprigionamento di Coke. Ci, quindi, dovette accadere il d 19 di novembre; perocch Coke fu condotto alla Torre il d 18, e il d 20 il Parlamento fu prorogato. La narrazione di Burnet  confermata dai Giornali de' Comuni, da cui si raccoglie che il d 19 si discuteva di varie elezioni.
(601) Nell'originale "oppozione".
(602) Burnet, I, 560; Orazione funebre del duca di Devonshire, detta da Kennet, 1708; Viaggi di Cosimo III in Inghilterra.
(603) Bramston, Memorie. Burnet erra in quanto al tempo in cui fu fatta questa osservazione, e in quanto alla persona che la fece. Nella Lettera di Halifax ad un Dissenziente, trovasi una notevole allusione a questa discussione.
(604) Wood, Athen Oxonienses; Gooch, Orazione funebre del Vescovo Compton.
(605) Teonge, Diario.
(606) Barillon ci ha lasciata la migliore relazione di questo dibattimento. Ne estrarr ci ch'ei dice intorno al discorso di Mordaunt. "Milord Mordaunt, quoique jeune, parla avec eloquence et force. Il dit que la question n'toit pas reduite, comme la Chambre des Communes le prtendoit,  gurir des jalousies et dfiances, qui avoient lieu dans les choses incertaines; mais que ce qui se passoit ne l'toit pas; qu'il y avoit une arme sur pied qui subsistoit, et qui toit remplie d'officiers catholiques; qui ne pouvoit tre conserve que pour le renversement des loix; et que la subsistance de l'arme, quand il n'y a aucune guerre ni au dedans ni au dehors, toit l'tablissement du gouvernement arbitraire, pour le quel les Anglois ont une adversion si bien fonde."
(607) Gli riusciva facilissimo il piangere. "Non poteva" dice l'autore del Panegirico "frenare le lacrime quando altri gli faceva fronte arditamente. - Parlasi delle sue bravazzate e del suo orgoglioso coraggio; ma vi pu essere cosa alcuna di pi umile in un uomo del suo alto grado, che piangere e singhiozzare?" Nella risposta al Panegirico si dice "che il non aver saputo frenare le lacrime gli toglieva di poter fare la parte d'ipocrita."
(608) Giornali de' Lordi, 19 novembre 1685; Barillon, 23 novembre-3 dicembre; Dispaccio Olandese, 20-30 novembre; Luttrell, Diario, 19 Novembre; Burnet, I, 665. Il discorso di chiusura fatto da Halifax  rammentato dal Nunzio nel suo dispaccio del 16-26 novembre. Adda, circa un mese dopo, fa testimonianza del potente ingegno di Halifax:
"Da questo uomo, che ha gran credito nel Parlamento e grande eloquenza, non si possono attendere che fiere contraddizioni; e nel partito regio non vi  un uomo da contrapporsi." 21-31 dicembre.
(609) Giornali de' Lordi e de' Comuni, 20 novembre 1685.
(610) Giornali de' Lordi, 11, 17, 18 novembre 1685.
(611) Burnet, I, 616.
(612) Bramston, Memorie; Luttrell, Diario.
(613) Il processo trovasi nella Collezione de' Processi di Stato; Bramston, Memorie; Burnet, I, 647; Giornali de' Lordi, 20 dicembre 1689.
(614) Giornali de' Lordi, 9, 10, 16 Novembre 1685.
(615) Discorso intorno alla corruzione de' Giudici, nelle Opere di Lord Delamere, 1694.
(616) "Fu una funzione piena di gravit, di ordine e di gran speciosit." Adda, 15-25 gennaio, 1686.
(617) Il processo trovasi nella Collezione de' Processi di Stato. Leeuwen 15-25. 19-29 gennaio 1686.
(618) Lady Russell al Dottore Fitzwilliam, 15 gennaio 1686.
(619) Luigi a Barillon, 10-20 febbraio 1685.
(620) Evelyn, Diario, 2 ottobre, 1685.
(621) Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II, 9; Mem. Orig.
(622) Nell'originale "di di".
(623) Leeuwen, 1-11 e 12-22 gennaio 1686. La lettera di questa giovinetta, quantunque fosse lunghissima ed assurda, fu reputata degna d'essere mandata agli Stati Generali, come espressione de' tempi.
(624) Cos nell'originale: forse "sparto" L'inglese ha "diffused".
(625) Vedi il suo processo nella Collezione de' Processi di Stato, e il suo curioso Manifesto, stampato nel 1681.
(626) Mmoires de Grammont; Pepys, Diario, 19 agosto 1662; Bonrepaux a Seignelay, 1-11 febbraio 1686.
(627) Bonrepaux a Seignelay, 1-11 febbraio 1686.
(628) Nell'originale "Talbolt".
(629) Mmoires de Grammont; Vita d'Eduardo, Conte di Clarendon; Carteggio d'Enrico, Conte di Clarendon, passim, e in ispecie la lettera in data del d 29 dicembre 1685; Ms. di Sheridan, fra le Carte degli Stuardi; Carteggio di Ellis, 12 gennaio 1686.
(630) Vedi il suo ultimo carteggio, passim; St. Evremond, passim; le lettere di madama di Svign in principio del 1689. Vedi anche le istruzioni a Tallard dopo la pace di Ryswick, negli Archivi francesi.
(631) St. Simon, Memorie, 1697, 1719; St. Evremond; La Fontaine; Bonrepaux a Seignelay, 28 gennaio-7 febbraio, 8-18 febbraio 1686.
(632) Adda, 16-26 novembre, 7-17, e 21-31 dicembre 1685. In questi dispacci Adda adduce alcune ragioni per venire ad un compromesso, abolendo le leggi penali, e lasciando l'Atto di Prova. Egli chiama il conflitto fra il Governo e il Parlamento "una gran disgrazia." Ripetutamente accenna che il Re, per mezzo d'una politica conforme alla Costituzione, avrebbe potuto ottenere molto a favore dei Cattolici Romani, e che gli sforzi ch'egli faceva a volerli illegalmente alleggiare, avrebbero probabilmente fatto nascere grandi calamit.
(633) Fra Paolo Sarpi, libro VIII; Pallavicino, libro XVIII, cap. 15.
(634) Tale era il costume della sua figlia Anna; e Marlborough diceva ch'ella lo aveva imparato dal padre. - Difesa della Duchessa di Marlborough.
(635) Fino al tempo del processo de' Vescovi, Giacomo andava sempre dicendo ad Adda, che tutte le calamit di Carlo I seguirono "per la troppa indulgenza." Dispaccio del 29 giugno-9 luglio 1688. Barillon 16-26 novembre 1685; Luigi a Barillon, 26 novembre-6 dicembre. In una scrittura del 1687, molto curiosa, quasi senza alcun dubbio di mano di Bonrepaux, e che ora trovasi negli archivi di Francia, Sunderland  dipinto con queste parole: "La passion qu'il a pour le jeu, et les pertes considrables qu'il y a faites, incommodent fort ses affaires. Il n'aime pas le vin; et il hait les femmes."
(636) Si ricava dal libro del Consiglio, ch'egli entr nell'ufficio di presidente il d 4 dicembre 1685.
(637) Bonrepaux non si lasci cos agevolmente ingannare come Giacomo. "En son particulier, il (Sunderland) n'en professe aucune (religion), et en parle fort librement. Ces sortes de discours seroient en excration en France. Ici ils sont ordinaires parmi un certain nombre de gens du pays." - Bonrepaux a Seignelay, 25 maggio-4 giugno 1687.
(638) Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II, 74, 77; Mem. Orig.; Ms. di Sheridan; Barillon, 19-29 marzo 1686.
(639) Beresby, Memorie; Luttrell, Diario, 2 febbraio 1685-86; Barillon 4-14 febbraio; Bonrepaux, 25 gennaio-4 febbraio.
(640) Dartmouth, annotazione a Burnet, I, 621. In una satira di quel tempo  notato che Godolphin "Batte il tempo colla testa politica, e approva tutto, satisfatto dell'incarico di portare il manicotto e i guanti della Regina."
(641) Pepys, 4 ottobre 1664.
(642) Pepys, 1 luglio 1663.
(643) Vedi i versi satirici che Dorset le scrisse contro.
(644) Le fonti principali pel racconto di questo intrigo, sono i dispacci di Barillon e di Bonrepaux, del principio dell'anno 1686. Vedi Barillon, 25 gennaio, 4 febbraio; 28 gennaio-7 febbraio, 1-11, 8-18, 19-29 febbraio, e Bonrepaux sotto le stesse prime quattro date; Evelyn, Diario, 19 gennaio; Reresby, Memorie; Burnet, I, 682; Ms. Sheridan; Ms. Chaillot; Dispacci d'Adda, 22 gennaio-1 febbraio, e 29 gennaio-8 febbraio 1686. Adda scrive da uomo pio, ma debole e ignorante. Sembra che non conoscesse nulla della vita anteriore di Giacomo.
(645) La meditazione ha la data 25 gennaio-4 febbraio. Bonrepaux, nel suo dispaccio del medesimo giorno, dice: "L'intrigue avait t conduite par Milord Rochester et sa femme.... Leur projet toit de faire gouverner le Roy d'Angleterre par la nouvelle comtesse; ils s'toient assurs d'elle."Mentre Bonrepaux riferiva queste cose al suo Governo, Rochester scriveva: "O mio Dio, insegnami a numerare i miei giorni, onde io possa dedicare il mio cuore alla saviezza. Insegnami a contare i giorni da me spesi nella vanit e nell'ozio, ed insegnami a contare quelli che io ho spesi nel peccato e nelle male opere. O Dio, insegnami anche a numerare i giorni della mia afflizione, e a renderti grazie per tutto ci che  venuto dalle tue mani. Insegnami parimente a numerare i giorni di questa grandezza mondana di cui io ho tanta parte, e insegnami a considerarli come giorni di vanit e di tribolazione di spirito."
(646) "Je vis Milord Rochester, comme il sortoit du conseil, fort chagrin; et sur la fin du souper, il lui en chappe quelque chose." Bonrepaux, 18-28 febbraio 1686. Vedi anche Barillon, 1-14, 4-11 marzo.
(647) Barillon, 22 marzo-1 aprile, 12-22 aprile 1686.
(648) Gazzetta di Londra, 15 febbraio 1685-86; Luttrell, Diario, 8 febbraio; Leeuwen, 9-19 febbraio; Clarke, Vita di Giacomo II, vol. Il, 75; Mem. Orig.
(649) Nell'originale "alla".
(650) Leeuwen, 23 febbraio-5 marzo 1686.
(651) Barillon, 26 aprile-6 maggio, 3-13 maggio 1656; Citters 7-17 maggio; Evelyn, Diario, 5 maggio; Luttrell, Diario della stessa data; Libro del Consiglio Privato, 2 maggio.
(652) Lady Russel al dottore Fitzwilliams, 22 gennaio 1686; Barillon, 15-25 febbraio, 22 febbraio-4 marzo 1686. "Ce prince tmoigne" dice Barillon "une grande aversion pour eux, et auroit bien voulu se dispenser de la collecte, qui est ordonne en leur faveur; mais il n'a pas cru que cela ft possible."
(653) Barillon, 22 febbraio-4 marzo 1686.
(654) Relazione della Commissione, in data del 15 marzo 1688.
(655) Nell'originale "ubbidenza".
(656) "Le roi d'Angleterre connot bien que les gens mal intentionns pour lui sont les plus prompts et les plus disposs  donner considrablement... Sa Majest Britannique connot bien qu'il auroit t  propos de ne point ordonner de colecte, et que les gens mal intentionns contre la religion catholique et contre lui, se servent de cette occasion pour tmoigner leur zle." Barillon. 19-29 aprile 1686.
(657) Barillon, 15-25 febbraio, 22 febbraio-4 marzo, 19-29 aprile 1686; Luigi a Barillon, 5-15 marzo. Barillon, 19-29 aprile; Lady Russell al dottore Fitzwilliams, 14 aprile. "Ne mand via molti" ella dice "co' cuori contristati."
(658) Gazzetta di Londra del 13 maggio 1686.
(659) Nell'originale "prefissse".
(660) Nell'originale "Vestminster".
(661) Nell'originale "potrebbbe".
(662) Raresby, Memorie; Eachard, III, 797; Kennet, III, 451.
(663) Gazzetta di Londra, 22 e 29 aprile 1686; Barillon, 19-29 aprile; Evelyn, Diario, 2 giugno; Luttrell, 8 giugno; Dodd, Storia della Chiesa.
(664) North, Vita di Guildford, 288.
(665) Raresby, Memorie.
(666) Vedi la relazione di questo caso nella Collezione de' Processi di Stato; Citters, 4-14 maggio, 22 giugno 2 luglio 1686; Evelyn, Diario, 27 giugno; Luttrell, Diario, 21 giugno. In quanto a Street, vedi il Diario di Clarendon, 27 dicembre 1688.
(667) Gazzetta di Londra, 19 luglio 1686.
(668) Vedi le lettere patenti presso Gutch, Collectanea curiosa. La loro data  del 3 maggio 1686. Sclater, Consensus Veterum; Gee, Veteres Vindicati, che  una risposta al libro di Sclater; il dottore Antonio Horneck, Relazione dell'abjura di Sclater degli errori del papismo, il d 5 maggio 1689; Dodd, Storia della Chiesa, Parte VIII, libro II, articolo 3.
(669) Gutch, Collectanea curiosa; Dodd, VIII, II, 3; Wood, Athen Oxonienses; Ellis, Carteggio, 27 febbraio 1686; Giornali de' Comuni, 26 ottobre 1689.
(670) Gutch, Collectanea curiosa; Wood, Athen Oxonienses; Dialogo tra uno della Chiesa Anglicana e un Dissenziente, 1689.
(671) Adda, 9-19 luglio 1686.
(672) Adda, 30 luglio-9 agosto 1686.
(673) "Ce prince m'a dit que Dieu avoit permis que toutes les loix qui ont t faites pour tablir la religion protestante, et dtruire la religion catholique, servent prsentement de fondement  ce qu'il veut faire pour l'tablissement de la vraie religion, et le mettent en droit d'exercer un pouvoir encore plus grand que celui qu'ont les rois catholiques sur les affaires ecclsiastiques dans les autres pays." Barillon, 12-22 luglio 1686. - Ad Adda, Sua Maest, pochi giorni dopo, disse: "Che l'autorit concessale dal Parlamento sopra l'ecclesiastico senza alcun limite, con fine contrario, fosse adesso per servire al vantaggio de' medesimi Cattolici." 23 luglio-2 agosto.
(674) Tutta la questione  lucidamente e vittoriosamente discussa in un breve trattato di que' tempi, che ha per titolo: La potest del Re nelle materie ecclesiastiche, chiaramente esposta. Vedi anche il conciso ma forte ragionamento dell'Arcivescovo Sancroft. Doyly, Vita di Sancroft, I, 229.
(675) Lettera di Giacomo a Clarendon, 18 febbraio 1685-86.
(676) La migliore narrazione di questi fatti trovasi nella Vita di Sharp, scritta da suo figlio. Citters, 29 giugno-9 luglio 1686.
(677) Barillon, 21 luglio-1 agosto 1686; Citters, 16-26 luglio; Libro del Consiglio Privato, 17 luglio; Ellis, Carteggio, 17 luglio; Evelyn, Diario, 14 luglio; Luttrell, Diario, 5-6 agosto.
(678) Il segno era una rosa ed una corona. Innanzi il segno erano le lettere iniziali del nome del sovrano, e dopo esso la lettera R. Attorno il suggello leggevasi questa epigrafe: Sigillum commissariorum regi majestatis ad causas ecclesiasticas.
(679) Appendice al Diario di Clarendon; Citters, 8-18 ottobre; Barillon, 11-21 ottobre; Doyly, Vita di Sancroft.
(680) Burnet, I, 676.
(681) Burnet, I, 675, II, 629; Sprat, Lettere a Dorset.
(682) Burnet, I, 677; Barillon, 6-16 settembre 1686. Gli atti pubblici si trovano nella Collezione de' Processi di Stato.
(683) 27. Elisab, c. 2; 2. Giac, I, c. 4; 3. Giac. I, c. 5.
(684) Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II, 79, 80; Mem. Orig.
(685) De Augumentis, I, VI, 4.
(686) Citters, 14-24 maggio 1686.
(687) Citters, 18-28 maggio 1656; Adda, 19-29 maggio.
(688) Ellis, Carteggio, 27 aprile 1686; Barillon, 19-29 aprile; Citters, 20-30 aprile; Libro del Consiglio Privato, 27 marzo; Luttrel, Diario; Adda, 26 febbraio-8 marzo, 26 marzo-5 aprile, 2-12 aprile, 23 aprile-3 maggio.
(689) Burnet, Viaggi.
(690) Barillon, 27 maggio-6 giugno 1686.
(691) Citters, 25 maggio-4 giugno 1686.
(692) Ellis, Carteggio, 25 giugno 1686; Citters, 2-12 luglio; Luttrell, Diario, 19 luglio.
(693) Vedi le poesie di que' tempi intitolate: Hounslow Heath, e Lo Spettro di Cesare; Evelyn, Diario, 2 giugno 1686. Una ballata, nella Biblioteca di Pepys, contiene il tratto seguente:
"Io amava il luogo oltre ogni credere: non vidi mai un campo cos bello: nessuna donna che non fosse convenevolmente vestita, poteva gustare un bicchiere di vino."
(694) Luttrell, Diario, 18 giugno 1686.
(695) Vedi le Memorie di Johnson premesse alla edizione in folio della sua vita, il suo Giuliano, e le risposte ai suoi avversari. Vedi anche il Gioviano d'Hickes.
(696) Vita di Johnson, premessa alle sue opere; Storia segreta della felice Rivoluzione di Ugo Speke; Processi di Stato; Citters, 23 novembre-3 dicembre 1686. Il miglior racconto del processo di Johnson  quello di Citters. Ho veduto un foglio volante che lo conferma.
(697) Vedi la prefazione ai Sermoni postumi d'Enrico Wharton.
(698) Lo affermo per esperienza. Ve n' un'insigne raccolta nel Museo Britannico. Birch dice, nella Vita di Tillotson, che lo Arcivescovo Wake[Nell'originale "Wakes"] non pot formare un esatto catalogo di tutti gli scritti pubblicati intorno a questa controversia.
(699) Il cardinale Howard parl fortemente a Burnet in Roma intorno a ci. Burnet, I, 662. Vi  anche un curioso tratto, che si riferisce a tale subietto, in un dispaccio di Barillon: ma ho smarrita la citazione.
Uno de' Cattolici Romani disputanti in questa controversia, cio il gesuita Andrea Patton[Nell'originale "Pulton"], che Oliver, nella Biografia della Societ di Ges, giudica uomo d'insigne abilit, confessa francamente i propri difetti. "A. P. avendo dimorato per lo spazio di anni diciotto fuori della terra natia, non pretende ancora di sapere parlare e scrivere perfettamente la lingua inglese." La sua ortografia veramente fa piet. In una lettera scrive wright invece di write, woed invece di would. Sfid Tenison a disputare in latino, perch potessero combattere con armi uguali. In una satira di quel tempo, intitolata il Consiglio, si leggono le seguenti parole: "Manda Pulton ad essere sferzato alla scuola di Bushy, acciocch, stampando, non pi si mostri sciocco." Un altro Cattolico Romano, chiamato Guglielmo Clench, scrisse un trattato intorno alla Supremazia del Papa, e vi appose una dedica italiana alla Regina. Ad esempio del suo stile serva il seguente saggio: "O del sagro marito fortunata consorte! O dolce alleviamento d'affari alti! O grato ristoro di pensieri noiosi, nel cui petto latteo, lucente specchio d'illibata matronal pudicizia, nel cui seno odorato, come in porto d'amor si ritira il Giacomo! O beata regia coppia! O felice inserto tra l'invincibil leone e le candide aquile!"
Lo stile inglese di Clench  dello stesso conio del suo toscano. A modo d'esempio: "Pietro significa una rocca inespugnabile, che pu evacuare tutte le congiure del divano dell'inferno, e naufragare tutti i luridi disegni degl'inveleniti eretici."
Un altro trattato cattolico romano, che ha per titolo La Chiesa d'Inghilterra fedelmente descritta, incomincia dicendo: "Il fuoco fatuo della Riforma, che  diventato una cometa per molti atti di spoliazioni e di rapine,  stato introdotto in Inghilterra, purificato delle lordure che aveva contratte fra i laghi delle Alpi."]
(700) Barillon, 19-29 luglio 1686.
(701) Att. Parlam., 24 agosto 1560; 15 dicembre 1567.
(702) Att. Parlam., 8 maggio 1685.
(703) Att. Parlam., 31 agosto 1681.
(704) Nell'originale "Misfort".
(705) Burnet, I, 584.
(706) Burnet, I, 652, 653.
(707) Ibid., I, 678.
(708) Ibid., I, 653.
(709) Fountainhall, 28 gennaio 1685-86.
(710) Fountainhall, 11 gennaio 1685-86.
(711) Nell'originale" che che".
(712) Fountainhall, 31 gennaio e 1 febbraio 1685-86; Burnet, I, 678; Processi di David Mowbray ed Alessandro Keith, nella Collezione de' Processi di Stato: Bonrepaux, 11-21 febbraio.
(713) Nell'originale "Rochester".
(714) Luigi a Barillon, 18-28 febbraio 1686.
(715) Fountainhall, 16 febbraio; Woodrow, libro III, cap. X, sez. 4. "Vogliamo" scriveva graziosamente Sua Maest "che non risparmiate nessun mezzo legale di prova, infliggendo anche la tortura ec."
(716) Bonrepaux, 18-28 febbraio 1686.
(717) Nell'origionale "soccesse".
(718) Fountainhall, 11 marzo 1686; Adda, 1-11 marzo.
(719) Questa lettera ha la data del 4 marzo 1686.
(720) Barillon, 19-29 aprile 1686; Burnet, I, 370.
(721) Queste parole si trovano in una lettera di Johnstone di Waristoun.
(722) Alcune parole di Barillon meritano d'essere qui riferite. Basterebbero esse sole a sciogliere una questione che l'ignoranza e lo spirito di parte hanno grandemente resa dubbiosa. "Cette libert accorde aux Non-Conformistes a fait une grande difficult, et a t dbattue pendant plusieurs jours. Le Roy d'Angleterre avoit fort envie que les Catholiques eussent seuls la libert de l'exercice de leur religion." 19-29 aprile 1686.
(723) Barillon, 19-29 aprile 1686; Citters, 13-23, 20-30 aprile, 9-19 maggio.
(724) Fountainhall, 6 maggio 1686.
(725) Ibid., 15 giugno 1656.
(726) Citters, 11-21 maggio 1686. Citters scrisse agli Stati, che lo sapeva da buona fonte. Ricopio una parte della sua narrazione. E' un piacevole saggio dello impasticciato dialetto che usavano a que' tempi i Diplomatici Olandesi.
"Des Konigs missive, boven en behalven den Hoog Commissaris aensprake, aen et parlement afgesonden, gelyck dat altoos gebruyckebyck is, waerby Syne Majestayt nu in genere versocht hieft de mitigatie der rigoureuse ofte sanglante wetten van het Ryck jegens het Pausdom, in het Generale Comite des Articles (500 men het daer naemt) na ordre gestelt en gelesen synde in't voteren, der Hertog van Hamilton onder anderen Klaer nyt seyde dat hy daertoe nient sonde verstaen, dat hy anders genegen was den konig in allen voorval getroou te dienen volgens het dictamen syner conscientie: 't gene reden gof aen de Lord Cancellier de Grave Perts te seggen dat hei woort conscientie niets en beduyde, en alleen een, individuum vagum was, waerop dev Cavalier Locquard dan verder gingh; wit man niet verstaen de betyckenis van het woordt conscientie, soo sal ik in fortioribus seggen dat wy meynen volgens de fondamentale wetten van het ryck."
Nel Villano sfrenato vi  un tratto curioso, al quale, senza il riferito dispaccio di Citters, non avrei prestata fede. "Non possono sentire a nominare la coscienza. Uno che, rispetto a ci, conosceva bene gli umori del Consiglio, disse ad un gentiluomo che vi andava: Vi scongiuro, in qualunque cosa facciate, a non parlar mai di coscienza innanzi ai Lordi, perocch non possono patire n anche di udirne il nome."
(727) Fountainhall, 17 maggio 1686.
(728) Woodrow, III, X, 3.
(729) Citters, 28 maggio-7 giugno, 1-11 giugno, 4-14 giugno 1686; Fountainhall, 15 giugno; Luttrell, Diario, 2-16 giugno.
(730) Fountainhall, 21 giugno 1686.
(731) Ibid., 16 settembre 1686.
(732) Fountainhall, 16 settembre; Woodrow, III, X, 3.
(733) Le provvisioni dell'Atto Irlandese di Supremazia, 2 Elis., cap. 1, sono sostanzialmente le stesse dell'Atto Inglese di Supremazia, 1 Elis., cap. 1; ma l'Atto Inglese tosto fu trovato difettivo: al che fu provveduto con altro alto pi vigoroso, 5 Elis., cap. 1. In Irlanda non si fece mai un somigliante atto supplementare. L'arcivescovo King, Stato dell'Irlanda, cap. II, sez. 9, riferisce che la costruzione usata in quel testo fu messa nell'Atto Irlandese di Supremazia. Egli chiama siffatta costruzione gesuitica; ma a me non sembra tale.
(734) Anatomia politica dell'Irlanda.
(735) Anatomia politica dell'Irlanda, 1672; Hudibras Irlandese, 1689; Giovanni Dunton, Relazione dell'Irlanda, 1699.
(736) Clarendon a Rochester, 4 maggio 1686.
(737) Lettera del vescovo Malony al vescovo Tyrrel, 8 marzo 1689.
(738) Statuto 10 e 11 di Carlo II, cap. 16; King, Condizioni de' Protestanti d'Irlanda, cap. II, sez. 8.
(739) King, cap. II, sez. 8. Il King Corny di Miss Edgeworth appartiene ad una pi tarda e pi incivilita generazione; ma chi abbia studiato quella mirabile pittura, pu farsi un'idea di ci che il bisavo di King Corny doveva essere.
(740) King, cap. III, sez. 2.
(741) MS. Sheridan; Prefazione al volume 1 della Hibernia Anglicana, 1690. Consulte secrete del Partito papista in Irlanda. 1689.
(742) "Eravi libert di coscienza per connivenza, quantunque non vi fosse per legge." King, cap. III, sez. 1.
(743) In una lettera a Giacomo, trovatasi tra le carte del vescovo Tyrrel[Nell'originale "Tirrel"], e che ha la data del 14 agosto 1686, s'incontrano alcune notevoli espressioni: "Pochi o nessuni sono i Protestanti in quel paese, i quali non siano collegati coi Whig contro il nemico comune." E pi sotto: "Coloro che qui (cio in Inghilterra; passavano per Tory, pubblicamente parteggiano pei Whig in Irlanda." Swift diceva le medesime cose pochi anni dopo al re Guglielmo: "Mi rammento d'aver detto al re, trovandomi in Inghilterra, che i pi rigorosi Tory che siano tra noi, ivi sarebbero Whig moderati." - Lettera intorno alla Prova Sacramentale.
(744) La ricchezza e la negligenza del clero anglicano d'Irlanda sono ricordate con fortissime parole dal Lord Luogotenente Clarendon, testimone degno di tutta fede.
(745) Clarendon rammenta ci al re in una lettera in data del 14 marzo 1685-86, ed aggiunge ch'era cosa verissima.
(746) Clarendon propose caldamente questa misura, ed opinava che il Parlamento Irlandese avrebbe fatta la parte sua. Vedi la lettera di lui ad Ormond, 28 agosto 1686.
(747) Fu un O'Neill, uomo di grande importanza, colui che disse non essere convenevole per lui storcere la bocca a balbettare l'inglese. Prefazione al vol. I della Hibernia Anglicana.
(748) Nell'originale "invertere".
(749) Ms. Sheridan, tra le carte degli Stuardi. Debbo confessarmi grato alla cortesia con cui il sig. Glover mi ha aiutato a cercare quel pregevole manoscritto. Dagli ammonimenti che Giacomo, nel 1692, scrisse per suo figlio, pare ch'egli sempre pensasse che la Irlanda non si potesse senza pericolo affidare ad un Lord Luogotenente Irlandese.
(750) Ms. Sheridan.
(751) Clarendon a Rochester, 17 gennaio 1685-86; Consulte segrete del Partito papista in Irlanda, 1690.
(752) Clarendon a Rochester, 27 febbraio 1685-86.
(753) Clarendon a Rochester e a Sunderland, 2 marzo 1685-86; ed a Rochester, 14 marzo.
(754) Clarendon a Sunderland, 26 febbraio 1685-86.
(755) Sunderland a Clarendon, 11 marzo 1685-86
(756) Clarendon a Rochester, 14 marzo 1685-86.
(757) Clarendon a Giacomo, 4 marzo 1685-86.
(758) Giacomo a Clarendon, 6 aprile 1685-86.
(759) Sunderland a Clarendon, Clarendon a Sunderland, 6-11 luglio-22 maggio 1686; Clarendon ad Ormond, 30 maggio.
(760) Clarendon a Rochester e a Sunderland, 1 giugno 1686; a Rochester, 12 giugno; King, Condizioni de' Protestanti d'Irlanda, cap. II, sez. 6 e 7; Apologia dei Protestanti d'Irlanda, 1689.
(761) Clarendon a Rochester, 15 maggio 1686.
(762) Clarendon a Rochester, 11 maggio 1686.
(763) Ibid., 8 giugno 1686.
(764) Consulte secrete del Partito papista in Irlanda.
(765) Clarendon a Rochester, 26 giugno, e 4 luglio 1686; Apologia de' Protestanti d'Irlanda, 1689.
(766) Clarendon a Rochester, 4-22 luglio 1686; a Sunderland, 6 luglio; al re, 14 agosto.
(767) Clarendon a Rochester, 19 giugno 1686.
(768) Ibid., 22 giugno 1686.
(769) MS. Sheridan; King, Condizioni de' Protestanti d'Irlanda, cap. III, sezione 3 e 8. Un notabilissimo saggio della impudente mendacit di Tyrconnel trovasi nella lettera di Clarendon a Rochester, 22 luglio 1686.
(770) Clarendon a Rochester, 8 giugno 1686.
(771) Nell'originale "calnnnie".
(772) Clarendon a Rochester, 23 settembre e 2 ottobre 1686; Consulte secrete del Partito papista in Irlanda, 1690.
(773) Clarendon a Rochester, 6 ottobre 1686.
(774) Clarendon al re, ed a Rochester, 23 ottobre 1686.
(775) Clarendon a Rochester, 29, 30 ottobre 1686.
(776) Ibid, 27 novembre 1686.
(777) Barillon, 13-23 settembre 1686: Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II, 99.
(778) Ms. Sheridan.
(779) Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II, 100.
(780) Barillon, 13-23 settembre 1686; Bonrepaux, 4 giugno 1687.
(781) Nell'originale "cunsumare".
(782) Barillon, 2-12 dicembre 1686; Burnet, I, 684; Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II, 100; Dodd, Storia della Chiesa. Mi sono studiato d'intessere un racconto schietto da cotesti materiali che lottano tra loro. Mi par chiaro, dagli stessi scritti di Rochester, che in questa occasione egli non si mostrasse cos tenace come  stato asserito da Burnet, e dal biografo di Giacomo.
(783) Dalle carte di Rochester, in data del d 3 dicembre 1686.
(784) Dalle carte di Rochester, 4 dicembre 1686.
(785) Barillon, 20-30 dicembre 1686.
(786) Burnet, I, 684.
(787) Bonrepaux, 25 maggio-4 giugno 1687.
(788) Carte di Rochester, 19 dicembre 1686; Barillon, 30 dicembre-9 gennaio 1686-87; Burnet, I, 685; Clarke, Vita di Giacomo II, II, 102. Libro del Tesoro, 29 dicembre 1686.
(789) Il Vescovo Malony, in una lettera al vescovo Tyrrel, dice: "Nessun Cattolico o qualunque altro Inglese penser mai, o far mai un passo, o lascer mai fare al re un passo pel vostro risorgimento; ma vi lascer quali siete stati finora; lascer i vostri nemici pesare sulle vostre teste: n vi  Inglese, sia cattolico o no, di qualsivoglia grado o qualit, che abborrisca di sacrificare tutta la Irlanda a fine di salvare il suo pi lieve interesse in Inghilterra: ei la vedrebbe pi volentieri abitata tutta quanta dagli Inglesi di qualunque religione, che dagli Irlandesi."
(790) Nell'originale "Tirconnel"
(791) Il migliore racconto di questi fatti trovasi nel Ms. Sheridan.
(792) Ms. Sheridan; Oldmixon, Memorie sopra la Irlanda; King, Condizioni dei Protestanti dell'Irlanda, e segnatamente il cap. III; Apologia de' Protestanti dell'Irlanda, 1689.
(793) Consulte segrete del Partito papale in Irlanda, 1690.
(794) Nell'originale "Arundel".
(795) Gazzetta di Londra, 6 gennaio e 14 marzo 1686-87; Evelyn, Diario, 10 marzo; Etherege, Lettera a Dover, nel Museo Britannico.
(796) "Pare che gli animi sono inaspriti dalla voce che corre per il popolo, d'esser cacciato il detto ministro per non essere Cattolico: perci tirarsi all'esterminio de' Protestanti." Adda, 31 dicembre-10 gennaio 1687.
.
(800) Le fonti principali da cui ho ricavata la materia a ritrarre il Principe d'Orange, sono la Storia di Burnet, le Memorie di Temple e Gourville, le Legazioni de' Conti d'Estrade e d'Avaux, le Lettere di Sir Giorgio Downing al Lord Cancelliere Clarendon, la voluminosa Storia di Wagenaar, l'opera di Kamper intitolata Karakterkunde der Vaderlandsche Geschiedenis[Nell'originale "Geschiendenis"]; e sopra tutto lo Epistolario familiare di Guglielmo, del quale carteggio il Duca di Portland concesse a Sir Giacomo Mackintosh d'estrarre una copia.]
(801) Nell'originale "fisonomia".
(802) Dopo la pace di Ryswick, Guglielmo fu caldamente pregato dagli amici suoi a parlare severamente allo ambasciadore francese intorno alle trame d'assassinio che i Giacomiti di Saint-Germains meditavano sempre. La fredda magnanimit ond'egli accolse tali annunzi di pericolo  singolarmente caratteristica. A Bentinck, che da Parigi aveva trasmesso avvisi di grande sospetto, Guglielmo rispose in fine ad una lunga lettera d'affari queste semplici parole: - "Pour les assassins, je ne luy en ay pas voulu parler, croiant que c'toit au dessous de moy;" 2-12 maggio 1698. Citando la riferita lettera, ho conservata[Nell'originale "coservata"] la ortografia originale, seppure meriti tal nome.
(803) Da Windsor scriveva a Bentinck, allora ambasciatore a Parigi: "J'ay pris avant hier un cerf dans la foreste avec les chains[Nell'originale "chiains"]du Pr. de Denm., et ay fait un assez jolie chasse, autant que ce vilain paiis le permest;" 20 marzo-1 Aprile 1698. L'ortografia  cattiva, ma non peggiore di quella di Napoleone. Guglielmo da Loo scrisse con pi buon umore:"Nous avons pris deux gros cerfs, le premier dans Dorewaert, qui est des plus gros que je sache avoir jamais pris. Il porte seize." 25 ottobre-4 novembre 1697.
(804) Marzo 1679.
(805) "Voil en peu de mot le detail de nostre St. Hubert. Et j'ay eu soin que M. Woodstoc (era figlio maggiore di Bentinck) n'a point est  la chasse, bien moin au soupsoup; quoyqu'il fut icy. Vous pouvez pourtant croire que de n'avoir pas chass l'a un peu mortifimortifi, mais je ne l'ay pas aus prendre sur moy, puisque vous m'aviez dit que vous ne le souhaitiez pas." Da Loo, 4 novembre 1697.
(806) 15 giugno 1688.
(807) 6 settembre 1679.
(808) Nell'originale "Villerse".
(809) Vedi ci che di lei scrive Swift, nel Giornale a Stella.
(810) Enrico Sidney, Diario, 31 marzo 1680, nella interessante collezione di Blencowe.
(811) Il Presidente Onslow, Annotazione a Burnet, I, 596. Johnson, Vita di Spraf.
(812) Niuno ha contraddetto a Burnet con maggior frequenza ed asprezza di Dartmouth. Nondimeno Dartmouth scrisse: "Non credo ch'egli a disegno abbia mai pubblicato cosa ch'egli credesse falsa." Pi tardi Dartmouth, provocato da alcune osservazioni che lo concernevano nel secondo volume della Storia di Burnet, disdisse la riferita lode: il che non merita conto d'occuparsene. Anche Swift ebbe la giustizia di dire: "Al postutto, egli era un uomo generoso e di buona indole." Brevi osservazioni intorno la Storia del Vescovo Burnet.
Suole riprendersi Burnet come storico molto trascurato; ma io reputo affatto ingiusto cotale addebito. Ei pare singolarmente trascurato, solo perch la sua narrazione  stata sottoposta ad uno scrutinio singolarmente severo ed ostile. Se qualcuno de' Whig avesse giudicato valere lo incomodo di sottoporre le Memorie di Reresby, lo Esame di North, il Racconto della Rivoluzione fatto da Mulgrave, o la Vita di Giacomo II pubblicata da Clarke, ad un simile scrutinio, chiaro si vedrebbe che Burnet  ben lungi dall'essere il pi inesatto scrittore de' suoi tempi.
(813) Nell'originale "Russel".[Nota per l'edizione elettronica Manuzio] 
(814) Nell'originale "Russel".[Nota per l'edizione elettronica Manuzio]
(815) Nell'originale "Montmouth".
(816) Vedi la Narrazione ms. del Dr. Hooper, pubblicata nell'Appendice alla Vita di Guglielmo, scritta da Dungannon.
(817) Avaux, Negoziazioni, 10-20 Agosto, 14-24 Settembre-8 Ottobre, 7-17 dicembre 1682.
(818) Non posso ricusare a me stesso il piacere di citare la descrizione che Massillon, con modo ostile, quantunque giudizioso e nobile, fa di Guglielmo. "Un prince profond dans ses vues; habile  former des ligues et a runir les esprits; plus heureux  exciter les guerres qu' combattre; plus  craindre encore dans le secret du cabinet qu' lfa tte des armes; un ennemi que la haine du nom franais avoit rendu capable d'imaginer de grandes choses et de les excuter; un de ces gnies qui semblent tre[Nell'originale "tre"] ns pour mouvoir  leur gr les peuples et les souverains; un grand homme, s'il n'avoit jamais voulu tre[Nell'originale "tre"] roi." Oraison funbre de M. le Dauphin.]
(819) Nell'originale "rispettto"
(820) Per esempio: "Je crois M. Feversham un trs brave et honeste homme. Mais je doute s'il a assez d'exprience  diriger une si grande affaire qu'il a sur les bras. Dieu lui donne un succs prompt et heureux. Mais je ne suis pas hors d'inquitude." 7-17 luglio 1685. Inoltre, dopo d'aver ricevuta la nuova della battaglia di Sedgemoor, egli scrive: "Dieu soit lou du bon succs que les troupes du Roy ont eu contre les rebelles. Je ne doute pas que cette affaire ne soit entirement assoupie, et que le rgne du Roy soit heureux: ce que Dieu veuille." 10-20 luglio.
(821) Questo trattato trovasi nel Recueil des Traits, IV, N 209.
(822) Nell'originale "po-potesse".
(823) Burnet, I, 762.
(824) Temple, Memorie.
(825) Vedi le poesie intitolate: I Convertiti, e L'Inganno.
(826) Trovasi nella Collezione delle Poesie Politiche
(827) Le notizie che abbiamo intorno a Wycherley, sono pochissime; ma due cose sono certe: cio, che negli ultimi anni di sua vita egli si chiamava papista, e che ricev danari da Giacomo. Dubito poco la sua conversione non gli sia stata pagata.
(828) Vedi lo articolo intorno a lui nella Biographia Britannica.
(829) Vedi ci che intorno a lui dice Giacomo Quin, nella Miscellanea di Davies; Tommaso Brown, Opere; Vite degli Scrocconi; Dryden, nell'Epilogo del Secular Masque.
(830) Questo fatto, che sfugg alle minute ricerche di Malone, si raccoglie dal Copia-Lettere del Tesoro 1685.
(831) Nell'originale "degi"
(832) Nell'originale "gentilumini"
(833) Leenwen, 25 dicembre-4 gennaio 1685-86.
(834) Barillon, 31 gennaio-10 febbraio 1686-87: "Je crois que, dans le fond, si on ne pouvoit laisser que la Religion Anglicane et la Catholique tablies par les loix, le Roy d'Angleterre en seroit bien plus content."
(835) Trovasi nell'opera di Wodrow, Appendice, vol. II. N 129.
(836) Wodrow, Appendice, vol. II, N 128, 129, 132.
(837) Barillon, 28 febbraio-10 marzo 1686-87; Citters, 15-25 febbraio; Reresby, Memorie; Bonrepaux, 25 maggio-4 giugno 1687.
(838) Barillon, 14-24 marzo 1687[Nell'originale "1587"]; Lady Russell al Dottore Fitzwilliam, 1 aprile; Burnet, I, 671, 772. Questo colloquio  riferito con qualche differenza da Clarke nella Vita di Giacomo, II, 204. Ma quel brano non  parte delle Memorie originali del Re.
(839) Gazzetta di Londra, 21 marzo 1686-87.
(840) Gazzetta di Londra, 7 aprile 1687.
(841) Libro del tesoro. Vedi, in ispecie, le istruzioni in data del d 8 marzo 1687-88; Burnet, I, 715; Riflessioni intorno al Proclama di sua Maest sopra la Tolleranza in Iscozia; Lettere contenenti alcune riflessioni sopra la Dichiarazione fatta da sua Maest per la Libert di Coscienza; Apologia della Chiesa Anglicana rispetto allo spirito di persecuzione del quale  accusata, 1687-88. Mi riesce impossibile citare tutti gli scritti da cui ho tratto i materiali per descrivere le condizioni de' partiti a quel tempo.
(842) Lettera ad un Dissenziente.
(843) Wodrow, Appendice, vol. II, N 132, 134.
(844) Gazzetta di Londra, 21 aprile 1687; Critica d'uno scritto di recente pubblicato col titolo: Lettera ad un Dissenziente, per E. C. (Enrico Care), 1687.
(845) Lestrange, Risposta alla Lettera ad un Dissenziente; Care, Critica della Lettera ad un Dissenziente; Dialogo tra Enrico e Ruggiero, cio tra Enrico Care e Ruggiero Lestrange.
(846) La Lettera era firmata T. W. Care nella sua Critica, dice: "Questo Messer Politico T. W., o W. T.; perocch alcuni critici pensano doversi leggere a questo modo."
(847) Ellis, Carteggio, 15 marzo, 27 luglio 1686; Barillon, 28 febbraio-10 marzo, 3-13 marzo, 6-16 marzo; Ronquillo, 9-19 marzo 1687, nella collezione di Mackintosh.
(848) Wood, Athen Oxonienses; l'Osservatore; Eraclitus Ridens, passim. Gli scritti di Care apprestano i migliori argomenti a conoscere il suo carattere.
(849) Calamy, Relazione intorno ai Ministri cacciati o fatti tacere dopo la Restaurazione, Contea di Northampton; Wood, Athen Oxonienses; Biographia Britannica.
(850) Processi di Stato; Samuele Rosewell, Vita di Tommaso Rosewell, 1718; Calamy, Relazione ec.
(851) Gazzetta di Londra, 15 marzo 1685-86; Nichols, Difesa della Chiesa Anglicana; Pierce, Difesa dei Dissenzienti.
(852) Questi indirizzi si trovano in vari numeri della Gazzetta di Londra.
(853) Calamy, Vita di Baxter.
(854) Calamy, Vita di Howe. La parte che la famiglia Hampden ebbe in quella faccenda, si conosce da una lettera di Johnstone a Waristoun, in data del 13 giugno 1688.
(855) Nell'originale "Bunyam".
(856) Bunyan[Nell'originale "Bunyam"], La Grazia Abbondante.
(857) Nell'originale "Bunyam".
(858) Nell'originale "Shakspeare".
(859) Young mette al pari la prosa di Bunyan[Nell'originale "Bunyam"] con la poesia di Durfey. Le classi elevate, nel Don Chisciotte Spirituale, pongono il Viaggio del Pellegrino (Pilgrim's Progress) con Jack lo Ammazza-giganti. Sul declinare del secolo decimottavo, Cooper appena si rischi ad alludere al grande allegorista, dicendo: "Io non ti nomino, perocch un nome cos spregiato potrebbe muovere l'altrui scherno contro la fama che ben meriti."
(860) Nell'originale "Bunyam".
(861) Vedi la Continuazione della Vita di Bunyan[Nell'originale "Bunyam"], aggiunta alla sua Grazia Abbondante.
(862) Nell'originale "Bunyam".
(863) Kiffin, Memorie; Luson, Lettera a Brooke, 11 maggio 1773, nel Carteggio di Hugues.
(864) Vedi, fra tutti gli altri libercoli di quei tempi, uno scritto col titolo di Esposizione de' Pericoli imminenti ai Protestanti.
(865) Burnet, I. 693, 694.
(866) "Le prince d'Orange, qui avoit lud jusqu'alors de faire une rponse positive, dit..... qu'il ne consentira jamais  la suppression de ces loix qui avoient t tablies pour le maintien et la sret surete de la Religion protestante; et que sa conscience ne le lui permettoit point, non seulement pour la succession du royaume d'Angleterre, mais mme pour l'empire du monde: en sorte que le Roi d'Angleterre est plus aigri contre lui qu'il n'a jamais t." - Bonrepaux, 11-21 giugno 1687.
(867) Burnet, I, 710; Bonrepaux, 24 maggio-4 giugno 1687.
(868) Nell'originale "spece".
(869) Johnstone, 13 gennaio 1689; Halifax, Anatomia d'un Equivalente.
(870) Nell'originale "avrebe".
(871) Burnet, I, 726-731; Risposta alle Lettere d'Accusa emanate contro il Dott. Burnet; Avaux, Negoziazioni, 7-17, 14-24 luglio, 28 luglio-7 Agosto 1687, 19-29 gennaio 1688; Luigi a Barillon, 30 dicembre-9 gennaio 1687-88; Johnstone di Waristoun, 21 febbraio 1688; Lady Russell al Dott. Fitzwilliam, 5 ottobre 1687. Poich taluni hanno sospettato che Burnet, il quale certo non aveva costume di far poco valere la propria importanza, esagerasse il pericolo al quale trovavasi esposto, riferir le parole di Luigi e quelle di Johnstone: "Qui que ce soit, dice Luigi, qui entreprenne de l'enlever en Hollande trouvera non seulement une retraite assure et une entire protection dans mes tats, mais aussi toute l'assistance qu'il pourra dsirer pour faire conduire srement ce sclrat en Angleterre." - "La faccenda di Bamfield (Burnet)  certamente vera, dice Johnstone. Nessuno ne dubita qui, e alcuni che vi sono mescolati non la negano. I suoi amici dicono di sapere ch'egli si d poco pensiero di s, ma mosso da vanit, a fine di mostrare il suo coraggio, mostra la sua follia; di guisa che, se male gl'incorra, la gente ne far le risate. Vi prego, ditegli queste cose da parte di Jones (Johnstone). Se si potesse metter le mani addosso a qualcuno nell'atto di fare il coup d'essai, servirebbe ad atterrire gli altri perch non attentino ad Ogle (al Principe)."
(872) Burnet, I, 708; Avaux, Negoziazioni, 3-13 gennaio, 6-16 febbraio 1687; Van Kampen, Karakterkunde ec.
(873) Burnet, I, 711. I dispacci di Dykvelt agli Stati Generali non contengono, per quanto io abbia veduto o possa sapere, una sola parola allusiva al vero scopo della sua legazione. Il suo carteggio col Principe di Orange era strettamente privato.
(874) Bonrepaux, 12-22 settembre 1687.
(875) Vedi la Vita che ne scrisse Campbell.
(876) Johnstone, Carteggio; Mackay, Memorie; Arbuthnot, John Bull. Vedi anche gli scritti di Swift, passim, dal 1710 al 1714; Whiston, Lettera al Conte di Nottingham, e la risposta del Conte.
(877) Nell'originale "Povis"
(878) Kennet, Orazione funebre del Duca di Devonshire, e Memorie della famiglia di Cavendish; Processi di Stato; Libro del Consiglio Privato, 5 marzo 1685-86; Barillon 30 giugno-10 luglio 1687; Johnstone, 8-18 dicembre 1687; Giornali de' Lordi, 6 maggio 1689. "Ses amis et ses proches, dice Barillon, lui conseillent de prendre le bon parti, mais il persiste jusqu' prsent  ne se point soumettre. S'il vouloit se bien conduire et renoncer a tre populaire, il ne payeroit pas l'amende; mais s'il s'opinitre, il lui en cotera trente mille pices, et il demeurera prisonnier jusqu' l'actuel payement."
(879) La ragione della condotta di Churchill trovasi con chiarezza e brevit dimostrata nella Difesa della Duchessa di Marlborough: "Era manifesto a tutto il mondo, che nel modo onde Re Giacomo conduceva le cose, ciascuno, o presto o tardi, sarebbe stato rovinato ricusando di farsi Cattolico Romano. Ci mi indusse a plaudire al Principe d'Orange, che imprese a liberarci da tanto servaggio."
(880) Grammont, Memorie; Pepys, 21 febbraio 1684-85.
(881) Sarebbe infinito enumerare tutti i libri dai quali ho tratto le materie a giudicare il carattere della Duchessa. Le lettere sue, la difesa, le risposte che provoc, sono state le mie fonti precipue.
(882) La epistola formale che Dykvelt rec agli Stati, trovasi negli Archivi dell'Aja. Le altre lettere sopra rammentate sono state pubblicate da Dalrymple, Appendice al Libro V.
(883) Nell'originale "Dikvelt".
(884) Sunderland a Guglielmo, 24 agosto 1686; Guglielmo a Sunderland, 2-12 settembre 1686; Barillon, 6-16 maggio, 26 maggio-5 giugno, 3-13 ottobre, 28 novembre-8 dicembre 1687; Luigi a Barillon, 14-24 ottobre 1687; Memoriale d'Albeville, 15-25 dicembre 1687; Giacomo a Guglielmo, 17 gennaio, 16 febbraio, 2, 13 marzo 1688; Avaux, Negoz., 1-11, 6-16, 8-18 marzo, 22 marzo-1 aprile 1688.
(885) Nell'originale "goveno".
(886) Adda, 9-19 novembre 1686.
(887) Il Professore di lingua greca nel Collegio di Propaganda espresse la sua ammirazione in certi detestabili distici, de' quali ecco un esempio:

Rgheriou d skepsomenos lamproio thriambon,
ka mal'issen kai theen ochlos apas.
Thaumazousa de tn pompn pagchrusea t'autou
armata, tous d'ippous, toiade Rhm ef....]

I versi latini sono poco migliori.

Nahum Tate rispose in inglese:

His glorious train and passing pomp to view,
A pomp that even to Rome itself was new,
Each age, each sex, the latian turrets filled,
Each age and sex in tears of joy distilled
(888) Nell'originale "applaosi".
(889) Carteggio di Giacomo e d'Innocenzo nel Museo Britannico; Burnet, I, 703-705; Welwood Memorie; Giornali de' Comuni, 28 ottobre 1689; Relazione delta legazione di Sua Eccellenza Ruggiero Conte di Castelmaine per Michele Wright, maestro di casa di Sua Eccellenza in Roma, 1685.
...
.
...
FINE Parte 5.